Gina

Opera lirica in tre atti

Musica di Francesco Cilea
Libretto di Enrico Golisciani

Fonte letteraria: Catherine ou La croix d’or, Nicolas Brazier e Mélesville
Prima rappresentazione: 9 febbraio 1889, teatro del Conservatorio di San Pietro Majella, Napoli

Ambientazione: un villaggio di Francia, 1812-1814

Personaggi
UBERTO, padrone d’un albergo campestre (Baritono)
GINA, sua sorella (Mezzosoprano)
LILLA, fidanzata di Uberto (Contralto)
GIULIO (Tenore)
FLAMBERGE, sergente (Baritono)

Coro
Coscritti, Contadini e Contadine


Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo



ATTO PRIMO
Cortile di albergo campestre. In fondo muro di cinta, e nel mezzo grande cancello aperto, donde si vede una via coronata da alture. A dritta del cortile è l’ingresso alla casa; a sinistra un granaio.


SCENA PRIMA
Voci di contadini e contadine dal fondo; poi Giulio, poveramente vestito e avvolto in un gran tabarro.


CORO DI CONTADINE (dall’interno)
Quando dentro al nostro cor
Dolcemente canta Amor,
Liete siam, tal che ci par
Una festa il lavorar!
Ma la festa
Oggi è mesta,
Non sorrisi, ma sospir!
I coscritti, derelitti,
Per la guerra han da partir.


CORO DI CONTADINI (dall’interno)
Su! Cantate! Su! Danzate!
Del riposo l’ora breve
Coi tripudii ben ci deve
La fatica compensar:
Cantate, danzate, ché il tempo s’invola!
Quest’ora è la sola concessa al gioir!
Doman… chi sa?
Si partirà…
E del dolor
Fia preda il cor! (*)


GIULIO (dal granaio, guardando verso la casa a dritta)
Essa è là, bella, felice, lieta
Dei suoi vent’anni, ignara
Della fiamma
Che mi strugge per lei!…
Ah! Taci, o cor… chetatevi,
Folli sospiri miei!…
Sempre deserto e bruno
Quaggiù passò il mio dì,
Né di conforto alcuno
Mai raggio m’ apparì,
E se un ardente palpito
Balzar mi fece il core,
Fu di dolore.
Oh! Giunga l’ora santa
Che gli occhi chiuderò!
A te, che a lungo ho pianto,
O madre mia, verrò,
E allor soltanto termine
Avrà il fatal dolore
Che serbo in core.
(rientra nel granaio)


SCENA SECONDA
Lilla dal mezzo: poi Gina dalla dritta, che le va incontro.


LILLA (chiamando)
Nessuno! Gina?!


GINA
Lilla!… Avanti dunque!


LILLA
Di’ un poco: è ritornato?…


GINA
Chi mai?


LILLA
Ma… Uberto!


GINA
Ah! No. Tuo fidanzato
E mio fratello egli è. Siam sulle spine
Per lui… e abbiam ragione;
Ma quasi certa son che tra i coscritti
La sorte nol vorrà.


LILLA
Tu sei di me più forte…
Io temo assai.


GINA
Ad Uberto sorride un astro amico:
Me lo predice il cor.


LILLA
Per ben due volte
Giacque infermo in un anno.


GINA
Ed è guarito.


LILLA
È povero…


GINA
Ma nulla ad altri deve.


LILLA
Niun avventor!…


GINA (ridendo)
Ne abbiamo di là uno…
È ver che
Tutto chiuso in un logoro mantello,
Scelto ha per sé la stanza… nel granaio!


LILLA
E sempre folleggi tu?


GINA
Segui l’esempio mio.
A tutti pensa Iddio.
(prendendo Lilla a braccetto)
Di noi che sarebbe, s’ entrambe ci lasciasse…
Se lungi la guerra per sempre il portasse?…
È l’angelo Uberto dei miei, dei tuoi giorni;
Viviamo per lui: per tutti ei lavora!
Sicura son io che libero ei torni,
E renda alla gioia la sposa, la suora!
Le nostre preghiere un’eco han lassù…
T’affida al Signore, né chieder di più!


LILLA
È vero, sorella! Che tal vò nomarti.
Il ciel questi accenti può solo ispirarti.
Sul core tu versi un balsamo arcano,
Un battito novo mi svegli nel core.
Tu preghi, orfanella, pel caro germano,
Ed io pel mio sposo, pel mio protettore:
Le nostre preghiere un’eco han lassù:
M’affido al Signore, né chiedo di più.


GINA E LILLA (abbracciandosi)
Conforto seren
il pianger di gaudio
D’amica sul sen.


SCENA TERZA
Coscritti, Uberto, poi Flamberge dal fondo, Lilla e Gina, in scena.


GINA
(andando verso il fondo, donde odesi tumulto di voci e risa)
Qual tumulto!


LILLA
Desso è qui.


GINA
E il sergente è seco.


LILLA
Sì.


COSCRITTI
(entrando con Uberto, che circondano)
Ah! ah! ah! ah! ah! ah!
Bene! Bravo in verità!
Oh! Il bel numero che hai tratto!
Il migliore non ve n’è!
Grande onore ti sei fatto!
Bene! Bravo in verità!
Ah! ah! ah! ah! ah! ah!


