Caritea regina di Spagna

Melodramma serio

Libretto di Paolo Pola
Musica di Saverio Mercadante

Prima esecuzione: 21 febbraio 1826, Venezia, Teatro La Fenice.

Personaggi

CARITEA soprano
Don ALFONSO re di Portogallo tenore
Don DIEGO sotto il nome di don Pirro d’Aragona figlio di contralto
Don FERNANDO vecchio capitan generale spagnolo basso
Don RODRIGO altro capitan generale ambasciatore di Caritea tenore
CORRADO ufficial superiore portoghese basso

Coro di Cavalieri spagnoli, di Guerrieri portoghesi. Damigelle di Caritea, Soldati spagnoli, Soldati portoghesi, Soldati di Diego, Popolo.

La scena è in Toledo e sulle rive del Tago al campo di d. Alfonso.

Argomento
Donna Caritea regina di Spagna, figlia di don Pietro e di donna Irene, per disposizione testamentaria paterna dovea colla scelta del suo sposo dar un successore alla corona di Spagna. Fin dalla sua prima giovinezza essa prediligeva il giovine Pompeo figlio di d. Guglielmo, grande del regno; ma venuto questi a contesa con Diego figlio di d. Fernando, parimenti grande del regno, e generale di Campo, (che pure ardea segretamente per Caritea) fu da quest’ultimo in un duello trafitto. Oltremodo dolente l’innamorata regina ordinò che si arrestasse l’uccisore perché ne avesse il meritato castigo, ma sottrattosi Diego da Toledo coi mezzi procuratigli dal padre, andò vagando due lustri sotto il nome di don Pirro d’Aragona qual capitano di ventura, avendo assoldato una mano di valorosi guerrieri.
Passata Caritea dalla nazione di scegliere un nuovo sposo, ferma nel suo primo affetto per l’estinto Pompeo, costantemente si rifiutò; finalmente tornando vane le ricerche fatte contro di Diego fuggitivo, pensò di proclamare un bando che, colui che gli avesse recata la testa di Diego, sarebbe stato da lei prescelto a suo sposo, e quindi alla dignità del trono innalzato. In questo frattempo Alfonso re di Portogallo, invaghito dell’avvenenza di Caritea, del suo animo virile ed allettato fors’anco dall’idea di possedere un doppio dominio, s’era dichiarato pretendente alla sua mano, ma ottenuta una formale ripulsa, già si accingeva a voler ottenere colla forza ciò che non aveva potuto ottener dalla persuasione. Già un poderoso esercito da lui capitanato era sceso in Ispagna, già le truppe portoghesi si trovavano sul Tago, già si minacciava Toledo, quando arriva sconosciuto Diego dopo due lustri, e presentatosi al portoghese sovrano ottiene per un giorno di potersi accampare coi suoi sulla destra del fiume presso al ponte di legno. Fu in questo luogo, che Caritea in abito virile volendo sorprendere alla schiena l’armata nemica, nel passaggio del ponte rovinato dai guastatori portoghesi si trovava in grave pericolo. Accorso per avventura Diego ha la fortuna di salvar la sua adorata regina; questa presa da gratitudine, comincia a sentir per lo sconosciuto guerriero un’amorosa inclinazione che viene rafforzata dall’averla ricondotta salva in Toledo. Sdegnato altamente Alfonso dall’operato di Diego lo porta ad una particolare disfida, dalla quale uscendo Diego vincitore torna in Toledo ed assicura la regina dal pericolo del suo stato; ma tutto questo non basta per determinarla a dargli la mano di sposa, adducendo che finché Diego viveva, in forza del suo decreto poteva appartenere, a chi le avesse portata la di lui testa. Allora finalmente vedendo che non v’era altro mezzo che il palesarsi, e che il momento era opportuno si getta ai suoi piedi sottomettendosi a discrezione alla sua vendetta. Quest’ultimo tratto di devozione corona pienamente i desideri di Diego, e in mezzo alle acclamazione del popolo viene a conseguire la mano di Caritea, che lo perseguitava a morte.

Libretto – Caritea regina di Spagna

Atto primo

Scena prima
Appartamenti reali.
Coro di Cavalieri spagnoli che entrano da una parte frettolosamente; dall’altra parte opposta entra Rodrigo.

