L’Oracolo

Opera in un atto

Musica di Franco Leoni
Libretto di Camillo Zanoni

Fonti letterarie: The cat and the Cherub, C. Bailey
Prima rappresentazione: 28 giugno 1905, Covent Garden, Londra

Personaggi
Uin-Scî, vecchio sapiente (Baritono)
Cim-Fen, padrone d’una taverna d’oppio (Baritono)
Uin-San-Lui, figlio di Uin-Scî (Tenore)
Hu-Tsin, ricco mercante (Basso)
Hu-Cî,un bambino, figlio di Hu-Tsin (role mute)
Ah-Joe, nipote di Hu-Tsin (Soprano)
Hua-Quî, governante di H-Cî (Contralto)
L’Indovino (Basso)

Coro
Una guardia di città di San Francisco, un maniaco per abuso d’oppio, uomini, donne, fanciulli cinesi.

Ambientazione: “Chinatown”, quartiere cinese a San Francisco

La “Strada della Scure” nel quartier cinese a S. Francisco. Nel mezzo un vicolo coperto conduce ad un’altra strada, e di là, il mare. Dalle finestre, dalle vetrate, da variopinte lanterne d’ogni forma si spande una scialba luce. Il profumo di aromi orientali bruciati si diffonde torpido. Un gallo canta. È l’ora quinta del primo dì dell’anno.
Tre colpi di timpano annunziato che l’azione incomincia.
Voci e risa sguaiate giungono dalla taverna di Cim-Fen; per la vetrata si scorgono muoversi le ombre di alcuni giocatori di hoa-cun.

I GIOCATORI
(Interno, nella taverna)
Wu-fèt, tan-hae, fu-lu, sam-ciau…
(Risa) ha! ha! ha! ha! ha! ha!

CIM-FEN
(Trascina fuori un uomo ebro d’oppio)
Ancora qui? topo di fogna!
Va! Va via! Oppio?
Non ce n’è più per te!
Non ce n’è più
Va, che non voglio pazzi nella mia taverna!
(All’angolo più lontano del vicolo coperto lo spinge con un calcio)
Va!
(E ritorna. Le voci e le risa dei giocatori si repetono)

I GIOCATORI
(Interno, nella taverna)
Wu-fèt, tan-hae, fu-lu, sam-ciau…
(Risa) ha! ha! ha! ha! ha! ha!

CIM-FEN
Sì, gettate il vostro denaro
Fin che vi prenda la fame!
Giocate! In un brago di debiti
Mi annego per il gioco!
(Vede le finestre della casa di Hu-Tsin illuminate)
E lì si gozzoviglia allegramente,
Per insultar la miseria!

HUA-QUÎ
(Apre la porta di Hu-Tsin, e trepida, s’appressa a Cim-Fen, che la guarda freddo)
Cim-Fen, non adirarti!
No posso mai lasciare la casa.
Hu-Tsin ci veglia sempre, sempre…

CIM-FEN
(A bassa voce)
Il ventaglio…

HUA-QUÎ
Non l’ho…

CIM-FEN
(Con subitanea fierezza)
Non l’hai…
(Gira gli occhi attorno, sospettoso d’essere udito)
Hua-Quî, l’hai promesso!
Il ventaglio che porta scritte le parole d’amore di San-Lui
Per la bella Ah-Joe…

HUA-QUÎ
(Sconfortata)
Perchè devo rubarlo?

CIM-FEN
Voglio mostrarlo al vecchio.
Deve tutto sapere…
Scaltra è la fanciulla!
Voglio, intendi?
Voglio allontanar San Lui.

HUA-QUÎ
(Con mesta dolcezza)
Ella è si buona!

CIM-FEN
Non vuoi? Va, ti disprezzo!
Non fuggirò con te!
Sposarti? No, no, mai!

HUA-QUÎ
(Supplichevole; dominando una forte commozione)
Tu vuoi lasciarmi…
Vuoi lasciarmi…

CIM-FEN
(Sdegnoso)
Va! Ti percuota Hu-Tsin!
Invecchia là! Schiava,
Schiava rimani!
(Arresta Hua-Quî d’un gesto repentino, e guarda attorno con precauzione)

HUA-QUÎ
(Con impeto)
Cim-Fen!

CIM-FEN
(Minaccioso; urtandola, torvo)
Lo porterai?

HUA-QUÎ
(Abbandona la persona, vinta da paura. Parlato)
Sì… Sì!

(E rientra nella casa perchè qualcuno sta per sortire dalla taverna. Escono i giocatori e si avviano, per varie direzioni, salutando Cim-Fen, che risponde)

UN GIOCATORE
Hailà!

CIM-FEN
(Parlato, con indifferenza)
Hailà!

UN ALTRO GIOCATORE
Hailà!

CIM-FEN
Hailà!

