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Libretto “Mameli” di Ruggero Leoncavallo

Mameli

Azione storica in due episodi

Musica di Ruggero Leoncavallo
Libretto di Gualtiero Belvederi

Prima rappresentazione: Genova, Teatro Carlo Felice, 27 aprile 1916

PERSONAGGI
Goffredo Mameli (Tenore)
Carlo Terzaghi (Baritono)
Delia, figlia di Carlo Terzaghi (Soprano)
Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso (Mezzosoprano)
Enrico Dandolo. (Baritono
Emilio Dandolo, (Tenore)
Luciano Manara, (Baritono)
Primo Ufficiale, (Tenore)
Secondo Ufficiale, (Baritono)
Terzo Ufficiale, (Baritono)
Un Sergente austriaco, (Baritono)
Uno sbirro, (Tenore)
Un vecchio servo. Tenore)
Una pattuglia di sbirri austriaci
Volontari garibaldini, soldati della difesa di Roma del 1849

Eроса 1848-1849

Libretto – Mameli

 

PRIMO EPISODIO – Milano, novembre/dicembre 1848

La scena rappresenta la stanza di studio di una ricca casa borghese, la casa di Carlo Terzaghi, situata in quel punto dell’antica Corsia dei Servi – oggi Corso Vittorio Emanuele che faceva angolo con la via di santa Radegonda. In fondo un largo balcone, attraverso il quale si scorgono le grandi vetrate e qualche guglia della parte posteriore del Duomo. A sinistra in fondo una porta che se suppone dia nell’anticamera: poscia, discendendo verso il proscenio, un largo camino ove ardono grossi pezzi di legno, e infine, sul davanti, una seconda porta che dà nell’interno dell’appartamento. Accanto a questa porta uno stipo di quercia con segreta. A destra, sul davanti, di fronte alla porta che conduce nelle stanze interne, una biblioteca che, firando, scopre una porta segreta per la quale si esce sulla via di Santa Radegonda. Dolo la biblioteca, la “consolle” con l’orologio e i due vasi di porcellana con fiori finti coperti da campane di vetro, com’era uso del tempo. Sopra la “consolle” un quadro di soffetto mitolofico e in fondo, a destra, un uscio dà nella camera che ospita Goffredo Mameli. 
(All’imbrunire del giorno d’autunno una luce scialba viene dal balcone presso il quale sono in piedi Carlo Terzaghi e sua figlia Delia)
(All’alzarsi della tela. S’ode un suono di tamburi che allontanano).

Terzaghi (Fa un gesto di odio e di imprecazione e, con la mano tesa verso la vetrata del fondo della scena. dice)
Ah! quei tamburi che han suono di morte!…
Anche oggi, o figlia, Arnoldi han fucilato
perché uno schioppo in casa egli tenea.
I maledetti.

Delia
Ed hanno fustigato Ernesta Galli
e Maria Conti diciottenne, infami!
Eppur di che colpevoli?
D’aver sorriso innanzi al loro giubilo
che festeggiava Francesco Giuseppe!…

Terzaghi 
Il loro imperator!
E il conto al Municipio
del supplizio hanno inviato…

Delia
Per quanti colpe sulle ignude carni
le due giovinette avevan patito,
tanti kreuzer han chiesto, infami, infami!

Terzaghi
Invan dunque sonava la campana
da torre dei Mercanti. Invan le Cinque
Giornate di Milano
fumido fecer l’aer di vittoria…
Invano tanti
gittarono la vita.

Delia
Cadde la mamma… Orror! contro quel muro
là… presso casa nostra… ahi! quella sera…

Terzaghi
Triste nella memoria!…

Delia
Infami, infami, infami!

Terzaghi
E l’epopea gloriosa fu…
Da cinque mesi il giogo
sovra noi preme… Eppure sacri fuochi
ancora accesi sono per te, o Italia…
Italia, Italia che hai solcato il viso
d’ogni contrada, di sangue e di pianto;
che nelle case e dei giardin nel riso
fremiti ascondi ed ansie ed ire intanto,
disserra ancor la tua voce alta e forte
da mille petti in un sol furor.
Italia, Italia, infrangi le ritorte,
saldo arma il braccio, ritempra il vigor,
grida il tuo grido di guerra e di morte
caccia oltre l’Alpe il barbaro invasor.

(Un vecchio servo entra e porge silenziosamente un biglietto padrone)

Terzaghi (lo apre)
«Stasera in casa tua.
Cose importanti. Fa
che al convegno intervengano
la Principessa e l’ospite.
Ora e sempre
Tuo, Dandolo».

