Fedora
Dramma

di v. Sardou ridotto in tre atti per la scena lirica da Arturo Colautti
Musica di Umberto Giordano

Fonti letterarie: dal dramma omonimo di Victorien Sardou.

Prima rappresentazione: 17 novembre 1898, Teatro Lirico di Milano.

PERSONE

Principessa FEDORA ROMAZOV (Soprano)
Contessa OLGA SUKAREV (Soprano leggero)
Il conte LORIS IPANOV (Tenore)
DE SIRIEX diplomatico (Baritono)
DIMITRI groom (ragazzo) (Contrallo)
Un piccolo savojardo (Contralto)
DESIRÉ cameriere (Tenore)
Il barone ROUVEL (Tenore)
CIRILLO (Baritono)
BOROV medico (Baritono)
GRECH uffiziale di polizia (Basso)
LOREK chirurgo (Baritono)
NICOLA e
SERGIO, staffieri (Coristi)
MICHELE portinajo (Corista)
BOLESLAO LAZINSKI (Mimo)
Il dottor MÜLLER (Mimo)
MARKA cameriera (Comparsa)
BASILIO domestico (Comparsa)
IVAN agente di Polizia (Comparsa)
Altro Agente (Comparsa)
Signori,
signore,
servi,
staffieri,
coro interno.

Epoca presente. Il primo atto a Pietroburgo; il secondo a Parigi; il terzo in Isvizzera.

Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo


ATTO PRIMO
Pietroburgo, d’inverno, in casa del conte Vladimiro Andrejevich, capitano della Guardia.
Salotto ottagonale di vecchio stile moscovita, ma pariginamente arredato. Nel mezzo della parete centrale un uscio chiuso: quello della camera da letto.
Sul sinistro lato del fondo una porticina aperta mette nello spogliatojo visibile in parte, dentro il quale notasi un altr’uscio comunicante con la camera da letto.
Nel lato destro del fondo la comune aperta e rischiarata, che conduce nell’anticamera. A sinistra del proscenio un caminetto a mensola, la quale sorregge una pendola e due candelabri: più indietro l’usciale della galleria.
A destra, sul davanti, ampi finestroni a doppia invetriata, con grevi cortinaggi, attraverso i quali scorgonsi i tetti contrari coperti di neve, riscintillante al chiaror della luna. Più in su, una credenza russa con suvvi il samovar e un servizio da thè.
Sulla scena, a dritta, un tavolino dinanzi a un sofà: a sinistra, una scrivania: nel mezzo, un seggiolone di cuojo. Alle pareti quadri, armi, majoliche: ninnoli, fiori e fotografie qua e là.
Candelabri e caminetto accesi: sulla credenza sta bollendo il samovar.

SCENA I
Desiré, Nicola, Sergio, alcuni staffieri e Dimitri.
(Desiré in marsina e Nicola in livrea, seduti al tavolino, giocano a domino: Sergio e due altri staffieri seguono in piedi la partita. Dimitri, sprofondato nel seggiolone, dorme profondamente.)

DESIRÉ
(giuocando)
Quattro!

NICOLA
(egualmente)
Sei!

DESIRÉ
(c. s.)
Doppio zero!

NICOLA
(gridando)
Vittoria!

DESIRÉ
(alzandosi seccato)
N’ho abbastanza…
(a Sergio)
Da bere…

SERGIO
(indicando la pendola)
Non è tardi?

DESIRÉ
Nessun timore… Il Conte
rincaserà col sole… È l’ultima sua notte
di libertà… Fra poco prende moglie…

GLI ALTRI
(stupiti)
Di già?

DESIRÉ
(con intenzione)
Perché no? Sua Eccellenza la bella principessa
Fedora Romazov, quella vedova… ha fretta…

GLI ALTRI
(circondandolo)
Ricca?

DESIRÉ
(con sussiego)
Passabilmente… quattordici milioni…

TUTTI
(togliendosi il berretto)
Salute!

DESIRÉ
(misterioso)
Ed era tempo!… Il Conte È un capo scarico…

DESIRÉ
Le donnine…

SERGIO
(rincarando)
Le carte…

NICOLA
(c. s.)
Le bottiglie…

DESIRÉ
(c. s.)
I cavalli…

TUTTI
(c. s.)
Gli ebrei…

DESIRÉ
Si stava freschi!…

NICOLA
Ed or?

DESIRÉ
(trionfalmente)
Siam tutti salvi!…
(Sergio va a prendere sulla credenza una corta e panciuta bottiglia stemmata; poi ne mesce a tutti un bicchiere, anche a Dimitri, il quale però non si scuote.)

SERGIO
(a Dimitri)
Tò, prendi!…

DESIRÉ
Ha già bevuto…
(Tutti ridono rumorosamente.)

DESIRÉ
(alzando il bicchiere)
Al padrone!…

SERGIO
(facendo lo stesso)
Alla sposa!…

NICOLA
(c. s.)
Alla dote!…

TUTTI
(gridando)
Ed a noi!…
(Ciascuno tocca il bicchiere dell’altro, tracannando poi d’un fiato il proprio. Un trillo di campanello elettrico li interrompe.)

DESIRÉ
(ascoltando)
Silenzio!
(Sergio, rideposta la bottiglia sulla credenza, corre in fondo a spiare. Tutti si guardano stupiti.)

GLI ALTRI
(dopo aver origliato)
È il Capitano…

DESIRÉ
No…

SERGIO
(ricomparendo)
È la Principessa…
(Il campanello squilla ancora una volta e più forte.)

DESIRÉ
(scuotendo Dimitri, che dorme tuttavia)
Su, svegliati, poltrone!
(Dimitri corre verso la comune del fondo: gli altri, meno Desiré, che nasconde i dadi del domino, scappano a sinistra dall’usciale della galleria.)

SCENA II
Desiré, Fedora, poi Dimitri
(Fedora, in ricca acconciatura da teatro, ma avviluppata in ampia pelliccia, entra frettolosa. Dimitri la segue tutto trasognato ancora. Desiré s’inchina profondamente.)

FEDORA
(a Desiré)
Assente è il Capitano?

DESIRÉ
(ossequioso)
Non tornò tutta sera…

FEDORA
(turbata)
Lungamente in teatro l’attesi…

DESIRÉ
(a Dimitri)
Corri al Circolo!…

DIMITRI
(inchinandosi a Fedora)
Corro, Eccellenza…

FEDORA
Va!
(Dimitri esce di corsa dal fondo.)

SCENA III
Fedora e Desiré

FEDORA
(un po’ imbarazzata)
Rigida è assai la sera…
(Desiré trascina il seggiolone presso il caminetto indi attizza il fuoco. Fedora guarda intorno curiosamente.)

FEDORA
(tra sé)
Quanti fior! quanti ninnoli deliziosi!… Questo
È il suo salotto…
(a Desiré, accennando all’usciale chiuso del fondo)
E quella?

DESIRÉ
(con intenzione)
La camera da letto…
(Fedora resta a guardare pensosa; poi ridiscende. Sovra una mensola e una fotografia in un astuccio: la prende e la bacia.)

FEDORA
(teneramente)
Ed ecco il suo ritratto…
(vagheggiandolo)
O grandi occhi lucenti di fede!
o vasta fronte di me pensosa! o labbra
ignote alla menzogna! o riso ammaliator!…
L’effluvio qui respiro dei dolci suoi pensieri:
odo i richiami ardenti del suo cuore fedel…
E già un’immensa ebbrezza mi turba e mi gioconda:
sento che qui comincia un’altra vita in me…

SCENA IV
Dimitri e i precedenti: poi Grech, De Siriex, Ivan e un altro Agente di polizia

DIMITRI
(trafelato, ma gajo)
Signora, ecco la slitta del padron!

FEDORA
(con un grido di gioja)
Finalmente!
(gli getta un portamonete)
(Dimitri corre via per l’anticamera: Desiré fa per seguirlo: Fedora si lascia cadere sul seggiolone presso il caminetto, voltando le spalle nude alla porta. Grech entra bruscamente dalla comune, facendo indietreggiare Desiré: De Siriex lo segue lentamente. I due Agenti si fermano sulla soglia. Fedora, sempre seduta accanto al fuoco, non se ne accorge.)

GRECH
(a Desiré stupefatto, senza veder Fedora)
La camera del Conte, presto!

DESIRÉ
(additandola senza capire)
Là…
(Desiré esce vivamente insieme ai due poliziotti. Fedora si volge al romore; indi si alza di scatto.)

FEDORA
(chiamando con terrore)
Vladimiro!

GRECH
(grave)
Ferito…

FEDORA
(con un urlo)
Ah! Vladimiro!…
(Fedora corre nella camera da letto, di cui richiude l’uscio, lasciando vedere per un momento il basso del letto e la lampada dal rosso paralume. Ivan viene a deporre sulla scrivania una rivoltella e un portafogli. De Siriex osserva da un angolo.)

GRECH
(a Desiré, che rientra dal fondo, additando Fedora)
Quella dama chi è?

DESIRÉ
(desolato)
Fedora Romazov…

GRECH
(sorpreso)
La principessa?

DESIRÉ
Si…

SCENA V
Il dottor Lorek con un Assistente e detti; indi Müller

GRECH
(a Lorek, che entra frettoloso dal fondo).
Dottore!…

LOREK
(togliendosi la pelliccia)
Una disgrazia?

GRECH
(a mezza voce)
Un assassinio…

LOREK
(esterrefatto)
Il Conte?

GRECH
Il Conte!…
(L’Assistente prende dalle mani di Ivan la busta chirurgica e un’ampolla.)

LOREK
(a Grech)
Dov’è?

GRECH
(indicando la camera da letto)
Là…
(In questo punto Fedora, sconvolta, smarrita, riappare fra i battenti.)

FEDORA
(affannosamente, agitando il braccio fuori dell’uscio)
In nome di Dio, un medico!…

LOREK
(prendendo la busta pôrtagli dall’Assistente)
Eccomi qua, signora…
(Entrano nella camera Fedora, Lorek e l’Assistente: Fedora si riaffaccia tosto sulla soglia.)

FEDORA
(gridando)
Acqua… presto!…
(Desiré e Ivan passano nello spogliatojo, il cui uscio rimane aperto: si vedono prendere una brocca, un catino, alcune spugne, certi pannolini, porgendoli a Fedora attraverso la porta di comunicazione. Grech si accosta a De Siriex, il quale, appoggiato col dorso al caminetto, segue in piedi la scena.)

GRECH
(a mezza voce)
Il signore?
(cava di tasca un taccuino)

DE SIRIEX
(con lo stesso tono)
Giovanni de Siriex, addetto all’ambasciata
di Francia…

GRECH
(scrivendo, dopo un inchino)
Vi ringrazio.
(Lorek rientra, asciugandosi le mani a una tovaglia offertagli dall’Assistente; indi corre alla scrivania, e si mette a scrivere rapidamente in piedi.)

LOREK
(dando un foglio a uno degli Agenti)
Dal farmacista… e subito
un prete…
(L’Agente s’inchina, e parte per il fondo. Lorek s’avvia di nuovo alla camera di Vladimiro, e s’incontra in Fedora, che a lui ritorna ansiosa.)

FEDORA
(febbrilmente)
Ebbene?

LOREK
(tentando di sfuggirle)
Grave… ma non dispero ancora…

FEDORA
(trattenendolo, con affanno, a mani giunte)
Vedete: io qui vi prego, come si prega Iddio…
salvate l’amor mio, salvate la sua vita!…
(scoppia in singhiozzi)
(Entra dal fondo il dottor Muuml;ller.)

LOREK
(liberandosi da Fedora)
Dottor Müller, venite!…
(Müller passa nella stanza del ferito: l’uscio è richiuso.)

FEDORA
(afferrando la mano di Lorek)
Lasciate che vi segua…

LOREK
(dolcemente opponendosi)
Al contrario, Eccellenza…

FEDORA
(insistendo)
Sarà forte… ho coraggio…
(con energia virile)
Non piango più… vedete…

LOREK
(svincolandosi)
Vi chiamerem tra breve…
(Lorek entra nella camera da letto, di cui riaccosta subito i battenti. Fedora lo segue con lo sguardo atterrita: poi si lascia cadere sul seggiolone e piange silenziosamente, guardando l’uscio inibito.)

SCENA VI
Desiré, i precedenti; indi Dimitri e tutti i servitori e le cameriere

GRECH
(a Desiré, che rientra dal gabinetto, accennando a Fedora)
Permette sua Eccellenza una domanda sola?

DESIRÉ
(accostandosi a Fedora, timidamente)
Eccellenza, il signore, ch’è della Polizia…

FEDORA
(sorgendo d’un balzo, a Grech)
L’assassino dov’è?

GRECH
Egli non cadde ancora
in nostra mano… Il Conte non proferiva un nome?…

FEDORA
(scuotendo negativamente il capo).
Neppure il nome mio!…

GRECH
Forse, qualche nemico?