(L’ultimo giocatore, inebetito dall’oppio, si trascina a stento fuori della taverna, al suo comico saluto Cim-Fen risponde, con una smorfia di disprezzo.
Di pochi il canto si allontana. Un suono di un-fan segna l’ore; quasi eco odesi il suono di una campana. Uin-Scî, dalla casa, grave incede al tempio.)

CIM-FEN
(Che stava per chiudere la taverna, si volge e gli parla, cercando di trattenerlo)
Sapiente dottore, presto vai oggi al tempio…

UIN-SCÎ
(Continuando il cammino, con le braccia incrociate sul petto, senza volgersi a lui)
Amico, ti guardino gli Dei!

CIM-FEN
(Con modi insinuanti che mal gli si addicono)
Ti porti il nuovo anno tanta fortuna
Da far morir d’invidia i tuoi nemici…

UIN-SCÎ
(Soffermandosi un instante)
A te quanta ne meriti.

CIM-FEN
Sopra tutti onorato,
Una scintilla del tuo spirito
Scaldi la mia virtù,
Se tentasse la gelida sorte
Abbrividirla.

UIN-SCÎ
(Si ferma e si volge)
Che vuoi?

CIM-FEN
(Con ostentata riveranza)
Dammi un saggio consiglio.
(E poi che avverte il romore di un passo, Cim-Fen accosta la bocca all’orecchio di Uin-Scî)
Il cane della strada si avvicina…
Siedi qua…
Esso fiuta per tutto…

(Uin-Scî si pone a sedere sulla panca infissa al muro, sotto una grande vetrata che è al piano inferiore della casa di Hu-Tsin. Mentre parla a Cim-Fen, che gli siede accanto, una guardia di città, dal vicolo, si dirige a destra, poi attraversa la strada, lentamente, e va dalla sinistra. Uin-Scî continua il suo discorrere senza scomporsi mai.)

UIN-SCÎ
Pensa prima all’uomo lussurioso
Che la brama dell’oro e del potere spinge
A turpi voluttà, risplendente d’ignobile fulgore.
Pensa quindi al suo corpo inputridito,
Come ossesso da lividi demoni,
Egli finì la trama della vita sua
Esaminato dal terror di sè.

(Rischiarano i primi albori tenuemente. La voce di San-Lui inonda l’aria, carezzevole.)

AH-JOE
(Appare, cauta, alla finestra, tenendo nelle mani un ventaglio)
Bianca luce silente, alba spaziosa,
Lenite l’ardenza del mio sogno!
L’ultima stella vanisce
Fra ceruli brividi nella timida luce…
Come da l’acqua emergono freschi
I colori nella serena purità dell’alba,
Ed ampio il sentimento della vita
Infonde il sole in ogni cosa…
Da l’eremo dei sogni l’anima sopita
Ritorna lenta e si ridesta.
La giovinezza d’un giorno gaudioso
Per le vene fluisce. Oh! mite luce.
Alba di perle! Oh! caro sole.

(Ode San-Lui le ultime parole di Ah-Joe e, dalla porta di casa, come trasognando, protende le mani verso lei, fissandola. La fanciulla, alla vista improvvisa, trasale, fa l’atto di ritrarsi, ma si arresta, dando segno d’intimo turbamento.)

SAN-LUI
Ah-Joe! … Ah-Joe, divina vergine,
Rimani ancora! Nessuno ascolta…
Parlami… Perchè tremi così?
Fior della vita! Sospiro! Ah-Joe…!
Ah-Joe, dischiudi l’anima a questo ardore!
La tenue fronte volgimi!
Ti baci caldo il nuovo sole!
Ah-Joe…

AH-JOE
(Invasa da un’agitazione crescente, si copre il viso con ambe le mani con timidezza infantile)
San-Lui non guardami!
Non posso parlarti…
È peccato!
Non devo ascoltarti, San Lui!

SAN-LUI
(Spinto irresistibilmente, rapido corre sotto la finestra)
Peccare?
No, non può l’innocente tuo cuore!

AH-JOE
(Con l’animazione straordinaria che le dà il novissimo godimento intenso)
Sì, credo all’ansia che mi turba la mente…
Credo al tuo parlare fervido e onesto…
Ora al mondo non mi sento più sola…
Sì, con te, sempre con te, San-Lui!

SAN-LUI
(Estatico, quasi ne vedesse l’anima tremarle negli occhi e sulle labbra, intesse le sue parole in quelle di lei)
Oh! piena di grazie
Nell’ansia dilettosa e pura
Che riluce negli occhi sereni,
La mia Ah-Joe!

(Ed ella pure attratta, Ah-Joe scende rapida fin sulla porta, tende le mani, in puro atto d’amore, verso lui, che s’inchina, e indugiano così, alquanto, presi da un intimo desiderio ardente, a mirarsi negli occhi, irradiati dal sole. Rientrano quindi nelle loro case.