Terzaghi (fa un gesto di conforto e di speranza)
(al servo) Il cappello e il mantello.
(A Delia dandole il biglietto e accennando la camera a destra)
Fai leggere a Mameli…
(Bacia la figlia: e dopo che il servo gli ha messo il mantello sulle spalle e gli ha dato il cappello, uscendo dice)
Vo’ dalla Belgioioso.
(Il servo accende le lampade a olio, che stanno, l’una sospesa e l’altra sul tavolo, ed esce dalla porta a sinistra del fondo, mente Delia si siede sulla poltrona sotto la lampada, e, come assorta, dice, traendo dal seno un foglio)

Delia
Dei versi ch’io trovar di fresco inchiostro
scritti, sul tavolo della sua stanza.
E per chi scritti?
Taci mio cuore, mio povero cuore…
Palpitare per lui?… No, no, non puoi.
Eppure ieri quando mi guardava
sentii… come venisse
l’anima sua ver’ me
Pensava a me scrivendo?
(legge) «lo ti trovai quall’oasi
nella solinga via
onde a una meta incognita
il mio destin m’invia:
ed un istante, placido
scese su me l’oblio
e spensierato e improvvido
vissi il presente anch’io
credetti al bello ancor…
Ma il mio destin mi mena
non vuol ch’io prenda lena
S’io trovo un fiore, ei muor.
La man di Dio ci sépara
ciascun di noi ruina
spinto da proprio turbine
e per diversa china,
dove si soffre e lacrima
sarà la tua bandiera,
la mia fra il sangue e il fremito
dove si pugna e spera
rivolti all’avvenir».
(nda: Mameli, poesia “Ad un angelo”)
(Copre con una mano gli occhi e china il capo commossa. Appare sulla soglia della sua camera, Goffredo Mameli. Delia, come se sentisse la presenza di lui, si volge a improvviso e rapida cerca di nascondere il foglio).

Mameli (avanzandosi la guarda e vedendole le lacrime agli occhi, dice)
Delia piangete? Perché?

Delia
Oh! mio signore…

Mameli
Perché!… Perché?
(indicando il foglio) Dolor di figlia, o amor di fanciulla?
lo qui lo stesso pan, lo stesso sale
con voi divido…
Come al fratel potreste esser fidente…

Delia (Fa un cenno vago)

Mameli
No, non v’affido?
Ben è ver ch’io sperando, sognando,
l’ideal che nel cuore mi sta,
vo ramingo; né so come e quando
la mia vita posare potrà.
È ben vero… onde vengo? chi sono?
Lo straniero affidarvi non può.
Se la man nella vostra abbandono
può la vostra ben dirmi di no…

Delia
La man vostra straniera per me?
Oh! mio signor… Perché?
Pria che qui il piè vostro
volgesse il cortese destino
nel breve e glorioso cammino
Io v’ho seguito:
soldato del vostro riscatto,
cantore di libera gente
v’ho visto, pensato, sognato…
(con gli occhi fissi come ispirata) O arcangel, o spada fulgente!
Flebil lira fremente…
magnifica visione.

Mameli
Qua la man dunque Delia.

Delia (inchinandosi turbata)
La tocco conturbata
con devoto stupore
con riverente ardore.

Mameli (tende le mani a Delia)
Allor parlate come a fratel vostro.
Fratel maggiore
(indicando il foglio) È forse pena?
(cenno di diniego di Delia) No?
Un sentimento più profondo, amore?

Delia
Son versi vostri che m’hanno commossa

Mameli
Versi miei, quali?

Delia (leggendo)
«lo ti trovai qual’oasi
nella solinga via
onde a una meta incognita
il mio destin m’invia:
ed un istante, placido
scese su me l’oblio
e spensierato e improvvido
vissi il presente anch’io
credetti al bello ancor».

Mameli (interrompendo)
«Ma il mio destin mi mena
non vuol ch’io prenda lena
s’io sto trovo un fiore, ei muor».

Delia (continuando)
«La man di Dio ci sèpara
ciascun di noi ruina
spinto da proprio turbine
e per diversa china…»

Mameli (interrompendo di nuovo commosso)
«dove si soffre e lacrima
sarà la tua bandiera.
la mia fra il sangue e il fremito
dove si pugna e spera
rivolti all’avvenir».

(Mameri e Delia si guardano tenendosi per mano restando come estatici in un sogno lontano) – (Introdotti dal servo entrano i due fratelli Dandolo: strette di mano)

Enrico Dandolo (chiede)
Terzaghi?

Delia
Il babbo? Ei sarà fra poco
qui con la principessa.
(Infatti si vede girare la biblioteca e giungere Terzaghi con la principessa di Belgioioso per l’entrata segreta. Altre strette di mano).

