Griselda
Dramma per musica.

Libretto di Apostolo Zeno, Carlo Goldoni.
Musica di Antonio Lucio Vivaldi.

Prima esecuzione: 18 maggio 1735, VeneziaTeatro San Samuele.


Attori
:

GUALTIERO re di Tessaglia tenore
GRISELDA moglie di Gualtiero contralto
COSTANZA principessa figlia di Gualtiero e Griselda, non conosciuta dalla madre, amante di Roberto soprano
ROBERTO principe di Atene amante di Costanza mezzosoprano
OTTONE cavalier di Tessaglia soprano
CORRADO fratello di Roberto amico di Gualtiero mezzosoprano
EVERARDO figlio di Gualtiero, e Griselda, che non parla altro

La scena si finge in Larmirio città della Tessaglia.

Eccellenza
Due sono gli efficaci motivi che m’inducono a dedicare a v. e. il presente dramma. Uno, la cognizione ch’io tengo del vostro gran merito. L’altro, il desiderio che nutro di far pubblico il profondo rispetto che le professo. Io però per servire a la vostra modestia, tralasciar voglio la solita usanza di far elogi, e non dediche. Perloché basterà (per far vedere qual nome siasi il vostro) solamente accennare, che la nobiltà della famiglia Valignani non v’è dubbio essere antichissima, e del regal sangue normanno, come discendente da Dragone di Loritello; poiché Diomede Valignani fu suo figliuolo, e questi nel 1120 possedeva il castello Valignano donde prese il cognome questa famiglia, la quale nel decorso di più secoli ebbe eroi distintissimi, non meno nel militare, che nel politico, e soprattutto rilusse per insigni dignità ecclesiastiche, che furono appoggiate a loro meriti, come dell’arcivescovado di Tessalonica, e dell’arcivescovado di Chieti. Ebbe parentadi nobilissimi, congiungendosi colle più cospicue famiglie d’Europa, e specialmente alla famiglia antica de’ Conti Romana. Siccome a tempi nostri si vide strettamente congiunta con quella d’Innocenzio XII. Conti; della stessa antica famiglia, del famoso, e rinomato gran pontefice Innocenzo III. Ebbe uomini litteratissimi, la cui gloria emulando, ed i cui vestigi calcando v. e. ha dati saggi ben chiari, quanto nell’istoria, poesia, ed altre scienze siete eminente; e le opere vostre che illustrano le stampe ne rendono ben chiare testimonianze, marcando per suo splendore l’Arcadia il vostro nome con quello di Nivalgo Aliarteo. Ma ciò che a fatica potrebbon narrare le storie, malamente nel giro di picciol foglio, senz’avvedermene, vo raccogliendo. Quindi senz’altro dire mi restringo nel supplicarvi ad accettare il picciol dono colla grandezza dell’animo vostro gentile, innanzi al quale umilmente inchinandomi, mi do l’onore di sottoscrivermi.

Di v. e.
devot. opp., ed umil servitore
Domenico Lalli

Argomento
Gualtiero (intitolato nel dramma re di Tessaglia, per maggior nobiltà della scena, tutto che nella storia altro egli non fosse, che marchese di Saluzzo) invaghitosi d’una semplice pastorella per nome Griselda da lui veduta più volte in occasione della caccia, la prese in moglie, non potendo altrimenti espugnare la di lei virtù, né soddisfare al suo amore. Un sì disugual matrimonio diede a’ popoli occasione di mormorarne, e dopo la nascita d’una fanciulla primo frutto di queste nozze, sarebbero passati a qualche sollevazione, se il re non l’avesse repressa, facendo credere di aver fatta morire la figlia chiamata Costanza, di nascosto inviandola ad un principe suo amico in Atene, perché la educasse segretamente. Era già arrivata all’età di quindici anni Costanza, senza che ella, ed altri fuori di Gualtiero, e del principe sapesse la vera condizione della sua nascita, che tutta volta il principe pubblicamente diceva non esser men, che reale. Aveva il suddetto principe amico di due figli; il primo chiamato Roberto, l’altro Corrado; ma fra questi Roberto solo con la principessa Costanza, se ne givano avanzandolo, assieme con gli anni una reciproca corrispondenza d’amore; la quale approvata veniva con tacito consenso dal principe padre. Ma al fine ridotto questo all’ultimo periodo della sua vita; al minor figlio Corrado, il segreto della real nascita di Costanza, solamente lasciò palese; imponendogli con vigoroso divieto il discoprimento di quello. In questo mentre nacque un altro fanciullo a Griselda, e tornando allora i popoli ad una nuova sollevazione istigati da Ottone nobilissimo cavaliere del regno, che era invaghito della regina, Gualtiero volle por fine a tali disordini con la finzione di ripudiare Griselda, e ritrovarsi altra sposa. Tanto fece: scrisse a Corrado, che gli conducesse Costanza in qualità di sua moglie, intimo a Griselda il ripudio, la rimandò alle sue selve, ed ella sofferse il tutto con una fortezza assai più che donnesca. I finti rigori di Gualtiero, e le vere persecuzioni di Ottone, che in tali disgrazie di Griselda si va adulando di poter ottenerla per moglie; fanno tutto l’intreccio della favola, con quelli avvenimenti, che per entro vi si ravvisano.

Atto primo

[Sinfonia]

Scena prima
Luogo magnifico della reggia destinato alle pubbliche udienze.
Gualtiero in trono. Popolo.
Recitativo

GUALTIERO
Questo, o popoli, è il giorno, in cui le leggi
da voi prende il re vostro. A voi fa sdegno
vedermi assita accanto
donna tratta da boschi,
donna avvezza a vestir rustico ammanto.
Tal Griselda a me piacque,
tal la sdegnate; alfine
miro lei co’ vostr’occhi
decretato è il ripudio, e voi ne siate
giudici, e spettatori; or, che la rendo
alle natie sue selve,
col vostro amor quel del mio core emendo.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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