È giorno. Giunge glorioso dal tempio il canto dei fedeli inneggianti ai Re dei tre Mondi ed a Confucio. Dalle botteghe e per le strade venditori, gridando e richiamando con suoni differenti l’attenzione, offrono le loro merci.
Il movimento ed il frastuono aumentano.
Alcuni, dalle finestre, scuotono tappeti e quindi li appoggiano a’ davanzali. Passano fanciulli cantando canzoni gioconde; taluni portano stendardi sui quali è l’imagine di un drago azzurro, specialmente onorato il primo dì dell’anno che inizia la stagione di primavera; taluni invitano ad offrir doni e ripongono in canestri le offerte; tutti, giungendo le mani sul petto e piegando alquanto le ginocchia, augurano ai passanti felicità e benedizione, al quale augurio rispondono i passanti con lo stesso atto.

Hu-Tsin, dalla sua casa, si avvia verso quella di Uin-Scî.)

[Il testo di seguito è presente nella partitura ma non nel libretto

CORO
(In lontananza)
Tien Ciang-Ti
Uan sce sce piao Tien Ciang-Ti
Uan sce sce piao Tien Ciang-Ti.

PRIMO VENDITORE
Tartarughe!
Rane dell’Hong Kong!

SECONDO VENDITORE
Uva, mele, aranci,
Tunnisai!

TERZO VENDITORE
Kulanguà! Kulanguà!

QUARTO VENDITORE
Lai Ho? Lai Ho?

FANCIULLI
Il gran drago annunzia con l’azzurro cielo
Della primavera la fecondità.
Fate larghe offerte fiori, incenso,
the ai re dei tre mondi, Sam-kai-Kong.

TERZO VENDITORE
Kulanguà! Kulanguà!

QUARTO VENDITORE
Lai Ho? Lai Ho?

CORO
(In scena)
Sam-kai Kong! Sam-kai Kong!
Sia propizio l’anno a te!
Sam-kai Kong! Sam-kai Kong!
Sia propizio l’anno a te!   ]

CIM-FEN
(Che sta fumando sulla porta della taverna, vendendolo, si scuote, ripone la pipa, dà uno sguardo dietro a sé, e tosto lo segue, come se a lungo lo avesse atteso. Allato gli s’inchina.)
A te il buon anno, Hu-Tsin!

HU-TSIN
(Con le braccia incrociate sul petto, senza volgersi a lui)
Buon anno a te, Cim-Fen!

CIM-FEN
(Con eccessiva umiltà)
Vorrei parlarti…

HU-TSIN
(Non molto sorpreso, si sofferma, e si volge)
Parla…

CIM-FEN
(Titubante)
…Amo…

HU-TSIN
(Che non presta attenzione, mette una mano in tasca per toglierne qualche moneta)
…Fame?

CIM-FEN
(Scatta, cercando con il gesto e con la voce, di esprimere una passione profunda)
Amo, amo!

HU-TSIN
(Maravigliato, tende l’indice verso lui)
Tu?… Misero salice piangente!…
Consulta il dottore!…
(Ed accenna alla porta di Uin-Scî)

CIM-FEN
(Perplesso per l’effetto ottenuto, ma insistente)
Vuoi promettere, Ah-Joe?

HU-TSIN
(Attonito, di poco incurvandosi come se avesse ricevuto un colpo nel ventre)
A chi? A te?

CIM-FEN
(Strisciante)
So che domandi assai denaro…
(Con un sorriso scialbo)
La colomba non ha i piedi piccoli…
Potrebbe volar via…
(Alza la testa, risoluto, per togliergli ogni dubbio su ciò che sta per dire)
Pure io pago. Denaro? Ne ho!

HU-TSIN
(Incredulo)
E vai così vestito?
In un giorno di festa?

CIM-FEN
(All’orecchio di Hu-Tsin)
È astuzia la mia veste…

HU-TSIN
(Incalzando)
Ti preme più il peculio…

CIM-FEN
(Stupidamente tenero)
Ma sopra ogni altra cosa la pulzella! Consenti?

HUA-QUÎ
(Che dal balcone ha ascoltato, non può trattenersi)
Serpe vile!…
(Hu-Tsin e Cim-Fen si guardano attorno, stupiti)

CIM-FEN
(Con fermezza)
Consenti?

(Hu-Tsin non più curandosi di lui, riprende il cammino verso la casa del dottore, lasciando Cim-Fen, che, impaziente di avere una risposta decisiva, bieco lo mora allontanarsi e ne accompagna gli ultimi passi e le parole con un moto di scherno.)

HU-TSIN
Che tutto l’oppio de quartier cinese
Ti passi per le mani!
(Ed entra, sbattendo l’uscio)

(Un Indovino, dal vicolo, percuotendo con una breve canna un corno di bufalo che risuona stridente grida.)

L’INDOVINO
La ventura! Qua venite tutti,
D’ogni sesso e d’ogni età!
L’avvenire! È la luna nuova!
Il destino vi predirò!