Terzaghi (salutando)
Sono entrato di qua, perché alla porta
mi parve ombre sospette
veder di poliziotti…

Enrico Dandolo
Manara ora verrà.
Egli ha atteso al caffè della Cecchina
l’annunziato messo che da Roma
doves recar lettere
(alla Belgioioso) Signora…

Belgioioso
Sorella… ed ai fratelli ecco la mano.
(Stringe la mano ai due Dandolo, poi a Mameli)
Salve, o glorioso pei lauri mietuti
a Vicenza e a Giovernolo
poeta nostro, salve,
dolce nei carmi e forte nei perigli.

Mameli
Nobile donna che d’alti consigli
il pensiero e l’azion nostra incitate
m’inchino riverente
e più vi lodo perché l’opra date
efficace e fervente.

Enrico Dandolo 
Ella prepara i nuovi eroi lombardi
primizia di gagliardi
per la riscossa: o morte o libertà.

Mameli
Il Popol diviso da sette confini…

Emilio Dandolo 
In sette spezzato da sette destini…

Belgioioso
Più servo non sarà.

Manara (entrando dalla porta a sinistra in fondo)
Ora e sempre.
Per te, Goffredo, un messo or recò questa
lettera da Roma.

Terzaghi (a Delia)
Lasciaci figlia.
(La principessa di Belgioioso la bacia in fronte. I due Dandolo e Manara salutano, e Mameli con la lettera, non ancora aperta in mano, la segue con gli occhi finché essa non è andata via a sinistra. Mameli apre con un gesto rapido la lettera, legge, e a frasi concitate e con commozione nella voce, dà le notizie sommariamente senza seguire il testo).

Mameli
Udite… Pellegrino
Rossi fu pugnalato…
Il Papa via da Roma
è fuggito a Gaeta…
Un ministero Galletti-Mamiani…
A capo dello Stato
una Giunta suprema…
A primo d’anno la Costituente.
Garibaldi da Ravenna.. non va
a Venezia, ma a Roma… Egli ci chiama
(Ciascuna di queste frasi e accolta da esclamazioni commosse. Tutte le mani si tendono a Mameli).
(Dal palazzo si ode lo squillo di tromba della ritirata, poi un rullar di tamburi. Tutti ascoltano in silenzio. Poi d’improvviso, mentre Mameli in mezzo alla scena sembra contemplare quasi estatico dinnanzi a sé come una visione di riscossa, gli altri, gli altri accennano a bassa voce a la prima strofa dell’Inno di Mameli) 
«Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma
che schiava di Roma
Iddio la creò». (Momento di silenzio. Poi)

Manara
Stanotte stessa ci convien partir
e per diverse vie…
(a Mameli) Noi due a Porta Romana…
(ai Dandolo) Voi andate al caffè della Cecchina
a dire ai vostri amici
che partano divisi e in gran segreto.

Belgioioso
Del dì del riscatto
l’alba rispuntò…

Tutti
A Roma, a Roma!

I due Dandolo 
L’elmo di Scipio s’adatta alla fronte!

Manara
Roma è risorta, dinnanzi ci sta!

Tutti
A Roma, a Roma!
(Manara e i due Dandolo escono dalla porta del fondo)

Terzaghi (a Mameli)
Vado ad accompagnar la principessa…
Un dubbio… Se la lettera
mi deste per riporla in quello stipo
custodita con le altre carte nostre?
Vi sembra un buon consiglio?

Mameli (un po’ pensoso)
Non so davver, ma eccola.
(Parte incerto, ma poi dà la lettera ed altre carte a Terzaghi che le chude nello stipo a sinistra).
(Terzaghi e la Belgioioso escono per la porta segreta della biblioteca, Mameli, rimasto solo, muove per andare verso la suo camera, ma si ferma improvviso).
Ecco, il pensier di lei dolce m’assale…
Delia… Vo’ rivederla…
prima ch’io parta. – No,… perché turbare
quel giovin cuor ignaro?
Poss’io la vita sua
alla mia vita turbinosa unire?
Svanisca il sogno giovanil d’amore.
(Mormora i versi che Delia gli ha ricordato)
«La man di Dio ci separa».
(S’interrompe) Due diversi destini sono i nostri…
«Dove si soffre e lacrima
sarà la tua bandiera
la mia tra il sangue e il fremito
dove si pugna e spera…». (Fa di nuovo qualche passo verso la sua camera. Mormora nell’avviarsi)
lo non l’ho amata mai, come oggi l’amo…
(Si ferma: ancora un dubbio lo coglie. Si volge, addita lo stipo)
Le carte nostre in quello stipo?… No…
Terzaghi ben mi sembra un imprudente.
Di nuovo egli è sospetto
e se scoperte fossero.
Una cagion di lacrime per Delia…
La forca per il povero Terzaghi…
(Con moto improvviso estrae un pugnale, corre allo stipo, fa saltare la serratura, apre, toglie le carte e le brucia al fuoco del caminetto).
Fo atto di violenza,
ma la violenza è qui il dover mio.
Convien salvar la mia buona Delia,
salvar Terzaghi… Al fuoco, al fuoco, tutto!
Le liste degli amici i dispacci, il cifrario…
(Poi Mameli va in fretta in camera sua e poco dopo ne esce col cappello e il mantello. Frattanto Delia è entrata in scena e l’incontra quand’egli sta per andarsene).

