Euridice

Favola in Musica

Musica di Jacopo Peri 
Libretto di Ottavio Rinuccini

Prima rappresentazione: 6 ottobre 1600, Palazzo Pitti, Firenze.
Fonti letterarie: Favola di Orfeo di Angelo Poliziano.

Personaggi
La Tragedia (soprano)
Euridice (soprano)
Orfeo (tenore)
Arcetro (contralto)
Tirsi (tenore)
Aminta (tenore)
Dafne (soprano)
Venere (soprano)
Plutone (basso)
Proserpina (soprano)
Radamanto (tenore)
Caronte (basso)

Libretto – Euridice

Alla cristianissima Maria Medici regina di Francia, e di Navarra

È stata opinione di molti cristianiss. regina, che gl’antichi Greci, e Romani cantassero su le scene le tragedie intere, ma sì nobil maniera di recitare non che rinnovata, ma né pur che io sappia fin qui era stata tentata da alcuno, e ciò mi credev’io per difetto della musica moderna di gran lunga all’antica inferiore, ma pensiero sì fatto mi tolse interamente dell’animo m. Iacopo Peri, quando udito l’intenzione del sig. Jacopo Corsi, e mia mise con tanta grazia sotto le note la favola di Dafne composta da me solo per far una semplice prova di quello, che potesse il canto dell’età nostra che incredibilmente piacque a que pochi, che l’udirono, onde preso animo, e dato miglior forma alla stessa favola, e di nuovo rappresentandola in casa il sig. Jacopo, fu ella non solo dalla nobiltà di tutta questa patria favorita, ma dalla serenissima gran duchessa, e gl’illustrissimi cardinali Dal Monte, e Montalto udita, e commendata, ma molto maggior favore, e fortuna ha sortito l’Euridice messa in musica dal medesimo Peri, con arte mirabile, e da altri non più usata avendo meritato dalla benignità, e magnificenza del sereniss. gran duca d’essere rappresentata in nobilissima scena alla presenza di v. m. del cardinale Legato, e di tanti principi, e signori d’Italia, e di Francia, la onde cominciando io a conoscere, quanto simili rappresentazioni in musica siano gradite, ho voluto recar in luce queste due, perché altri di me più intendenti si ingegnino di accrescere, e migliorare siffatte poesie, di maniera, che non abbiano invidia a quelle antiche tanto celebrate da i nobili scrittori. Potrà parere ad alcuno, che troppo ardire sia stato il mio in alterare il fine della favola d’Orfeo, ma così mi è parso convenevole in tempo di tanta allegrezza, avendo per mia giustificazione esempio di poeti greci, in altre favole, e il nostro Dante ardì di affermare essersi sommerso nella sua navigazione, tutto che Omero, e gl’altri poeti avessero cantato il contrario. Così parimente ho seguito l’autorità di Sofocle nel l’Aiace in far rivolgere la scena non potendosi rappresentar altrimenti le preghiere, e i lamenti d’Orfeo. Riconosca v. m. in queste mie ben che piccole fatiche l’umil devozione dell’animo verso di lei, e viva lungamente felice per ricever da iddio ogni giorno maggior grazie, e maggior favori.

Di Firenze il dì d’ottobre 1600
Di v. m. umiliss. servitore
Ottavio Rinuccini

Prologo

Scena unica

LA TRAGEDIA
Io, che d’alti sospir vaga e di pianti
spars’or di doglia, or di minacce il volto
fei negl’ampi teatri al popol folto
scolorir di pietà volti, e sembianti.
Non sangue sparso d’innocenti vene
non ciglia spente di tiranno insano,
spettacolo infelice al guardo umano
canto su meste, e lagrimose scene.
Lungi via lungi pur da regi tetti
simolacri funesti, ombre d’affanni,
ecco i mesti coturni, e i foschi panni
cangio, e desto nei cor più dolci affetti.
Or s’avverrà, che le cangiate forme
non senza alto stupor la terra ammiri,
tal ch’ogni alma gentil ch’Apollo inspiri
del mio novo cammin calpesti l’orme.
Vostro regina sia cotanto alloro
qual forse anco non colse Atene, o Roma,
fregio non vil fu l’onorata chioma
fronda febea fra due corone d’oro.
Tal per voi torno, e con sereno aspetto
ne’ reali imenei, m’adorno anch’io,
e su corde più liete il canto mio
tempro al nobile cor dolce diletto.
Mentre Senna real prepara intanto
alto diadema, onde il bel crin si fregi,
e i manti, e seggi degl’antichi regi
del tracio Orfeo date l’orecchia al canto.

Atto unico

Scena prima
[Selva.]

CORO
Ninfe ch’i bei crin d’oro
sciogliete liete allo scherzar de’ venti,
e voi ch’almo tesoro
dentro chiudete a bei rubini ardenti,
e voi ch’all’alba in ciel cogliete i vanti
tutte venite, o pastorelle amanti,
e per queste fiorite alme contrade
risuonin liete voci, e lieti canti:
oggi a somma beltade
giunge sommo valor santo imeneo,
avventuroso Orfeo,
fortunata Euridice,
pur vi congiunse il cielo, o dì felice.

NINFE

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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