Damira placata
Dramma [per marionette].

Libretto di Aurelio Aureli, Filippo Acciaiuoli.
Musica di Marc’Antonio Ziani.

Prima esecuzione: anno 1680, Veneziada rappresentarsi ov’era il teatro Zane di san Moisè.

Personaggi:

DAMIRA moglie di Creonte in abito di pastorella sotto nome di Fidalba soprano
CREONTE re d’Egitto basso
FILLIDE favorita di Creonte soprano
NIGRANE cavaliero di corte contralto
BRENO capitano d’Egitto soprano
NERILLO eunuco servo di Fillide contralto
SILO villano tenore
LERINDA moglie di Silo contralto

La scena è in Menfi.

Signori curiosi
Voi, che saper bramate
i segreti più occulti
de l’arte, e di natura,
deh cortesi gradite
quest’opera, ch’io consacro
al genio vostro, e ad ammirar venite,
chiusi in angusta parte
i portenti de l’arte;
che stupidi vedrete
sforzo d’umano ingegno
con muti gesti ad animar un legno;
e confusi direte,
ch’in picciola figura
sa l’arte far, ciò che non fa natura.
Vostro servo devoto
Il bell’umore

Delucidazione del dramma
Damira fu moglie di Creonte re dell’Egitto. Questi invaghitosi delle bellezze di Fillide, donna altrettanto sagace, quanto vezzosa, cominciò per la vaga ad odiare la moglie. Avvedutasi Damira de gli affetti lascivi di Creonte, procurò con le preghiere, e col pianto d’ammorzare nel seno dell’amato consorte quella fiamma, che minacciava ruinoso incendio al suo cuore. Ma Creonte allettato più che mai da l’accortezze di Fillide, spento affatto l’amore verso la moglie, stabilì voler privarsi di questa, per poter più agevolmente godere gli amplessi di quella.
Finse un giorno d’inviar Damira a le delizie d’un castello situato sul Nilo, con ordine segreto a Nicandro suo maggiordomo, che l’accompagnava, che ivi giunta, dovesse con mortifero veleno privarla della vita. S’imbarcò la credula reina: ma per viaggio fu dal pietoso Nicandro avvisata del tutto. Quando il legno, dov’era, trasportato da la rapidezza del fiume ad urtar in un gran sasso, ne la prora s’infranse, e restò da l’acque assorbito. S’affogò Nicandro: ma Damira spogliatasi a momenti de le vesti reali, si scagliò coraggiosamente nel fiume, tentando, come pratica di salvarsi a nuoto fra l’onde; quando a caso osservata da Silo villano, ch’in quel punto su le rive del Nilo pescava, fu dal medesimo soccorsa, e guidata ne la sua povera capanna a Lerinda sua moglie. Interrogata Damira de’ suoi casi da Silo, si finse Fidalba povera pastorella d’Egitto, orfana de’ genitori, guidata da la disperazione a gettarsi ne l’acque per affogarsi. Restò dalla pietà di Silo consolata ne le sue finte sventure, e indi a poco adottata in sua figlia, non avendo egli prole. Finse in tanto Creonte con pomposi funerali di pianger dolente la morte di Damira, credendola sepolta ne i voraci gorghi del Nilo; e introdotta Fillide in corte, si diede lieto a godere colei, che solo possedere credeva, mentre ella sagace provveduta s’aveva di più d’un amante dentro la reggia. Ne la ferie di questi accidenti principia il dramma, al qual presta il nome Damira.

Atto primo

Scena prima
Bosco con capanna.
Damira in abito di pastorella.
Che mi giova esser reina,
se nemiche ho in ciel le stelle?
Se a soffrir forti rubelle
crudo fato mi destina.
Che mi giova esser reina?
Sotto rustiche spoglie,
nome, ed esser real convien, ch’io celi.
Dispietato Creonte, empio, lascivo,
sposo crudel, a suo dispetto i’ vivo.

Scena seconda
Lerinda, ch’esce dalla capanna. Damira.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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