Il guarany

Melodramma in quattro atti

Libretto di Carlo D’Ormeville, Antonio Scalvini
Musica di Antonio Carlos Gomes

Prima esecuzione: 19 marzo 1870, Milano

Personaggi:

Don ANTONIO de Mariz, vecchio idalgo portoghese basso
CECILIA figlia di don Antonio soprano
PERY capo della tribù dei Guarany tenore
Don ALVARO avventuriere portoghese tenore
GONZALES avventuriere spagnolo, ospite di don Antonio baritono
RUY -Bento, avventuriere spagnolo, ospite di don Antonio tenore
ALONSO avventuriere spagnolo, ospite di don Antonio basso
Il CACICO capo della tribù degli Aimorè basso
PEDRO uomo d’arme di don Antonio basso

Coro e comparse.
Avventurieri di diverse nazioni. Uomini e Donne della colonia portoghese. Selvaggi della tribù degli Aimorè. Corpo di ballo. Uomini e Donne della tribù degli Aimorè.

Ambientazione: Brasile, a poca distanza da Rio de Janeiro, 1560

Avvertenza:
Questo dramma fu tratto dallo stupendo romanzo dello stesso titolo del celebre scrittore brasiliano Josè de Alencar. I nomi di Guarany e Aimorè, sono quelli di due fra le tante tribù indigene, che occupavano le varie parti del territorio brasiliano prima che i portoghesi vi approdassero per introdurvi la civilizzazione europea. Secondo l’autore del romanzo, Pery era il capo dei Guarany. Questa tribù aveva indole più docile delle altre, al contrario degli Aimorè, che furono sempre i più implacabili nemici dei Bianchi. Don Antonio de Mariz, personaggio storico e non ideale, fu uno dei primi che governarono il paese in nome del re di Portogallo e rimase vittima della barbarie degli indigeni.

Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo
Atto Quarto


Atto Primo

Scena prima
Spianata dinanzi al castello di don Antonio de Mariz.
All’alzarsi del sipario la scena è vuota; attraversano la scena alcuni gruppi di comparse portando al collo dei cervi ed altri selvatici di generi diversi: odonsi internamente suoni di caccia. Indi vengono il Coro di cacciatori, don Alvaro, Gonzales, Ruy, Alonso, Avventurieri.

CORO
(di cacciatori)
Dal piano al monte ognor
trascorre il cacciator;
a lui dinanzi fugge
la fiera belva invan,
invan di sdegno rugge
contro l’ardita man.
Nell’antro ov’ella è ascosa
lo spinge il baldo ardir;
ella assalir pur osa,
ma pronto egli è a ferir.
Poi di sua preda carco
e pien di gioia il cor
pone la freccia e l’arco
lo stanco cacciator.

GONZALES
(con ironia ad Alvaro)
Alfin giungemmo all’ospitale tetto,
che sì teneri sensi in te ridesta;
tregua dunque al dolor!

ALVARO
(irritato)
E con qual dritto
ardisci numerare i miei sospiri?

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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