Il Re Teodoro in Venezia
Dramma eroicomico.

Libretto di Giovanni Battista Casti.
Musica di Giovanni Paisiello.

Prima esecuzione: 23 agosto 1784, ViennaBurgtheater.


Attori
:

TEODORO re di Corsica, sotto nome di conte Alberto basso
GAFFORIO segretario e primo ministro di Teodoro, sotto nome di Garbolino tenore
ACMET terzo gran sultano deposto, in abito d’armeno sotto nome di Niceforo basso
TADDEO locandiere, padre di Lisetta basso
LISETTA amante di Sandrino soprano
SANDRINO mercante e amante di Lisetta tenore
BELISA giovane venturiera e sorella di Teodoro soprano
MESSER Grande con séguito basso

Cori di Donzelle con Lisetta. Gondoliere e Gondolieri. Armeni del séguito d’Acmet, che non parlano. Diverse altre comparse, che non parlano.

Argomento
Teodoro baron di Neühoff è uno di quei singolari fenomeni che di tratto in tratto offre la storia. Era egli nativo di Westfalia, di spirito fervido e intraprendente e d’indole romanzesca: dopo corse varie avventure in Germania, Francia, Svezia e Spagna, si portò in Tunisi, ove col mezzo del suo famoso amico baron di Riperda, che caduto dal ministero di Spagna si era con grandi ricchezze ricovrato in Africa, gli riuscì di ottenere da quel Bei e mercadanti considerevoli somme di danaro e munizioni di guerra co’ le quali, sbarcato in Corsica, accolto fu con sommi onori da quei malcontenti, che allora erano alle mani co’ Genovesi, e lusingandoli con grandiose promesse di flotte e di altri soccorsi per parte di diverse corti d’Europa gl’indusse di farsi da loro eleggere e incoronar re di Corsica; ma non comparendo mai né flotte né soccorsi, e mancatogli totalmente il danaro, i Corsi più non gli prestarono obbedienza ed ei fu costretto a ritirarsi dall’isola; e portatosi in Olanda e in Inghilterra, ivi gli riuscì di ammassare di nuovo del danaro, che l’incoraggiò a far qualche altra comparsa in Corsica; ma non più ricevuto né riconosciuto da quei popoli e spaventato dal bando pubblicato dalla Repubblica di Genova sopra la sua testa, ritornò in Olanda, ove fu carcerato per debiti; uscito dalla prigione si trasferì a Londra e anche colà fu fatto carcerare da’ suoi creditori e, liberato ancora da questa prigionia, avendo per così dire esaurito e svaporato il cervello in tanti raffinati pensamenti e artificiosi ritrovati, restò stupido e indi a poco morì. Alcuni amatori dello straordinario gl’innalzarono un mausoleo ove era descritta la sua vita e le sue gesta.
Questo singolar personaggio è il soggetto del presente dramma, ove Teodoro si fa comparire in Venezia, come lo rappresenta uno dei più ameni tratti sortiti dalla penna d’un celebre scrittore in una delle sue più leggiadre e bizzarre produzioni generalmente conosciute. Tutte le circostanze sono immaginarie, e l’incontro di Acmet e di Belisa non deve riguardarsi che come semplice episodio. Si è dovuto sacrificare la convenevole estensione che richiederebbe il soggetto al comodo della musica, agl’incomodi usi comunemente ricevuti dal teatro italiano e ai limiti del tempo dentro i quali devono restringersi sì fatti spettacoli.

Atto primo
[Ouvertura]

Scena prima
Gabinetto nella locanda di Taddeo.
Teodoro che in magnifica veste da camera malinconico e pensoso sta seduto presso un tavolino, e Gafforio sotto nome di Garbolino; poi Taddeo con il conto.
Indi Lisetta col caffè.
[N. 1 – Introduzione]

GAFFORIO
Scaccia il duol, mio re, che degno
quel tuo duol di te non è.

TEODORO
(Senza soldi e senza regno
brutta cosa è l’esser re.)

GAFFORIO
Deh sovvengati di Dario,

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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