FEDORA
(con stupor doloroso)
Nemico suo! Chi mai?

GRECH
(additando l’uscio della galleria, a sinistra)
Vo’ interrogare i servi
nell’altra stanza…
(s’avvia)

FEDORA
(vivamente)
No!… Restate qui…
(Grech, inchinatosi, siede alla scrivania a sinistra. Fedora vi depone una croce bizantina incrostata di gemme, togliendosela dal petto: indi risale la scena, e va ad ascoltare presso l’uscio del fondo.)

GRECH
(ad Ivan, sottovoce)
Scrivete…
(Ivan siede pure alla scrivania, dirimpetto a Grech, e vi stende su le sue carte. Grech fa segno a Desiré e a Dimitri di avvicinarsi. Gli altri servi si aggruppano nel fondo sulla soglia dell’anticamera.)

GRECH
(a Desiré)
A qual’ora il padrone lasciò la trattoria?

DESIRÉ
(a Dimitri)
Dimitri, tocca a te… A qual’ora il padrone
usciva da Borel?

GRECH
(dettando ad Ivan, che scrive)
«Esame di Dimitri…»
(Dimitri timidamente si avanza, rigirando il berretto fra le dita: a un cenno di Grech, mette la mano sulla croce di Fedora, indi si segna devotamente.)

DIMITRI
(tutto pauroso)
Signore… alle otto e mezzo… M’ero recato a prendere
gli ordini del padrone… «Torna a casa, piccino»,–
così disse, salendo in trojka – «nulla io vo’…»

GRECH
(ad Ivan)
Otto e mezzo…
(a Desiré)
Il cocchiere è costà?

DESIRÉ
Sissignore…
(chiamando verso l’anticarnera)
O Cirillo!

DIMITRI
(risalendo)
Cirillo!

TUTTI I SERVI
(a mezza voce, voltandosi)
Cirillo!…

SCENA VII
Cirillo e detti
(Cirillo, vestito alla foggia dei cocchieri russi di grandi case, s’avanza lentamente dal fondo, e si pianta dinanzi la scrivania. Fedora abbandona l’uscio di mezzo, e viene a sedersi presso il tavolino di destra sul sofà, il fazzoletto alla bocca e l’occhio fisso, tutta posseduta dal suo dolore. Dapprima ella ascolta distrattamente: indi man mano la sua attenzione si ridesta e ingrandisce.)

GRECH
(a Cirillo)
Orsù, il tuo nome?
Cirillo…

CIRILLO
Nikolàjevich…

GRECH
Che ti disse il padrone,
salendo nella slitta?

DESIRÉ
(a Cirillo)
Parla!

FEDORA
Parla!

TUTTI I SERVI
(a mezza voce)
Via, parla!…

CIRILLO
(semplicemente, dopo aver toccata e baciata la croce)
Egli mi disse: «Andiamo al Tiro!».
Andammo… Attesi un quarto d’ora…
Subitamente, nel gran silenzio,
s’odon due spari… Ascolto… Nulla!…
più nulla!… tranne lunghi latrati…
O mio stupore!… Un forsennato,
spinto il cancello, sbucò sì ratto
che ravvisarlo non seppi…

GRECH
(spazientito)
E poi?

CIRILLO
(con commozione crescente)
Quell’uom, correndo, avea lasciato,
là sulla neve, stille di sangue…
(movimento di Fedora)
Come in periglio, prego il mio dolce
Santo Patrono e la pietosa
Madre di Dio… nè prego invano…
Ecco una slitta… Io chiamo, chiamo…
(additando De Siriex)
Era il signore… Dica egli il resto…
io più non reggo… io più non posso
(tra i singhiozzi)
O padron mio!… o nostro padre!…
(Cirillo risale verso l’anticamera: passando vicino a Fedora, s’inginocchia e le bacia la mano, piangendo: poi va a confondersi nel gruppo dei servitori.)

GRECH
(a De Siriex)
Così, adunque, signore?

DE SIRIEX
(avanzandosi dal caminetto)
Quelle macchie vermiglie
guidano a un padiglione solitario… Saliamo…
Lordo di sangue, il Conte giace…
(Movimento generale; tutti inorridiscono. Grech prende la rivoltella già deposta da Ivan sulla scrivania.)

GRECH
Stringeva in pugno
quest’arme?

DE SIRIEX.
A terra stava…

GRECH
(esaminando la rivoltella)
Un solo colpo esplose…
(a Desiré)
Apparteneva al Conte?

DESIRÉ
(osservandola)
Sì… Inerme non usciva,
poi ch’era minacciato…

FEDORA
(accostandosi)
Che dici? Minacciato!…

GRECH
(sorpreso)
Minacciato?

DESIRÉ
Qual figlio d’Ilia Jariskin, vostro
capo…

GRECH
(scattando)
Egli è un nihilista!

TUTTI
(con terrore)
I nihilisti!…
(Pausa. Tutti si guardano allibiti: Fedora medita intensamente.)

GRECH
(a Ivan, forte)
Date
gli appunti…
(leggendo un taccuino pôrtogli da Ivan)
«Il padiglione fu preso da una vecchia
in affitto…»

FEDORA
(sobbalzando)
Silenzio!… Grida?
(Fedora corre all’uscio della camera di Vladimiro, e sta in ascolto. Tutti si voltano a quella parte, tendendo l’orecchio. Breve silenzio. L’Agente di polizia, uscito con la ricetta, torna con un’ampolla dal fondo. Fedora si slancia verso di lui, gliela strappa e corre a bussare pianamente con quelli alla , della camera da letto; ma la porta non s’apre. Il dottor Müller appare nello spogliatojo, che resta illuminato dalla luce rossastra della stanza di Vladimiro filtrante attraverso l’usciolo, lasciato socchiuso dal dottore. Questi prende l’ampolla dalle mani di Fedora, la quale lo interroga affannosamente: ma l’altro non risponde e si ritira, riunendo i battenti. Fedora rimane immobile nel gabinetto, origlia un momento; indi ridiscende abbattuta, e si lascia ricader sul sofà.)

FEDORA
(a Grech, con voce soffocata)
Continüate…

GRECH
(ripigliando più sommessamente la lettura)
«Il padiglion fu preso da una vecchia…»

DESIRÉ
(battendosi la fronte)
Una vecchia
recava oggi una lettera al Conte…

GRECH
(colpito)
E questa lettera?

DESIRÉ
(additando il tavolino presso Fedora)
È in quel cassetto…
(Tutti si voltano curiosamente verso Fedora, che tira il cassetto, rimasto semiaperto, e vi fruga dentro.)

FEDORA
(rovistando con ansia)
Nulla!… nulla!…
(rabbiosamente)
L’hanno rubata!…

GRECH
(ai servi)
Chi venne ancor?

DIMITRI
(titubando)
Stamane ero solo… Un signore
entrava…
(indicando il tavolino a destra)
e là sedette… Ma d’improvviso, senza
palesarmi il suo nome, uscì di corsa…

FEDORA
(con un grido rauco)
È lui!
lui, l’assassino!…

GRECH
(in atto di dubbio)
Lui? Perchè tanta imprudenza?

FEDORA
(con impeto)
Dite coraggio, dite…
Son gente risoluta
quei truci tenebrosi… Voi pigri, stolti, ciechi!…
Non vi riscalda l’odio, la fede non vi sprona…
Del vostro Capo il figlio, il fidanzato mio
voi non vendicherete!…
(con tenerezza angosciosa)
Mio dolce Vladimiro!
Sogno d’amor, di pace! lume di poesia!
gloria della mia vita! sorriso del pensier!
(Dopo un istante, còlta da un pensiero improvviso, afferra la croce bizantina, già deposta sulla scrivania, e la leva in alto, volgendola verso la camera da letto)
Su questa santa Croce, ricordo di mia madre,
di vendicarti io giuro! E fin che la vendetta
non sia compiuta, io voto la giovinezza mia
a fedeltà perenne, a eterno lutto il cuore…
M’assistan la Madonna e i santi. E così sia!…
(Si fa il segno al modo ortodosso; indi bacia la croce, e se la ripone in petto. Tutti i servi si segnano insieme a lei. –
Breve pausa.)

GRECH
(a Dimitri)
Altra volta quell’uomo vedesti?

DIMITRI
(senza esitare)
Sì…

GRECH
Il suo nome?

DIMITRI
(cercando nella memoria)
Non rammento…

FEDORA
(sedendo a un tratto e traendo a sè il fanciullo)
Piccino, prova… sforzati… cerca!…

GRECH
(a Dimitri)
Su, cerca!

DESIRÉ
Cerca!

TUTTI
Cerca!

DIMITRI
(piagnucolando)
Non trovo…

FEDORA
(accarezzandolo tutto)
Cerca! cerca!…

DIMITRI
(dolorosamente)
Se m’ajutaste!…

FEDORA
(scattando in piedi, e respingendolo sdegnosa)
Sciocco!
(ai servi)
Nessun di voi lo vide?

DIMITRI
(passandosi una mano tra i capelli)
Il portinajo forse…
(a Michele, che esce di qualche passo dalla schiera dei famigli)
Nel giorno di Natale
un uomo sulla soglia parlò col signor Conte
a lungo…
(Michele si sforza di ricordare. Tutti lo guardano ansiosi. –
Lunga pausa)

MICHELE
(ricordando subitamente)
Ipanov!

DIMITRI
(con un grido di gioja)
Ipanov! Questo è il suo nome…

TUTTI
(con forza)
Ipanov!

GRECH
Loris?

DESIRÉ
Sì, Loris…

GRECH
Che abita?

DESIRÉ
(indicando le finestre)
Rimpetto…
(Grech si alza dalla scrivania, e cava di tasca una rivoltella. –
Movimento generale.)

GRECH
(ai suoi uomini)
Andiamo… orsù!…
(Grech, Ivan e l’altro Agente escono dal fondo con le rivoltelle in pugno – Tutti i servi e le cameriere si ritirano silenziosamente uno a uno nell’anticamera.)

SCENA VIII
I precedenti meno Grech, Ivan, l’altro Agente e i servi.
(Fedora è corsa a una finestra e ne solleva i cortinaggi, per guardare il palazzo prospiciente. –De Siriex e Desiré, dietro le sue spalle, osservano anch’essi.)

DE SIRIEX
(a Desiré)
Il conte Loris Ipanov… Nobil d’antica data
e di fortuna grande?…

DESIRÉ
Appunto…

DE SIRIEX
(con un gesto d’incredulità)
Nihilista
lui?!…

FEDORA
(senza voltarsi)
Perchè no? La stessa Corte n’è tutta infetta…

DE SIRIEX
(accennando con la mano)
Ecco le sue finestre…

FEDORA
Tutto è immerso nell’ombra…

DE SIRIEX
Forse a quest’ora dorme…

FEDORA
(alzando le braccia, inorridita)
Dorme quell’assassino!…

DE SIRIEX
(a Fedora)
Vedete là quei lumi?…

DESIRÉ
Avrà udito suonare…

FEDORA
(nervosamente)
Suonar?… Si sfonda l’uscio e lo si coglie…

DE SIRIEX
(c. s.)
Ed ecco…
quell’ombre che s’inseguono dall’una all’altra stanza…

DESIRE
(c. s.)
Lo cercano!…

FEDORA
(gridando, fuori di sè, come se potessero udirla)
Prendetelo!…

DE SIRIEX
(con l’indice teso)
Più non potrà sfuggire…
L’ombre si son riunite…

DESIRÉ
(con gioja)
L’hanno preso…

FEDORA e DE SIRIEX
(insieme)
L’han preso!…

SCENA IX
Lorek e detti, poi Grech
(L’uscio della camera da letto si spalanca: Lorek ricompare sulla soglia. Fedora, tutta intenta a guardare dalla finestra, non se ne accorge. –
De Siriex e Desiré si voltano vivamente e lo vedono. Lorek s’avanza d’alcuni passi.)

LOREK
(con voce sommessa e grave)
Signora!…
(Fedora si ritorce bruscamente: vede l’uscio aperto e Lorek, che si avanza verso di lei: ella resta un momento come trasognata, poi si riscuote e corre alla camera da letto.)

FEDORA
(gridando)
Vladimiro!…
(Fedora scompare nella camera, l’uscio della quale resta spalancato. Oltre il basso del letto e il canterale, si scorgono ora le sacre iconi appese alla parete e corruscanti nella luce rossastra. –
De Siriex, Lorek e Desiré si riuniscono presso la finestra. –
Nuova pausa.)

DE SIRIEX
(a Lorek, sottovoce)
Dunque?

LOREK
(con un gesto disperato)
È la fine!…

DESIRÉ
(giungendo le mani)
Morto?
(Grech entra frettoloso dall’anticamera, asciugandosi la fronte.–
Tutti si volgono ansiosi verso di lui.)