(È un avvicendarsi disordinato, uno spingersi l’un l’altro strano poi che ognuno vuole da lui la predizione. Tutti gli si fanno intorno schiamazzando e ripetendo l’invito. L’Indovino, giunto nella “Strada della scure”, depone a terra un sacco che ha sulle spalle, una gabbia in cui è un piccolo uccello, un libro, ed una cassa sulla quale sale per distribuire biglietti ed osservare la mano di chi gliela porge.)

[testo in partitura di seguito

FANCIULLI
(In scena)
L’Indovino! La ventura! Qua venite!
È la luna nova!

CORO
Il destino!
È la luna nova! Qua venite tutti!
La buona sorte! Venite tutti qua!
L’indovino venite qua! L’avvenire predirà l’indovino
A la buona sorte! A la buona sorte!    ]

CIM-FEN
(Lo guarda distrattamente, turbato dalle parole di Hu-Tsin; poi, urtando chiunque gli ingombri il passo, va a lui e gli mostra, alta, quasi a toccargli il naso, la palma sinistra.)
Tu, cialtrone, che rubi ai gonzi,
Prova a scoprire il mio destino!

L’INDOVINO
(Ritraendo prontamente la testa)
Bah!… “Sporco passato,
Futuro indemoniato!”
Lava quel sudiciume!

CIM-FEN
(All’esclamazione dell’Indovino, alle risa degli astanti, s’infuria)
Con un pugno io lavo il muso a te!

(Tra irrefrenabili risa Cim-Fen è trattenuto dal percuotere e spinto lontano dall’Indovino, il quale, nella confusione, cade, raccatta in fretta e in furia i suoi arnesi, e fugge. Il taverniere, da tutti deriso: “Lavati, sporco, lurido, sconcio!” si rigira furiosamente mendando pugni e calci che gli altri scansano agilemente continuando l’ilare schiamazzo: “Putrido! Puzzi! Puzzi!” fin che nelle botteghe e per le strade si sperdono, lasciandolo solo, ringhioso.
Dalla porta di Hu-Tsin, Hua-Quî, seguita da Ah-Joe, conduce fuori Hu-Cî.)

HU-TSIN
(Dalla porta di Uin-Scî, che lo segue con San-Lui, va sorridente al bambino e lo accarezza)
Ecco il piccolo Dio d’amore! …
Tenero come uno stelo di giacinto,
Forte come una canna di bambù.

AH-JOE
(Pure accarezzandolo e baciandolo, gli s’inginocchia dinanzi)
…E buono… e allegro…
Come stai serio ora!
Ridi, ridi piccino… Così.

HU-TSIN
(A Uin-Scì)
Nel libro delle stelle,
Savio di dottrina,
Leggi l’avvenire di Hu-Cî.
Vogliano gli Dei preservarlo da ogni male!

(San-Lui apre un grande libro tenendolo con ambe le mani.)

UIN-SCÎ
(Austero agli astanti)
È questo il primo giorno della nuova luna.
Tutti avete purificato il corpo nell’acqua?

(E quelli affermano con un cenno della testa, eccettuato Cim-Fen che sta a parte.)

San-Lui fa che gli Dei osservino
Come sia da noi segregato
Chi non è puro in questo dì solenne.

(Dà al figlio un pezzetto di gesso. San-Lui segna un circolo sul suolo, intorno ai piedi del taverniere. Fra tanto Hua-Quî, a San-Lui che le passa dinanzi, sussurra parole concitate, accennando a Cim-Fen. Sorpreso San-Lui guarda Cim-Fen con sprezzo. Uin-Scî, e gli altri ad un suo cenno, maggiormente si scostano dall’uomo segregato.)
S’invochi Amitâbha con il canto!
“O, mi, to, fa!”

(Tutti divotamente ripetono l’invocazione, prima con calma, poi agitati, alzando la voce, mano mano che Uin-Scî prosegue, voltando le pagine del vecchio libro tenuto da San-Lui.)

UIN-SCÎ
Vedo sei placide lune;
Giovine arbusto crescere dolcemente.
—Pure nell’imminente luna
Vedo il cuore del padre
Denso di dolore per il martirio
Di una aspettazione.

(Hu-Tsin cessa dal canto con l’animo sospeso alle parole profetiche.)

Vedo in una tragica ombra
Due anime liberarsi dal corpo;
Una lieve migrare verso il Nirvana,
L’altra inabissarsi nell’inferno.

(Impallidiscono gli astanti. Uin-Scî, con largo gesto sacerdotale, rinfranca gli animi sgomenti.)

Hu-Cî è salvo!

(Cessa il canto)

HU-TSIN
(Rasserena il volto pur rimanendo molto preoccupato)
Quel martirio …
Quella tragica ombra …
Quelle anime …

UIN-SCÎ
(Confortandolo a sperare)
Vieni! ora diverti la mente
Da le imagini dolorose.
Vieni!

(Di lontano, poi mano mano più da presso si odono suoni e canti di festa. Passa al di là del vicolo la procession del Drago.)

