Deidamia
Melodramma.

Libretto di Paolo Antonio Rolli.
Musica di Georg Friedrich Händel.

Prima esecuzione: 10 gennaio 1741, LondraLincoln’s Inn Fields Theatre.

Personaggi:

DEIDAMIA figlia di Licomede, re di Sciro, isola dell’Egeo soprano
NEREA principessa del sangue soprano
ACHILLE in abito donnesco e col nome di Pirra soprano
ULISSE che si finge Antiloco, figlio di Nestore, venuto col padre soprano
FENICE ambasciatore greco basso
LICOMEDE ambasciatore greco basso

La scena si svolge presso la reggia di Sciro.

Atto primo

[Ouverture]

Scena prima
Vestibolo della reggia presso al lido, con trono di marmo. Licomede sul trono: Ulisse, Fenice e Nestore che sbarcano.

[N. 1 – Marcia]

Recitativo

ULISSE
Per vendicar di Menelao l’offesa,
cui Paride troian, di Priamo un figlio,
tradì l’ospizio santo ed in Micene
già rapì la consorte Elena bella,
tutta la Grecia è in armi
per l’eccidio di Troia. A te n’invia
il re de’ regi Agamennone: ei brama
che Licomede re di Sciro sia
a parte ancor della comun vendetta,
e le tue navi all’alta impresa aspetta.

LICOMEDE
Sessanta delle mie navi guerriere
portino a nostra antica, emula gente
l’alta vendetta del comune oltraggio.

FENICE
Degna virtù de’ regi,
oh, generosità rara nel mondo!

ULISSE
Ma non è questo sol ciò che ti chiede
la Grecia tutta. Il celebre Calcante,
cui l’avvenir fanno palese i numi,
disse che senza Achille
Troia espugnar non lice. A molti è noto
che, timoroso il genitor Peleo
della morte del figlio, a te il mandasse
per occultarlo.

LICOMEDE
Invan da me il bramate:
verso la patria sua la stessa nave
che il portò qui, lo ricondusse.

FENICE
E invano
nascosto fia: Grecia lo vuol.

ULISSE
S’ei vive
in tuo poter, pensa che greco sei
e che il destin troiano,
per voler degli dèi, giace in tua mano.

[N. 2 – Aria]
Grecia tu offendi,
Troia difendi,
se Achille vuoi salvar.
Quel che di Giove
dal ciglio move
sai che non può mancar.
Colpo di fato,
quand’altri ha spene
che sia scampato,
allor lo viene
ad incontrar.
Grecia tu offendi,
Troia difendi,
se Achille vuoi salvar.
(parte)

Recitativo

LICOMEDE
Falsa è la voce che in mia reggia avesse
lungo soggiorno il giovane Pelide:
e s’ei tornasse, or troveria negato
l’asilo in tutto il regno.
Cerchisi ‘n ogni lato: io ve ‘l permetto.
Che vuolsi più?

FENICE
Pensar chi ardisce mai
da magnanimo cor negato il vero?
Ma per servizio del comune onore
accettisi l’offerta.

LICOMEDE
Il regno mio
vostro sarà, finché il restar v’aggrada.

FENICE
La generosa ospital gloria è quella
che le greche distingue
dalle barbare genti: e violato
fu l’ospizio dal reo Paride ingrato.

[N. 3 – Aria]
Al tardar della vendetta,
o la scorda o non l’aspetta,
e se n’ ride l’offensor.
Alfin l’empio scorger suole
che in esempio il ciel lo vuole
castigato dall’error.
Al tardar della vendetta,
o la scorda o non l’aspetta,
e se n’ ride l’offensor.
(parte)

Recitativo

LICOMEDE
O d’amicizia sante leggi, voi
dell’amico Peleo sentir mi fate
più al vivo le paterne tenerezze.
Gli oracoli predetto han certa morte
ad Achille, se a Troia ei volge l’armi.
Son padre, amico son: romper tai nodi,
di natura nemico,
può chi padre non è, chi non è amico.
Sì, viva occulto il giovinetto Achille
nella mia reggia: il voglion salvo i numi,
se gli minaccian morte
quand’ei tenti espugnar d’Ilio le porte.
Sì, viva occulto il giovinetto Achille
nella mia reggia: il voglion salvo i numi,
se gli minaccian morte
quand’ei tenti espugnar d’Ilio le porte.

[N. 4 – Aria]
Nelle nubi intorno al fato
a’ mortali non è dato
con lo sguardo penetrar.
Dello e della morte
chi predir sentì la sorte
allo scampo ha da pensar.
Nelle nubi intorno al fato
a’ mortali non è dato
con lo sguardo penetrar.
(parte)

Scena seconda
Galleria terrena con veduta di campagna.
Deidamia con altre nobili Fanciulle a’ vari lavori, e Nerea.

[N. 5 – Arioso]

DEIDAMIA
Due bell’alme innamorate,
care, fide, amanti amate,
sono sole l’idea del diletto.

Recitativo
Dov’è Pirra? Che fa?

NEREA
Dianzi la vidi
veloce dama seguitar correndo.

DEIDAMIA
Violenti diporti
lunge da noi l’allettan sempre. Eurilla,
vanne in traccia e ver noi l’affretta. Oh quanto
temo che delle selve
la cacciatrice dea non ce la involi,
per aver gara ad inseguir le belve.
Ripresa arioso
(Ma chi sa se mi riama il mio bene.
Ahi, non viene
con la brama
ch’io l’aspetto!)

Recitativo
Nerea, ma tardar tanto ella non suole:
temo sinistro evento.

NEREA
Scender dal colle rimirar la puoi.

DEIDAMIA
(Brillar nuovo piacer nell’alma io sento.)

NEREA
Cessar convien da’ nostri
lavori a lei tanto odiosi: alfine,
sazia di selve e fere,
se ne andrà fra le amazzoni guerriere.

[N. 6 – Aria]
Diè lusinghe, diè dolcezza,
non fatica, non asprezza,
sorte amica alla beltà.
Nasce questa a molli affetti
e a temprar ne’ fieri petti
la crudel ferocità.

Recitativo

DEIDAMIA
Ecco il mio ben. Tutt’i momenti, ahi lassa!
che quel vivace e vigoroso spirto
da me lontano il trae, pena e timore
combattono quest’alma:
ma le porta al ritorno e gioia e calma.
Ripresa arioso
Due bell’alme innamorate,
care, fide, amanti amate,
sono sole l’idea del diletto.

Scena terza
Achille e dette.

[N. 7 – Aria]

ACHILLE
Seguir di selva in selva
la fuggitiva belva
diletto egual non ha.
L’appressi, e lanci ‘l dardo
rapido come il guardo,

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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