Giulio Sabino
Dramma serio per musica.

Libretto di Pietro Giovannini.
Musica di Giuseppe Sarti.

Prima esecuzione: Carnevale 1781, VeneziaTeatro San Benedetto.

Personaggi:

TITO figlio di Vespasiano imperatore, amante di Epponina tenore
EPPONINA creduta vedova di Sabino soprano
SABINO sposo di Epponina soprano
VOADICE sorella di Sabino, ed amante di Arminio soprano
ARMINIO governatore di Langres e confidente di Sabino soprano
ANNIO prefetto delle armi romane, confidente di Tito, e amante occulto di Epponina tenore

Due Figli di Sabino, che non parlano.

Argomento
Malcontente le legioni romane dell’imperatore Vitellio, acclamarono nell’Oriente Flavio Vespasiano; poco dopo nelle Gallie si pretese innalzare all’impero Giulio Sabino, che credevasi disceso da Giulio Cesare. Questo ultimo partito soggiogato, e distrutto dalle armi vincitrici di Vespasiano, condotte da Tito già aggregate all’impero. Giulio Sabino per salvarsi dalla vendetta del vincitore, incendiò il suo castello presso Lingona, ora Langres, volendo far credere essere lui pure in quell’incendio perito. Ragion voleva, ch’ei si ritirasse presso i Germani; ma trattenuto dall’amore di Epponina, sua sposa, si confinò in un sotterraneo giacente sotto l’incendiato castello, dove sepolto visse anni 9, incirca, e dove divenne padre di due bambini (uno dei quali attesta Plutarco di aver conosciuto). Scoperto nel suo ritiro non valse a lui la rigorosa prigionia, né la virtù di Epponina poté salvare l’uno e l’altro dalla morte, a cui per ragione di stato furono condannati dall’imperatore, che nel proferire la sentenza non poté trattenere le lagrime. Da tale fatto storico, e bastantemente notorio è preso l’argomento di questo dramma, condotto con quegli episodi verosimili, e quelle mutazioni di catastrofe, ch’esige la musica, ed il genio gentile degli spettatori.

Atto primo

Scena prima
Veduta interiore dell’antico castello di Langres, o antica Lingona in cui credevasi morto Sabino. Da un lato recinto di folti, e solitari cipressi. Dall’altro muraglie, e torri diroccate, tutti avanzi d’incendio, e di ruine. Fra queste scorgesi un tempio dedicato a Mercurio, antica deità delle Gallie, sotto del quale è il sotterraneo di Sabino, a cui si passa per un sentiero incognito, e nascosto fra le ruine. Accanto al tempio vedesi il Mausoleo innalzato da Epponina al suo sposo Sabino.
Sabino, solo, indi Arminio.

SABINO
Dove m’inoltro! Che rimiro! È questa
di Lingona la rocca!
Oh sventurati avanzi
del mio furor! Né pur qui un’orma impressa
veggo d’abitator. Né mali miei
ciascun m’abbandonò. L’amico istesso
qui cerco invano. Ah fra quest’ombre oscure
par che tema il mio cor nuove sventure.
Pensieri funesti
ah no, non tornate,
per poco lasciate,
in pace il mio cor.

ARMINIO
Oh dèi!… Sabin!… Dove t’inoltri?

SABINO
Amico

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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