Basi e bote

Commedia lirica in tre atti

Musicata da Riccardo Pick-Mangiagalli
Libretto di Arrigo Boito

Prima rappresentazione: , 3 marzo 1927, Teatro Argentina, Roma

Personaggi:
ARLECCHINO BATTOCCHIO, servo di Florindo e amante di Colombina, Baritono
COLOMBINA, Soprano
FLORINDO, amante di Rosaura, Tenore
ROSAURA, Mezzo-Soprano
PANTALON DEI BISOGNOSI, tutore di Rosaura, Basso
TARTAGLIA, notaio, 2° Tenore
PIERROT, servo di Pantalone, personaggio muto, Mimo
UN GRIDATORE
DONNE – BARCAIOLI – POPOLANI
UNA PATTUGLIA DI SOLDATI CON UN CAPORALE
UN CAPITANO DI GIUSTIZIA
TROMBETTIERI

Ambientazione:  Venezia

Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo


ATTO PRIMO


Un campiello. Nel fondo una riva e alla riva una gondola legata.

A sinistra la casa di Pantalone con porta e finestre praticabili.
A destra la bottega di Pantalone. Il giorno è sull’imbrunire.

SCENA PRIMA
Pantalone esce dalla bottega e la chiude a chiave. Entra in casa,
torna a uscire e chiude la porta della casa. Pierrot segue tutti
i suoi passi, camminando con comica rigidità.

PANTALONE
(a Pierrot)
Òe! martufo, strambazzo! toco de galioto!
Boazzo, qua (a la vecia se fa cussì). De boto
Go d’andar a Rialto per un çerto negozio
Co’ Brighela marzer. mio bon compare e sozio.
Lasso casa e botèga soto la to tutela;
Ti scondite là drento e fa da sentinela.
(accennando al felze della gondola)
Custodissi el campielo dai musi sospetosi,
La botega dai ladri, la casa dai morosi;
Sta atento se a quel pergolo vien zente che girondola,
Spia tutto, osserva tutto dal felze de la gondola.
No móvarte de là fin che torno, tien d’ocio
Quel furbo malegnaso, quel Arlechin Batocio.
Va a vedar cossa fa Rosaura (st’altro intrigo).
Go bon naso, go recie bone, go bon baston,
Son fio de la Republica, me ciamo Pantalon.
(Pantalone minaccia di bastonare Pierrot,
poi rimette il bastone sotto l’ascella.
Pierrot glielo ruba e se lo nasconde
fra il panciotto e le brache)
Che ora xe?
(guarda l’oriuolo, poi estrae
di tasca la tabacchiera)

Manca diese
Minuti a çinque boti. Se pol nasar do prese
De gingè del serraglio, dopo alzaremo el taco
Per andar da compare Brighela.
(fiuta)
O che tabaco!
(Pantalone ripone in tasca la tabacchiera;
Pierrot gliela ruba)

Dunque riepiloghemo. Ti sta là, tendi a tuto,
Staghe drio a Colombina. Ti ti xe tanto bruto
Che ti ghe fa paura. Quando che le xe sole,
Quele pute le machina furbezzi e scondariole!
Va al to posto, su, mòvite prima che vegna zente.
(Pierrot non vorrebbe muoversi
per causa del bastone che ha nascosto)
Via, cossa gastu, un reuma, un colpo d’açidente?
Vegno a scorlarte mi! vustu proprio che vegna?
(Pantalone va per iscuoterlo. Allora Pierrot si rifugia nella gondola)
Servi, sguàtari, coghi, o razza maledegna!
(esce)

Pierrot trovandosi solo estrae ridendo il bastone dal panciotto, si
sbottona la vesta e si toglie dal petto un cartello dove sta scritto
in grandissimi caratteri « Pierrot ama Colombina ». Fa molte
moine davanti a questo cartello, lo attacca al bastone e si avvia
al pergolo per gettare il cartello in casa. Intanto si ode Arlecchino
cantare, e Pierrot spaventato si rifugia in gondola col cartello
e col bastone.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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