GRECH
(a De Siriex, con rabbia)
Fuggito!…
(De Siriex gli accenna di tacere, indicando la camera di Vladimiro.–
Grech, allibito, si leva il berrettone. –
Desiré corre nell’anticamera a parlare coi servi. Questi lentamente e silenziosamente rientrano, restando però agruppati verso il fondo, e interrogandosi a gesti l’un l’altro. Dall’uscio aperto della camera del Conte si vede Fedora buttarsi in ginocchio appiè del letto.)

FEDORA
(singhiozzando)
Vladimiro! o mio diletto, vedi…
son io, la tua Fedora, che t’ama, che t’adora…
Parla, parla… rispondi!… Mi riconosci?…
(Profondo cordoglio nei famigli: le donne piangono. De Siriex e Lorek son costernati. Desiré si nasconde il volto tra le mani.)

FEDORA
(dalla camera di Vladimiro, con un urlo terribile)
Ah!…
(Fedora cade priva di sensi al suolo.–
Tutti, meno Lorek, Grech e De Siriex, s’inginocchiano e si segnano divotamente.)
(Tela.)

FINE DELL’ATTO PRIMO

ATTO SECONDO

(Ricevimento in casa della principessa Fedora Romazov, a Parigi.)
Un’arcata, sorretta da snelle colonne, divide il salone propriamente detto dall’antisala, che serve da sfogatojo. Nel fondo si scorge l’entrata d’una serra a cristalli ricca di piante rare. Di là dall’arcata, sopra un rialzo, un pianoforte a coda: intorno, molte poltroncine.
Nell’antisala, a sinistra, mettono due usci laterali con ricche portiere: a destra, due ampie finestre. Un canapè, quasi nascosto da un piccolo paravento, con seggiole, poltrone, sgabelli a destra; a manca, una graziosa scrivania Louis Quinze.
In fondo, lampadari e doppieri accesi: nell’antisala una lampada veneziana scendente dal soffitto: fiori in ogni canto.

All’alzar della tela, è cominciato il ricevimento. Nel fondo circola, aggruppandosi variamente, una folla multicolore di dame e cavalieri in abito di società: ufficiali francesi e russi, diplomatici e accademici in uniforme: alcune marsine di colore.
Valletti in livrea portano in giro ricchi vassoi con rinfreschi. Grande animazione.

In fondo, nella gran sala da ballo, Fedora, seguita e aiutata da Loris, porge agli invitati tazze di thè e scatole di dolci. Altre signore siedono all’ingiro, parlando con vari cavalieri. Un gruppo di signori è presso il pianoforte.
Sul davanti, nell’antisala, in piedi, la contessa Olga Sukarev, circondata da Rouvel, Borov, Boleslao Lazinski ed altri signori.

SCENA I
Olga, Rouvel, Borov e Boleslao.

OLGA
(presentando Boleslao agli altri invitati).
Signori, vi presento Lazinski… Basta il nome,
nevvero?
(a Boleslao)
Il dottor Borov… il barone Rouvel….
(Boleslao, fornito di una immensa zazzera bionda e vestito pretenziosamente in calzoni corti e marsina constellata di gingilli araldici, s’inchina con esagerato sussiego, stendendo a tutti la mano, senza che nessuno gliela stringa. –
Gli altri lo salutano con fredda garbatezza.)

ROUVEL
(ironico).
Felice!

BOROV
(egualmente).
Lusingato!…

OLGA
(entusiasta, ai due).
Che criniera! che fronte!
l’occhio fatale! E poi, un esule, sapete…
(Boleslao guarda Olga con occhi esageratamente dolci, sospirando.)

ROUVEL e BOROV
(insieme).
Come voi?

OLGA
Come me… Vedete, la politica
È la mia passione… Ne vivo da tre mesi…

BOROV
Davvero?

OLGA
(con entusiasmo).
Oh, com’è bello il cospirar!…

ROUVEL
(celiando).
Vi cercano…

OLGA
(infervorandosi).
V’ascondete…

BOROV
(c. s.).
Vi arrestano…

OLGA
Fuggite…

ROUVEL
E vi ripigliano!…
(Tutti ridono, compresa la Contessa, che prende il braccio di Boleslao: indi risalgono.)

SCENA II
Fedora, Loris, poi De Siriex.
(Fedora, sempre accompagnata da Loris, continuando il suo giro, scende nell’antisala. A un tratto, scorge De Siriex, entrato allora dalla sinistra.)

FEDORA
(tendendo la mano a De Siriex)
Oh! il signor de Siriex…

DE SIRIEX
(baciandogliela)
Principessa…

FEDORA
Di voi
avrò forse bisogno…

DE SIRIEX
(inchinandosi).
Sempre agli ordini vostri…

FEDORA
(con un sorriso, a Loris).
Vecchi amici di Russia…
(presentando Loris a De Siriex)
Ed ecco uno recente…
(calcando sulle sillabe)
Il conte Loris Ipanov… mio compagno d’esilio…
il signor de Siriex, segretario degli Esteri…
(Loris si inchina; ma De Siriex, in udire il nome d’Ipanov, riniane quasi stordito: infine, riavutosi, s’inchina anche lui, lievemente. –
Fedora, presa dal vassojo di un valletto una tazza di thè, si avvicina a De Siriex per offrirgliela.)

FEDORA
(a De Siriex)
Accettate una tazza?

DE SIRIEX
(prendendo la tazza).
Grazie…
(moderando la voce)
Egli qui?

FEDORA
(nervosamente, sottovoce).
Lo tengo!…

SCENA III
Loris e Borov – Olga e Rouvel–
Fedora e De Siriex.

(Fedora e De Sirieux, conversando, risalgono lentamente a destra. –Loris li segue a distanza, quasi con gelosia: Borov, ridisceso dal fondo, gli si accosta, indi lo trae a sinistra. –Nel mezzo Olga passeggia, civettando, a braccio di Rouvel.)

BOROV
(tagliando il passo a Loris).
Una parola, Loris…

LORIS
(fermandosi).
Che vuoi?

BOROV
(gravemente).
Giurato avevi di non riporre piede qui dentro…

LORIS
(con un gesto di scusa).
La cortesia!…

BOROV
(scuotendo il capo).
Vano pretesto! tu l’ami quella sirena…
l’ami!…

LORIS
(passionatamente).
L’amo!…

BOROV
(con tenerezza).
Deh! ascolta,
Loris, la voce, del tuo fratello
d’anima: credi al primo amico…

LORIS
(quasi trasognato).
Credo alla voce della speranza,
che dice: «L’unica gioja è Fedora!»

BOROV
(afferrandogli la mano).
Loris, del fulgido sguardo diffida:
temi del dolce labbro i languori…

LORIS
(altieramente).
Perchè? Son forte…

BOROV
(compassionevole)
Sei vinto già!…

LORIS
(voltandosi a guardare Fedora che passeggia con De Siriex).
Vane paure!

BOROV
(incalzando).
stanotte io parto…
ritorno in patria… Pensa a tua madre…
Vuoi che le parli?

LORIS
(salutandolo della mano).
Buona fortuna!…

BOROV
(sconsolatamente)
O Loris Ipanov, ti assista Iddio!
(Loris risale sdegnoso per seguire Fedora. Borov gli tien dietro degli occhi, dolorosamente: poi s’allontana.)

ROUVEL
(sospiroso, a Olga).
Contessa, più guardo,
più cerco, più studio,
e meno comprendo…

OLGA
(occhieggiando intorno).
Che cosa?

ROUVEL
(fissandola allo scollo).
Il cuor vostro.

OLGA
(spensieratamente).
Io sono il Capriccio
leggero, veloce,
che spunta tra i riccioli,
che scherza coi ninnoli,
che invidia le rondini,
che ride alle lucciole,
e ignora il perché…

ROUVEL
(ridendo).
Un rebus voi siete…

OLGA
(c.s.).
Io son lo Sbadiglio
molesto, tenace,
che rompe la chiacchiera,
che fuga l’anelito,
che dissipa il bacio,
che uccide il tripudio,
e ignora il perché…

ROUVEL
(c.s.).
Voi siete un bisticcio,
un bel rompicapo,
un gran qui pro quo!…
(si confondono tra la folla.)

DE SIRIEX
(ancora stupito a Fedora).
Come faceste?

FEDORA
(con spigliatezza affettata).
Semplicemente…
So che è a Parigi: parto, lo cerco,
lo spio, l’adesco, l’inebrio…

DE SIRIEX
Ed egli?

FEDORA
È innamorato!…

DE SIRIEX
(stupefatto).
Innamorato?

FEDORA
(ridiventando seria).
Come un demente… Mi crede un’esule,
quasi una complice…

DE SIRIEX
E il suo delitto?

FEDORA
Ignoto a tutti… Io taccio ancora…

DE SIRIEX
Ed ora?

FEDORA
(freddamente)
Aspetto…

DE SIRIEX.
Che mai?

FEDORA
(c. s.)
La prova…

DE SIRIEX.
Come ottenerla?

FEDORA
Dalla sua bocca…

DE SIRIEX
(attonito).
Siete una piccola belva…

FEDORA
(facendo spallucce).
Mi vendico!

DE SIRIEX
(studiandola).
E se innocente?

FEDORA
(con un lampo negli occhi, giungendo le mani).
Oh! se lo fosse!…
(ravvedendosi)
Non l’odio quanto dovrei…

DE SIRIEX
(con intenzione).
L’amate?

FEDORA
(con un gesto ambiguo).
Non so…

DE SIRIEX
E se parla?

FEDORA
(selvaggiamente).
Senza pietà!…
(risalgono, discorrendo sempre.)

SCENA IV
Detti, Olga, Rouvel ed altri invitati.
(Tutti questi signori discendono dal salone, conversando giocondamente con la Contessa, la quale ha lasciato il braccio di Rouvel per prendere quello d’un ufficiale francese di cavalleria.)

ROUVEL
(galantemente a Fedora).
Principessa, ci fate languir!…

FEDORA
(sorridendo).
Ciascuno porta
la sua croce…
(toccandosi quella bizantina, che le scende sul petto)
Guardate, anch’io…

ROUVEL
(inchinandosi).
Permettereste?

FEDORA
(togliendosela).
A voi…
(Fedora, staccatasi la croce dalla collana, la consegna a Rouvel, che la esamina insieme a De Siriex e ad altri signori; mentre Olga si cerca d’attorno Boleslao, confusosi tra la folla.
–Loris non abbandona degli occhi la Principessa.)

DE SIRIEX
(dopo aver considerato la croce).
Splendida veramente!…

ROUVEL
(a Fedora, restituendogliela).
Sarebbe un talismano?

FEDORA
(facendosi seria subitamente).
In quest’antica croce era una pia reliquia:
io vi riposi un farmaco, che sana ogni malor…

LORIS
(con intenzione).
Per voi o per gli amici?…

FEDORA
(sorridendo, dopo aver riattaccata la croce).
Chi lo sa!…

LORIS
(con un inchino).
Grazie…

TUTTI
(ridendo).
Grazie…

OLGA
(rigirandosi tutta).
Ma dov’è il mio prodigio?

SCENA V
Boleslao e detti.

FEDORA
Chi dunque?

OLGA
(con enfasi).
Boleslao!

FEDORA
(ridendo).
Lo conduceste?

OLGA
(scorgendo Lazinski tra la folla, nel fondo).
È là…
(corre a raggiungerlo)
Venite, Boleslao!
(presentando alla Principessa Boleslao, che s’inchina una volta profondissimamente)
Vi presento Lazinski, il maestro polacco,
nipote e successore di Chopin… un poeta
del pianoforte, un principe del sentimento, un mago…
(Boleslao s’inchina tre volte.)

FEDORA
(graziosamente).
Vi applaudirem stasera?…

OLGA
(con entusiasmo).
Naturalmente…

FEDORA
Bene!
(Boleslao si ripiega ancora, grottescamente.
–Fedora, seguita da Loris, scompare a destra. De Siriex e Boleslao offrono entrambi il braccio ad Olga, la quale, dopo alquante moine, si decide per quello del secondo, che sospira come un mantice, facendole gli occhi teneri.
– Gli altri escono a gruppi, chiacchierando, per gli usci laterali.)

SCENA VI
Tutti, meno Fedora e Loris.

DE SIRIEX
(tra l’offeso e il galante, ad Olga, che si discosta a braccio di Boleslao, tutto glorioso.)
Cosacca!…

OLGA
(agli altri signori, che ridiscendono, con gravità faceta).
Miei signori, venite… M’hanno offesa!…

ROUVEL
(premurosamente).
Chi mai?

BOROV
(c. s.).
Chi mai?

TUTTI
(c. s.).
Chi mai?

OLGA
(solennemente).
Il signor De Siriex…

ROUVEL
(con stupor comico).
Lui?

BOROV
(c. s.).
Lui?

TUTTI
(c. s.).
Lui!

