Alceste
Tragedia per musica.

Libretto di Ranieri De’ Calzabigi.
Musica di Christoph Willibald Gluck.

Prima esecuzione: 26 dicembre 1767, ViennaBurgtheater.

Personaggi:

ADMETO re di Fera in Tessaglia tenore
ALCESTE sposa di Admeto soprano
EUMELO figlio di Alceste e Admeto soprano
ASPASIA figlia di Alceste e Admeto soprano
EVANDRO confidente d’Admeto tenore
ISMENE confidente d’Alceste soprano
APOLLO baritono
GRAN SACERDOTE d’Apollo baritono
UN BANDITORE basso
UN NUME INFERNALE basso
ORACOLO basso

Coro di Cortigiani, e Cittadini, di Damigelle d’Alceste, di Sacerdoti d’Apollo, di Numi infernali.

La scena è in Fera.

Argomento
Admeto re di Fera in Tessaglia, sposo di Alceste, trovandosi sul punto di perder la vita; Apollo che esiliato dal cielo era stato accolto da lui, ottiene dalle parche, che non morrà, purché si trovi chi muoia in vece sua. Alceste accetta il cambio, e more: ma Ercole amico d’Admeto che giunge in Fera in tal circostanza, ritoglie Alceste alla morte, e la rende al suo sposo.
Tale è il piano della celebre tragedia d’Euripide intitolata Alceste: ma io in luogo d’Ercole ho introdotto Apollo beneficato da Admeto, ad operar per gratitudine questo prodigio.

Atto primo
[Ouverture]

Scena prima
Gran piazza della città di Fera terminata dalla facciata del real palazzo, con gran porta, e sopra di essa balcone praticabile.
All’alzarsi della tenda si vede tutta la piazza ingombrata da folto Popolo, confusamente disposto. Tutti hanno in mano rami d’ulivo intrecciati di nastri, simbolo de’ supplicanti, e mostrano estrema afflizione. A destra ara su cui bruciano de’ profumi: a sinistra Evandro, Ismene, e alcuni de’ Cittadini più distinti; indi, sul balcone del real palazzo, preceduto da improvviso suono di tromba, un Banditore.
[Recitativo]

UN BANDITORE
Popoli che dolenti
della sorte d’Admeto, in lui piangete
più il padre che il regnante; udite: È giunto
per lui l’ultimo dì: non ha soccorso,
speme non ha. D’inesorabil morte
preda ugualmente sono
nel tugurio i pastori, i re sul trono.
(dopo breve sbigottimento cagionato dall’annunzio fatto al popolo dal banditore, prorompono tutti nel coro che segue)
[Coro]

CORO
Ah di questo afflitto regno,
giusti dèi, che mai sarà!
No, per noi del ciel lo sdegno
peggior fulmine non ha.

ISMENE
una voce
Infausta reggia! che immersa in gemito
di voci flebili risuonerà.
Patria infelice! che un denso turbine
d’armi straniere circonderà.

CORO
Ah di questo afflitto regno,
giusti dèi, che mai sarà!
[Aria di pantomima]
[Recitativo]

EVANDRO
(esprime desolazione e lutto)
Amorosi vassalli, oggi riceve
di tante sue virtù nel comun lutto
un giusto premio il nostro re. Ma invano
per lui si piange: alle preghiere, a’ voti
non son propizi i numi. Andiamo a’ tempi
vittime, e doni ad offerir: si chieda
un oracolo almeno; almen si sappia
in sì grave periglio
se per noi v’è pietà, se v’è consiglio.
[Coro]

CORO
Ah di questo afflitto regno,
giusti dèi, che mai sarà!

EVANDRO
una voce
Perché a’ tiranni ride serena
l’adulatrice felicità!
E i giusti gemono nella catena
d’inseparabile avversità!

CORO
Ah di questo afflitto regno…
(s’apre la gran porta del palazzo)
[Recitativo]

EVANDRO
Tacete… Ah della reggia
s’apron le porte!… Oh dio!
Mi trema il cor: mille funesti oggetti
mi dipinge il pensier. Venite, andiamo
la dolente regina
pietosi a consolar… Ma no… Fermate…
(comparisce sulla porta del palazzo la regina)
Co’ mesti figli suoi viene ella stessa.

Scena seconda
Alceste, Eumelo, Aspasia, Damigelle, e Cortigiani con Alceste, e detti.
(il popolo voltandosi verso il palazzo, e veduta uscirne Alceste, che tien per mano i due suoi figli, separasi a dritta, e a sinistra per darle luogo, e intanto canta il seguente coro)
[Coro]

CORO
a destra
Misero Admeto!…
a sinistra
Povera Alceste!…
a destra
Dolenti immagini…
a sinistra
Idee funeste…

TUTTO IL CORO
Di duol, di lagrime, e di pietà.

CORO
a destra
Chi fra gli amplessi…
a sinistra
Chi fra i lamenti…
a destra
De’ figli teneri…
a sinistra
Figli innocenti.

TUTTO IL CORO
L’afflitta madre consolerà!
[Recitativo]

ALCESTE
Popoli di Tessaglia, ah mai più giusto
fu il vostro pianto! A voi non men, che a questi
innocenti fanciulli
Admeto è padre. Io perdo
il caro sposo, e voi
l’amato re. La nostra
sola speranza, il nostro amor c’invola
questo caso crudel: né so chi prima
in sì grave sciagura
a compianger m’appigli
del regno, di me stessa, o de’ miei figli.
La pietà degli dèi sola ci resta
a implorare, a ottener: verrò compagna
alle vostre preghiere,
a’ vostri sacrifizi: avanti all’are
una misera madre,
due bambini infelici,
tutto un popolo in pianto,
presenterò così. Forse con questo
spettacolo funesto, in cui dolente
gli affetti, i voti suoi dichiara un regno;
placato alfin sarà del ciel lo sdegno.
[Aria e Coro]
Io non chiedo, eterni dèi,
tutto il ciel per me sereno;
ma il mio duol consoli almeno
qualche raggio di pietà.
Non comprende i mali miei,
né il terror che m’empie il petto,
chi di moglie il vivo affetto,
chi di madre il cor non ha.

EUMELO
Madre mia…

ASPASIA
Bella madre…

EUMELO
Non t’affligger così…

ASPASIA
Tu mi dicesti…

EUMELO
Madre, tu m’insegnasti…

ASPASIA
Ti sovvien…

EUMELO
Te ‘l rammenti…

ASPASIA E EUMELO
Che son giusti gli dèi, che son clementi.

ALCESTE
Cari figli, del diletto
sposo mio ritratti espressi;
ah correte a’ dolci amplessi,
ah stringetevi al mio sen!
Freddo ho il sangue in ogni vena,

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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