Delia
Signore… fratel mio..

Mameli
Delia, voi qui?

Delia
Signore, voi partite!…
E non mi dite addio come a un ‘estrania…

Mameli
Addio si dice a chi si lascia. Delia!

Delia (con ansia nello voce)
Voi andate lontano!..

Mameli
lo non vi lascio!…

Delia
No! No! Vi convien fuggir!…

Mameli
Non fuggo, no.

Delia (turbata)
Sì, sì la polizia. Ah! non fuggite
ch’io saprò nascondervi.
Se vengono dirò…
(angustiata) che mai dirò?

Mameli
Oh!… calmatevi, Delia…

Delia
Io non son che una povera fanciulla
che nulla sa,
ma nel cor sento un destino di pianto,
Già io vi vedo accanto un pericolo ignoto!…

Mameli (fra sé)
E l’ora passa ed i compagni aspettano!

Delia (conturbata)
Siete agitato… Parlate da solo…
Se vengono quelli, io vi nasconderò.
(Poi angosciata) Non voglio che vi prendano…
Non voglio, ne morrei!…

Mameli (grave)
Delia, ascoltate:
debbo partir, restando
io tradirei l’insegna della patria!

Delia (dubbiosa)
Ah! ch’io mi smarrisco…
Potrei tal tradimento consigliarvi
io, figlia di Terzaghi!… Perdonate.

Mameli (fa un passo verso l’uscita)
Oh! Delia… Addio!

Delia (con fervore)
Ah! no.
La giovinezza anch’io
voglio all’Italia dar.

Mameli
Voi, debole fanciulla?
Ma i disagi, gli stenti…

Delia (risoluta)
Io li sopporterò.

Mameli
I perigli… la morte…

Delia
Io li affronterò.
(insistendo)
La mano nella man
compagna voi fedel
sopra qualunque terra,
sotto qualunque ciel
a voi saro d’accanto.

Mameli
Con qual dritto?

Delia
Un dritto sacrosanto (con un impeto di passione)
Un diritto che irrompe dal mio core
fremente di passione
per te solo. Il diritto di un amore
che tra la speme e l’ansia ho soffocato
ed or ti getta un grido disperato.
Tu non puoi derelitta
abbandonarmi! lo son con te! Fuggiamo!
T’amo, lo vedi, mio Goffredo, l’amo.

Mameli
Luce d’amore in ombra di tristezza
tu m’ami, Delia, fior di giovinezza…
Fanciulla tu bella, tu pia,
a un’aura soave simil,
il triste mio cor d’armonia
circondi con soffio gentil.
lo t’amo, io t’amo, io t’amo…
O amore grande e forte
più della vita
come la morte.

Delia
lo sento discendere un raggio
d’amore possente su me,
il cuor come rosa di maggio
si schiude e sospira ver’te.
lo t’amo, io t’amo, io t’amo…
O amore grande e forte
più della vita
come la morte.
(Si ode bussare forte al portone. Delia corre al balcone e dà un urlo, gridando a Mameli)

Delia
Gran Dio, la polizia!
Fuggi, fuggi. Goffredo…
(Si apre la porta segreta della biblioteca ed appare Terzaghi che dice concitato)

Terzaghi
Ancora siete qui, via, presto, vengono…
(Mameli esce per la porta segreta che Terzaghi chiude violentemente, appena in tempo perché non vedano l’aperto passaggio gli sbirri che irrompono per la porta comune in fondo).

Sergente (tra il minaccioso e l’ironico)
Qua dentro, in qualche parte, è un genovese
che cerchiam… consegnatelo.

Terzaghi (fa un cenno di diniego)
Vivo qui solo con la mia figliola.

Sergente (facendo cenno agli sbirri di cercare per la casa)
Siete un bugiardo. Vi dò un buon consiglio
dite dove… Agirete da saggio.