DE SIRIEX
(piegandosi come un colpevole).
Sì, io stesso…

OLGA
(sempre comicamente).
Pensate: osò chiamarmi
cosacca!… Ma perché?

ROUVEL
(c. s.).
Risponda il reo…

TUTTI
(a De Siriex).
Risponda!

DE SIRIEX
(con motteggevole eleganza)
La Donna russa è femina due volte,
doppiamente adorabile,
e doppiamente ostil…
Essa è la vera donna,
d’Eva la figlia vera
con le dolcezze e gl’impeti,
le audacie e le viltà,
l’ali e gli artigli, l’estasi e le frodi,
pronta a immolarsi e facile a tradir…
Tutto il suo sesso è in lei
tutto l’essere umano:
l’amor sublime come il firmamento
e l’odio come il mar bieco e profondo…
angelo e serpe, zingara e regina,
sol d’oriente e gelo boreal…
un poema, un trastullo, una demenza,
un altare, un abisso,
un mistero!…
Ecco la Donna russa,
ed ecco l’ideal…
(s’inchina ad Olga profondamente).

BOROV
(a De Siriex).
Il ritratto è preciso…

ROUVEL
Benché non troppo gaio…

OLGA
Evvia! Eccone un altro più somigliante ancor…
(spigliatamente)
Il Parigino è come il vino,
il vino della vedova,
la vedova
Cliquot…
Fragrante e perfido, giocondo e gelido,
fa mulinar la testa,
scioglie i garretti;
ma il cuor? il cuore?
Ohibò!…
Acido e zucchero, vapore e spirito,
balza, ribolle, crepita,
gorgoglia, freme;
e poi? e poi?
Passò!…
Farmaco biondo, tossico blando,
fa troppo vano strepito
e troppa spuma…
Perché? perché?
Non so…
Svanito il fumo, spenta l’ebbrezza,
non resta altro che il tedio,
o l’emicrania…
Adunque? dunque?
Buon pro!…
Il Parigino è come il vino,
il vino della vedova,
la vedova
Cliquot…

ROUVEL
(a Olga).
Benissimo!

DE SIRIEX
(inchinandosi).
Toccato!

BOROV
Brava, Contessa!

TUTTI
(ridendo).
Ah! ah!…

SCENA VII
Boleslao, Borov, Rouvel dalla dritta e Detti.
(Olga, vedendo rientrar Boleslao seguito da Borov, Rouvel ed altri signori gli corre incontro.)

OLGA
(a Boleslao, investendolo, quasi gelosarnente).
Finalmente! vi colgo… Dove? con chi? di che?…
Parlate!… rispondete!…
(Boleslao altro non fa che spezzarsi in due: Olga gli afferra un braccio, e lo trascina verso il pianoforte, lasciando De Siriex in asso. Tutti ridono.)

ROUVEL
(a De Siriex, compassionandolo).
Non siete fortunato!…

BOROV
(c. s.).
La Polonia trionfa!…

DE SIRIEX
(filosoficamente).
Ma non dispero…

TUTTI
Come?

DE SIRIEX
(disinvolto).
Dò tre mesi al polacco…

TUTTI
E poi?

DE SIRIEX
(crollando le spalle).
Ripasserò…
(Tutti scoppiano a ridere: indi risalgono in gruppo, meno Borov.)

SCENA VIII
Fedora e Loris.
(Mentre Olga e Boleslao compiono a sinistra il giro, Fedora a braccio di Loris ricompare dalla dritta: ella freddamente istigante, egli più che mai affascinato.)

FEDORA
(facendosi fresco).
Ma, dunque, è l’amore?

LORIS
(con passione repressa).
No; dite martirio…

FEDORA
(ironica).
Che bel madrigale!

LORIS
(inebriato).
Di voi sola vivo…
vi sogno, vi seguo…

FEDORA
Così, mi spiate?

LORIS
Voi siete la luce, e l’ombra son io…

FEDORA
(beffarda).
Da me che sperate, se è lecito?

LORIS
(semplicemente).
Tutto…

FEDORA
(fingendosi offesa).
E s’io v’impedissi?

LORIS
Con quale diritto?

FEDORA
(sdegnosa).
Amarvi per forza or dunque dovrò?

LORIS
(con grande tenerezza)
Amor ti vieta di non amar…
La man tua lieve, che mi respinge,
cerca la stretta della mia mano;
la tua pupilla risponde: «T’amo!»
e il labbro dice: «Non t’amerò!»

SCENA IX
Borov, Loris e Fedora.
(Borov, rimasto solo, dopo aver cercato tra la folla nel fondo, ridiscende e vede Fedora con Loris sul davanti: si accosta allora alla Principessa.)

BOROV
(inchinandosi, a Fedora).
Principessa, se aveste ordini per la Russia…

FEDORA
Partite?

BOROV
A mezzanotte…

FEDORA
(semplicemente).
Ed io domani…

LORIS
(vacillando, con un grido soffocato).
Voi?

FEDORA
Ho la grazia… Mi rendono i beni, e sono attesa…

BOROV
(a Fedora, inchinandosi).
Ci rivedremo allora…

FEDORA
(porgendogli la destra).
A Pietroburgo…

BOROV
(dopo aver baciata la mano della Principessa, a Loris tristemente, con un gesto di commiato).
Addio!…
(Borov se ne va per la sinistra, stringendo la mano a parecchi signori.
–Loris, annichilito, si sorregge alla spalliera del canapè.)

SCENA X
Loris e Fedora.

LORIS
(dubitando ancora, con voce semispenta).
Che! doman?

FEDORA
(con un sospiro subdolo).
Lascio Parigi…

LORIS
(portandosi una mano alla fronte).
Sciagurato!… ed io seguirvi
là non posso!…

FEDORA
(come per consolarlo).
Appena giunta
pregherò per voi perdono…

LORIS
Vana impresa!

FEDORA
(fissandolo intensamente).
Perché vana?…
Che faceste?… È cosa grave?…

LORIS
(dolorosamente, come un’eco).
Grave…

FEDORA
Molto?… molto grave?…

LORIS
(sommessamente, dopo essersi guardato intorno).
Molto!…

FEDORA
(incalzando).
Dunque, tu sei reo?

LORIS
No…

FEDORA
(con un impeto di gioja).
Innocente?

LORIS
(con forza).
D’un delitto…
(Fedora, trovandosi presso il canapè, con dolce violenza vi fa sedere Loris, e quindi siede al suo fianco.)

SCENA XI
Olga, Loris e Fedora.
(Olga scende frettolosa nell’antisala verso il canapè, mentre molte coppie rientrano dal fondo.)

OLGA
(a Fedora).
Principessa, Lazinski può cominciar?

FEDORA
(seccata).
Cominci…

OLGA
(entusiasta).
Eseguirà il notturno in si maggiore… Udrete
che tócco!… che portento!…

FEDORA
(c. s.).
L’udremo con piacer…
(Olga risale, saltellando, al fondo.)

SCENA XII
Loris, Fedora, sul davanti: tutti gli altri, meno Borov, nel fondo.
(Due valletti hanno scoperchiato il pianoforte. Lazinski, condotto da Olga, si mette alla tastiera: la Contessa e le altre signore siedono intorno nella gran sala: i cavalieri stanno in piedi dietro le dame.
–Sul davanti Fedora è sempre sul canapè con Loris: il piccolo paravento li maschera di fianco, sì che gli altri nel salone possono malamente vederli.
–Lazinski incomincia a suonare: la Contessa, ascoltandolo, esprime un’ammirazione estatica. Durante l’esecuzione del pezzo, Fedora e Loris parlano sommesso.)

FEDORA
(dopo essersi guardata d’attorno, piegandosi su Loris, sedutole accanto).
Dimmi, dunque… Di’… che fu?

LORIS
(rapidamente).
Fu l’accusa d’aver teso
un tranello a Vladimiro
Andrejevich…

FEDORA
(rabbrividendo).
E non corri
a scolparti?

LORIS
Da suo padre?…
contro tutti?…

FEDORA
Se innocente
sei davvero, crederà…

LORIS
(tentennando del capo).
Egli?!

FEDORA
(tutta fremente).
E tu propormi ardisci
l’amor tuo contaminato
dal terribile sospetto…
e il tuo nome… il turpe nome,
o rossor! d’un assassino ?…

LORIS
(interrompendola con strana freddezza).
Innocente!…

FEDORA
(con simulata passione).
Prova, dunque,
questa tua grande innocenza…
e la gitta in faccia al mondo
per tuo onor, per l’amor mio!…
(Lunga pausa.
–Lazinski seguita a suonare nel grande silenzio. Loris si tiene il capo fra le mani.)

FEDORA
(affascinando Loris con la persona piegata e palpitante).
Tu taci?… Rispondi… rispondi…

LORIS
(esitando ancora).
Fedora, m’amate?

FEDORA
Sì, t’amo…
Ma parla, ma parla una volta!

LORIS
(dopo uno sforzo supremo, subitamente, con voce spenta).
Ebben, sì… l’uccisi…
(Nel salone tutti applaudiscono Lazinski, che ha terminato il primo tempo del suo pezzo: il concertista polacco si alza per ringraziare goffamente: indi ricomincia, attaccando l’allegro.)

FEDORA
(balzando in piedi, inorridita).
Eri tu?…

LORIS
(in piedi anche lui, stupefatto).
Fedora!

FEDORA
(con voce soffocata).
Assassino!

LORIS
(affannosamente).
T’inganni!…
tu ignori…

FEDORA
(incalzando).
Assassino! E tu osavi
vantarti innocente!…

LORIS
Del fatto,
si, sempre…

FEDORA
(sogghignando).
Fu forse disgrazia?

LORIS
(con forza).
Castigo!

FEDORA
Un agguato codardo?

LORIS.
E che ne sai tu?

FEDORA
(tra sé).
(Nulla io so!…)
(Loris prende dalla piccola scrivania i guanti e il gibus depostivi prima di sedere: Fedora, accorgendosene, fa un passo innanzi: egli s’avvia verso il fondo. Il concerto continua.)

FEDORA
(tra sé).
(Mi sfugge!)
(più forte).
Perché t’allontani?
Vuoi, dunque, lasciarmi nel dubbio?…

LORIS
(fermandosi, con grande tristezza).
Che giova?… Non m’ami!… Lo vedo…
T’incuto ribrezzo… hai paura…

FEDORA
(sforzandosi di sorridere).
Rifletti… la prima sorpresa…

LORIS
(con un gesto disperato).
Chiamarmi assassino potesti!….

FEDORA
(accostandoglisi con mal repressa ripugnanza).
Fu il grido del sangue… Ma, poi,
il cuore risponde: chi sa?…

LORIS
(con gioja).
Che sii benedetta!…

FEDORA
(procurando di farlo un’altra volta sedere).
Ma dimmi…
Perché l’uccidesti?

LORIS
(resistendo).
Parlare
in mezzo a una festa?…

FEDORA
Sol brevi
parole…

LORIS
Sarebbero vane!…
Io voglio recarti la prova…

FEDORA
(palpitante).
La prova!… Ma dove?… ma quando?…

LORIS
(avviandosi).
Domani… qui stesso…

FEDORA
(fermandolo, con impeto).
Stanotte!…
(sottovoce, con ansia).
Rispondi… Verrai?

LORIS
(decidendosi, subitamente).
Sì, verrò…

FEDORA
(quasi amorosamente).
Lo vedi!… Non provo ribrezzo…

LORIS
(baciandole ardentemente la mano).
Oh, grazie!… Fra un’ora?

FEDORA
(rabbrividendo tutta a quel bacio).
Fra un’ora!
(Loris s’allontana rapidamente e scompare a sinistra: Fedora fa l’atto di strapparsi rabbiosamente dalla mano l’impronta del bacio.)

FEDORA
(seguendo Loris con lo sguardo, terribilmente).
(Infame!… No, più non mi sfuggi!…)
(Mentre Loris se ne va, Lazinski ha terminato il suo pezzo. Tutti battono le mani.)

SCENA XIII
Tutti, meno Loris.
(Le signore s’alzano e circondano il concertista per complimentarlo. La Contessa, raggiante, va di gruppo in gruppo per attizzar l’entusiasmo. – Lazinski, squassando la sua criniera, distribuisce sorrisi e strette di mano. – Fedora è rimasta immobile e come trasognata presso la piccola scrivania.)

OLGA
(a una dama).
Portentoso, nevvero?

ROUVEL
(a De Siriex, ammiccando).
Strepitoso!…

DE SIRIEX
(ridendo a Rouvel).
Schiacciante!…
(Tutti son discesi nell’antisala. Lazinski s’inchina a Fedora, che gli stringe freddamente la mano. Grande animazione. – Un lacchè ha recato su d’un vassojo un dispaccio a De Siriex, che lo apre in disparte e lo legge con crescente emozione.)

OLGA
(giocondamente a Fedora).
Si fanno quattro salti?

