Faramondo
Dramma per musica.

Libretto di Apostolo Zeno.
Musica di Carlo Francesco Pollarolo.

Prima esecuzione: 27 dicembre 1698, VeneziaTeatro San Giovanni Grisostomo.

Persone che parlano:

GUSTAVO re de’ Cimbri e de’ Boemmi tenore
SVENO figlio di Gustavo contralto
ADOLFO figlio di Gustavo e amante di Clotilde contralto
ROSIMONDA figlia di Gustavo soprano
FARAMONDO re di Francia e amico di Gernando soprano
CLOTILDE sorella di Faramondo e amante di Adolfo soprano
GERNANDO re degli Svevi e amante di Rosimonda contralto
TEOBALDO capitano di Gustavo contralto
CHILDERICO figlio di Teobaldo e confidente di Rosimonda soprano

Dedica all’altezza serenissima di Ferdinando terzo gran principe di Toscana
Que’ rari avvenimenti, che formano la più bella parte alle storie, somministrano ancora gli eroi più illustri a’ teatri, e ce li fanno goder presenti, benché il corso di molti secoli abbia procurato di tenerli lontani dalla nostra memoria. Ovunque eglino si lascin vedere in pubblico, quando ancora fossero inutili al rimanente degli uomini, son meritevoli dell’accoglienza de’ principi, che dalle azioni passate prendono il disegno dell’avvenire, e sulla cognizione dell’altrui merito stabiliscono la sicurezza del loro. Io pertanto, serenissima altezza, ho scelto nel mio dramma uno de’ più celebri principi dell’antica età, e qualunque possa riuscirne l’idea che ne ho fatta, ho voluto dedicarlo a voi, come ad uno de’ più ragguardevoli della nostra. Né punto nuovo alla vostra gran mente, che abbraccia tutti i giri de’ secoli, e tutte le vicende de’ regni, giungerà il nome di chi gettò i fondamenti, e diede le leggi ad una monarchia sì possente; ed avrei molto di che pregiarmi, serenissima altezza, se in leggendolo ne’ miei versi, tale il ritroverete, quale ve lo rappresentano, e la fama che se n’è sparsa, e la stima che voi ne fate. Comeché possa scemargli molto di merito la mia debolezza, mi è parso nondimeno degno di voi l’argomento, non essendo poco, che abbia potuto immaginarmi qualche cosa, che fosse convenevole in parte alla vostra grandezza, e che potete pretender con minor colpa l’onore del vostro compatimento. Questi è il solo oggetto che mi ha fatto risolvere ad una così ardita elezione, senza pensare che possa esservi profittevole la virtù del mio eroe. Ed infatti, serenissima altezza, non avete alcuna necessità di andar vagando per le storie, e di prendere altronde gli esempi, quando e così frequenti, e così illustri gli avete nella vostra famiglia. Vi bastano le paterne, e le dimentiche glorie, e voi riconoscete troppi vantaggi dalla vostra nascita, e troppi dalla vostra inclinazione, perché non abbiate a ricercarne di maggiori ne’ tempi rimoti, e nelle nazioni straniere. Questa è una verità così chiara che non mi lascia alcun dubbio di parervi indiscreto nel dirvela, mentre gli applausi de’ sudditi, e le penne degli scrittori v’hanno avvezzato a soffrirle, qualunque sforzo incontrario ne abbia fatto la vostra modestia. Ella è che nel desiderio che tengo, di dire quanto penso di voi, mi rimprovera di averne detto anche troppo, e quasi fa temere alla mia devozione di aver perduto il merito dell’offerirsi. Ma finalmente questo è ‘l solo mancamento ch’io posso commettere in ciò che riguarda alla vostra persona, e può sperarne il perdono, perché è comune a quanti hanno l’alta fortuna di conoscervi o di preferenza, o di fama. Per altro ardisco di credere, che voi abbiate tutta la sicurezza, che questo mio fallo sia figlio di quel rispetto, con cui mi professo di esser’in ogni tempo.