GINA
Ma dunque che avvenne?


UBERTO (tra sé)
Son fuor di me stesso.


LILLA
Uberto!


UBERTO
Mie care!


FLAMBERGE
M’inchino al bel sesso!


GINA (ad Uberto)
Qual numero dunque…


LILLA
T’è in sorte toccato?


UBERTO
Oh! Dirmene posso davver fortunato.


GINA (a Lilla)
Che cosa ti dissi?…


UBERTO
Il numero uno!


GINA E
LILLA
Oh! Cielo!


FLAMBERGE
Toccare doveva a qualcuno.


LILLA
Ei parte?…


GINA (concitata)
Va in guerra?


LILLA (concitata)
L’uccidono!


GINA (risoluta)
Oh! Mai!


LILLA E
GINA (ad Uberto)
Ogni arte userai!


UBERTO (alle donne)
Calmate quel duol!


FLAMBERGE
Il numero uno?… E voi ne piangete?
Affé! Non sapete che d’uno v’è un sol?


COSCRITTI
Il nostro sergente è sempre giovial.


FLAMBERGE
In pace ed in guerra così, sempre ugual!
(alle donne)
Orsù! Sta ben che spasimi
Un’amorosa suora,
Ed una sposa amabile,
Che non è sposa ancora;
Ma poi sta mal, mie tortore,
Adesso sconsigliar
la testa bruna giovane
dal farsi militar!
Venti anni già trascorsero,
che batto questa strada,
E sono fresco e vegeto,
sergente sono già.
Del nostro ardire in grazia
e della nostra spada
(L’Imperator n’è esempio!)
in alto assai si va.
Si passa i giorni, sgomberi
da cure e da pensieri,
Dei bronzi fra lo strepito
e quello dei bicchieri,
Si torna allegri e celebri,
se destinato fu,
O, senza tempo perdere,
scoppia una bomba e… giù
(con maggior brio)
Orsù! Mie tortore,
Contente ditevi!
V’accenda l’anima
In questo dì
Un brio marzial,
Ed aspettatelo
(accennando ad Uberto)
Ch’ei torni qui
Da general!


GINA (vivamente indicando Uberto)
Son belle parole: partire ei non puote!


UBERTO
Finitela, in grazia!


LILLA
Partire ei non dè!


GINA (ad Uberto)
Dovran riformarti!


COSCRITTI (ridendo)
Ah! ah!


FLAMBERGE (alle donne)
Teste vuote!
Ei gobbo, zoppo, guercio non è!


GINA E
LILLA
Di tutto faremo…


UBERTO (alle donne)
Su via! Si vedrà!


COSCRITTI (tra loro)
(Fan pena! Cospetto!)


UBERTO (alle donne)
Per or… via di qua!
Di donna è vizio
Il cicalar…
Il pranzo andatene a preparar!
Seduti a tavola! Più calmi, insiem
Che mai risolvere
Discuterem.


GINA E LILLA (rasserenandosi)
È vero! A tavola
Più calmi, insiem
Che mai risolvere
Discuterem.


FLAMBERGE
Benone! A tavola
Vi lascio insiem!
Servo umilissimo!
Ci rivedrem.


COSCRITTI
Noi pure un brindisi
Prima farem,
E poscia a batterci
Più allegri andrem!
(Le donne entrano a dritta ;i coscritti escono per il fondo; Flamberge trattiene Uberto, mentre questi era per entrare a dritta).


SCENA QUARTA
Uberto e Flamberge.


FLAMBERGE (ad Uberto)
Un momentin…


UBERTO
Che vuoi?


FLAMBERGE
Negarmelo non puoi:
Poc’anzi, caro mio,
L’occhietto mi facevi.
Supporre non vogl’io
Che sul serio intendevi
Ogni mezzo tentar
Per farti riformar!…


UBERTO
E come il posso?…


FLAMBERGE
Bene!
M’ avveggo che ragioni.
Tutto pel meglio avviene
In simili occasioni!…
Vedrai!


UBERTO
Lo so; né indegno
La patria ha un figlio in me,
Ma l’unico sostegno
Son di due donne!…


FLAMBERGE (deciso)
Ohè!
Insomma, giovanotto…
Si parte fra qualch’ora!


UBERTO
Qualch’ora?


FLAMBERGE
I coscritti divora
Febbre di eroi! Domandano
D’andar a incontrar
L’Imperator, che in Russia
Affrettasi a marciar.


UBERTO (stringendogli la mano)
Verrò! Verrò, lo giuro.


FLAMBERGE
All’ora stabilita
Di là dal muro udir
Io ti farò la ronda
Del nostro reggimento…
(ad Uberto, che pare pensoso)
Mi senti, o no?


UBERTO
Ti sento.


FLAMBERGE
Alla canzon gioconda
Fra noi, cauto, sollecito,
Rispondi col venir!
(marciando con enfasi, mentre intona la sua ronda)
Brr! Rataplan!
Avanti ognor!
Viva la patria,
L’imperator!
Avversa o fausta
Ci sia la sorte,
Contro la morte
Ridendo andiam!
Vicin, lontan
Romba il cannon,
Su! Battaglion,
Brr… rataplan!