CORO
Ah! Caritea dov’è?
Pien di baldanza
il Lusitano re
sul Tago avanza.

RODRIGO
Che mai dite? Oh ciel, che intendo!
Dunque in arme più tremendo
il lusitano re
sul Tago avanza?
Misera patria nostra,
chi mai ti salverà!
Propizio Dio, ti mostra,
abbi di noi pietà

CORO
Il fiero lusitan,
che aspira al doppio regno,
di Caritea la man
chiede di pace in pegno.

Scena seconda
Caritea esce con don Fernando e con alcune Damigelle.

CARITEA
Ma non l’avrà quel perfido;
sua non sarò giammai.
Spento è quel sol, che amai,
da un ferro traditor.
(volendo ricordare a d. Fernando la morte del di lei amante d. Pompeo ucciso dal di lui figlio d. Diego)

FERNANDO
(verso d. Caritea)
Dopo due lustri, ahi misero!
che piango errante un figlio
non cangia mai consiglio
il tuo fatal furor?

RODRIGO
(verso d. Caritea)
Dopo due lustri il misero,
che piange errante un figlio,
non cangia mai
il tuo fatal furor?

CARITEA
Pace non ha quest’anima
fin che il crudel respira:
sento, che avvampo d’ira
quanto avvampai d’amor.

FERNANDO
M’uccide, oh dio! quell’ira,
l’eterno tuo rigor.

RODRIGO
Taccia una volta l’ira,
pietà ti parli al cor.

CORO
Alla patria sventurata
dona alfine un padre, un re;
per lei trema, sciagurata,
se non sai tremar per te.

CARITEA
Io tremar? Caritea? Ah! Che mi dite…
Se Ispani siete, il mio valor seguite.

CARITEA, RODRIGO E FERNANDO
Mano all’armi. Nel fianco nemico
trovi il brando la calda vendetta:
là sul campo vittoria ci aspetta,
alza il grido fra l’armi l’onor.

CORO
Vittoria ci aspetta
all’armi, all’onor.
(i cavalieri partono)

CARITEA
Sia tua cura, o Fernando, i prodi miei
tutti disporre al gran cimento. Io vado
le virili a indossar vesti guerriere.
Sotto alle mie bandiere
militerà il valor, ch’ove si pugna
pei santi lari e per le patrie mura
di novello vigor ci arma natura.

RODRIGO
Ma il tuo bando regal, che la tua destra
promette in premio a chi daratti estinto
l’uccisor di Pompeo, che tanto amavi,
spogliò Iberia di bravi.

FERNANDO
Contro il proscritto mio figlio infelice
tutti i giovani eroi mosser bramosi
di meritarti, e intanto
la patria orba di lor si strugge in pianto.
Pochi noi siamo, e deboli, e malfermi,
e forte è il lusitan più che non pensi.

CARITEA
Degni d’ispano cor non son tai sensi.
Sia pur forte il nemico, e sia possente,
sta giustizia per noi. Qual dritto accampa
Alfonso il lusitan dal folle orgoglio
di voler la mia mano?… A lui, Rodrigo,
va ancor nunzio di pace, ove acconsenta
di sgombrar la mia terra;
ma s’ei persiste in suo pensier di guerra,
digli, che questa man cara può forse
provar troppo a suo danno;
ch’usa il brando a trattar, le ingiuste offese
è di punir capace…
Lo consiglia a partir, lasciarci in pace.
(Caritea parte colle damigelle da un lato, e Rodrigo e d. Fernando da un altro)

Scena terza
Accampamento di d. Alfonso in vicinanza del Tago. Di lontano vedesi la città di Toledo. La tenda principale di d. Alfonso, che sta da un lato, sarà praticabile e grandiosa internamente.
Diego in armatura con uno Scudiero.

DIEGO
Quelle son pur le patrie arene, quelle
(indicando da lungi Toledo)
che da lungi torreggiano superbe,
di Toledo le mura. ~ Oh vista! Oh dolci
di natura e d’amor soavi affetti!
Lasso! Il padre chi sa, se ancora è in vita,
se non l’uccise il duol di mia partita! ~

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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