Di vostra altezza serenissima,
Umil.mo divotiss.mo e osseq.mo serv.re
A. Z.

Argomento
A Gustavo re de’ Boemmi e de’ Cimbri concesse il cielo tre figliuoli, Sveno, Adolfo e Rosimonda. Di questa invaghitosi Gernando re degli Svevi, fece per mezzo d’Ambasciatori richiederla al re suo padre per moglie, ma qualunque ne fosse il motivo o di politica, o di alterigia, ne riportò da Gustavo il rifiuto: del che oltremodo sdegnatosi, né potendo egli solo far la guerra ad un monarca, le cui forze erano di gran lunga maggiori delle sue, ricorse all’aiuto di Faramondo re della Franconia, principe suo confederato ed amico, da cui altre volte avea ricevuto la libertà, ed era stato rimesso nel regno. Faramondo, tuttoché fosse amico anche di Gustavo, al cui figlio Adolfo, che si tratteneva in sua corte, trattava allora di conceder in moglie la principessa Clotilde sua sorella, avendo nulladimeno maggior impegno di amicizia con lo Svevo, ruppe il trattato di nozze unissi co’ Gernando, e vinto in una campale battaglia l’esercito di Gustavo, entrò armato nella Cimbria, ponendola tutta a ferro e fuoco. Gustavo sprovveduto di forze per porre argine ad un esercito vittorioso, fu costretto portarsi nella Boemmia per raccogliervi una nuova armata, ed intanto i due re collegati entrando nel Paese nemico de’ Cimbri se ne impossessarono agevolmente, assediando nella sua metropoli Sveno e Rosimonda. Avendo ivi inteso, che Gustavo si appressava con nuove forze maggiori delle passate per far loro scioglier l’assedio, diedero un feroce generale assalto alla città, e riuscì a Faramondo il prenderla, e l’uccidervi di sua mano Sveno che n’era alla difesa.
La morte di questo principe dà occasione a tutto l’intreccio del dramma, poiché quindi ne nasce che con giuramento inviolabile presso alla superstizione del gentilesimo, Rosimonda giura la morte di Faramondo, e Gustavo promette in consorte la figlia, e in premio la Cimbria, a chi verrà a presentargli il capo tronco del re nemico. Nel tempo stesso che Faramondo sull’imbrunir della notte prende la città, riesce a Teobaldo, uno de’ capitani e ‘l più confidente di Gustavo, far prigioniero nel campo de’ Franchi la principessa Clotilde condottavi dal fratello, conforme al noto costume degli antichi popoli della Germania, che usavano condur seco nelle guerre tutta la loro famiglia. L’odio che spinge Teobaldo a’ danni di Faramondo, non deve in lui condannarsi sino alla fine della favola, ove si scopre qual fosse Sveno creduto figliuolo di Gustavo, e Childerico stimato figliuolo di Teobaldo. Da queste azioni si dà cominciamento al dramma, che prende il nome di Faramondo dal suo attor principale.
Questi è quel Faramondo, che prima essendo re della Franconia, chiamato poscia dal suo coraggio alla conquista di un regno, in cui nulla avesse di parte la nascita o la fortuna, ma che fosse tutto del suo valore, passato il Reno, andò ad insignorirsi delle Gallie, e dando loro il nome di Francia fu il primo che con lo stabilimento della legge salica desse principio a quella in ogni tempo gloriosa, e formidabile monarchia. Del soggetto principale di questo dramma, per tacere mons. di Mezeray, de la Serre, Verdier, ed altri storici francesi, confesso d’esser singolarmente tenuto a mons. de la Calprenede, che non solo me ne ha dato il motivo ma ancora mi ha somministrata una parte del viluppo nella seconda parte del suo Faramondo, o sia della sua Storia di Francia.

Atto primo

Scena prima
Stanza di Rosimonda con letto.
Rosimonda che assisa sul letto sostiene Sveno moribondo.

ROSIMONDA
Sveno, germano, o dio!

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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