CORO DI CONTADINE
Ma la festa oggi è mesta;
Non sorrisi, ma sospir.


UBERTO
Intesi appien!
Fra un’ora…


FLAMBERGE
Al suon
Di tal canzon…


UBERTO
Fra voi sarò.


FLAMBERGE
Ma bada ben!


UBERTO
Vi baderò.

CORO DI CONTADINE
I coscritti derelitti
Per la guerra han da partir.


FLAMBERGE (battendo ad Uberto sulla spalla)
Al campo, in mia fè,
Allegri s’andrà!


UBERTO
Al campo, in mia fè,
Allegri s’andrà!
A DUE
Viva la patria!
L’ Imperator!


UBERTO
Ten va!
Silenzio!…


FLAMBERGE (uscendo per il fondo)
Al suon…


UBERTO
(sottovoce e congedando Flamberge)
Della canzon…
(Si odono di lontano di nuovo le voci dei contadini come nella Scena Prima).
(Escono dal fondo).


ATTO SECONDO
La stessa scena del primo atto.


SCENA PRIMA
Uberto dalla casa a dritta.


UBERTO
Tutto è lieto tumulto nella piazza:
Si mescono i saluti
Ai marziali canti:
Batte il tamburo, e scalda in ogni petto
La febbre della gloria,
E di patria l’amor.
Oh! Anch’io vi sento,
Nobili affetti, in cor!
Me pur conquide il pensier di pugnar
Contro l’orda straniera:
Anch’io vorrei spada e core sacrar
Alla patria bandiera.
Figlio indegno di te
No, tu non hai, terra natale, in me!
Ma pende dalla mia
la vita di due donne…
È questo, questo
Che mi rattien, che vil mi fa, e d’angoscia
Orrenda m’è cagione.
Io più non reggo! Già scorre l’ora…
Povera sposa! Povera suora!
(rivolto verso la casa)
Addio!… ti dico addio,
Diletta casa del padre mio!
O testimone soave e fida
D’ogni mia gioia, d’ogni dolor,
Nel separarsi da te il mio cor
«Per sempre» grida.
Fra le tue mura vissi felice,
Quanto a mortale forse non lice:
Fra le tue mura soffre il mio cor,
Quanto può un core soffrir quaggiù.
Non ci vedremo più… ch’il sa?… mai più!
Mia casa, addio!


SCENA SECONDA
Dalla casa Gina e Lilla poi Giulio, che fa capolino dal granaio, inosservato. Uberto.


GINA
Uberto!


UBERTO
Ah! Voi? Che veggo?
Si piange ancora?


GINA
Tu c’inganni…


LILLA
Parti…
Brutto fratel! … Cattivo fidanzato!
Dalla finestra udimmo che il sergente
Ai coscritti dicea: «Sarà dei nostri
Uberto pure».


UBERTO
Infin… lo deggio… è forza!


LILLA
Lo devi? È forza? Dunque va! …
La morte cerca! … Anche noi morrem!


UBERTO (dolorosamente sorpreso)
Morire?… Voi?…
(risoluto)
E sia!… Solo lasciatemi! … Nessuno
Al mio ritorno, se ferito io sono,
Abbia cura di me!


GINA (supplichevole)
Fratel!


LILLA (con viva emozione)
Perdono!…
Ah! Sì, ti prego, calmati!
A noi perdona, Uberto.
Troppo fu il colpo orribile,
Troppo il dolor sofferto,
Che folli par ci renda,
Sensi travolga e cor!
Pietà di noi ti prenda!
Pietà del nostro soffrir!
(Giulio si mostra, ascoltando con interesse).


GINA (con subito slancio)
Ah! Se così magnanimo
Un cor quaggiù vivesse,
Ch’oggi il tuo posto
prender volesse,
La man, il core
Gli darei, beata!


GIULIO (tra sé)
(Gran Dio!)


GINA
Con tutta l’anima
Sarei sua fidanzata,
(cavandosi un anello dal dito)
E di mia fede in pegno
L’anello gli darei,
Che i capelli racchiude
Dei genitori miei!
Prendete… e riportatemi,
Direi, codesto anel.
E, chi voi siate, abbiatemi
Sposa dinanzi al ciel!


GIULIO (tra sé)
(Alma gentile, acchetati!
E tu mi guida, o ciel!)
(esce per il fondo senza esser visto)


UBERTO (a Gina)
Taci! Il tuo dir mi penetra
Teneramente in petto,
Ed a frenar le lacrime
Anch’io non valgo più!


LILLA E GINA
Pietà di noi ti prenda,
Pietà del nostro amor.
Le nostre preci esauda
Dio che ci legge in petto,
E sa di quant’ affetto
Noi t’adoriam!


UBERTO (dominandosi e simulando)
Ma via! Cessate! Non sì parte prima
D’un otto giorni!


LILLA (addolorata)
Otto giorni!…


GINA (risoluta e allegra)
Il tempo
C’è da rifare il mondo!…


UBERTO
Si va a pranzo, o no?