Terzaghi (opponendo ironia all’ironia)
Un consiglio da voi?
Eh, via! Cercate, frugate…

Sergente (insolente)
È quel che faccio… Ma…
occhio a voi sor superbo…
Voi pur siete un sospetto.

Ci ricordiamo le cinque giornate
e vostra moglie con quel bandierone…
Ah! quella fucilata… che buon colpo!

Delia (soffoca un grido d angoscia e d’orrore)

Terzaghi (con le braccia incrociate guarda fisso e sdegnoso lo sbirro. Un lampo d’odio gli balza dagli occhi all’ultima frase).
Sergente (agli sbirri dopo aver cercato invano)
Ebbene, marmotte.

Gli sbirri
Nessuno.

Sergente
Impossibile.
Or or m’han detto ch’era ancor qua in gabbia
l’uccellaccio canaglia… Ah! Ah! che vedo…
(accennando al commento, al quale si è accostato)
Carte bruciate, documenti certo..
Ma parla, dunque…
(s’accosta brutalmente a Terzaghi) Vi sono altre carte!
Forse qua?…
(accenna allo stipo) Forse là?… (E si slancia verso la biblioteca. Vi batte contro con il calcio del fucile: scatta la molla; la biblioteca gira, scoprendo al passaggio segreto).

Sergente
Ah! Ah! vecchio birbante… di qua dunque
Si può scoprir terreno…
(Fa cenno agli sbirri che accorrono per frugare da quella parte)

Terzaghi
Inutile cercare, egli è fuggito.

Sergente (furioso)
Chi lo ha fatto fuggir?

Terzaghi
lo.

Delia (angosciata)
No.

Terzaghi
lo, io!

Sergente (esasperato)
Tu, briccone?

Terzaghi
Io, io, io!

Sergente
E sai che hai meritato?

Terzaghi
Lo so, la morte.

Sergente
Col capestro…

Terzaghi
Grazie.

Delia (getta un urlo e cade svenuta).

Sergente
Le manette al birbante

Terzaghi (intona l’Inno di Mameli)
«Fratelli d’Italia
L’Italia s’è des… (ma non può continuare).

Sergente (strilla)
Il bavaglio, il bavaglio.
(Gli sbirri si slanciano e chiudono la bocca e mettono il bavaglio a Terzaghi che resta soffocato così che non può pronunciare che «des…» senza fire la parola.)

Cala la tela – Fine del Primo Episodio

SECONDO EPISODIO – (1849)
La scena rappresente lo spiazzo dinnanzi a una casetta di vigna romana sul Gianicolo, con un portico a due arcate. A sinistra il portone della casetta che dà nell’androne, in fondo al quale si vede l’altra uscita sulla campagna. A destra della scena, sul davanti presso la quinta, il cancello di legno che dà accesso alla vigna: indi il muretto di cinta il quale circonda la casa dal centro della scena sino al cancello a destra. Sotto il murettto si suppone passi la strada che sale al Gianicolo. Nel largo orizzonte dello sfondo si vede la cupola di San Pietro. Sotto il portico vi è in lettuccio da campo, qualche sedia, dei fucili poggiati al muro. 

(Mentre la tela si alza rapida, si ode un continuato rintocco di campane a stormo. Dal portone spalancato con fracasso appare Mameli che si avanza nell’atto di finire il suo rapido abbigliamento di soldato).

Mameli (agitato)
Campane a stormo?.
Forse già l’assalto!…
All’armi! All’armi!…
(Ha appena pronunziate queste parole che dal cancello a destra, Della si precipita ansante, scarmigliata, il capo appena coperto da un velo e scorto Mameli dà un grido doloroso).

Delia
Mameli!… Goffredo!…
Salgono… giungono…

Mameli (tra la sorpresa e la gioia)
Mia Delia!… Tu?

Delia (con l’ansia nella voce)
Li ho visti. Fra le macchie e per le vigne.
Salivano in agguato!…

Mameli
Chi?

Delia
I nemici!
Che voi pur ieri chiamavate amici…

Mameli
Per i patti giurati!… Oh! tradimento! E tu?…

Delia (con parole rotte)
Qual corsa per l’Aurelia via!…
Mi fermaron: Signora?
– Ecco il lascia passare…
E di galoppo via!…
era un nugolo di polvere e marcianti
soldati… Postiglione frusta, e avanti!…
(Ricordando il viaggio fortunoso)
Giunsi ansante e gridando: All’armi! All’armi!..

Mameli
E tuo padre?

Delia
Mio padre?
fuggito dalle carceri di Mantova…
mi dissero sbarcato
a Ravenna… è già a Roma!

Mameli
E tu affrontasti sola?

