Il Giasone

Dramma per musica.

Libretto di Giacinto Andrea Cicognini.
Musica di Francesco Cavalli.

Prima esecuzione: 5 gennaio 1649, Teatro San Cassiano, Venezia.

Interlocutori

GIASONE duce de gl’argonauti contralto
ERCOLE uno de gl’argonauti basso
BESSO capitano della guardia di Giasone basso
ISIFILE regina di Lenno soprano
ORESTE confidente di Isifile basso
ALINDA dama soprano
MEDEA regina di Colco soprano
DELFA nutrice contralto
ROSMINA giardiniera soprano
EGEO re d’Atene tenore
DEMO servo tenore
SOLE soprano
AMORE soprano
GIOVE basso
EOLO contralto
ZEFFIRO soprano
VOLANO spirito tenore

Coro di Venti e Spiriti. Dèi, Argonauti, Soldati, Marinai.

La favola si rappresenta parte nell’isola di Colco e parte nelle campagne d’Ibero.

Illustriss. e reverendiss. signor
Mio sig. e patron colendiss.
Del mio Giasone, che ora se ne viene alla luce delle stampe, non presento a v. s. illustriss. se non la sola stampa, poi che ella non si degnò di riceverlo sotto la sua clementissima padronanza sin quando alli mesi passati io lo consacrai alla sua grandezza caratterizzato con la penna. Io, che a ragione temevo, anzi prevedevo i suoi precipizi, lo collocai sopra la base della protezione di v. s. il. e consegnai la caducità de’ miei versi all’immortalità del suo nome. Comparirà in breve su le scene, e s’egli nacque sotto l’ascendente benigno di così felice predominio, ben devo io sperare, che favoreggiato da stella sì propizia, egli sia per sortire quelle fortune, alle quali per sé stesso non poteva, se non temerariamente, aspirare, e senza più a v. s. illustriss. umiliss. m’inchino.

Di Venezia li 5 gennaio 1648.
Di v. s. illustriss. e reverendiss.
umiliss. devotiss.
ed in eterno obligatiss. servo
Giacinto Andrea Cicognini

Sonetto

Ecco lieto acquistar l’aurato pondo,
Giasone di colui, di gloria degno,
del cui felice, e singolar ingegno
canta la fama, eterne lodi al mondo.
Ben può gettar gli alteri marmi al fondo
di Saturno crudel l’invido sdegno;
ma non già trarti di virtù dal segno
che tergè, di Giacinto il stil facondo.
Va’ pur dunque Giason, vanne fastoso
(e getta del timor squarciato il velo)
a immortalar il nome tuo famoso.
Che mentre viverò d’ardente zelo
illustrerò l’ardir tuo generoso
sì, che eccelso fra noi t’ammiri il cielo.
Bort. Castore

Applauso poetico
Al molt’illustre ed eccellentiss. sig. Giacinto Andrea Cicognini nella composizion del suo Giasone.

Ode
Di Aurelio Aureli ac. inf.

Qual dolce suon possente
di concavo metal in Adria s’ode
formar d’occhi di gloria, e d’alto merto?
Qual di veneta gente
incognita allegrezza ogn’uno gode
far l’interno piacer palese, e aperto:
anco il mare che sente
animarsi le grotte al grave suono.
S’arretra e lascia il corso in abbandono.
Ma la cagione è nota,
tua virtù, Cicognin, s’è della fama
fatta materia ella sonora tromba,
pendea dal fianco immota.
Quando agli onori tuoi dovuta brama
gli diè fiato, onde tutta Adria rimbomba,
e dall’ozio remota
vien ogni mente, e s’ode al nome solo
di te la fama essersi data al volo.
Non altrove aver prese
e le candide piume, e i dolci fiati
per animar la tromba, e impennar l’ali
suonando, fa palese
ai neghittosi spirti, e raffreddati,
che da sublimi tuoi merti immortali,
di gloriose imprese
onusto ti divulga, e a tua virtute
spande d’eternità palme dovute.
Di Pindo, e d’Elicona
ove in metro soave il dir si volge
l’abitatrici a te cedono il pregio,
e l’aureal corona
le degne tempie intorno a te rivolge
Polinia, la più vaga a darti il fregio.
Dopo il premio risuona

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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