LILLA
Al momento!


GINA (piano a Lilla, accennando ad una sua idea)
(Ei… resterà!…)
(Entrano a dritta).


SCENA TERZA
Uberto e Lilla.


UBERTO (tra sé)
(Ed or… gran Dio, coraggio!)


LILLA (con effusione)
Uberto! Amato Uberto!


UBERTO
Lilla! … È il tuo core al certo
Del suo più saldo.
(indicando a dritta, dond’è uscita Gina)


LILLA (sorpresa)
A che
Usar cotal linguaggio?


UBERTO
Paleso il vero a te,
E tu prudente sii!
Sappi, testè mentii…
Non fra otto dì… parto fra poco…


LILLA (esterrefatta)
Uberto!


UBERTO
Calma! Della partenza
A me sarà segnale
Una canzon del sergente!


LILLA (annientata)
Oh, quale orror!


UBERTO (teneramente)
Tu, mia sorella, o Lilla, tu consola.


LILLA (desolata)
E le mie pene,
Ahi, chi consolerà?
Non più, non più. Ti festi amaro gioco di noi.


UBERTO
Che dì mai tu?
Io nel dolce amor tuo confidai,
Sol di nobili sensi capace.
Quando parla il dovere, pensai,
D’altri affetti ogni palpito tace,
E alla patria, che i figli reclama,
Non chi m’ ama contender mi de’!


LILLA
(dopo lunga lotta, dominandosi)
Ed il dover si compirà! Lo vedi!
Senza lagrime gli occhi io mostro a te,
Mentre t’ ascondo il cor, che qual tu chiedi,
E qual vorrei, forte così non è!
Sommesso gemerà questo cor mio
Nel segreto battito fedel,
E a te dice frattanto: Uberto, addio!
Pietoso, un dì, ne ricongiunga il ciel!


UBERTO (con espansione)
Vivrò, Lilla, per riedere
A te, più innamorato.
Mel presagisce 1’anima
Che un dì sarò beato.


LILLA
Anch’io lo sento, credilo,
Che a me tu tornerai,
 E più il mio core chiedere
Al cielo non dovrà.
Ebbene! Sempre fervido
L’amor mio troverai!


UBERTO
Sì, t’amo tanto!


LILLA
Ma sempre, dimmelo,
L’amerai tu?


UBERTO
Ma sempre!
Abbracciami!


LILLA
Uberto, abbracciami!


UBERTO
O Lilla, addio!


LILLA
O taci, taci!
A DUE (abbracciandosi)
Sì! Tornerò/ai, ne ho fé,
Ad abbracciarti/mi ancora:
D’etereo riso a me
Già l’avvenir s’infiora.
No, niun potrà dividerci,
E, il core sul tuo core,
Noi liberemo il fascino
Del più soave amore.
Vivrò per te!


SCENA QUARTA
Gina, un garzone, Uberto, Lilla.


GINA (di dentro)
Siam pronti!


(Poi uscendo con un garzone che apparecchia da mangiare davanti la porta a dritta, andando e venendo varie volte; seggono tutti e tre a tavola).


UBERTO
Com’è bello qui seder.
In sì cara compagnia,
Fra vivande e fra bicchier,
Qui presiede l’allegria!


GINA E LILLA
All’aperto desinar
Meglio val che in regio ostel.
Tetto è a noi l’azzurro ciel,
E n’è trono il prato in fior!
A TRE
All’aperto desinar Meglio ecc. ecc.


LILLA (tra sé)
(Ah! T’è d’uopo simular…
Non tradirti, o franto cor!)


UBERTO (tenendo fra le mani un bicchiere)
Il sincero nostro vin
Consigliere oggi ne sia!
Ha il colore del rubin,
Il Color dell’allegria!


GINA E LILLA (tenendo fra le mani un bicchiere)
Veh! Sorridere ne par
Là, dal fondo del bicchier,
Ben contento diventar
Nostro grato consiglier.
A TRE All’aperto desinar Meglio ecc. ecc.


LILLA (tra sé)
(Ah! T’è d’uopo simular…
Serba, o core, il tuo mister!)


SCENA QUINTA
Flamberge di dentro, poi fuori.
Detti.


FLAMBERGE (di dentro)
Brr… Rataplan!
Avanti ognor!
Viva la patria,
L’Imperator.
Avversa o fausta
Ci sia la sorte
Contro la morte
Ridendo andiam.
Vicin, lontan
Romba il cannon,
Su! Battaglion!
Brr… Rataplan!
(mano mano più vicino)


UBERTO (trasalendo fra sé)
(Mi chiama già… la sua canzon!)


GINA (sorpresa, guardando Uberto, tra sé)
(Turbato egli è!… Per qual ragion?)


LILLA (addoloratissima, tra sé)
(È l’ora già!…
Più in me non son!)


UBERTO (fa per uscire)
Un istante… e ritorno.


LILLA (balzando dalla sedia)
Non farlo uscir!
Ei mente! Dee partir.


