La Calisto

Dramma per musica.

 

Libretto di Giovanni Faustini
Musica di Francesco Cavalli

Prima esecuzione: 28 novembre 1651, Teatro Sant’Apollinare di Venezia.
Fonti letterarie: Metamorfosi di Ovidio.

Interlocutori

Prologo
LA NATURA contralto
L’ETERNITÀ soprano
IL DESTINO soprano
Favola
GIOVE basso
MERCURIO tenore
CALISTO figliuola di Licaone re di Pelasgia vergine di Diana soprano
ENDIMIONE pastore innamorato di Diana, cioè della luna contralto
DIANA innamorata di Endimione soprano
LINFEA seguace di Diana soprano
IL SATIRINO soprano
PANE dio de’ pastori contralto
SILVANO dio delle selve basso
GIUNONE soprano
LE FURIE (soprani) altro

 

Coro di Menti celesti. Coro di Ninfe arciere di Diana.

Si rappresenta la favola ne’ contorni di Pelasgia, regione del Peloponneso, che fu poscia detta Arcadia da Arcade figliuolo di Giove, e di Calisto.

All’illustrissimo

All’illustriss. sig. Marc’Antonio Corraro suo patron colendissimo.

Giovanni Faustini.

Queste due principesse gemelle, illustrissimo mio signore, generate, e partorite quest’anno sotto gl’auspici della sua protezione, non potranno, se non vivere felicissime, a’ guisa di quei nati, che prosperati da un fato parziale, trovano nelle loro geniture Giove nella casa primiera. È aforismo astronomico di Sconero, e di Ringelbergio, che nella casa antedetta questa giovevole Intelligenza rende il genito grande, e de’ fratelli maggiore; perciò sperano Calisto, ed Eritrea divenire più illustri de’ loro reali germani, custodite da mente sì nobile treplicatamente conspicua, per nascita, per forma, e per spirito. Si confida più Calisto di restare eternata sotto la direzione di v. s. illustrissima che dall’onnipotenza del suo Giove, ed Eritrea più si promette dal suo favore, che dalla custodia degl’assiri dèi tutelari. Io, padre di queste reine, pubblicando le comuni obbligazioni, e facendo di loro depositorie le nostre memorie, più non potendo, bacio a v. s. illustrissima le mani.

Delucidazione della favola

Noto è l’ardire magnanimo di Fetonte, e come mal sapendo reggere i paterni destrieri, divenne per la salvezza del mondo ardente segno del fulmine. Giove intento alla confermazione delle cose prodotte, vedute intatte le sfere dalle fiamme solari, scende con il nipote Mercurio in terra, l’uno deposto il folgore, e l’altro con la verga i tallari, per ristorarla de torti ricevuti. Il primo suolo, che calca è il Pelasgio, frequentato da Diana per la copia delle fonti, per il numero delle selve ripiene di fiere, ma più per il suo bello Endimione amato da lei con affetti segreti. Era il decoro dello stuolo delle vergini faretrate, seguaci della dèa cacciatrice, Calisto, figliuola del re Licaone, di quel Licaone, che ridendosi de miracoli di Giove, quando altra volta sceso dall’Olimpo, sconosciuto andava peregrinando il mondo per notare la scelleraggine umana, provocandosi contro l’ira di quella maestà, con orribili conviti, vide tutta foco la reggia, ed egli, atterrito nella fuga, trasformarsi in un lupo. Questa, fanciulla tenera, e semplice, abbandonati i lussi reali, e datasi alle selve, votò la verginità a Cinzia; quasi che ‘l fato la spingesse ne’ boschi, fatti nidi del padre transmigrato per innalzarla alle stelle.

Lettore.

Alcune scene innestate nella favola per dilettare fuori della sua tessitura, le leggerai nel fine del dramma.

 

 

PROLOGO

(L’antro de L’eternità)

LA NATURA
Alme pure, e volanti,
che dal giro,
che forma il serpe eterno
annodando i principi,
uscir dovete,
scese, giuste sedete,
fatte aurighe, al governo
de corpi misti,
e post’il freno al senso,
i spazi della vita
correte illustri,
acciò virtù su ‘l dorso
qui vi ritorni,
terminato il corso.

L’ETERNITÀ
Chi qua sale
immortale vive vita infinita,
divinizza la Natura.
Ma sassosa
faticosa è la via,
che qui invia,
è la strada alpestra, e dura.

LA NATURA E L’ETERNITÀ
Il colle d’Alcide
conduce quassù
eccelsa virtù
a quest’alta cima i spirti sublima.

IL DESTINO
Gran madre, ottima duce,
antica augusta
produttrice ferace
di ciò, che dentro gl’elementi ha vita;
perché resti scolpita
nell’antro adamantino
tua nobile fattura
quivi ascende il Destino.

LA NATURA
Immutabil garzone
più vecchio di Saturno e più di me,
entra, che ‘l varco non si vieta a te.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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