Armida

Dramma per musica

Libretto di Giovanni Federico Schmidt
Musica di Gioachino Rossini

Prima esecuzione: 11 novembre 1817, Napoli, Teatro San Carlo.
Video dell’opera

Personaggi:

GOFFREDO tenore
RINALDO tenore
IDRAOTE basso
ARMIDA soprano
GERNANDO tenore
EUSTAZIO tenore
UBALDO tenore
CARLO tenore
ASTAROTTE basso

Cori e comparse: Paladini, Guerrieri, Soldati franchi, Damasceni seguaci d’Armida, Demoni, Larve.

Avvertimento all’esecuzione del 1836, Milano
Nel riprodurre quest’opera che il celebre maestro scrisse pe ‘l regio teatro S. Carlo di Napoli nel 1817, volle l’appalto che fosse riprodotta nella sua originalità, comunque vi abbiano alcuni pezzi sentiti in altre opere. Ciò volle che fosse fatto perché difficile l’innestarvi de’ pezzi, che, se non vincessero, uguagliassero almeno le bellezze dell’originale, e perché il genio di Rossini vuol essere in ogni maniera rispettato.

Libretto – Armida

Atto primo

[Sinfonia]

Scena prima
Campo di battaglia.
In distanza la città di Gerusalemme.
Le trombe annunziano la presenza del supremo duce, ed i Franchi, uscendo dalle loro rispettive tende, si schierano, facendogli i militari onori. Comparisce Goffredo dalla sua tenda, accompagnato da un numero di Paladini primari.

[N. 1 – Introduzione]

CORO DI PALADINI
Lieto, ridente ~ oltre l’usato
in oriente ~ si mostra il dì.
Forse la gloria, ~ di pace allato,
la tua vittoria ~ previen così.

GOFFREDO
Ah! No: sia questo ~ di tregua il giorno:
dover funesto ~ si compirà.
Arditi, all’ire, ~ farem ritorno:
per or l’ardire ~ ceda a pietà.

CORO DI PALADINI
Arditi, all’ire ~ farem ritorno:
per or l’ardire ~ ceda a pietà.

Recitativo

GOFFREDO
Sì, guerrieri, fian sacre
all’estinto Dudon le nostre cure,
funebre pompa all’onorata salma
oggi la tomba dia. Laudi, sospiri
e tributo di pianto
abbia l’eroe, che sul finir di vita
il sentier di virtude agli altri addita.

Scena seconda
Eustazio, e i precedenti.

[N. 2 – Coro di paladini]

EUSTAZIO
Germano, a te richiede
donna real, piangente,
or di venirti al piede
aita ad implorar.

GOFFREDO
Venga. Maggior conforto
che in sollevare un core
assorto ~ nel dolore,
alma non può trovar.
(Eustazio parte)

CORO
Suol di virtude in porto
l’esempio tuo, signore,
ogni anima guidar.

Scena terza
Preceduta e seguita da Guerrieri, fra’ quali Eustazio, comparisce Armida sopra un cocchio, accompagnata da Idraote sotto spoglie di privato, e da seguito di Damasceni e Donzelle.

CORO GENERALE
Quell’astro mattutino,
forier dei rai del giorno,
di tanta luce adorno
non si mostrò finor.
Del volto peregrino
l’angelica possanza
ogni splendore avanza,
offusca ogni splendor.
(Armida scende, e guidata da Eustazio, si presenta a Goffredo)

Recitativo

ARMIDA
Signor, tanto il tuo nome ovunque suona,
che fino a’ tuoi nemici
avvien che desti in petto
sensi di meraviglia e di rispetto.
Del trono di Damasco in me l’erede
(la cui sventura eccede
ogni più ria sventura) io ti presento.
Il barbaro Idraote,
di sangue a me congiunto, il serto avito
non sol pensa involarmi,
che insidia i giorni miei.
Se magnanimo sei, che tal ti credo,
quanto sei valoroso,
da te sperar mi giova il mio riposo.

GOFFREDO
Principessa gentil, che far poss’io?
Parla.

ARMIDA
La tua pietade
io reclamo. Fra tanti,
che qui ti fan corona, eccelsi eroi,
la desolata Armida
dieci eletti campioni a te richiede.
Questi a ripormi in sede
bastanti son. Fedele il popol mio
attende solo chi l’inciti all’armi;
e se avvien ch’io mi mostri di Damasco
con tai prodi alle mura,
duce, la mia fortuna è appien sicura.
(aspettando con finta umiltà la risposta di Goffredo)

IDRAOTE
(Che dirà?)

EUSTAZIO
(Quella voce, i mesti accenti
penetran l’alma mia.)

GOFFREDO
(dopo aver pensato)
Reina, senti.
In servigio del cielo,
sangue e sudor da noi si spande. Rieda
in libertà Sionne, su quel monte
di nostra fede ondeggi
il venerato segno,
e poi si pensi al tuo perduto regno.
(Armida mostra di piangere, Idraote freme, Eustazio ed un numero di paladini danno segno di rammarico)

[N. 3 – Quartetto]

ARMIDA
Sventurata! Or che mi resta
se pietà non trovo in te?
Della morte, più funesta
è la vita omai per me.

GOFFREDO
Calma il duolo; per te spenta
la speranza ancor non è.
La promessa mia rammenta:
prendi in pegno la mia fé.

IDRAOTE
(Non tradirmi amica speme;
non stancarti, o mio furor.)

EUSTAZIO E CORO
(Non ha core chi non geme
al suo pianto, al suo dolor.)

ARMIDA
(Per me ognun sospira e geme
preda omai d’un folle amor.)
(a Idraote)
Vieni.

EUSTAZIO
Dove?

ARMIDA
Ove mi guida
il rigor d’avversa stella.

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