HU-TSIN
(Prima di muovere allo spettacolo, a Hua-Quî)
Donna, per la città è grande folla.
Mentre portano il Drago,
Hu-Cî potrebbe correr pericolo.
Abbia cura di lui.
(Solleva il bambino tra le braccia e lo bacia. Invita Uin-Scî a prender primo il cammino e lo segue a la maniera cinese.)

(Hua-Quî, sull’angolo del vicolo, osserva con curiosità crescente al di là, fin che, a poco a poco, spinta sempre più dalla curiosità, va fino all’angolo opposto. Il bambino, che stava a sedere, si alza e parla per gioco, con un fantoccio che ha tra le mani. Cim-Fen, sdraiato sopra una cassa su l’entrata di un negozio, in mezzo a canestri di frutta, lo adocchia, sussulta, corrugando la fronte; un disegno strano gli si accosta, circospetto per tema d’essere visto, lo chiama per nome con voce lievissima; quindi si scosta al passare di due uomini che, discorrendo, si affrettando per il vicolo. Torna presso il bambino tosto che i due sono scomparsi, ma prontamente se ne scosta un’altra volta all’avvicinarsi di Hua-Quî, la quale, sollecita, accarezza il piccino, gli sorride e ritorna dov’era dianzi. Gongs, grida, canti strepitano d’appresso. Cim-Fen, fatto certo che la donna è assorta nello spettacolo della processione, prende un’arancia da un canestro e scesi due o tre gradini della scala per cui si va in cantina, la mostra al bambino in atto di offrirla. Come questi gli si avvicina presto lo abbranca, lo fa passare tra le aste che sbarrano l’apertura della scala, e scompare con lui, mettendogli il frutto sulla bocca. Il frastuono gradatamente diminuisce e si sperde.)

(Hu-Tsin giunge dal vicolo e guarda sorpreso Hua-Quî che ritorna frettolosa dove aveva lasciato Hu-Cî.)

HU-TSIN
Donna, non vedo il bambino!…

HUA-QUÎ
(Smarrita, corre qua e là, entra in casa, ritorna fuori, strabiliata, chiamando con voce tremante)
Hu-Cî! Hu-Cî!…
Era qui…
Non s’è mosso…

HU-TSIN
(Spalanca gli occhi, minaccioso)
Te l’hanno rubato!
Il mio bambino!
Mala femmina!
Ti venderò! Ti batterò!
(Ai passanti che guardano, stupefatti)
Cercatelo, cercatelo!
(Entra nella casa in preda ad un’agitazione febbrile. Cim-Fen sbuca dalla canina, ostentando la più dolorosa maraviglia alle grida di Hu-Tsin.)

HUA-QUÎ
(Gli va incontro e gli parla con voce rotta dalla disperazione)
Cim-Fen, portami via!
L’avevi giurato! Sono tua!
Pietà! Hu-Tsin mi ucciderà!

CIM-FEN
(Mentre Hu-Tsin ritorna esasperato, spinge sprezzante la serva, gridando:
“Anima dannata!”
e con spetto sicuro, va innanzi a Hu-Tsin.)
L’amicizia è sacra, Hu-Tsin.
Daro il mio sangue per salvare Hu-Cî.
Certo l’hanno rubato.
Vuoi tu farmi dono di Ah Joe?
(Si avanzano dal vicolo Uin-Scî e San-Lui)

HU-TSIN
(A Cim-Fen)
Sì, Ah-Joe, se troverai mio figlio!

SAN-LUI
(Senza dubitazione, a Hu-Tsin)
Io saprò trovarlo.
La potenza divina di mio padre mi aiuterà.
Sarà Ah-Joe la mia sposa?

HU-TSIN
(Eccitato all’entusiasmo)
Sì. E d’oro e di gemme
Risplendente come una Dea!
Portatemi Hu-Cî!
(Entra in casa fiaccato)

UIN-SCÎ
(Apparentemente calmo, a San-Lui)
Figlio mio dalla guancia colorata da l’aurora,
Da l’occhio lucente, invocherò gli Dei!
Vogliano essi che tanto amore
Non vada perduto.
(Si avvia per il vicolo. Gli altri entrano nelle botteghe, o, in varie direzioni, vanno per la strada. Ah-Joe, che sta per varcare la soglia della porta, è trattenuta da San-Lui.)

SAN-LUI
Ah-Joe, uno sgomento improvviso
M’invade… Io penso a te,
Al vecchio padre, in un limpido sogno interminato…
Forse un attimo disperato mi perderà!
Casta creatura, tu esalta il mio spirito…
Un bacio…
Resisterò, vincerò nel tuo nome!

AH-JOE
(Palpitante, con un’espressione modestissima)
Tu vai contro la morte…
Non lasciarmi sola…
Una povera fanciulla…
Ho paura! Resta…
Resta, San-Lui…
Non posso, non posso perderti!

