L’Arcadia in Brenta
Dramma comico.

Libretto di Carlo Goldoni.
Musica di Baldassarre Galuppi.

Prima esecuzione: 14 maggio 1749, VeneziaTeatro Sant’Angelo.

Personaggi:

ROSANNA soprano
Madama LINDORA soprano
LAURA soprano
Messer FABRIZIO Fabroni da Fabriano basso
Il CONTE BELLEZZA tenore
FORESTO basso
GIACINTO soprano

La scena si rappresenta in un casino delizioso di messer Fabrizio, situato alle rive del fiume Brenta.
Lettor gentilissimo
Pochi saranno quelli che letta l’Arcadia in Brenta non averanno. Si sa quasi comunemente aver figurato l’autore di quest’arcadia una conversazione di sette civili ed oneste persone in un luogo delizioso fra quei magnifici palaggi che adornano il fiume Brenta, e che formano una delle più belle villeggiature d’Italia. Tre uomini e tre donne formarono la raunanza, cioè Silvio, Giacinto, Foresto, Marina, Rosanna, Laura, a’ quali s’aggiunse dopo qualche giorno Fabrizio Fabroni di Fabriano, che per la sua età e per il suo carattere, misto di sciocco e di faceto, riescì il condimento della gioconda società loro. L’arcadia, di cui ora parlo, consiste principalmente in motti arguti, detti faceti, novelle spiritose, canzonette, madrigali e cose simili, per lo che, potendo una simile conversazione intitolarsi giocosa accademia, fu per la stessa ragione dall’autore intitolata l’Arcadia in Brenta, co’ la respettiva similitudine dell’Arcadia di Roma, in cui cose più serie e più elevate si trattano.
Io adunque per argomento della mia presente operetta non prendo già l’Arcadia in Brenta, che scritta trovasi dal nostro autore, poiché in essa materia non trovo per una teatrale rappresentazione.
Sul fine di detta arcadia, sciogliendo gli sette arcadi la loro gentile conversazione, s’invitano vicendevolmente per la susseguente stagione, e tutto che stabilissero passare sul fiume Sile, accadde però che quel tale messer Fabrizio Fabroni da Fabriano, piccatosi di generosità, volle trattar magnificamente la maggior parte di quelli che l’avevano favorito, e seco li condusse in un suo casino sul fiume Brenta, formando in esso novellamente l’Arcadia in Brenta. Invitò Rosanna e Laura, Giacinto e Foresto, lasciando da parte Marina e Silvio, perché essi troppo sul vivo lo avevano motteggiato nell’altra arcadia.
S’accrebbe non pertanto il numero della conversazione con madama Lindora, dama di una straordinaria stucchevole delicatezza, ed il conte Bellezza di una caricatissima affettazione.
Il povero Fabrizio, di gran core, ma di poche sostanze, per sostener l’impegno a cui incautamente s’apprese, andò in rovina, rimasto in pochi dì senza denaro e senza roba, e col rossore di doversi vedere scornato dagli ospiti, e ridotta l’arcadia in una commedia, che per lui poteva dirsi tragedia, a che molto ha contribuito Foresto, uno degli arcadi, ma il più confidente di Fabrizio, quello a cui egli aveva raccomandata l’economia della casa.
Questa mia Arcadia in Brenta è tanto istorica quanto quella di Ginnesio Gavardo Vacalerio, avendola ricavata da codici antichissimi della Malcontenta, ove vanno a terminar i suoi giorni tutti quelli che, come messer Fabrizio, si fanno mangiare il suo, e si riducono poveri per volerla spacciar da grandi.

Atto primo

Scena prima
Camera terrena in casa di messer Fabrizio.
Fabrizio che dorme sopra una poltrona in veste da camera, e Foresto
.

FORESTO
Oh, questa sì, ch’è bella!
Il padrone di casa
a tutti i forestieri dà ricetto,
e gli convien dormir fuori del letto.
Con questa bell’arcadia
ei si va rovinando, ed io che sono
da questo sciocco economo creato,
or che manca il denar, son imbrogliato.
Orsù lo vuò svegliar. Già s’alza il sole;
oggi almeno ci vuole
fra quei che siamo, e quelli che verranno,
mezza l’entrata sua di tutto l’anno.
Signor Fabrizio… Ehi, signor Fabrizio.
Svegliatevi, ch’è tardi.
Su via che s’alza il sole;
v’ho da dir due parole.

FABRIZIO
(svegliandosi un poco)
Che!

FORESTO
Svegliatevi.

FABRIZIO
Sì.

FORESTO
V’ho da parlare.

FABRIZIO
Par… la… te.

FORESTO
Egli si torna a addormentare.
Su via, messer Fabrizio.

FABRIZIO
(si risveglia)
Seguitate.

FORESTO
Se voi non m’ascoltate
non vuò parlar da stolto.

FABRIZIO
Tengo gli occhi serrati, ma v’ascolto.
(dorme)

FORESTO
Ben: sappiate che io
ho il denar terminato,
che voi mi avete dato;
che per tante persone
convien fare una buona provigione.
Che rispondete? Sì! dorme di gusto.
Signor Fabrizio…

FABRIZIO
Già.

FORESTO
M’avete inteso?

FABRIZIO
Ho inteso tutto.

FORESTO
E ben, che rispondete?

FABRIZIO
Fate quel che volete.

FORESTO
Ma il denar?

FABRIZIO
Che denar?

FORESTO
M’avete inteso?

FABRIZIO
Tutto non ho compreso.
Tornate a dir.

FORESTO
Alzatevi di grazia.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
Per vedere il libretto completo diventa parte di "Opera Libretto Club".
È gratuito, basta che ti registri qui sotto (nel form dopo quello per gli utenti iscritti).
Se sei già iscritto, effettua il log in.

This content is restricted to site members. If you are an existing user, please log in. New users may register below.

Accesso per utenti iscritti
   
Registrazione nuovo utente
*Campo obbligatorio