Delia (commossa con passione)
La mano nella man
compagna a te fedel
sovra qualunque terra
sotto qualunque ciel!
(Mentre giunge la principessa di Belgioioso vestita al italiana, sottana corta e moschetto, accorrono dall’androne due ufficiali. La Belgioioso, scorta Delia, depone il moschetto e l’abbraccia commossa).

Mameli (alla Belgioioso)
In città che avvien?

Belgioioso
Con forte e serena
ebbrezza di pericolo
tutta Roma tumultua nell’armi!…

1° Ufficiale 
A guardia del bastione del Merluzzo
giunto è Pietramellara…

Mameli (ansioso)
Dov’è Medici?

2° Ufficiale
Entro il Vascello asserragliato contro

Villa Corsini che dall’alto poggio minaccia!…

Mameli
E i rosso-azzurri cavalieri di Masina?

1° Ufficiale 
Trasvolar li ho veduti
con le cornette sonanti all’assalto…

2° Ufficiale
Seguivano di corsa
i bruni bersaglieri di Manara!…

Mameli
E le camicie rosse?

1° Ufficiale
Primi ad esempio al Viale della morte!

Mameli
E il Duce?

Belgioioso (con entusiasmo)
Oh!… Garibaldi!…
Fra un tumulto, il grido, lo scampanare
sereno andava ei sul suo caval bianco.
accennando e acclamando: Avanti! Avanti!
E alla squillante, melodiosa voce
sorgeano in piè gli armati della terra.
Ho visto donne alto levar gl’infanti
ad offerta, dicendo:
A te!… A te!… O Cristo della patria!

Tutti
Evviva! Evviva il popolo di Roma!
(Un terzo ufficiale sopraggiunge in fretta dall’androne e porgendo delle lettere a Mameli dice concitato).

3° Ufficiale
Manda a voi Garibaldi.

Mameli (dopo aver rapidamente percorso i fogli)
Signori, ai vostri posti. Ecco qua gli ordini.
(li distribuisce ai tre ufficiali)
Combatteremo pur senza speranza
Ci sospinge nei secoli
il respiro di Roma.
Sulle nostre orme segue l’Italia!…
(I tre ufficiali salutano ordinatamente ed escono correndo dall’androne chiudendo il portone).

Belgioioso (a Mameli)
Alcune pie dame qui verranno.

Mameli
Grazie, signora.

Belgioioso
Qui faremo un posto
di soccorso ai feriti!…
(La Belgioioso entra anch’essa nella casetta)

Mameli (impaziente)
L’ora della battaglia
quando verrà per me?…

Delia (vivamente commossa)
Tu pure, o mio Goffredo!
e il nostro amore?!…
(con uno schianto) a vista mi si oscura!…
lo t’amo… ed ho paura!…
(Si abbandona sul petto di Mameli singhiozzando e questi commosso la sostiene tra le sue braccia guardandola amorosamente senza osare di baciarla) – (Il portone si spalanca ed entra precipitoso Terzaghi che si arresta sorpreso e sdegnato vedendo sua figlia fra le braccia di Mameli).

Delia (scorgendo il padre si slancia verso di lui per abbracciarlo)
Padre mio!….

Mameli (con un grido tra di gioia e di stupore)
Terzaghi!
Salvo e tra noi!… (Ma Terzaghi con moto brusco scosta la figlia senza dir parola; poi si avanza verso Mameli e, dopo un istante di sosta, dice severamente).

Terzaghi
Sei tu, Mameli!? L’anima canora
che gl’inni al ciel d’Italia liberavi?
O cuor dei nostri cuori.
o pellegrin dell’ideal cui davi
e lira e spada, di’, sei tu? Non odi
l’ansito grande di Roma pugnante?
E nel supremo istante
a che ristai qui con dimesse ciglia
favellando d’amore
a una fanciulla?!… A mia figlia!… A mia figlia!…
(La Belgioioso appare sul portone, vede Terzaghi e resta in ascolto).

Mameli
Mal tu condanni. Delia
col cuor che non tremò,
le folte d’armi linee
inimiche passò
sola, e a noi prima nunzia
dell’assalto qui fu.
(La Belgioioso prende Delia fra le sue braccia).

Delia (piangendo, al padre)
Una Terzaghi d’essere
io, padre, ricordai.

Belgioioso (a Terzaghi)
Io, io fui che a raggiungermi
a Roma la chiamai!

Mameli
Mancò un istante! Trepida
quando all’armi il piè volsi.
È ver…. e sul non pavido
petto il bel fiore accolsi…
L’amo come la patria
d’alto e possente amor.

