Artemisia

Dramma per musica.

Libretto di Nicolò Minato.
Musica di Francesco Cavalli.

Prima esecuzione: 10 gennaio 1656, VeneziaTeatro Santi Giovanni e Paolo.

Intervenienti:

Prologo
MELPOMENE musa sconosciuto
TALIA musa sconosciuto
APOLLO sconosciuto
La FORTUNA sconosciuto
La VIRTÙ sconosciuto
La CORTESIA sconosciuto
Le tre GRAZIE altro
Dramma
ARTEMISIA regina di Caria soprano
MERASPE finto Clitarco, principe di Cappadocia sconosciuto contralto
ALINDO principe di Bitinia, generale d’Artemisia contralto
ARTEMIA principessa feudataria di Meraspe che lo conosce soprano
RAMIRO principe feudatario di Meraspe che lo conosce soprano
ORONTA principessa soprano
INDAMORO aio della regina basso
NISO servo d’Oronta contralto
EURILLO soprano
ERISBE tenore
OMBRA DI MAUSOLO basso

Coro di
Damigelle e Soldati d’Artemisia,
Soldati e Paggi d’Alindo,
Paggi di Ramiro,
Damigelle d’Artemia,
Servi d’Oronta,
Intagliatori del mausoleo,
Arcieri per il primo ballo,
Paggi per il secondo ballo.

Si figurano queste scene in Messi metropoli della Caria, in tempo che si fanno preparativi da guerra contro i Frigi.

Serenissima e reale altezza
Benché il finito non abbia con l’infinito immaginabile proporzione, poca polve nondimeno in angusto vetro rinchiusa, l’immensità del tempo figura. Così concedami vostra serenissima reale altezza che in questo debole tratto del mio ingegno le rappresenti l’infinità della mia profondissima riverenza. Arrise il gran macedone all’offerta della dolcezza d’un favo di miele, vostra serenissima reale altezza che supera in tutto gl’Alessandri saprà vincerli ancora nell’aggradire pur anco l’amarezza de’ miei carmi: e se l’età prisca vantò un regnante, che non sdegnò l’ossequio d’un sorso d’acqua, preggisi questo secolo d’un altro, che più benigno, non ricusa poche stille d’inchiostro. Sono così immense le grazie, con le quali essa glorificò la mia devozione, che non basta l’eccesso medesimo a misurarle; e questa di permettermi il pubblicare al mondo la mia felicità d’essere servo di vostra serenissima reale altezza è tale, che stancherebbe le grazie d’un’intera eternità. Prostro dunque con queste carte me stesso a’ di lei serenissimi piedi inanti a’ quali getta la Fama stanca le trombe, e la Gloria trionfata gl’allori; e dichiarando quelli essere il centro di tutte le linee della mia riverenza, resto in eterno
di vostra serenissima reale altezza
umile devoto e obbligato servo
Nicolò Minato
Di Venezia li 10 Gennaio 1656.

Lettore
Eccoti un aborto della mia penna, arrischiatasi di nuovo a servirti, per l’aggradimento, che del mio Xerse mostrasti. In quel dramma ti recai qualche accidente tratto da famosissimo autore, che in altro idioma lo scrisse: in questo tutto ciò, ch’io t’apporto è di mia pura invenzione; onde tutta sarà mia delle debolezze la colpa, e tua del compatimento la gloria. Nello stile ho seguita la stessa maniera, sopra la fede del tuo giudizio, che me l’ha resa approvata; e però, lasciate le sublimità più erudite, altro non ho cercato, che rappresentarti con naturalezza la proprietà de gli affetti. Mi dichiaro però, che più bramo, che ne formi opinione vedendolo in scena, che leggendolo in fogli. Già stimo esserti palese, che a tali componimenti non ho altro motivo, che il mio capriccio, né altro scopo, che il tuo diletto; se però ho dato nel bianco gradisci; se mi sono allontanato compatiscimi. Protesto aver usate le solite parole di Fato, Destino, Sorte, e simili, per fregi della poesia, non per note della fede, che per divina grazia, come cristiano, professo. Ricevi ciò, che la mia debolezza può darti, e vivi felice.

