Astarto

Dramma per musica.

Libretto di Pietro Pariati, Apostolo Zeno.
Musica di Tomaso Albinoni.

Prima esecuzione: 26 novembre 1708, VeneziaTeatro San Cassiano.


Attori
:

ELISA regina di Tiro, figliola del già tiranno Sicheo, amante di Clearco soprano
Astarto, figliolo di Abdastarto, già re di Tiro, creduto figliolo di di Fenicio sotto il nome di CLEARCO amante di Elisa soprano
SIDONIA sorella di Agenore, amante in segreto di Clearco, e in palese di Nino soprano
FENICIO grande del regno, creduto padre di Clearco, nemico nascosto di Elisa soprano
NINO grande del regno, amico di Agenore contralto
AGENORE grande del regno, e amante di Elisa contralto
GERONZIO capitano delle guardie di Elisa, e confidente segreto di Fenicio tenore

La scena è in Tiro.

Eccellenza
Se alle persone col grado e col merito più distinte del rimanente degli uomini non si avessero a consacrare che doni proporzionati alla loro grandezza; conforme si perderebbe quella lodevole comunicazione, che fa la più bella parte, non tanto della loro gloria, quanto della civil società; così di presente in me non sarebbe nato l’ardire di consacrar questo dramma al nome riverito di vostra eccellenza: che vale a dire, ad una di quelle anime grandi, le quali considerate per ogni parte, o sia ne’ beni della fortuna, o sia in quelli della virtù, spargono da per tutto egual chiarezza e splendore, a guisa di quelle gemme più rare, che per natura preziose, e lavorate dall’arte, per qualunque lato si osservino, appagano la stima col prezzo, e soddisfano l’attenzione con la bellezza. Anzi con vie più di coraggio ve lo consacro, o eccellenza, mentre più ne conosco la sproporzione: poiché consacrandolo a voi, perché abbia l’onore di restare protetto, tanto è maggiore l’opera della vostra protezione, quanto è maggiore la povertà del suo essere. Se in lui vi offerissi una cosa degna di voi, questa offerta non sarebbe che argomento del vostro merito: doveché facendone una sì disuguale, voi accettandola fate conoscere la vostra bontà; ed agli animi nobili e superiori è molto più caro l’esser considerati per buoni, che l’esser creduti per meritevoli.
Non vi pensate per altro, ch’io non abbia una piena cognizione di quel che siete, e per nascita, e per dignità, e per virtù. Questa cognizione è già comune a tutta quella parte di mondo, che vantasi più civile e più colta, e la vostra persona è uno di quegli oggetti che da vicin si rispetta, e di lontano si ammira, come segue appunto del maggior lume, che illumina su la terra le cose apparenti, e le nascoste feconda. La vostra casa tiene occulta nelle tenebre dell’età la chiarezza della sua origine, ma vanta nella successione de’ secoli ereditarie la nobiltà e la grandezza, sostenute da’ titoli, accreditate da’ feudi, accresciute dalle azioni eroiche di chi grande vi entrò per natura, e maggiore vi divenne per uso. Tutti però questi titoli e queste glorie, che voi trovaste sì illustri nel Vostro Sangue, più illustri ancora rendete con la vostra virtù; e senza che mi affatichi di produrne argomenti, che per altro mi si affollano innanzi, basta considerare il sublime carattere che tenete in nome del maggiore monarca del cristianesimo appresso la più gloriosa delle repubbliche: cosicché nel medesimo tempo, mentre siete l’immagine del primiero con la rappresentanza, divenite anche l’amore dell’altra col ministero. Contentatevi a questo passo, che in atto di venerazione io sospenda le lodi, che potrei darvi: poiché tentando di farlo, assumerei un’impresa molto più temeraria di quella che tento nel dedicarvi il mio dramma. Dedicandovi questo, metto in esercizio, torno a dirlo, la vostra bontà: arrischiandomi di lodarvi, verrei a mettere in pena la vostra moderazione; e però basti ch’io mi fermi nel mio primo proponimento, e col più profondo rispetto mi dichiari

Di vostra eccellenza
umiliss. divotiss. obbligatiss. servitore
N. N.

Argomento
L’anno del mondo 2972 (giusta il computo di Seto Calvisio, Abdastarto re di Tiro, dopo nove anni di regno, restò ucciso da Sicheo figliolo di una sua nutrice, il quale occupò dopo la congiura lo scettro, e per lo spazio di dodici anni tirannicamente lo tenne. Lui morto, gli successe la figliola Elisa, che niuna cosa ebbe maggiormente a cuore, che conservarsi sul trono benché usurpato, e perché correva fama che ancora vivesse Astarto, figliolo legittimo del re Abdastarto, vedendo essa che questo nome era ben accetto al popolo, mossa da gelosia di comando, usò ogni maggior diligenza per venire in cognizione, ov’egli si ritrovasse. Questo principe intanto, che essendo fanciullo era stato occultamente salvato da Fenicio, uno de’ principali del regno, era cresciuto, ignaro della sua real condizione, sotto il nome di Clearco, e in qualità di figliolo dello stesso Fenicio. Il suo valore e la sua virtù lo misero ben tosto in grazia della regina, della quale egli era divenuto anche amante; cosicché questa lo innalzò alle prime cariche della corona, e finalmente determinò di farlo suo re e suo marito. Da questa sua risoluzione nasce tutto il viluppo del dramma: perché da una parte la contrasta Agenore, pretendente anch’egli delle nozze di Elisa: la contrasta Sidonia, sorella di Agenore, per l’amore da lei segretamente concepito verso Clearco: la contrasta Nino per l’amicizia di Agenore, e per gl’impulsi di Sidonia da lui amata; e finalmente la contrasta Fenicio per l’odio che porta ad Elisa, e per non poter sofferire, che il figliolo del re Abdastarto prenda in matrimonio la figliuola del parricida.
Con tali disposizioni principia il dramma, in tempo appunto, che Clearco, generale del regno, ritorna vittorioso dalla Fenicia, la quale si era ribellata ad Elisa. Il suo fondamento istorico è preso dal Libro decimo di Gioseffo contra Appione; e all’idea favolosa ha dato qualche motivo il tragico Francese Quinault nelle sue tragedie intitolate l’Astarto, e l’Amalasunta.

Atto primo

Scena prima
Luogo magnifico con trono reale nel mezzo.
Elisa, Fenicio, Nino, Agenore, Popoli, Soldati, ecc.

ELISA
Non più. Così risolvo.
(scendendo dal trono)
Oggi in Clearco
il cui braccio, il cui zelo
e pubblica salvezza, è mio riposo,
abbia Tiro un regnante, Elisa un sposo.

AGENORE
L’abbia, ma un breve indugio…

ELISA
È un gran periglio.
Sinor l’Idra rubella
fu senza capo. Or l’ha in Astarto.

NINO
Astarto
giacque sin dalle fasce.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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