UBERTO
Lilla!…


GINA (sbarrando ad Uberto la strada)
Uberto! Sì, è ver! Tu resterai!


UBERTO (divincolandosi)
Lasciatemi! Il sergente…


GINA (risoluta)
Io sfido l’universo
A strapparti da noi!


UBERTO
Destin perverso!


FLAMBERGE (entrando mentre Uberto respinge le donne)
A questa compagnia
Salute!


GINA E LILLA (a Flamberge)
Indietro!
Uscite!


FLAMBERGE (alle donne)
Perché sì inviperite?


UBERTO (alle donne)
Vogliate omai cessar!


FLAMBERGE (accennando ad Uberto)
Il foglio a lui di via
Io debbo consegnar.
(cava un piego)


GINA (avanzandosi)
Codesto foglio io lacero!


FLAMBERGE
Piano! Di tuo fratello
È chiusa qui la sorte.


GINA
Sicuro che lo credo!…


FLAMBERGE (solenne)
È questo il suo congedo.


UBERTO, GINA E LILLA (trasalendo)
Congedo?!


FLAMBERGE (ad Uberto)
Tu sei libero,
Del tutto riformato!
LE DONNE (a Flamberge)
Libero! Dice?


UBERTO
Libero?
Fra lor restar mi è dato?


GINA (a Flamberge)
Scusate, e permettetemi
Saltarvi al collo!
Lilla, e tu pure abbraccialo!


LILLA
Scusate e permettetemi
Saltarvi al collo.


FLAMBERGE
Ah! ah! Questo bel sesso!…


GINA E LILLA
Scusate, scusate!


UBERTO (a Flamberge)
Ma come? Parla, spiegati…


FLAMBERGE (ad Uberto)
Io debbo a tua sorella
Un bigliettin rimettere…


GINA
Un bigliettino?… Oh! Bella!…


UBERTO (a Flamberge)
E chi tel diè?


FLAMBERGE
Un incognito
Dal largo cappellaccio,
Che si mostrò nel darmelo
In positivo impaccio.
(cava un biglietto, che porge a Gina)


GINA
L’arcano spiegherò.
(a Flamberge)
Date qui… leggerò.
(legge in fretta)
«Gina, ho inteso poco fa quanto dicevate circa vostro fratello: prendo il suo posto fra i coscritti.
Rimettetemi per mezzo del sergente l’anello in pegno della vostra fede». Un anonimo.


TUTTI
Che sento?


GINA
Ho un tal sospetto…
(corre verso il granaio)
Il nostro forestier…
(guardando nel granaio)
Sparito!… È lui! Scommetto.


LILLA
Oh! Il generoso!…


UBERTO
È ver!


GINA
Su! Che sta bene ditegli!


LILLA
Ma… d’un ignoto sposa!…


UBERTO
Ed io dovrò permettere
Che a me s’immoli un cor?


GINA
Giurai, fratel, rammentalo
Su la più sacra cosa,
Ch’io m’ abbia… le reliquie
Dei nostri genitori!
Adempirò!
(si trae l’anello, che dà a Flamberge)


LILLA (a Flamberge)
Conoscerlo
Nemmen possiamo? È bello?


FLAMBERGE
Uhm!…


LILLA
Bruno?


FLAMBERGE
Bruno!


GINA
Giovane…


FLAMBERGE
Per bacco! Ciò si sa!


GINA (ad Uberto)
Qual ch’egli sia, fratello,
Ei sposa sua m’avrà.


UBERTO, LILLA E GINA
Finché nel seno mi batte il cor,
Deh! Ch’io commosso/a ripeta: grazie
All’angiol tuo, e a te, Signor!


FLAMBERGE (commosso)
La loro gioia, povera gente,
Quasi minaccia toccarmi il cor!
Bada!… Tu piangi, caro sergente,
E non vorresti!… Ma piangi ancor!
(Di dentro fanfara di trombe e tamburi che si avvicinano).


GINA E LILLA
Qual suono?


UBERTO E FLAMBERGE
La partenza!


FLAMBERGE (a Gina)
Far dalle file uscir colui non posso,
Ma il quarto fra i coscritti
Che qui davanti a voi farò fermare
Sarà quel tale…


LILLA E GINA
Grazie
A voi puranco!


UBERTO
Momento supremo!


FLAMBERGE
Al bel sesso m’inchino!…
Ci rivedremo.
(esce in fretta per il fondo)


SCENA SESTA
I coscritti, al cui fianco è Flamberge, compariscono marciando in ordine militare al di là del cancello in fondo. Detto.


COSCRITTI
(al suono di trombe e tamburi)
Marciam, marciamo impavidi
Al campo dell’onor,
In nome della patria
E dell’Imperator!


GINA (guardando con Uberto e Lilla)
Un… due… tre… egli è quello!


UBERTO
Chi mai?


GINA
Lui, lui, fratel,
Il tuo liberator!


UBERTO
Ah!


LILLA
Volge il capo…


GINA
Il viso…
Ahimè! Non lo ravviso, ahimè.
A TRE (verso i coscritti)
Vivrà il tuo sacrificio
In noi scolpito ognor.
Addio, sublime cor!