Argomento
Di quello, che si ha dalla storia.
Artemisia fu regina di Caria, consorte di Mausolo re di quel regno. Dopo la di lui morte, rimasta in età giovanile ancora, tanto amò la di lui memoria, che bevé le sue ceneri, e fece fabbricar il mausoleo, annoverato poi tra le meraviglie dell’universo, a gloria del di lui nome. Dopo regnò ella gloriosamente; ebbe molte guerre, e le sostenne con intrepidezza, e valore. La sua metropoli fu Messi città, nella di cui piazza fu posto il mausoleo.
Di quello, che si finge.
Ora seguendo i documenti del maestro del tutto Aristotele, volendo, come egli insegna, fingere sopra la storia, per comporre il presente drama si è preso assunto di figurare le seconde nozze d’Artemisia: a fine di che si gettano li seguenti verisimili fondamenti.
Che Mausolo fosse stato ucciso a caso in una giostra da Meraspe principe di Cappadocia: e che Artemisia avesse pubblicato un editto, che chi gli avesse presentato prigioniero, o morto Meraspe, fosse padrone di disporre delle di lei nozze.
Che Meraspe innamorato delle bellezze, e virtù d’Artemisia si fosse condotto come privato, con nome di Clitarco, a servire Artemisia, la quale l’avesse fatto suo paggio, e che di lui si fosse invaghita, ma che per il proprio decoro tenesse occulti i suoi affetti ad ognuno, ed anco a lo stesso Clitarco.
Che avendo ella una guerra con il re della Frigia, che li aveva presa una città, ella per recuperarla facesse preparamenti di guerra, e che Alindo principe di Bitinia fosse venuto in suo aiuto con molte genti, e fosse fatto generale delle di lei armi, il quale di lei fosse innamorato, ma non corrisposto, fingendo ella non voler amori nella corte.
Che si trovassero in quella corte Artemia principessa dama della regina, e Ramiro, pur principe, al servizio della medesima: e che questi due conoscessero Meraspe celato sotto nome di Clitarco, essendo Artemia, e Ramiro feudatari della Cappadocia: e che Artemia fosse innamorata di Meraspe, ma da lui non corrisposta.
Che Ramiro vivesse acceso d’Artemia, e tentasse con ogni servitù di piegarla al suo amore.
Che Oronta principessa di Cipro avesse amato, e fosse già stata corrisposta da Alindo: e che rimanendo ella costante nell’amore, in abito d’uomo con suoi servi, fingendosi soldato fuggito da corsari, venisse a ritrovarlo, e da lui non conosciuta, scoprisse, ch’egli era innamorato d’Artemisia, e restasse alla di lui servitù per disturbare i di lui amori con la regina.
Sopra questi verisimili si intreccia il dramma, a cui presta il nome Artemisia.

Prologo

Scena unica
La scena rappresenta la reggia della Fortuna.
Melpomene, Talia Muse. Apollo. La Fortuna. La Virtù. La Cortesia. Due raggi d’Apollo. Le tre Grazie.

MELPOMENE E TALIA
Chi può dir, se gradirà
questo drama, ch’al cimento
di tanti, e tanti eroi proposto va?
Chi può dir, se gradirà?

APOLLO
Della Fortuna, che cerchiam benigna
ecco le altere soglie.
Voi miei lucidi Rai, che in ogni loco
senza chieder licenza ingresso avete
questa regia cortina omai togliete.

FORTUNA
Del facondo Aganippe
luminoso signor, nume de’ carmi
che vieni a ricercarmi?

APOLLO
Questo dramma, cui porge
Artemisia di Caria il nome insigne,
destinato a salir adriaca scena,
favorisci, seconda,
cingi d’applausi, e de’ tuoi rai circonda.

MELPOMENE
A queste rozze carte.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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