FEDORA
(riscuotendosi dal suo stordimento).
Veramente, è un po’ tardi…

OLGA
(a mani giunte).
Un altro giro?…

ROUVEL
Il ballo è l’absinthe dell’amore…
(I cavalieri invitano le dame. Le coppie sfilano nel fondo verso la galleria vetrata. La Contessa prende il braccio di Lazinski: un generale offre il suo a Fedora. De Siriex, che presso la ribalta ha finito di leggere, le si accosta vivamente.)

DE SIRIEX
Principessa!

FEDORA
(voltandosi).
Che dite?

DE SIRIEX
Un dispaccio ufficiale…

FEDORA
Ebbene?

DE SIRIEX
(grave).
Vi consiglio di sospender la festa…

FEDORA
(stupita).
Perchè?

DE SIRIEX
Un attentato!…

FEDORA
(indovinando).
Contro lo Zar?

DE SIRIEX
(porgendole il dispaccio).
Leggete…
(Fedora legge sottovoce, rabbrividendo: molti invitati le si affollano intorno: il dispaccio passa di mano in mano.– La costernazione si dipinge su tutti i volti. Dopo un momento di stupor doloroso, una grande agitazione subentra.)

FEDORA
(come parlando a sé stessa)
Sempre quei maledetti!…

DE SIRIEX
(a Fedora, con intenzione, baciandole la mano).
I nihilisti, ancora!

OLGA
(prendendo il braccio di Boleslao, spensieratamente, a Fedora).
Che peccato!… il mio giro!…

FEDORA
(alzando un braccio, quasi solennemente).
Dio protegga lo Zar!…
(Gl’invitati si congedano da Fedora. – Molta confusione nel fondo. La Principessa stringe a tutti la mano.
– Le due sale si sfollano rapidamente.)

SCENA XIV
Fedora, indi Grech.
(Partiti gli ultimi invitati, Fedora ridiscende nell’antisala, apre la piccola scrivania Settecento e afferra una penna. Rimane per alcun tempo pensosa e quasi riluttante; poi subitamente si decide.
–Mentre scrive, i servi spengono i lumi dei lampadari e dei doppieri: un cameriere tira un’ampia cortina di velluto cupo tra le colonne che dividono l’antisala dal gran salone, chiudendo così tutta l’arcata.
–L’antisala rimane illuminata da una lampada sola. A un tratto, Fedora s’alza e si dirige al primo uscio a sinistra.)

FEDORA
(chiamando).
Grech!

GRECH
(entrato, s’inchina profondamente).
Principessa!

FEDORA
(nervosamente).
I vostri uomini?

GRECH
(accennando all’uscio donde è entrato).
Sono là…

FEDORA
Bene!…
(Ritorna alla scrivania, e ricomincia a scrivere.)

GRECH
(rispettosamente).
Di Loris Ipanov reco notizie…

FEDORA
(chiudendo la lettera).
Dite…

GRECH
(consultando il proprio taccuino).
Stasera un uom sospetto, giunto appena di Russia,
certo Platone Sokolev, suo compagno d’infanzia,
gli porgeva una lettera del fratel Valeriano…

FEDORA
(vivamente).
Il fratello? Anche lui!…
(riapre la lettera, e vi aggiunge alcune parole)
(Valeriano…) Null’altro?

GRECH
(con un gesto di sconforto).
Nulla…

FEDORA
(alzandosi, dopo che avrà ripiegata la lettera).
Più destra io fui…
(trionfalmente)
Ho la prova suprema…
la confessione sua!…

GRECH
(tra ammirato e confuso).
Confessa il suo delitto?

FEDORA
Confessa…

GRECH
Finalmente!

FEDORA
Egli sta per tornare…
(indicando le finestre)
Voi scendete in giardino, e serrate i cancelli…
Appena pronti, un sibilo… io lo congederò…

GRECH
(ossequioso).
E poscia?

FEDORA
(alteramente).
Fate il vostro mestiere… Non un grido,
non un singulto!…

GRECH
Abbiamo un bavaglio…

FEDORA
(approvando).
Alla foce
della Senna vi attende la nave Elisabetta
È suolo russo quello…

GRECH
Obbedirò, Eccellenza…
O vivo o morto!…
(s’inchina per andarsene)

FEDORA
(afferra la lettera e gliela porge).
Questa per l’ambasciata… Sia
spedita a Pietroburgo…

GRECH
Al general Jariskin?

FEDORA
D’ogni cosa lo informo…

GRECH
(prendendo la lettera)
Sarà fatto, Eccellenza…

FEDORA
(ascoltando verso le finestre, a destra).
Silenzio!…
(con un grido di trionfo)
E lui! è lui!… (Dio, ti ringrazio!…)
(a Grech)
Andate…
(Grech esce a sinistra.)

SCENA XV
Loris e Fedora.
(Loris appare dal fondo, scostando i lembi della gran cortina divisoria, senza osare tuttavia d’inoltrarsi. Sotto la pelliccia, invece della marsina, indossa un’abito lungo. Fedora gli muove incontro, ma si ferma in mezzo al salotto, guardandolo duramente.)

FEDORA
(con solennità, tendendo il braccio).
Loris Ipanov, oggi lo Zar, nostro signore,
veniva atrocemente colpito, come un giorno
Vladimiro Andrejevich, dai nihilisti…
(movimento di Loris)
E voi
siete di quelli!

LORIS
(dalla soglia, stupefatto).
Io?

FEDORA
(dominandolo della persona).
Voi!…

LORIS
(avanzandosi e deponendo la pelliccia e il cappello).
È falso!…

FEDORA
(sogghignante).
Ma perché
l’uccideste?…

LORIS
(con fredda energia).
Per una donna…

FEDORA
(vacillando).
Per una donna?…

LORIS
(c. s.).
La mia…

FEDORA
(soffocata dall’emozione).
La tua?

LORIS
Mia moglie…

FEDORA
Ah! dimmi tutto…

LORIS
(sedendo sul canapè).
Ascolta.
(Fedora, guardandolo quasi spaventata, si piega lentamente sulla spalliera.)

LORIS
(con semplicità dolorosa).
Mia madre, la mia vecchia madre, solinga vive,
come in sogno di pace, nel suo castel lontano…
L’ultimo april, vi accolse una giovin lettrice,
un’orfana polacca, una sirena bionda…
Era Wanda il suo nome dolcissimo e fatal…

FEDORA
(macchinalmente).
Wanda!

LORIS
(seguitando).
Cedendo alle lusinghe,
l’amai fidente… Ma la mia buona
madre l’ascosa vampa travide,
e lunge volle l’incantatrice…
Io la raggiungo l’adduco al tempio,
mia la proclamo davanti a Dio!…
M’eran padrini due vecchi amici…
Platone Sokolev e…

FEDORA
(come per un baleno).
Vladimiro?

LORIS
(grave).
Vladimiro Andrejevich…
Nel segreto nostro asilo
tanto assiduo egli si mostra
che il sospetto m’entra in cuore…
Wanda giura; io son placato;
egli intende, e più non torna…
(Movimento di Fedora, attentissima)

LORIS
(con crescente emozione).
Un vespro, a Natale, partendo pel dolce
castello paterno, sovvienmi d’un dono
promesso a mia madre… Risalgo in islitta,
e ratto ritorno… A mezzo la via,
scendente dall’uscio del nobile amico,
ravviso la fante di Wanda… L’inseguo…
La donna vacilla, balbetta, confessa…
Di Wanda un biglietto recò a Vladimiro…
Io salgo: egli è uscito… Il servo imprudente
mi lascia un istante… Io corro al tiretto…
È aperto, e vi trovo…

FEDORA
(interrompendolo).
La lettera infame?

LORIS
(continuando).
Che dice: «Ti attendo stasera, alle nove…»
(lunga pausa.)

FEDORA
(fissandolo intensamente).
Io mi domando ancora se chi parla sia l’uomo
più turpe o più infelice…

LORIS
(stupito).
Come?

FEDORA
(torvamente).
Se tu mentissi?

LORIS
(alzandosi di scatto).
Di me dubiti ancora?

FEDORA
Chi mi dà la certezza?

LORIS
Lui stesso…

FEDORA
(incredula sempre).
Vladimiro?

LORIS
(risolutamente).
Ecco la prova… Leggi!…
(Egli s’alza e va a frugare nella tasca della sua pelliccia: e, toltone un pacco di lettere, lo getta sulla piccola scrivania. – Fedora lo afferra vivamente, e ne rompe i legacci: poi si lascia cader sulla seggiola.)

FEDORA
(leggendone una rabbiosamente).
«Anima mia!»
(tra sé, esterrefatta)
(La sua scrittura!)
(correndo con l’occhio alla firma)
«Vladimiro
«tuo che ti adora… »
(tra sé, trovando una fotografia)
(Il suo ritratto!… Dunque, è vero?)

LORIS
(con voluttà dolorosa).
Ed era fidanzato!… Ma leggi, leggi ancora…

FEDORA
(leggendo).
«Pensa alla mia fortuna… »
(tra sé, nauseata)
(Alla fortuna sua!)
(seguitando a leggere convulsamente)
«Colei che sposerà non sarà tua rivale:
«la sola donna mia, sei tu, Wanda adorata!»
(forte)
Vile!

LORIS
(con fredda collera).
Sì, cento volte vile!

FEDORA
(fissando con odio il ritratto).
Essere abbietto!
cuore di fango, via!…
(lo straccia e ne getta i minuzzoli, indi risolutamente.)
Ed or narra il castigo…

LORIS
(dopo breve sosta affannosa).
La fante mi svela l’immondo ritrovo.
All’ora prefissa vi penetro armato…
Deserta è la prima stanzetta… Vi ascolto…
un’onda di risa… e un’onda di baci…

FEDORA
(con un rantolo lungo qual di belva ferita).
Avanti! prosegui!…

LORIS
(accendendosi tutto al ricordo).
Un nome!… il mio nome!…
Son cieco di rabbia… Un urto, e la porta
già cede… Mi slancio…
(esitando)

FEDORA
(afferrando con ambe le mani l’orlo della scrivania, e piegandosi felinamente su Loris).
Avanti! su, avanti!…

LORIS
(anelante).
Ella balza… io l’afferro,
e l’atterro… Grida il vile:
«Perdio! lascia quella donna… »
Mi ritorco furibondo:
al vedermi armato, ei s’arma…
spara, e al fianco mi ferisce…
Io rispondo… ma l’uccido…

FEDORA
(sobbalzando, con un urlo di gioja selvaggia).
Ah, si!…. uccidilo… e anche lei!…
(Lunga pausa.)

LORIS
(più calmo).
Ella fuggì… ma inferma cadde… languì… si spense..

FEDORA
(giungendo le mani).
Oh, sciagurata!… E tu?

LORIS
Lievemente ferito,
col favor della notte, varcai tosto il confine…
Non un indizio certo, non un vestigio…
Eppure piomba su me il sospetto… Ed io son condannato!

FEDORA
(trasalendo).
Tu condannato?

LORIS
A morte…

FEDORA
(con un brivido).
A morte?

LORIS
A morte!
(breve pausa; poi fieramente)
Dimmi:
chi può accusarmi ancora?… chi dovunque mi spia?
Conosci tu gl’infami?

FEDORA
(interrompendolo, quasi sbigottita).
Gl’infami?… E come mai?…

LORIS
(commovendosi fino alle lagrime)
Vedi, io piango… ma, se piango,
no, non è per la mia vita…
A mia madre penso, e piango
per il grande suo dolor…
Non sarò nella mia casa
a implorare il suo perdono,
e quei dolci occhi morenti
ah! socchiuder non potrò…
Vedi, io piango; ma, se piango,
non è il pianto mio viltà…

FEDORA
(quasi a’ suoi piedi).
Lascia che pianga io sola, e pianga di vergogna
pianga l’infame accusa, pianga il profondo inganno…
T’avea creduto un vile schiavo dell’odio altrui:
ed eri un forte, un nobile, un santo punitor…

LORIS
(sconsolatamente).
Vana pietà, se parti!

FEDORA
(con abbandono).
Loris, non parto più…

LORIS
(c. s.).
Io patria e tetto e nome e madre più non ho!

FEDORA
(stringendogli amorosamente le mani).
Un’altra dolce madre in questo sen tu avrai…
(Improvvisamente s’ode dall’esterno un sibilo forte.)

FEDORA
(esterrefatta, tra sé).
(Cielo!… il segnale!)

LORIS
(alzandosi risoluto).
Addio!… a domani…
(si dirige al primo uscio di sinistra)

FEDORA
(sbarrandogli il passo).
Dove vai, Loris?

LORIS
Rincaso… È tardi…

FEDORA
(rattenendolo).
No, non partire!…

LORIS
Perché?

FEDORA
(concitata).
Le spie
che ti circondano?