SAN-LUI
(Accesso dall’emozione)
Sarai mia! Che m’importa vivere senza di te?
Là nella nostra terra solatia,
In un eremo ascoso
Tra varioverdi fronde.

AH-JOE
(Supplice)
San-Lui…

SAN-LUI
…Là, nella tepida luce
Di ambra vaporosa, lenti nell’ombra,
Sentir la vita calda nell’idillico riso!
Un bacio, Ah-Joe!

AH-JOE
Se io ti perdessi, San-Lui! Oh me!…

(San-Lui, trasportato da un impulso repentino, la bacia. Ah-Joe copre con una mano la gota, che si colora, come volesse diffondere il bacio largamente e nascondere, trattenendolo, un piacere penetrante.)

HUA-QUÎ
(Esce dalla porta di Hu-Tsin con un piccolo involto; squallida, lo sguardo folle. Ah-Joe di subito rientra in casa.)
Non mi batterà più!
(Si volge alla taverna di Cim-Fen)
Non ti avessi mai conosciuto!
(Vede San-Lui. Presa da un tremito convulso accenna alla taverna)
Mi ha ingannata, capisci?
E te voleva tradire… e Ah-Joe!
Vuole il denaro…
Il denaro di Hu-Tsin!
(Scruta per la strada con ansietà. Fugge.)

(Cim-Fen sale piano, la scala. Scorgendo San-Lui, vorrebbe ritornarsi. San-Lui, impressionato dalle parole di Hua-Quî, usando di una violenza contro sé stesso per togliersi da una incertezza tormentosa, deciso.)

SAN-LUI
Sì! Scendo giù!

CIM-FEN
(Monta rapidamente gli ultimi gradini e si ferma)
Dove?

SAN-LUI
Lì, nella tua tana. Via!

CIM-FEN
Quale burbanza!

SAN-LUI
Via!

CIM-FEN
Sei più ardito che prudente, giovinotto!

SAN-LUI
E sarò violento! Via!

CIM-FEN
(Rude)
Questa è casa mia, non si scende!

(San-Lui gli si avventa contro con uno slancio felino. Cim-Fen mal regge all’urto ed opponendo un braccio alla gola di San-Lui, tenta resistere. Così avvinti, in una lotta aspra e cupa, precipitando per la scala. La colluttazione seguita feroce. Gridi soffocati di minaccia e di affanno esprimono un patimento insoffribile. Estenuato riappare San-Lui poco dopo tenuto Hu-Cî tra le braccia con grande stento. Si trascina, vacillante, fino alla porta di Hu-Tsin. Le forze lo abbandonano. La sua voce è quasi spenta.)

SAN-LUI:
Hu-Cî è qui, Ah-Joe!…
Tutto va bene… ora sei mia!…

(Cim-Fen, ed un pensiero spaventose traspare dalla sua faccia, gli è dietro, brancolante; e come San-Lui, non potendo più reggersi, depone Hu-Cî invocando il nome di Ah-Joe, con un colpo di scure alla testa, lo atterra. Rimane un istante sorpreso dal terrore. Poi, subitamente, scoperta una piccola fogna che è dinanzi, alla taverna, vi depone Hu-Cî, la ricopre, e ridiscende ratto nella cantina.)

AH-JOE
(Appare sulla porta di casa. Vede il morente steso a terra con la faccia rivolta a lei. Si lancia; s’inginocchia; impallidisce di sgomento.)
Ferito… L’hanno ferito…
Parla, parla, San-Lui!…
Non vedi? guarda la tua Ah-Joe!
Sei tutto intriso di sangue!
Come stravolgi gli occhi!
(Si alza estremamente concitata)
Qualcuno! Accorrete!
(Ripiomba in ginocchio)
Perché mi lasciano sola?
(Si rialza)
Accorrete!
(Qualcuno accorre dalle botteghe, dalle strade, confusamente, uomini, donne, alle grida, alla vista del morente, spaventati, incerti)
Salvatelo! Muore! Salvatelo!
Chiamate il suo spirito! Salvatelo!
(Le donne inginocchiante, gli uomini agitando le braccia, secondo il costume, cinese, richiamano lo spirito vitale)
Ritorna! Ritorna! Ritorna!

(Tutti riprendono il grido supplichevole. La più intensa desolazione domina.)

UIN-SCÎ
(Furente dal vicolo, trascina Hua-Qui che gli si abbandona come una vittima. La lascia tosto, orribilmente livida, travolta da pensieri spasmodici.)
Hanno ucciso un uomo davanti alla mia casa!
(Riconosce San-Lui)
San-Lui!

(Si ritrae, muto, guardando Uin-Sci, che, accorso, si slancia sul figlio, ne tocca il petto, la faccia, le mani, percorrendogli il corpo con sguardi ansiosi come deliro).