COSCRITTI (sempre marciando)
Marciam, marciamo impavidi
Al campo dell’onor!
Viva la patria…
L’Imperator!


ATTO TERZO
Dopo due anni.
Piccolo giardino attinente alla casa di Uberto, coperto in gran parte da ridente pergolato e chiuso in fondo da una ringhiera di ferro. A dritta ingresso al giardino dalla via, a sinistra ingresso alla casa.


SCENA PRIMA
Lilla seduta lavorando.


LILLA
Tutto per me cangiò!… Volle il mio sposo
Della patria in difesa
Anch’ei volar. Non valse il generoso
Che in vece sua partì…
E da quel giorno, ohimè!
Gioia per noi non v’è.
Romito fior, cui manchino
Del sole i raggi ardenti,
È il cor di questa misera,
Sposo, lontan da te.
Mesto è l’aprile: l’aere
Echeggia di lamenti:
Tutto il creato sembrami
Che gema al par di me! (alzandosi)
Deh! Torna… e in cor ridestami
La speme ed il sorriso…
Torna!… T’attende in ansia
La sposa tua fedel,
E come ai dì che furono
Mai più da me diviso,
Mio ben, la terra rendimi
Immagine del ciel!


SCENA SECONDA
Gina dalla dritta e Lilla.


GINA (di dentro, premurosa)
Lilla!… Lilla!… Lilla!…


LILLA (andando verso dritta)
Gina!…
Essa vola! Non cammina.


GINA (uscendo frettolosa)
Lilla!


LILLA (curiosa)
E donde così ansante?


GINA
Dal corriere!


LILLA
Oh! Di’, che fu?
Tu di gaudio sei raggiante…


GINA
Ne ho ben dritto!…


LILLA
Parla, su!


GINA (con civetteria)
Via! Quel volto di sconforto…
Quell’aspetto triste, smorto!


LILLA (guarda la lettera, e trasale di gioia)
Una lettera d’Uberto!


GINA
Hai l’arcano alfin scoperto?
(festante)
Leggi!… Ei torna!


LILLA (ghermendo la lettera)
Torna?


GINA (trattenendo Lilla, che le resiste)
Pian!
Ma pur io mi freno invan!
(Lilla ha già strappato la lettera, e legge sottovoce)


LILLA
Il tre aprile!


GINA
Quest’oggi è il tre.


LILLA
Oggi dunque?


GINA
Sì! In mia fè.
I fior son grati al cor.
(abbracciando Lilla)
Ah! I fiori ti mandano
Fragranze ignote…
Scendono giù
Soavi al cuor.
Gli angeli trillano
Più dolci note!
La terra è un fascino,
Il cielo un riso!
Sento nell’anima
Un paradiso!
(Rumore di vettura in viaggio e schiocchi di fruste dalla dritta).


LILLA
Di vettura fragor!


GINA
Che? Lui di già?
(correndo con Lilla a dritta)
Non t’ingannasti, Lilla, eccolo là!…


LILLA
Sì… Uberto! Di lontano
Egli ci ravvisò!


GINA
Saluta con la mano!
A DUE Qui! …


SCENA TERZA
Uberto in abito militare, circondato di contadini e contadine, dalla dritta; poi Giulio da luogotenente. Gina e Lilla.


UBERTO (slanciandosi fra le braccia delle due donne)
Ah! Fra voi sto!…
Mia Lilla!… Sorella!…


GINA
Fratello diletto!…


LILLA
Uberto adorato!


UBERTO
Stordito! Cospetto!…
(alle donne indicando Giulio)
C’è il mio comandante…


GINA
Signor… benvenuto!


LILLA
Gli omaggi accogliete di povera gente!


GIULIO
Gradito mi suona il vostro saluto!


UBERTO (presentando Gina e Lilla a Giulio)
In lei mia sorella, signor, v’è presente,
Mia moglie in quest’altra!


GIULIO
Davvero son lieto!


LILLA E GINA (a Giulio)
Fortuna la nostra!


GINA (a Lilla)
(Via… poi… poi non c’è mal!)


UBERTO (alle donne)
Se vivo, mie care, lo dico e il ripeto
(indicando Giulio)
A lui lo degg’io!


GIULIO
La pena non val
Di farne racconto.
LE DONNE (ad Uberto)
Che dice!


UBERTO
Per bacco!
È lui che dal ferro d’un truce cosacco
A Jena salvommi, toccando per me
Un’ampia ferita!


GINA E LILLA (a Giulio, commosse)
Signore…


GIULIO
Ma che!…
Servigi che in guerra si scambiano…


UBERTO
Onor
Del bravo ufficiale all’alto valor!


GIULIO (tra sé)
(Il mio pian tutto compìasi!… Ardir!…)


UBERTO (briosamente a Gina e Lilla)
Con noi resta, sappiate, il comandante…


GIULIO
Accettare vorrei,
Ma m’è forza andar!


UBERTO
Che via! Siam da capo.
(alle donne accennando Giulio)
Qui venir non volea…


GIULIO
Ho triste umor…
E la vostra allegria turbar m’incresce.