LORIS
(con un gesto di sprezzo).
Io non le temo…

FEDORA
Ben io le temo!…
(tra sé, rabbrividendo, col capo rivolto a dritta verso le finestre)
L’uccideranno!

LORIS
(scostandosi).
Sei ricca e libera: io son proscritto…
Non vo’ recarti sventura… Addio!…
(fa per uscire)

FEDORA
(frapponendosi tra lui e l’uscio).
Rimani!… ho paura… Tu corri a un agguato…
fors’anche alla morte…

LORIS
(cercando di allontanarla).
Vuoi rendermi vile?

FEDORA
(con forza).
Lo sei, se mi fuggi…

LORIS
(c. s.).
Diranno, Fedora,
che sono il tuo amante!…

FEDORA
(fissandolo amorosamente).
Che importa, se vivi?

LORIS
(affascinato).
Se t’amo!…

FEDORA
(con forza).
Non m’ami!…

LORIS
(dolorosamente).
Non dire così…

FEDORA
(scuotendo la testa).
No, no. tu non m’ami…

LORIS
(afferrandola alle braccia).
Ma fino al delirio,
ma fino all’oblio!…

FEDORA
(con passione crescente).
Ripeti, ripeti…
Dimentichi tutto?

LORIS
(come un ebro).
Fedora, il tuo sguardo
m’inebbria, il respiro tuo m’arde…

FEDORA
(incalzando).
Né patria,
né madre rimpiangi per me?

LORIS
(vacillante).
No, più nulla!

FEDORA
Lo giuri?
(mette la mano sulla chiave dell’uscio.)

LORIS
(stupito e commosso).
Che fai?
(Fedora senza rispondere, lo chiude a doppio giro.)

LORIS
(indovinandone l’intenzione).
Fedora, ti perdi!

FEDORA
(palpitante).
Ti salvo!… Ma dilla, l’immensa parola…
Tu m’ami?…

LORIS
(fuori di sé).
T’adoro!

FEDORA
(con gioja profonda).
E, dunque, rimani!
( Si getta nelle sue braccia.)
(Tela.)

FINE DELL’ATTO SECONDO

ATTO TERZO

La villa di Fedora nell’Oberland.
Ampio giardino fiorito. – Terrazza a balaustra che dà sopra un vallone, donde si scorge in lontananza la cittadina di Thun in riva al piccolo lago. Nello sfondo le Alpi bernesi.
A sinistra gradinata di legno conducente ad uno chalet, del quale sporge un lato: appié della gradinata poggia una bicicletta.
A destra un viale ombroso, chiuso nel fondo da un cancello che dà sulla strada maestra.
Dalla stessa parte, ma sul davanti, un padiglione di convolvoli e mortelle, con un divanettoo rustico, una sedia a sdrajo con cuscini, un tavolino con sopra un telajo e un cestello da ricamo.
Di contro e più indietro, affissa a un albero, un’altalena.
Pomeriggio di maggio.

SCENA I
Fedora e Loris.
(Fedora, leggermente vestita di bianco, è sull’altalena, sospinta da Loris in costume d’alpinista. Ella manda lievi grida di terrore: egli, facendola altalenare, ride continuamente.)

LORIS
(sospingendola).
Una, due, tre…

FEDORA
(ripigliando fiato).
Ti prego!…

LORIS
(c. s.).
Basta?

FEDORA
(non potendone più).
Sì… voglio scendere…

LORIS
(fermando l’altalena).
Dove, bambina mia?

FEDORA
(ridendo anche lei).
Fra le tue braccia…

LORIS
(protendendo le mani).
Salta!
(Fedora è saltata; Loris la serra tra le braccia, poi la depone a terra. Entrambi ridono pazzamente. –Ella gli si appende al collo, e lo bacia. I due amanti ridiscendono, allacciati così, lentamente.)

LORIS
(vagheggiandola tutta).
Quanto sei bella!

FEDORA
(puerilmente).
E tu sei dolce tanto, tanto!…
(Lunga pausa, durante la quale s’ode a brani dalla montagna una maggiolata.)

MONTANINE
(in lontananza con voce sempre più fioca).
Dice la capinera:
«Vien primavera!»
e dice l’alta neve:
«Il verno è breve!»
Dice l’erba novella:
«Eccomi, o agnella!»
e dice la ghironda:
«Dèstati, o bionda!»
Dice il giovine sole:
«V’amo, viole! »
e dice il vecchio monte:
«Amami, o fonte!»
(Fedora s’è staccata da Loris, e guarda ammirata d’intorno i cespi fioriti: corre poi dall’uno all’altro, e si riempie la gonna rimboccata di fiori: indi li depone nel paniere sul tavolino, presso il padiglione.)

FEDORA
(cogliendoli).
Oh, che bei fiori! oh quanti!… Son nati in una notte…
Par che la terra tutta al nostro amor sorrida…
(a Loris)
Ma tu, Loris, non guardi… Non ami, dunque, i fiori?

LORIS
(teneramente)
Te sola io guardo, o umano fior perfetto,
o fior di carne, o fior di giovinezza,
o fior di passione, o fior dei fiori,
o fior d’amore!…
(Fedora s’è nuovamente gettata nelle braccia di Loris, che la stringe al suo petto e la bacia lunghissimamente.)

SCENA II
Olga e detti.
(Olga, vestita ostentatamente quasi a lutto, scende dal villino malinconiosa: scorgendo i due amanti, si ferma appié dei gradini. Loris e Fedora le si accostano, senza vederla, sempre abbracciati: alfine, al fruscìo, si rivolgono senza sciogliersi dall’amplesso.)

OLGA
(con gravità comica, giungendo pietosamente le mani).
Ancora!

FEDORA
(ridendo).
Sempre!…

LORIS
(ribaciandola).
Sempre!…

OLGA
(tentennando del capo).
Avete una gran fede!…

LORIS
(staccandosi da Fedora).
E voi?

OLGA
(annojata).
Non credo più… Ho rinunciato al mondo
e alle sue tristi fole… Nulla più mi sorride;
tutto mi viene a noia!…

LORIS
(ridendo).
Che! la bella natura?

OLGA
(tra due sbadigli).
Sempre lo stesso verde! sempre l’azzurro istesso!
gli stessi agnelli candidi! gli stessi bimbi sudici!
la sinfonia dei grilli! il regno delle mosche!…
Grazie, cugino; basta!…

LORIS
(accennando alla bicicletta addossata alla scala).
Anche la bicicletta?

OLGA
(ridiventando gaja).
Se amor ti allena, se amor ti guida,
gioia dei muscoli! dei nervi ebbrezza!
vola, precipita, scivola, sdrucciola,
cadi, rialzati, ricadi ancor…
Ma quando sola ti lascia amore,
che giova correre, se niun t’insegue?
se niun ti regge, perchè cader?
Meglio, all’antica, sempre andare a piè…

LORIS
(canzonando).
Cercate, dunque, un tandem

OLGA
(facendo una smorfia).
Non mi ci colgon più!…
(S’ode un suono di campanello elettrico: i tre si voltano verso il cancello. Loris prende il berretto lasciato sovra un sedile.)

FEDORA
(stupita).
Qualche visita?

LORIS
Io scappo…

FEDORA
(accompagnandolo).
Dove vai?

LORIS
Alla Posta…
Attendo alcune lettere direttemi a Parigi…

FEDORA
(amorosamente).
Loris, ritorna presto…

LORIS
(abbracciandola).
Subito…
(ad Olga)
A rivederci…
(Se ne va per la sinistra, girando la villa, mentre un servo corre ad aprire il cancello.)

SCENA III
Basilio, De Siriex, Olga, Fedora, indi Marka.
(Condotto da Basilio, entra dal cancello De Siriex in costume da ciclista, e depone la sua macchina contro un albero. Il servo gli addita il gran viale, che conduce al giardino.
Fedora, che accompagna Loris con gli occhi, non può vederlo; ma Olga, che è risalita, lo scorge e lo riconosce. Basilio se ne va subito.)

OLGA
(muovendo incontro a De Siriex).
Chi vedo? De Siriex!

DE SIRIEX
(lietamente sorpreso).
Voi, Contessa, in montagna?

OLGA
(sospirando).
M’ha invitata Fedora… Loris è mio cugino…
(indicandogli Fedora)
Sorveglio i due colombi…

FEDORA
(stendendo la mano a De Siriex).
Oh, la bella sorpresa!…

DE SIRIEX
(baciandogliela).
Son disceso all’Albergo d’Inghilterra stamane…
Odo parlar di voi… Salgo in biciclo… Chieggo,
ricerco, trovo ed eccomii…

FEDORA
Siete troppo gentile…

OLGA
(ironica).
Un fior di cortesia!…
(De Siriex s’inchina. –Marka appare al sommo della gradinata, recando un servizio da thè.– Olga sta fiutando i fiori colti da Fedora. De Siriex le si accosta, mentre Fedora versa il thè deposto da Marka sul tavolino.)

DE SIRIEX
(insinuante).
E voi più non tubate?

OLGA
(facendosi fresco con un manipolo di fiori).
Riposo… Ammazzo il tempo, che, viceversa, ammazza
noi tutti…

DE SIRIEX
E il grande artista?

OLGA
(scattando).
Lazinski?

DE SIRIEX
(con enfasi).
Boleslao!

OLGA
(nauseata).
Ah, non me ne parlate!…

DE SIRIEX
(stranito).
Perché?

OLGA
(lasciando cadere le braccia).
Amico mio,
un altro disinganno!…

DE SIRIEX
(con falsa pietà, osservando la sua veste da lutto).
Queste gramaglie?

OLGA
(sospirando).
È il Fato!

FEDORA
(offrendo una tazza a De Siriex).
La tazza dell’arrivo?

DE SIRIEX
(inchinandosi).
Come una volta in Russia…
(De Siriex, seduto, beve a centellini la tazza, tra Olga e Fedora, che gli offrono dolciumi.)

OLGA
(a De Siriex)
Era carino!…

DE SIRIEX
(sorseggiando).
Chi?

OLGA
Boleslao…

DE SIRIEX
(attingendo nel panierino di Olga)
Un vero arcangelo…

FEDORA
(ridendo).
Fin troppo biondo…

OLGA
(con rimpianto).
E delicato quanto una donna…

FEDORA
(c. s.).
Un abatino…

DE SIRIEX
(attingendo nel sacchetto di Fedora).
Una mimosa!…

OLGA
(infervorandosi).
Ma un cuor di fuoco…

FEDORA
(ridendo sempre).
L’Etna…

DE SIRIEX
(masticando).
L’incendio…

FEDORA
(c. s.).
Di Mosca…

OLGA
E poi geloso!…

FEDORA
Otello!

DE SIRIEX
Jago!

OLGA
Dovunque volea seguirmi…

FEDORA
Un paggio…

DE SIRIEX
Un ussero!

OLGA
Leggeva sempre…

DE SIRIEX
(perfidamente).
Le vostre lettere…

OLGA
(stupita).
Ve l’hanno detto?

DE SIRIEX
(facendo il sornione).
No, lo indovino… E allora?

OLGA
(cangiando tuono).
Un giorno,
dopo un rabbuffo, mi lasciò sola…

FEDORA
(tragicamente).
Infame!

DE SIRIEX
(c. s.).
Mostro!

OLGA
E la dimane…

DE SIRIEX
Ricominciava?

OLGA
(sconsolatamente).
Era partito!…

DE SIRIEX
Suonava troppe fughe

FEDORA
(rincarando).
Di Bach…

OLGA
Più tardi seppi ch’era a Ginevra…

DE SIRIEX
(facendosi serio).
Ginevra? È grave!…

OLGA
(sorpresa).
Grave, perché?…
(Fedora, presa la tazza di De Siriex, va a deporla sul tavolino: poi dispone i fiori nei vasi e nelle giardiniere.
Frattanto De Siriex s’è alzato, e guarda Olga con occhio di compassione.)

DE SIRIEX
(ad Olga, con intenzione).
Contessa, siete forte?

OLGA
(fieramente).
Io? sono tutta acciajo…

DE SIRIEX
(c. s.).
Non cadrete in deliquio?

OLGA
(c. s.).
Una doccia? Son pronta!…

DE SIRIEX
(inchinandosi).
Allor, senza riguardi?… Il maestro polacco,
nipote e successore di Chopin, il poeta
del pianoforte, eccetera…
(fingendo di esitare)

OLGA
(impaziente).
Su, spicciatevi… avanti!

DE SIRIEX
(facendo l’atto di sostenerla, dietro la schiena).
Non sarebbe un agente?…

OLGA
(colpita).
Eh?

DE SIRIEX
(dolcemente).
Segreto…

OLGA
(rabbrividendo tutta).
Una spia?!

DE SIRIEX
(pronto sempre a sorreggerla).
Russa…

OLGA
(passandosi una mano sugli occhi).
Che! Boleslao?