AH-JOE
(Vaneggiando)
Il suo spirito vola… S’allontana…
Prendimi, prendimi con te!
Come un fremito d’aria
il mio pensiero esala spasimando!
Dove va? Dove vado?
Non vedo, non sento più nulla!
Ogni mia fibra si frange…
San-Lui, San-Lui, prendimi con te!
(I presenti rialzando sempre più la voce, richiamano lo spirito)
Datemi una goccia d’anima…
Della sua anima, che è la mia…
Una stilla della sua anima
Perchè io viva… Ritorna!
(Tutti riprendono il grido supplichevole. La più intensa desolazione domina)

CIM-FEN
(Dal vicolo, s’inoltra sbalordito)
Un assassino!
(Alza ambe le mani, invocante)
Dei di pietà!
Dov’è il miserabile che l’ha ucciso?

(Uin-Scî, impietrato, con la bocca semichiusa, ritto della persona, dirizza gli occhi fissi a Cim-Fen, quasi volesse lanciarglisi addosso. La costernazione traspare dal suo aspetto più efficace d’ogni parola. E tutti, immobili, perterriti, fissano Cim-Fen, che allibisce. Una completa oscurità scende su quel terrore vivo, plastico.

La notte incombe ne l’aria ottenebrata come un fantasma immane. Spente le lanterne; oscure le vetrate. Portano le raffiche dal mare il suono della direna, ululante, come un oltraggio lugubre. Un gemito pieno di lagrime vi risponde è la voce di Ah-Joe, macerata dal pianto, che invoca San-Lui perdutamente. Nella solitudine tetra dell’ora.)

UIN-SCÎ
(Vagante come uno spettro, incontra Hu-Tsin, muto affranto)
Nulla ancora hai saputo?

HU-TSIN
Nulla! Il mio cuore è lacerato…
Oh! il mio bambino.
Orrendo mostro delle tenebre,
L’hai tu visto errare,
Il povero bimbo mio,
Dove si addensa l’ombra?
(Ed ulula la sirena dal mare e gene la voce d’Ah-Joe)
Le donne perdono la ragione!…
Oh! perché non posso impazzire?

UIN-SCÎ
Entra nella tua casa.
Domani attendimi qui.
Ricorda di vestire la maglia di ferro …

(Rimasto solo va all’angolo del vicolo, in ascolto, a destra e a sinistra per la strada, grave, pensoso. Dispone quindi e brucia, sopra un piccolo tripode, alcune carte gialle su le quali sono caratteri cabalistici, ed osservando, genuflesso, ora la fiamma, ora in alto le spire del fumo, mormora divotamente.)

Suprema divinità de Cielo d’occidente
Volgi lo sguardo sulla Terra!
Voglia la tua pietà darmi un segno
Perch’io possa discoprire la colpa!

(Come le carte consacrate sono interamente incenerite, si risolleva, e, malsicuro, quasi un’influenza esterna, dominandolo, lo guidasse, ancora vaga in ascolto.)

Gli Dei sono silenti!

(Lo sguardo fisso, l’orecchio intento, sta, muto. Un anelito fioco è giunto al suo orecchio. Si avanza incerto: alla porta di Hu-Tsin, all’entrata della taverna, chiusa. L’anelito fioco si rinnova. Preso dal terror dell’ignoto, piega, sommesso, le ginocchia, implorante. Atterra le palme, e va così, prono, cercando senza posa da dove l’anelito venga. Sopra la pietra che copre la piccola cava s’arresta d’un tratto. Un brivido attraversa la sua persona. Si curva a toccare con l’orecchio la pietra. Convulso, con uno sforzo penoso, scopre la cava e si ritrae al lezzo che ne emana.)

Quale tenebra putrida!
Quale orrore di rimorsi!

(Chiama, passionata, con voce oppressa, Hu-Cî. L’anelito fioco gli risponde. A pena introduce quanto più gli è possibile profondamente le braccia nell’apertura. Esterrefatto trae fuori il bambino che, privo di sensi, esprime un lamento fievole, pietoso. Lo innalza tra le braccia, lo bacia, ed alla casa di Hu-Tsin lo depone dentro la porta che tosto rinchiude, addossandovisi, rivolto, con fiero viso, alla taverna.)

Cim-Fen!

(Mentre dall’interno della casa odesi)

HU-TSIN
Il bimbo, il bimbo mio è ritornato!
Accendiamo ceri alla Dea della pietà!

UIN-SCÎ
(Magnifico, apre le braccia guardando il cielo)
Esaudita è la mia giustizia!
Eccelso Amitâbha avrai una vittima umana!
Vibra le tue vendette!

CIM-FEN
(Dal vicolo, canticchiando roco, si avanza, barcollante, aggravato da soverchie libazioni e da un cumulo di sofferenze arcane. Scorge Uin-Scî immoto. Un’inquietudine acuta lo assale.)
Un’ombra?… Presso la mia casa!…
(E tenta di evitarla, allontanandosi alquanto)

UIN-SCÎ
(Immoto sempre, con calma tragica)
Cim-Fen! … Mi sfuggi? È giusto.
I buoni sfuggono chi è dannato dagli Dei.

