Il reggente
Tragedia lirica.

Libretto di Salvadore Cammarano.
Musica di Saverio Mercadante.

Prima esecuzione: 2 febbraio 1843, TorinoTeatro Regio.

Personaggi:

Il conte Murray, REGGENTE di Scozia tenore
Il duca HAMILTON suo ministro baritono
AMELIA sua consorte soprano
Lord HOWE primate del regno tenore
KILKARDY primate del regno basso
OSCAR paggio del Reggente soprano
MEG fattucchiera soprano
SCOTO soldato tenore
Un SERVO di Hamilton basso

Dame, Cavalieri, Ufficiali, Paggi, Soldati, Marinari, Popolo, Maschere d’ogni genere.

L’avvenimento ha luogo in Iscozia, nel 1570.

Il sortilegio

Scena prima
Gran sala nel palazzo del Reggente, con ispaziosi veroni aperti in prospetto, dai quali scorgesi parte magnifica della città.
All’alzarsi della tela odonsi bellici strumenti e fragorose voci di gioia, che sempre più si avvicinano.
Coro nell’interno della scena.
Viva il Reggente invitto al paro,
al par temuto duce, o guerrier!
Quand’ei nel campo vibra l’acciaro,
alla vittoria schiude il sentier!

Scena seconda
Lord Howe, Kilkardy ed altri Cortigiani giungono a più riprese; guardano dai veroni, quindi si aggruppano, parlando sommessamente fra loro.

TUTTI
Ascoltate: del vulgo plaudente
fra gli evviva rimbomba il suo nome…
nuovi lauri d’imporgli alle chiome
ancor stanca la sorte non è!
Sì, ma trema, orgoglioso Reggente!
Dal trionfo al sepolcro t’appressi!
E gli allori ai funebri cipressi
loco in breve daranno per te!
(essi vanno incontro al Reggente; il luogo si riempie di guardie, di ufficiali, di paggi, ecc.)

Scena terza
Il Reggente con Séguito, e detti.

REGGENTE
Io riedo, e non indegno
dell’alto grado, ove m’alzò concorde
voler de’ pari. Oh! Colga
dalla vittoria mia frutti di pace
la travagliata Scozia! (Rivederti,
Amelia, rivederti alfin m’è dato…
indarno m’opponevi
un severo divieto. Io l’obliai…
T’amo… t’amo ancor più che non t’amai!)
(Se tu l’imponi, esanime
giuro caderti al piede;
ma ch’io non t’ami, o barbara,
invan da te si chiede.
Il sol tuo cenno è questo
cui d’obbedir m’è tolto…
Estinto ancor, sepolto,
avvamperò per te!)

HOWE, KILKARDY E CORTIGIANI
(Che fia? Turbato e mesto
pensa raccolto in sé!)

Scena quarta
Hamilton, e detti.
(Hamilton si avanza inchinando il Reggente; egli al primo vederlo fa un moto d’aborrimento, ma correggendosi ad un tratto, gli porge amichevolmente la destra)

HAMILTON
Cinto di nuova gloria
facesti a noi ritorno.
Ancor della vittoria
l’inno risuona intorno.
E mesto sei tu solo?
Gioia per te non v’ha?
Fida l’arcano duolo
in sen dell’amistà.

REGGENTE
(Oh se costui potesse
vedermi il cor svelato!…)

HAMILTON
Ebben?

REGGENTE
Le gravi e spesse
cure d’infermo stato…
Altro pensier, che ascondere
deggio…

HAMILTON
Esso è noto a me!

REGGENTE
Che parli?… (Ah!… Fia possibile?)
Noto?…

HAMILTON
Sì, conte.

REGGENTE
(Ahimè!)
(Hamilton ed il Reggente si traggono ad un angolo della sala, ove parlano a voci basse: Howe, Kilkardy ed i cortigiani guardansi con sospetto)

HAMILTON
Fra quei, che ti circondano,
s’ordisce iniqua trama;
i giorni tuoi minacciano,
il sangue tuo si brama…
Ma veglia l’amicizia,
ma il ferro traditore
piantarsi nel mio core
pria che nel tuo dovrà.

REGGENTE
Son io di vili e perfidi
al congiurare avvezzo:
bassa, codarda insidia
non temo io, no, disprezzo!
(Tradir potrei sì nobile,
sì generoso core?
No: del mio cieco amore
trionfi l’amistà.)

HOWE, KILKARDY E CORO
(fra loro in fondo alla sala e con la massima circospezione)
In cor mi desta un palpito
quel favellar sommesso!
Potria del ver tralucere
qualche baleno ad esso?…
Ardir… Ciascun dissimuli…
Guardo non sfugga, o detto…
Qual d’un estinto in petto
in me l’arcan starà.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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