DE SIRIEX
(sempre più bonario).
O polacca, a piacere…
dall’imperial Governo al vostro fianco messa…

OLGA
(smarrita).
Santo cielo! e perché?…

DE SIRIEX
(dandole il colpo di grazia).
Per farvi chiacchierar…
(Olga vacilla, si piega e cade riversa tra le braccia di De Siriex, il quale la depone sulla sedia più vicina. – A un suo cenno, Fedora accorre; e, mentre ella fa respirare ad Olga la sua boccettina di sali, De Siriex le sventola il fazzoletto sul viso.)

DE SIRIEX
(tra il serio e il faceto).
Fatevi cor, Contessa!… Tutto quaggiù finisce,
e tutto ricomincia… Non è la prima volta,
né l’ultima sarà… L’amore è augel di passo:
sen viene per andarsene, sen va per ritornar…
(Olga riapre gli occhi: Fedora e De Siriex la guardano sorridendo. – Olga manda un lungo sospirone: poi si soffrega gli occhi.)

FEDORA
(ad Olga).
Passa?

DE SIRIEX
Passa?

OLGA
(alzandosi di scatto).
È passata!…

FEDORA
(giocondamente).
Come le precedenti…
(Tutti e tre scoppiano a ridere: indi Fedora va a mescere un’altra tazza di thè per Olga.)

OLGA
(porgendo la mano a De Siriex).
Non parliamone più!… È meglio cancellare
questo brutto ricordo…

DE SIRIEX
(cogliendo la palla al balzo).
Con un altro miglior…

OLGA
(fingendo di non capire).
Per esempio?

DE SIRIEX
Che so?… un rapimento…

OLGA
Come?

DE SIRIEX
In bicicletta…

OLGA
(battendo le mani).
Bravo! L’idea è originale…

FEDORA
(porgendo la tazza di thè ad Olga).
Prendi: ti farà bene…

OLGA
(rifiutandola).
Grazie… Corro a mutarmi…
(sale di corsa la gradinata, ed entra nella villa.)

SCENA IV
Fedora e De Siriex.

FEDORA
(ridendo ancora, mentre ridepone la tazza sul tavolino).
Testolina sventata!

DE SIRIEX
(subitamente grave).
Principessa, non sono
venuto qui per lei…

FEDORA
(colpita dal tòno).
Per me?

DE SIRIEX
(esitando).
L’amate molto?

FEDORA
(con un sussulto).
Loris? Più della vita!…

DE SIRIEX
(fissandola in volto).
Siete, dunque, felice?

FEDORA
(con trasporto).
Come in un sogno…

DE SIRIEX
(dolorosamente).
Ebbene, io vengo a risvegliarvi…
(siede)

FEDORA
(guardandolo stupita).
Conte, mi fate quasi paura…

DE SIRIEX
(dopo una pausa).
Quel truce sgherro…

FEDORA
(interrompendolo).
Jariskin?

DE SIRIEX
Lui!…
Del nuovo Zar cadde in disgrazia
per l’efferata sua crudeltà…

FEDORA
(con gioja).
Ah, finalmente!…

DE SIRIEX
(mozzandole la parola con un gesto).
Non v’affrettate…
(più gravemente)
Il vecchio tigre, mortogli il figlio,
orrendamente era assetato
d’umano pianto, di sangue uman…
Ad un suo cenno sono arrestati
due miti giovani quai nihilisti,
presunti complici nell’assassinio
di Vladimiro… L’uno, Platone
Sokolev, tratto al suo cospetto,
(trasalimento di Fedora)
scompare… e basta!… L’altro è gettato nella fortezza, là sulla Neva…
ed una notte, per l’improvviso
crescer del fiume, lento affogò…

FEDORA
(raccapricciando).
Orrenda morte!… ed il suo nome?

DE SIRIEX
(abbassando la voce).
Valerïano Ipanov…

FEDORA
(con un grido).
Dio!
Egli! il fratello di Loris?

DE SIRIEX
(incrociando le mani).
Sì…
(Fedora si copre gli occhi inorridita.)

DE SIRIEX
(più sommessamente ancora).
Alla tremenda nuova, la vecchia
lor madre inferma…

FEDORA
(piegandosi tremante su De Siriex, con un rantolo).
Morta?

DE SIRIEX
(sottovoce).
Di colpo…

FEDORA
(vacillando).
Anche la madre!… sua madre!…

DE SIRIEX
(sconsolatamente).
Sì!…
(Fedora si accascia sulla seggiola vicina: De Siriex si alza come per confortarla.)

FEDORA
(smarrita, atterrita, guardando nel vuoto).
Che feci!…

DE SIRIEX
(sorpreso).
Che dite?

FEDORA
Son io che li uccisi!…
(Torce in atto disperato le mani, mentre De Siriex fa un cenno di protesta.)

SCENA V
Olga e detti.
(Olga, in costume da sportwoman, discende spigliatamente dallo châlet, e si avanza verso De Siriex, che le muove incontro per nasconderle lo smarrimento di Fedora: questa, sempre seduta, asciugandosi gli occhi, cerca di ricomporsi.)

OLGA
(a De Siriex, rigirandosi tutta).
Son pronta… Che vi sembro?

DE SIRIEX
(imbarazzato, esagerando).
Deliziosa!

OLGA
Grazie…
(Olga va a staccare la sua bicicletta deposta sul fianco della gradinata.
Fedora ricade nel suo abbattimento: De Siriex, tra le due, non sa risolversi.)

OLGA
(a De Siriex, che non si muove).
Che fate, dunque? In sella!… Io vi sfido a raggiungermi…

DE SIRIEX
(sforzandosi di sorridere).
Siete così leggera!…

OLGA
(vezzeggiando).
Volete tre chilometri
di vantaggio?

DE SIRIEX
E la posta?

OLGA
(c. s.).
Un bacio…

DE SIRIEX
(facendo il difficile).
Avara!

OLGA
(con una smorfia).
Due?
(De Siriex esita ancora, guardando Fedora.)

FEDORA
(tristemente, senza sollevare la testa).
Andate, andate pure…

OLGA
(tra due risate, a Fedora).
Ritornerem fra un’ora…
o fra due mesi… Honny soit qui mal y pense!…

DE SIRIEX
(avvicinandosi a Fedora, sottovoce).
Principessa, coraggio!

OLGA
(facendo scorrere la macchina).
Addio, Fedora!

FEDORA
(con voce spenta).
Addio!…
(Olga risale, rotolando la bicicletta, fino al fondo del gran viale: De Siriex la segue, e stacca la sua dall’albero, cui era addossata: poi entrambi escono fuor dal cancello, e scompajono dietro le piante.
–Fedora ripiomba nel suo dolore.)

SCENA VI
Fedora, sola.
(Fedora rimane per alcun tempo come schiacciata dalla sciagura, il capo riverso sulla spalliera della seggiola, gli occhi sbarrati, le mani penzoloni. – Una rustica squilla vicina suona la preghiera della sera: a quella, altre campane più discoste rispondono: l’Angelus si propaga di villaggio in villaggio per la fonda vallata.
–Dalla strada s’ode la voce di un piccolo Savojardo, che canta una sirventa, accompagnandosi con la fisarmonica.
L’orizzonte s’accende a gradi d’un riflesso vermiglio. È il tramonto.)

IL PICCOLO SAVOJARDO
(non molto discosto).
La montanina mia non torna ancora…
(Alla querula voce delle campane, Fedora si riscuote, rialza il capo doloroso, si passa le mani sulla fronte.)

FEDORA
(religiosamente, rimanendo seduta).
Dio di giustizia, che col santo ciglio
scruti le angoscie e noveri i rimorsi;
Dio di pietà, che non ricusi ascolto
a chi t’implora per l’altrui salute,
non indulgere a me, che sono indegna,
ma salva Loris, salva l’amor mio…
(Si nasconde il volto fra le mani, immobile, vinta.)

SCENA VII
Loris e Fedora, poi Basilio.
(Loris entra frettoloso da sinistra: all’udirne i passi, Fedora balza in piedi.)

FEDORA
(quasi spaventata).
Di già?

LORIS
(senza guardarla).
Ritorno or dalla Posta…
Qui in nostra assenza giunse il corriere…
Muta è mia madre, muto è il fratello…
Ed io per te, dolce sirena,
scordo ogni sacro vincolo ancor!…
(esaminandola)
Dimmi… che hai?… tu sei turbata!…

FEDORA
(cercando di sottrarsi al suo sguardo).
Io? t’inganni…
(Entra da sinistra Basilio con un fascio di giornali, alcune lettere e un telegramma su carta turchina; li depone sul tavolino; indi esce. – Loris si avvicina e rompe il fascio: Fedora lo segue ansiosamente degli occhi.)

LORIS
(a lei).
Mi permetti?

FEDORA
(quasi mancando).
Oh, fa pure…
(Loris prende il dispaccio; Fedora studia il modo di sottrargli le lettere.)

LORIS
(aprendo il telegramma).
Ecco un dispaccio…
È di mio fratello, al certo…
No, di Borov…
(leggendo).
«Hai la grazia…»

FEDORA
(di soprassalto).
La tua grazia?

LORIS
(in un impeto di gioja).
Sì, la mia…
O bianca madre, o buon fratello, o amici,
o dolce casa abbandonata, o patria,
mia patria santa, gloriosa e immensa,
risalutarvi m’è concesso alfin!…
(a Fedora)
E tu mi seguirai fino all’altare…
(colpito dal suo silenzio doloroso)
Ma, Fedora mia, tu taci?

FEDORA
(mestamente).
Della sorte ancor diffido…
(Loris porge il dispaccio a Fedora, che lo percorre febbrilmente.)

LORIS
Borov jeri era a Parigi:
oggi stesso qui sarà…
(Fedora ricade pesantemente sulla sedia; ma, mentre Loris le volta le spalle, stende la mano sulle tre lettere rimaste nel vassojo.
– Loris, intanto, è andato a riprendere il suo berretto.)

LORIS
(dirigendosi al cancello).
Forse è giunto…

FEDORA
(con voce sorda).
Te ne vai?

LORIS
(battendosi la fronte).
Smemorato! mi scordavo
delle lettere…
(frugando nel taschino)
Ove sono?…
(Fedora ha già afferrato le tre lettere per nasconderle; ma Loris ritorna, e credendo che l’abbia fatto per porgerle a lui, gliele ritoglie di mano, lievemente: indi, osservatone il francobollo, ne lascia cader due sul vassojo, serbando l’ultima, proveniente da Pietroburgo.)

LORIS
(riconoscendo i caratteri).
È di Borov… Questa lettera
precedette il suo dispaccio…
(Scorre con occhio distratto la lettera; poi si turba, ne legge saltuariamente alcuni brani; altri ne biascica sottovoce; indi più alto, affannosamente).
«Quel Jariskin recò all’Imperatore
«la prova trionfal del tuo delitto…
(Movimento di Fedora, il terrore della quale va sempre crescendo.)
«la confession tua stessa insieme al nome
«dei complici…»
(forte, guardando Fedora allibita)
I miei complici! Chi sono?
(rileggendo con ansia e raccapriccio crescenti)
«Platone Sokolev…» l’amico mio…
«Valeriano»… mio fratello!
(gridando)
Oh, infamia!…
(leggendo più rapidamente)
«Quella lettera è scritta da una donna…»
(tra sé)
Una donna!…
(seguitando)
«una russa dimorante
«a Parigi… Segnò solo col nome
«di battesimo; ma la snideremo…
«Ti recherò la lettera»…
(forte a Fedora)
Sta bene:
conoscerò la mia nemica alfin!…
(dopo aver guardato l’ultima pagina)
Ma non è tutto… ed ecco una postilla…
(Fedora solleva il capo atterrita: Loris, in preda alla più cruda emozione, non osa quasi seguitar la lettura. Infine, si decide a leggere ancora: ella non lo abbandona degli occhi.)
«Jariskin, affrettando la vendetta,
«l’arresto comandò di tuo fratello…»
(interrompendosi, a Fedora)
Valeriano!… arrestato!…
(Fedora è sorta in piedi convulsa: Loris continua con voce rotta a leggere il resto della postilla, passandosi la mano sugli occhi.)
«La fortezza…
«il fossato… la Neva… nella notte…
(con un urlo)
«affogato!…»
(rantolando)
«Tua madre!…», O madre mia!…
(Loris cade tramortito sulla seggiola: Fedora corre a lui, e lo circonda delle sue braccia.)

FEDORA
(piangendo anch’essa).
Loris, mio Loris! amor mio santo!…
(Loris disperatamente piange: Fedora lo bacia e gli asciuga le guancie: indi, scoraggita, si lascia cadere in ginocchio ai suoi piedi, tergendosi gli occhi in silenzio.)

LORIS
(tra le lagrime)
Morti per me! morti innocenti!…
(con furor sordo)
E quella donna! la maledetta
spia, che mi segue sempre e dovunque!…
(sorgendo di scatto)
Oh! ma l’avremo colei, per Dio!…
(Alla minaccia, Fedora balza in piedi, e indietreggia spaventata: Loris si guarda stupito.)