Terzaghi (preso da una profonda commozione attira Delia fra le sue braccia e la bacia piangendo)
O figlia… sul mio cuor!
(poi a Mameli) Ah! se il tuo amor per Delia
come una primavera,
più ardente e grande il fremito
d’Italia in cor ti dié;
prendi mia figlia!… e libera
rendi la patria a me!… (Terzaghi stringe i due giovani commosso al seno, mentre la Belgioioso terge una lacrima dal ciglio. Intanto dalla sottostante via sale il coro: «Fuoco contro fuoco». Mameli si strappa dalle braccia di Terzaghi e corre al muretto e guardando nelle vie dice con entusiasmo)

Mameli
I trasteverini! Ferocemente
hanno il coltel fra i denti.

Terzaghi (sguainando la sciabola)
Per quest’ultima prova
vedrò se il vecchio braccio ancor mi vaglia!
(Corre al cancello per uscire; Delia dando un grido doloroso cerca di impedirgli di allontanarsi; ma Terzaghi si divincola, la bacia ancora e la consegna alla principessa di Belgioioso che commossa anch’essa, la trascina nell’interno della casetta, mentre Terzaghi fa un cenno di addio a Mameli ed esce dal cancello di legno precipitosamente). – (Intanto il vociare di un nuovo battaglione si appressa, mentre all’interno da lontano si sente tuonare il cannone, e crepitare scariche di fucileria. Mameli s’affaccia di nuovo al muretto e fa cenni di saluto e d’incitamento al sopravveniente battaglione degli studenti).

Mameli
Ecco gli studenti… Giacche e coccarde
ma petti saldi.
Bevete i primi sorsi
alla coppa di guerra!

Voci di Studenti (di dentro)
Viva, viva Mameli!

Mameli (grida ammonendo)
Niente evviva…
se non quando avrem vinto.
(Gli studenti si allontanano cantando l’Inno di Mameli, il suo inno)

Mameli (che si è fermato in mezzo alla scena ad ascoltare mormora)
Il mio inno già corre alla battaglia!…
(Poi in un grande impeto)
Tu sempre a me rimani, o poesia
fior della vita che in quest’ora appar..
Santo ideale dell’anima mia
qual dolcezza mi vieni a ridestar…
L’epico canto che dal cor risgorga,
o patria mia più fiero a te sen va…
O l’alba radiosa alfine sorga
anche se il nembo mi travolgerà….
(Grunge un ufficiale con un biglietto che consegna a Mameli. Questi lo scorre, poi giubilante esclama)
An! finalmente! a Porta San Pancrazio, (Via correndo)

(La scena si vuota per un momento, memtre all’interno continuano gli appelli di tromba, le cannonate e le fucilate a intervalli). – (Giungono dalla casetta la principessa di Belgioioso, Delia e altre dame di carità).

Belgioioso (alle dame accennando la casetta)
Là dentro apparecchiate pei feriti
i primi indispensabili soccorsi. (Le dame via)

Delia
Egli si batte già…
Pareami i temburi
stamani singhiozzassero l’allarme.

Belgioioso
Ma le trombe squillavan la speranza.
Del cor dato a Golfredo
Delia, sol degno è il palpito dei forti. (Nuove scariche interne)

Delia
E s’ei ferito fosse? (Una donna chiama all’interno la principessa mentre odonsi colpi di camone: poi una fucilata
continuata, insistente, più vicina).

Delia (getta un grido, poi piena di spavento)
Per ogni colpo fremono
le mie povere carni di dolor;
per ogni colpo in ansito
sussulta il petto e mi si schianta il cor.
La morte falcia orribile
e falcia, e falcia vite giovanil…
Forse la tua… Ahi! misera!
Ah! non la tua, Gottredo mio gentil.
Pur ieri i primi palpiti nei nostri cuori giovani fiorir…
Quant’era dolce vivere!
Oh! quale strazio, se tu dei morir!
Ahi! che s’oscura il giorno
dagli occhi miei, sento mancar la vita…
Vergine santa di misericordia
Vergine del soccorso, aita, aita!
(La principessa di Belgioioso frattanto è uscita dalla casetta, guardando, dando ordini alle due dame che si vedono camminare affaccendate sotto e dinnanzi il portico; alla fine affacciatasi al limite dello spiazzo grida alle dame)
Attente, giunge un gruppo di feriti.
(Poco dopo appare Mameli ferito e sostenuto da un portabandiera e da un altro ufficiale).

Delia (accorre a lui)
Ah! tu, Goffredo.
(Aiuta gli altri ad adagiarlo sul lettuccio da campo che avranno portato fuori del portico. Mameli vi si siede. Delia s’inginocchia a prestargli le prime cure. Gruppo).