CIM-FEN
(Che ha trasalito sentendosi chiamare per nome, si racqueta alle parole di Uin-Scî, pur rimanendo discosto da lui)
Tu, Uin-Scî? No, non ti sfuggo…
Cammino … Cammino, insensato…
Quel vigliacco che l’ha ucciso! …
Oh! avessi potuto soffocarlo con le mie mani …

UIN-SCÎ
(Non trattiene un impeto di odio, ma tosto riprende la signoria si sé)
Siedi qua…
La parola du un amico disnoda il dolore…
Io sono vecchio, Cim-Fen…
La morte, vedi? Gelida, ansante,
Protende le scarne mani verso me…

CIM-FEN
(Gli si avvicina dubbioso)
Tu non devi essere così debole…
(Una campana, di lungi, suona cinque ore)

UIN-SCÎ
(Acre)
Siedi qua … Parliamo di morte…

(E cupa la sirena dal mare, e il gemito folle d’Ah-Joe)

CIM-FEN
(Percosso da un brivido affannoso)
La demente!… Perché non la portano lontano?

(E subito a Uin-Scî, volendo sottrarsi ad una visione spaventosa)

Cerchiamo insieme… Hai cercato?
Hai trovato? Non ti hanno detto nulla?
Non hai un dubbio?… un indizio?…
Un sospetto?

UIN-SCÎ
(Energico, lo fissa negli occhi con lo sguardo vibrante)
Ho la certezza!

CIM-FEN
(In uno spasimo d’impazienza)
Chi è? Di’, chi è l’infame?…
Andiamo ora. Andiamo insieme…
Prima che albeggi…
La notte è oscura… Noi due soli…

UIN-SCÎ
(Afferra Cim-Fen per un braccio e lo attira con violenza a sé)
Sì, saremo soli… Soli noi due…

(Con ambe le mani insistendo lo obbliga a sedere. Maravigliato, ma calmo all’aspetto a bassa voce.)

Che? Tu porti una maglia di ferro?

(Cim-Fen afferma debolmente, riluttante. Uin-Scî lo trattiene.)

Mio figlio errava qui.
Lo assalì vigliaccamente quel bruto abbietto che aveva rubato Hu-Cî!

(Cim-Fen, sotto il flagello di un’angoscia inestinguibile che lo paralizza, si sforza per sollevarsi. Uin-Scî, scrutandone ogni moto, lo tiene come inchiodato.)

L’aspide velenoso si nascose
Nella tua pestifera tana…
Poi strisciò fuori nella strada per un’altra uscita… E tornò qui…
E alzò le mani… E gridò:
“Un assassino!… Dei di pietà…
Che è il miserabile che l’ha ucciso?”

(Alle ultime parole sono balzati in piedi. Cim-Fen, stravolto, con uno sforzo supremo, respirando a pena, ha tratto dalla mancia della veste il coltello. Uin-Scî, di scatto, gli è sopra, terribile. Sulla panca con un colpo furioso della mano sinistra sulla testa, lo abbatte; con la destra gli pianta la scure nella nuca. Il corpo agonizzante, automa tragico, sorge, la bocca semiaperta, gli occhi fuori da l’orbite, le mani brancicanti nell’aria, e ripiomba, inerte, sulla panca. L’arma cade a terra.)

UIN-SCÎ
(Aggrappa il codino di Cim-Fen, glielo avvinghia intorno al collo, e lo soffoca)
Senti il rombo del sangue vertiginoso?
Senti l’algida morte salire al cuore?
Fremi di spavento nella fiera agonia!
Il tuo spirito malvagio inorridisce davanti al corpo deforme?
Tendono i demonî gli artigli bramosi?
Ti appesta il puzzo dell’inferno?
Vedi negli spazî infiniti l’ombra soave della tua vittima innocente?
Mio figlio, l’unico figlio mio,
Morto senza una parola d’amore!
Soffoca nel tuo sangue avvelenato!
La mia missione è compiuta! Va!
Ruina nella terribile notte!

(Si appressa il romore di un passo. Repente Uin-Scî raccatta l’arma ed il cappello di Cim-Fen; quella getta su la scala della cantina, questo gli acconcia sulla testa tenendo, con un braccio conserto, il corpo morto perché non stramazzi. Mentre parla, una guardia di città, dal vicolo, si dirige a destra, poi attraversa la strada lentamente, e va dalla sinistra.)

Pensa prima all’uomo lussurioso
Che la brama dell’oro e del potere spinge
A turpi voluttà, risplendente d’ignobile fulgore.
Pensa quindi al suo corpo inputridito,
Come ossesso da lividi demoni,
Egli finì la trama della vita sua
Esaminato dal terror di sè.

(Si guarda d’intorno. Si alza. Accende la pipa. Ad agio si dirige verso il vicolo coperto, e scompare. Il cadavere procombe a terra. Primo albore d’aurora. Un gallo canta.)

Fine.