LORIS
(più calmo).
Perché, Fedora, da me ti scosti?…
Oh! non lasciarmi… Sola mi resti…
Dammi la mano… piangi con me!…
(Loris ricade seduto, rovesciando il capo sulla spalliera: Fedora gli si riaccosta tremante.)

SCENA VIII
Basilio e DETTI.
(Basilio scende dal villino con un vassojo e lo presenta a Loris, il quale rivolge il capo pesantemente. Fedora, più ratta, ne toglie un biglietto.)

FEDORA
(leggendo).
«Sono giunto: ti aspetto all’Albergo del Lago…»

LORIS
(sollevando la testa).
Borov?

FEDORA
(con voce spenta).
Lui!…
(Loris si alza faticosamente, come per seguire Basilio)

FEDORA
(vivamente).
Che! smarrito cosi?
(a Basilio).
Venga il Dottore…
(a Loris)
Voglio ascoltare anch’io…

LORIS
(ricadendo affranto, a Basilio).
Sì… lo attendiamo… Va!
(Basilio esce prontamente per la sinistra.)

SCENA IX
Loris e Fedora, di nuovo.

FEDORA
(tra sé, con gli occhi al suolo).
(Cinque minuti!… per dirgli tutto…)
(Loris scorre, singhiozzando, anche una volta la lettera: Fedora è rimasta come impietrata in mezzo alla scena.)

LORIS
(di scatto, risolutamente).
Fedora, quella donna è a Parigi…
Partiam stasera per rintracciarla…
(rialzandosi, con forza).
O spia, la maschera ti strapperò!

FEDORA
(riscuotendosi, quasi timidamente).
È, veramente, quella una spia?

LORIS
(con stupore angoscioso, scostandosi).
Tu la difendi!… E che sarebbe?

FEDORA
(seguendolo).
Se quella sciagurata stolidamente avesse
amato Vladimiro?…

LORIS
(freddamente).
Ebben, che importa?…

FEDORA
(afferrandogli le mani).
Pensa,
mio Loris… Tu le uccidi il suo diletto… T’odia;
e l’odio non perdona, e non ragiona amor…

LORIS
(con impeto).
Ma che le avean mai fatto mia madre e mio fratello?

FEDORA
(pietosamente).
Forse con te li piange, forse per essi prega…
Nella sua cieca rabbia, nel suo fatale inganno,
alle innocenti vittime la stolta non pensò!…

LORIS
(che avrà teso l’orecchio.)
Una carrozza… È Borov!…
(Loris risale impaziente verso il fondo: Fedora si stringe la testa tra le palme, curvando il dorso.)

FEDORA
(tremando tutta fra sé).
Dio! lui!…

LORIS
(ritornando).
No, non ancora…

FEDORA
(supplichevole).
Ascoltami… ascolta!… Se fosse pentita,
o cuor generoso, pietà non avresti?

LORIS
(fieramente, allontanandola con la mano).
Pietà? No, giammai!…
(Loris vorrebbe sfuggirle; ma Fedora lo rattiene e lo fa sedere sulla sedia a sdraio: indi lo abbraccia, abbandonandosi tutta su di lui.)

FEDORA
(con fervore crescente).
Non fare così…
Se quell’infelice qui stesse ai tuoi piedi,
di lagrime intrisa, languente, morente,
perdono invocando, chiedendo pietà,
gridandoti: «grazia!?…». Io ben ti conosco,
mio dolce, mio buono, mio grande fanciullo:
clemente saresti… Non dire di no…
(Loris denega col capo.)
Ma dimmelo… dimmi che tu le perdoni…

LORIS
(alzandosi sdegnoso).
Perdono? Sì…
(movimento di gioja in Fedora)
(con un gesto feroce)
dopo che l’abbia strozzata,
così…
(Loris, udendo un romor di carrozza, corre sulla terrazza: Fedora rimane come fulminata.)

FEDORA
(con un grido rauco, tra sé).
(Son perduta!)

LORIS
(guardando in basso dalla balaustra).
Stavolta è Borov…

FEDORA
(in atto disperato).
Mi uccide! mi uccide di certo!…
(Loris scende di corsa dalla terrazza: Fedora, allibita, cerca un riparo dietro il tavolino.)

FEDORA
(prendendo una suprema risoluzione).
Ah, non lui!…
(Fedora s’è strappata dal collo la croce bizantina: ne apre vivamente il castone, e ne versa il contenuto nella sua tazza da thè, rimasta ancor piena sul tavolino.)

LORIS
(a Fedora).
È qui, finalmente!…
(Loris si slancia verso il cancello: Fedora, senza muoversi dal posto, lo ferma con un gesto.)

FEDORA
(supplichevole).
Aspetta…

LORIS
(voltandosi di fianco, stupito).
Perché?

FEDORA
(dolorosamente).
Una parola… l’ultima…

LORIS
(spazientito).
Su, sbrigati!… Che vuoi?

FEDORA
(guardandolo intensamente).
Perdona a quella donna…

LORIS
(sdegnato, con un’ombra di sospetto).
Ancora lei?

FEDORA
(cingendogli il collo).
Per me…
fallo per me… ti supplico…

LORIS
(sciogliendosi a mezzo).
Molto colei ti preme?

FEDORA
(spossata).
Sì…

LORIS
(afferrandola per le braccia).
La conosci, dunque?

FEDORA
(come un sospiro, lasciando per il dolore cader la croce convulsamente stretta nella mano).
Sì…

LORIS
(incalzando).
La conosci… ed osi?
(Loris la trae a sè violentemente, fissandola forte negli occhi, esprimenti terrore e supplicazione insieme.)

LORIS
(leggendole d’improvviso nell’anima, con un urlo).
Ah, infame!… eri tu?

FEDORA
(con la persona spezzata, gemendo).
Perdono!… perdono!…

LORIS
(scuotendola tutta per le braccia).
Sei tu che uccidesti mia madre e il fratello?…
La spia, la nemica, la jena sei tu?…

FEDORA
(scivolando quasi ai suoi piedi).
Pietà!…

LORIS
(ferocemente, con la testa sopra quella di Fedora).
Per vendetta del tuo Vladimiro,
del drudo tuo vile?

FEDORA
(rantolando).
Pietà!… Ero pazza…

LORIS
(c. s.).
Ed ecco il tuo amore, sirena da forca…
spiarmi e tradirmi!…

FEDORA
(diniegando col capo).
Ah, no, non è vero!…

LORIS
(gettandola sulla sedia a sdrajo).
Serpente, ti schiaccio… con l’odio tuo insieme!…

FEDORA
(con un grido disperato).
Ah no, non uccidermi!… Ma guarda… è la morte!…
(Fedora, divincolatasi con uno sforzo supremo, rapidissimamente corre al tavolino, e tracanna d’un fiato la tazza di thè. Loris non giunge in tempo a rattenerla. – Fedora, lasciata cadere la tazza sulla sottocoppa, rimane immobile, quasi spettrale. – Il sole, all’occaso, illumina la campagna d’una luce violetta.)

SCENA X
Borov, Basilio, poi Marka e DETTI.
(Borov, introdotto da Basilio s’avanza rapidamente dal fondo. – Marka, scende dalla casina, recando un paniere, ma resta attonita appié della scala. – Borov stende ambe le braccia a Loris; ma questi, smarrito, gli mostra Fedora, convellentesi tutta ai primi morsi del violento veleno.

LORIS
(balbettando).
O Borov, questa donna…
(Borov, riconoscendo Fedora, vorrebbe parlare: ma Loris lo trattiene con un gesto.)

LORIS
(come pazzo).
So tutto…
vedi… il veleno… Salvala tu!…
(Loris, sfinito, si abbandona su una seggiola: Borov parla sommesso a Basilio, che esce frettoloso. Marka corre a sostenere Fedora vacillante.)

FEDORA
(respingendo Marka, e premendosi il seno).
È vano! È vano!… la morte è qui…
(Fedora attraversa faticosamente la scena, sorreggendosi ai mobili, e va a cadere ai piedi di Loris).

FEDORA
(con un rantolo, a Loris).
Ed or perdonami, Loris!… Io muojo…
(Loris, ajutato da Marka, la sorregge e l’adagia sul canapè entro il padiglione delle mortelle. – Basilio ritorna, recando un bicchier d’acqua. Borov vi lascia cadere alcune goccie d’una fialetta estratta dalla sua busta di medico.)

SCENA ULTIMA
Olga, De Siriex e DETTI.
(Olga, seguita da De Siriex, sospinto il cancello, rientra, saltellando, dal gran viale.)

OLGA
(giocondamente, dal fondo).
Eccoci di ritorno… Ho vinto la scommessa!…
(Borov le fa cenno di tacere, additandole Fedora in deliquio. – Olga si ferma, ammutolisce, poi corre a Fedora.)

OLGA
(gridando atterrita).
Ah, Fedora!

DE SIRIEX
(smarrito, a Borov).
Che fu?
(Borov, che ha raccolto da terra la croce di Fedora, ne mostra il castone vuoto a De Siriex, mentre Olga asciuga la fronte a Fedora e Loris la copre di carezze.)

DE SIRIEX
(rabbrividendo).
La croce!…

LORIS
(disperatamente a Borov).
No, non voglio,
Borov, che muoja… in nome del Cielo!
(Borov, per tutta risposta, crolla il capo: Fedora, riaprendo gli occhi, vede e comprende.)

FEDORA
(con voce spezzata).
Troppo tardi!…
(a Loris, pietosamente)
Tutto tramonta… tutto dilegua…
ma non rimpiango, Loris, la vita…
L’amore è ingiusto… buona è la morte!…
Vivente ancora, m’hai maledetta…
forse, all’estinta perdonerai…
(Loris prende il calice dalle mani di Borov, e lo porge a Fedora, della quale Olga sorregge la testa. –Fedora ne beve un sorso, ma poi lo rifiuta: il capo le ricade pesantemente sui cuscini.
– Loris, spaventato, s’inginocchia per rianimarla.
)

IL PICCOLO SAVOJARDO
(in distanza).
La montanina mia . . . . . . . . .
(la voce si perde nella valle)
(A un cenno di Borov, De Siriex e Loris, ajutati da Basilio, sollevano a braccia Fedora per trasportarla dentro la villa; ma, giunti alla gradinata, ella si dibatte.)

FEDORA
(mormorando).
Lasciatemi morire, qui… tra i fiori… i miei fiori…
(I tre uomini la depongono appié dei gradini, mentre Olga e Marka le dispongono, sotto la testa un cumulo di guanciali.)

FEDORA
(rabbrividendo tutta).
Ho freddo… quanto freddo!… Riscaldami tu, Loris…
(Loris la stringe al suo petto: Fedora lo trae a sé, e lo fisa nel profondo degli occhi.)

FEDORA
(sorridendogli amorosamente).
Grazie… così!… Vorrei ancora… un po’ d’amore…
(Loris, inginocchiato, singhiozza: Olga sostiene sempre la testa a Fedora: Basilio e Marka piangono: De Siriex guarda palpitante: Borov resta impassibile. – Fedora, appoggiato il capo sul petto di Loris, scorge a un tratto il canestro di fiori già deposto da lei sopra uno sgabello.)

FEDORA
(alzando penosamente un braccio).
I miei fiori… i miei fiori!… Datemi tutti i fiori…
(Basilio solleva il canestro e lo porge a Olga, la quale depone alcuni fiori in grembo a Fedora: questa li accarezza: ne prende uno, ma le cade tosto di mano.)

FEDORA
(vaneggiando).
Ecco il sonno che viene… la notte… la gran notte…
Loris, mio Loris, dove sei?… Non ti vedo più…

LORIS
(disperatamente).
Son qui, vicino a te… per darti il mio perdono…

FEDORA
(brancicando nel vuoto).
Oh! dammi le tue mani… le tue mani… e le labbra…
le tue labbra adorate…
(Loris obbedisce come un fanciullo; Fedora gli prende il capo con le mani tremanti, e cerca con la bocca la sua.)

FEDORA
(baciandolo avidamente).
Loris, mio Loris… t’amo!…
(Fedora emette un lungo sospiro: la testa le ricade sui cuscini: il corpo, irrigidito, resta tra le braccia di Loris genuflesso, che scoppia in pianto disperato. – De Siriex e Borov si avanzano allora per sollevare Loris e sottrarlo allo strazio; mentre Olga ricopre pietosamente la morta di tutti i fiori rimasti. – Marka e Basilio s’inginocchiano, segnandosi piamente.
Cade la sera.)

IL PICCOLO SAVOJARDO
(avvicinandosi, come un’eco).
. . . . . . . . . . . . . . . . . . non torna più!…

Tela.

FINE DELL’ATTO TERZO E DEL DRAMMA LIRICO