UBERTO (deciso)
Allor, prigioniero vi faccio!
(piano a Gina)
(Ho in mente un progetto,
Che noto ti farò). Tu, Gina,
Al comandante compagnia terrai!…
(accommiatandosi da Giulio)
Dunque… a ben presto!


GIULIO (fra sé)
(Solo con lei!)
(Lilla ed Uberto entrano in casa).


SCENA QUARTA
Giulio e Gina.


GIULIO
(Cosa far?)


GINA
(Cosa far?)


GIULIO
(Io davver nol so!)
(deciso, sedendo)


GINA
(Io davver nol so!)
(decisa, sedendo)
(Giulio cava una pipa e l’accende, battendo l’acciarino, e, mentre fuma, Gina cava di tasca un ricamo, e lavorando, canta).


GINA
E la campagna è bella la mattina,
Quando spuntato non è il sole ancora.
Esce di casa sua la contadina,
E la dolce frescura 1’alma le innamora.
E spunta, dice, o sol,
E fammi ritrovar
Chi sempre aspetto in ansia,
E che spuntar
Non vuol!


GIULIO
(Com’è cara!…)


GINA
(E tace ancora!)
Ascolta la canzon degli augelli,
Che si risveglian al primo albore,
E lieta ella si sente al par di quelli,
Ed insieme con lor canta d’amore…
E spunta, dice, o sol,
E fammi ritrovar
Chi sempre aspetto in ansia,
E che spuntar
Non vuol!
(si alza)


GIULIO (vedendo l’atto di Gina, e tosto cercando attaccare un discorso)
Ah!… E così… che ve ne par
Della rotta che toccar
Noi dovemmo?


GINA
Assai m’ accora,
E accorarsi un buon soldato
Come voi, dee più, lo so;
Ma è follia schivar perciò…
Tutto il mondo…


GIULIO
A un disgraziato
Che altro resta?


GINA
E tal voi siete?


GIULIO
Nacqui tal!…


GINA
Non parlo più.


GIULIO
Niun conobbi mai quaggiù
Dei miei cari: il crederete?
E, del mondo e della sorte
Stanco appieno il mesto cor,
Là sul campo dell’onor
Ogni dì cercava morte:
(riscaldandosi)
Ma persin la mitraglia
Ho sfidato, ahi lasso, invan
Io trovavo all’indoman
Sul mio petto una medaglia!


GINA
Ma, se qui v’ha un vero amico,
Perché mai voler partir?


GIULIO (fissando negli occhi Gina)
Un periglio vò sfuggir…


GINA (ingenua)
Qual?


GIULIO
Sincero ve lo dico:
Se invaghito mi foss’io?…


GINA (ingenua)
Oh! Di chi?


GIULIO (esitando)
Di… voi!…


GINA (fingendo sorpresa)
Di me?!
(tra sé)
(Ciel!)


GIULIO
Voi già, ne ho piena fè,
Altri… amate…


GINA (con civetteria)
No… il cor mio
Ad alcuno non si diede.


GIULIO
Ma uno sposo in vista avran
La cognata, od il german…
Credo ben…
(accostandosi e guardandola fisso)


GINA (abbassando gli occhi)
Il falso crede…
Il signor…


GIULIO
Davver?…


GINA (sollevando decisa il capo)
Davver!… Il falso crede il signor.


GIULIO
Inebriato è il mio pensier!
Ah! Per trovare un angelo
Che sull’oppresso core
Celestiale un alito
Spirasse alfin d’amore,
Corso sarei giocondo,
Fanciulla, in capo al mondo,
Per adorarlo, estatico,
Come supremo ben!


GINA (tra sé)
(Quel tenero linguaggio
Un’eco ha nel mio sen!)
(con gli occhi bassi)


GIULIO (animato)
Prosegui.
Ancor, prosegui ancor…


GINA
Non più! Non più


GIULIO (con fuoco crescente)
Del viver mio le tenebre,
I miei silenzi mesti
Con un accento magico
Tu dissipar potresti!
Pronuncialo, concedimi
Che quanto piansi oblii,
E l’angelo tu sii
Cercato invan da me


GINA (trascinata dall’emozione)
Ah! Se potessi intendere
Questi soavi detti
Quanta nei cor mi destinò
Pugna di cento affetti!…
Provo… un ignoto fascino…
Mi schiara arcana luce,
Che i sensi miei seduce,
Che mi trascina a te!


GIULIO (prorompendo)
M’ami dunque?…


GINA (con passione)
Sì, t’amo!


GIULIO
M’ami?
(vivamente prendendole la mano)
A me giura eterna fè!…


GINA
Giuro… (No! Che dico? Ohimè!)
Io d’un altro esser giurai…
(Sciagurata!) Addio… addio!…
(entra rapidamente in casa, fuggendo da Giulio)


GIULIO (sorpreso)
Sì turbata perché mai?…
M’ama!… Il veggo!…


SCENA QUINTA
Uberto e Giulio.


UBERTO
E così?… Ve ne andate?
Mia sorella è di là triste… piangente.


GIULIO
Andarmene?… No! Resto.
La man di tua sorella, Uberto, a te domando.