Mameli (con debole voce, amorosamente)
Non pianger Delia, no; mi dia il tuo sguardo
lietezza di vita pure in morte.
Lascia che il breve istante
pieno dia ancor di tutto il nostro amore…
(Comincia il tramonto. La battaglia sembra si vada allontanando; più rade sono le cannonate).

Mameli (ha un moto di accasciamento)

Delia (gli solleva il capo e fissandolo dice)
O mio Gotiredo, ancor gli occhi son questi.
ancor questa la bocca
che ti dissero: t’amo,
che di te sempre hanno vissuto.. sempre..

Mameli (pare ridestarsi e, come guardando lontano, esclama)
Madre adorata…
O italica mia Genova superba…
(Frattando è cessato ogni rumor di battaglia)

Belgioioso (credendo a un vaneggiamento grida)
Mameli!…

Mameli (dolcemente)
No, non vaneggio, sorella..
(poi levandosi, in atto di ascoltore)
Ma or che è mai? Che il vivo fulminare
della pugna è cessato?
(in un impeto di sdegno)
Chi si è arreso?… Se più non si combatte!?…
Terzaghi (sopraggiunge accorendo, affannato, con gli abiti a brandelli, tutto sangue, la spada infranta. Alle ultime parole di Mameli egli grida)
Nessuno s’arrese!.
le han viste quest’occhi
le lotte di Titani
le morta portentose

Mameli (affannosamente)
Masina?

Terzaghi
S’avventò di gran carriera
ai Quattro Venti. Per la scalinata
giacque col brando ancora levato

Mameli (come sopra)
Morosini?

Terzaghi
Come giglio
fu reciso nell’alba candida.

Mameli (con un grido di dolore)
Enrico Dandolo?

Terzaghi
Primo caduto al Viale della Morte.
Impari ogni sostegno. Rovesciati
a terra i pezzi, senza un uomo, inutili.
Le muraglie in rovina. Villa Spada
per sette volte contesa e difesa
coi fucili, coi sassi, fin coi morsi…
Manara ucciso. Medici al Vascello
fumante, stretto a ceder passo passo
con mezza spada in pugno…
Invulnerato nell’ultimo assalto
la spada roteando, Garibaldi
cantava un inno, come un Dio antico.
Ma niente resa! – il Duce
vinto non domo, da Roma uscirà
a cercar fame, sete, guerra, e morte!…
Ma la rossa gente.
Come fiamma ardente,
per monti, piani e ville ei spargerà.
E dalla semente
una nuova gente
per la riscossa, o Italia, sorgerà.

Mameli (con uno sforzo si leva e come agitato da spirito profetico, dice)
lo vedo in di lontan
un fulgor d’armi, un folto di bandiere
gridar vittoria sui lombardi pian…
Dal mio ligure mar
la Sicilia chiamando rosse schiere
vedo fatali nel mister palpar…
Dié seme il nostro sangue
dall’Alpi all’Etna, dal Tevere al Po,
levossi un popol libero
e via stranieri e tiranni cacciò.
(Dopo una pausa, volge lo sguardo alla cupola di San Pietro illuminata dal sole cadente, poi in estatica contemplazione continua)
Chi sovra l’alta cupola
grandeggia in rossa veste contro il sol?
Cerulo l’occhio, bionda egli ha la chioma
e sul capo l’aquila di Roma
spicca superbo il vol.
O Aquila di Roma avanti, avanti!
Il tuo remaggio d’ali
largo sul mondo andrà…
Dominatrice tu darai ai popoli
giustizia e libertà.
(Si abbandona spossato fra le braccia dei circostanti che lo fanno sedere e lo sostengono sul lettuccio).

Delia (che gli si è inginocchiata dinnanzi, si leva e con le mani giunte esclama)
Goffredo, anima dell’anima mia…
il nostro amor fu il canto
favoloso del cigno allor che sente
esaurirsi la vita… Tu a me dicevi:
«Dove si soffre e lacrima
sarà la tua bandiera
la mia fra il sangue e il fremito
dove si pugna e spera»,
(s’interrompe con un singhiozzo).

Mameli (con voce spenta)
Addio, per sempre, addio
Delia, o amore, o gloria
Italia, Italia…
(È l’agonia. S’avvicina un soldato recante una bandiera tricolore mezzo lacera e, mentre Delia cade. accasciata con le braccia innanzi, ai ginocchi del morente, la principessa di Belgioioso e Terzaghi lo avvolgono nella bandiera).
(Mameli reclina il capo, sorridente come vedesse una serena visione, e si lascia dolcemente cadere sul lettuccio da campo)

Cala la tela

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