La Cenerentola
Dramma giocoso in due atti.

Libretto di Jacopo Ferretti.
Musica di Gioachino Rossini.

Prima esecuzione: 25 gennaio 1817, RomaTeatro Valle.

Personaggi:

Don RAMIRO principe di Salerno tenore
DANDINI cameriere di don Ramiro basso
Don MAGNIFICO barone di Montefiascone, padre di Clorinda e Tisbe basso
CLORINDA figlia di don Magnifico soprano
TISBE figlia di don Magnifico mezzosoprano
Angelina, sotto il nome di CENERENTOLA figliastra di don Magnifico contralto
ALIDORO filosofo, maestro di don Ramiro basso

Dame che non parlano. Coro di Cortigiani del Principe.

La scena, parte in un vecchio palazzo di don Magnifico, e parte in un casino di delizie del Principe distante mezzo miglio.

Eccellenza
Fra le rare doti, che vi adornano non ha l’ultimo luogo lo studio della melodia, cui con tanta felicità dedicata vi siete fin dai primi anni della vostra ammirabile educazione; quindi io credo di non aver errato, se volendo tributare all’e. v. un omaggio del mio rispettoso giubilo nel ben augurato imeneo con un nobilissimo, e cultissimo sposo, ho prescelto un lavoro poetico, che vestito di melodia da uno de’ più insigni maestri del secolo comparisce sul nostro teatro, che se piccolo è il dono, io non mi scoraggisco; perché gli eroi non isdegnavano un fiore dalla mano di un pastore innocente, e purissimo per le vostre vene trascorre il sangue degli eroi della vostra famosa famiglia.

D.mo obb.mo servitore
lo stampatore Crispino Puccinelli

Ai miei cortesi fratelli drammatici
La mia povera Cenerentola figlia inaspettata, e lavoro di pochi giorni vuol’essere a voi raccomandata, perché balzando fuori dal cenere del focolare dimanda un tutore, e non sa trovarlo meglio che in voi. Vuol’anche, che per me saper vi si faccia, che s’ella non comparisce con la compagnia di un mago operatore di fantasmagoria, o di una gatta che parla, e non perde nel ballo una pantofola: (ma più tosto consegna uno smaniglio) come sul teatro francese, o su qualche vasto teatro italiano, ciò non deve considerarsi un crimenlaesae, ma più tosto una necessità nelle scene del teatro Valle, ed un rispetto alla delicatezza del gusto romano, che non soffre sul palco scenico, ciò che lo diverte in una storiella accanto al fuoco. La precipitanza in cui fu di mestieri scegliere l’argomento, e sceneggiarlo, per presentarlo di tratto in tratto versificato al maestro avrà forse tolto la possibilità di evitare qualcuno de’ soliti difetti de’ drammi buffi. Ma la vostra cortesia, e la vostra sperienza cosa non sapranno perdonare? Vi prega infine la mia Cenerentola, che saper facciate, come buoni tutori a que’ pochi che no ‘l sanno, ch’ella è figliastra, e non figlia di don Magnifico, e quindi mostrar può qualche giorno di più di vita delle due sorelle, e che una delle forti ragioni, che mi persuasero a scegliere quest’argomento fu appunto quell’aria d’ingenua bontà, che forma uno de’ caratteri distinti della brava madama Giorgi, carattere premiato in Cenerentola secondo la cronaca delle fate.
Miei fratelli! Conosco la mediocrità de’ miei versi non ritornati su l’incude: ma ho la fortuna di consegnarli al moderno Prometeo dell’armonia, che saprà scaldarli con la favilla del sole.

F.

Atto primo

[Sinfonia]

Scena prima
Antica sala terrena nel castello del Barone, con cinque porte, a destra camino, tavolino con specchio, cestella con fiori e sedie.
Clorinda provando uno sciassé, Tisbe acconciando un fiore ora alla fronte ora al petto; Cenerentola soffiando con un manticetto al camino per far bollire una cuccuma di caffè; indi Alidoro da povero; poi Seguaci di Ramiro.[Introduzione]

CLORINDA
No no no: non v’è, non v’è,
chi trinciar sappia così
leggerissimo sciassé.