UBERTO
È quello ch’io bramavo,
È il pian che meditavo,
Ed a mia moglie or palesai.


GIULIO
Oh gioia! Di gioia
Non è ver che si muoia!…


UBERTO
Eccolo trasformato!… O amor, gran Nume!
Ma perché mia sorella sì turbata?
Vieni qui, Gina! Avanti… avanti…
(verso la casa)


SCENA SESTA
Gina, Uberto e Giulio.


GINA (tra sé)
(Lui!)


UBERTO (a Gina)
Il signor Giulio tutto m’ha svelato.
V’amate… ed io ne sono arcicontento,
E sposare vi vò!


GINA (titubante)
L’amo! … Ma amarlo
Non potrei, né sposa
Andare a lui giammai.


GIULIO (trasalendo)
Che sento?


GINA (ad Uberto)
Hai tu scordato
Che la mia fè giurai
A quell’ignoto, che per te partì
Or son due anni?


GIULIO (tra sé)
(Ah!)


UBERTO
Nulla più ne seppi…


GINA
E se tornasse un dì?…
(solenne)
A lui, per sacro pegno,
Mandai l’anello d’or,
Che i capelli racchiude
Dei nostri genitor’
«Prendete, e riportatemi,
Io dissi, questo anel,
E chi voi siate, abbiatemi
Sposa dinanzi al ciel!»


GIULIO (rinfrancato)
È questo il solo ostacolo,
Avverso al voto mio?


UBERTO (rammaricandosi)
Purtroppo!…


GINA (a Giulio)
E poco sembravi?


GIULIO
Vi serenate allor;
Perché quell’uom… l’incognito
Benefattor son io!


UBERTO
Voi, signor?
(abbracciandosi tutti e tre)


GINA E UBERTO
Sul mio sen!


GIULIO
Sul vostro sen!


GINA E UBERTO
Questo pianto dica almen
Ciò che il labbro dir non può!


GIULIO
Gratitudine, mio ben,
Io non volli; volli amor!…


UBERTO
Su! Senz’altro, sposi siete!


GINA (a Giulio)
Quell’anello mi rendete!


GIULIO (quasi tra sé, confuso)
(Ah! Gran Dio!) L’anel…


GINA
L’anello!


UBERTO (a Giulio)
Sì, l’anello!


GINA
Il sacro pegno!


UBERTO (a Gina)
Ei si turba! È strano!


GIULIO
Io l’ho serbato qui…
(indica il cuore)
Ma, di vita senza segno,
Io pugnando caddi un dì!..
E a un amico il diedi…


UBERTO
Che mai dite…


GINA (a Giulio)
Non vi credo!
Fu un inganno, me ne avvedo.


UBERTO (a Gina)
Vieni, o Gina.


GIULIO (ad Uberto e Gina)
Deh!


GINA (ad Uberto, accennando Giulio)
Ei mente!


GIULIO (avvilito)
Ohimè!


GINA (amorosamente ad Uberto)
O fratel, se l’ami ancora
Questa povera tua suora,
Da quell’uom, che abbono tanto,
Deh! M’invola per pietà!


UBERTO (a Gina)
Vieni meco! Folle sdegno
Ora t’eccita a tal segno.
Calma il duolo, tergi il pianto;
Il tuo cor si appagherà!


GIULIO
Troppo, troppo avea sperato!
Sarò sempre sventurato!
Ah! Quel Dio, che il cor m’ha franto,
Morte a me non negherà!…
Io vo’ a morir.
(fa per uscire frettoloso)


SCENA SETTIMA
Dalla dritta Flamberge con lunga barba e nodoso bastone in mano. Dalla casa Lilla, che va verso Uberto e Gina, sorpresa nel vedere la loro emozione. Contadini e contadine. Uberto, Gina.


FLAMBERGE (di dentro, man mano più vicino)
Avversa, o fausta
Ci sia la sorte,
Contro la morte
Ridendo andiam!
Su! Battaglion!
Brr… rataplan!

TUTTI GLI ALTRI (sorpresi alla voce di Flamberge)
Qual voce!
(Entra Flamberge).


GIULIO (riconoscendo Flamberge)
Cielo!


FLAMBERGE (riconoscendo Giulio)
Parbleu!


GLI ALTRI
Il sergente!


FLAMBERGE (a Giulio)
Ma siete vivo?
GLI ALTRI (vieppiù sorpresi)
Che!


FLAMBERGE (a Giulio)
Se morto il vidi! Ad annunziar
La triste nuova, e a riportar
Venìa l’anello, che m’ affidaste
Quando parlaste sul campo a me
L’ultima volta… Renderlo a voi
Doveva…
(A Gina cavan l’anello dal dito).


GIULIO (a Flamberge)
La ferita mortal guarì.


FLAMBERGE
È lui!


TUTTI
O gioia!


GIULIO
Il mio destin
Mutò per sempre alfin!


GIULIO E GINA (abbracciandosi)
Ah! Tutta io sento in tal momento
La dolce ebbrezza d’un casto amor!


TUTTI
Di tanto gaudio, di tal contento
Fu sola origine l’anello d’or!
 
Fine

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