TISBE
Sì sì sì: va bene lì.
Meglio lì; no, meglio qui;
risaltar di più mi fa.

CLORINDA E TISBE
A quest’arte, a tal beltà
sdrucciolare ognun dovrà.

CENERENTOLA
(con tono flemmatico)
Una volta c’era un re,
che a star solo s’annoiò;
cerca, cerca, ritrovò!
Ma il volean sposar in tre.
Cosa fa?
Sprezza il fasto e la beltà,
e alla fin scelse per sé
l’innocenza e la bontà.
La la là
li li lì
la la là.

CLORINDA E TISBE
Cenerentola, finiscila
con la solita canzone.

CENERENTOLA
Presso al fuoco in un cantone
via, lasciatemi cantar.
Una volta c’era un re,
una volta…

CLORINDA
E due, e tre.

CLORINDA E TISBE
La finisci sì o no?
Se non taci, ti darò…

CENERENTOLA
Una volta…
(s’ode picchiare, Cenerentola apre, ed entra Alidoro da povero)

CLORINDA, TISBE E CENERENTOLA
Chi sarà?

ALIDORO
Un tantin di carità.

CLORINDA E TISBE
Accattoni! Via di qua.

CENERENTOLA
Zitto, zitto: su, prendete
questo po’ di colazione.
(versa una tazza di caffè, e lo dà con un pane ad Alidoro coprendolo dalle sorelle)
Fate presto, per pietà.

ALIDORO
Forse il ciel il guiderdone
pria di notte vi darà.

CENERENTOLA
Ah, non reggo alla passione.
Che crudel fatalità!

CLORINDA E TISBE
(pavoneggiandosi)
Risvegliar dolce passione
più di me nessuna sa.

CLORINDA
(volgendosi ad osservare Alidoro)
Ma che vedo! Ancora lì!

TISBE
Anche un pane? anche il caffè?

CLORINDA E TISBE
(scagliandosi contro Cenerentola)
Prendi, prendi, questo a te.

CENERENTOLA
Ah! soccorso chi mi dà?

ALIDORO
(frapponendosi inutilmente)
Vi fermate per pietà.
(si picchia fortemente, Cenerentola corre ad aprire, ed entrano i cavalieri)

CORO
O figlie amabili ~ di don Magnifico,
Ramiro il principe ~ or or verrà.
Al suo palagio ~ vi condurrà.
Si canterà, ~ si danzerà:
poi la bellissima ~ fra l’altre femmine
sposa carissima ~ per lui sarà.

CLORINDA
Ma dunque il principe?

CORO
Or or verrà.

CLORINDA, TISBE E CENERENTOLA
E la bellissima?

CORO
Si sceglierà.
Stretta dell’introduzione

CLORINDA E TISBE
Cenerentola, vien qua.
Le mie scarpe, il mio bonnè.
Cenerentola, vien qua.
Le mie penne, il mio colliè.
Nel cervello ho una fucina;
son più bella, e vo’ trionfar.
A un sorriso, a un’occhiatina
don Ramiro ha da cascar.

CENERENTOLA
Cenerentola vien qua.
Cenerentola va’ là.
Cenerentola va’ su.
Cenerentola vien giù.
Questo è proprio uno strapazzo!
Mi volete far crepar?
Chi alla festa, chi al sollazzo:
ed io resto qui a soffiar.

ALIDORO
Nel cervello una fucina
sta le pazze a martellar.
Ma già pronta è la ruina,
voglio ridere e schiattar.

CORO
Già nel capo una fucina
sta le donne a martellar.
Il cimento si avvicina,
il gran punto di trionfar.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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