La donna del lago
Melo-dramma in due atti.

Libretto di Andrea Leone Tottola.
Musica di Gioachino Rossini.

Prima esecuzione: 24 settembre 1819, NapoliTeatro San Carlo.

Personaggi:

Giacomo V re di Scozia sotto il nome del cavalier UBERTO di Snowdon tenore
DOUGLAS d’Angus basso
RODRIGO di Dhu tenore
ELENA soprano
MALCOM Groeme contralto
ALBINA mezzosoprano
SERANO tenore
BERTRAM basso

Pastori, Pastorelle, Bardi scozzesi. Grandi, Dame scozzesi. Guerrieri del clan Alpino, Cacciatori, Guardie reali.

L’azione è nella Scozia, e propriamente in Stirling e sue vicinanze.

L’autore a chi legge
Regnava Giacomo V nella Scozia, quando i così detti Clan Alpini, abitatori della parte montuosa di Stirling, si opposero alle sue armi, dirette a conquistare quelle contrade, non ancora soggette al sovrano dominio. Giacomo Douglas, lord di Bothwel, zio del signor d’Angus e precettore del re, fu involto nelle sciagure del nipote; e quindi proscritto e scacciato da Stirling, trovò un asilo presso Roderico di Dhu, capo de’ Clan Alpini, cui il riconoscente Douglas promise la mano di Elena sua figlia, benché costei segretamente ardesse pe ‘l giovane Malcom Groeme, che abbandonò la corte per seguirla nel suo ritiro. Intanto il re, nascosto sotto le spoglie di privato cacciatore, inseguendo un cervo nelle balze della rocca di Benledi, si avvenne in questa giovanetta, mentre sola guadava il lago Kattrine, unico suo giornaliero passatempo, che faceala perciò chiamare la donna del lago. Le di lei cortesi maniere nell’offrirgli ospitalità ed accoglierlo nel proprio tetto lo invaghirono in guisa ch’egli, poco curando sé stesso, in altri mentiti arnesi penetrò a lei una seconda volta, e sorpreso da Roderico istesso, venne con costui a duello, e lo ferì mortalmente. Leregie schiere intanto vinsero i guerrieri del Clan, e tutto soggiacque all’impero di Giacomo, che, facendo pompa di clemenza, perdonò tutti, accolse nelle sue braccia lo stesso Douglas e, superando i suoi affetti, strinse in laccio indissolubile Elena e Malcom.
Questo soggetto, tratto dal poema inglese del sig. Walter Scott: The lady of the lake, era già dalla impresa de’ reali teatri destinato a trattarsi per una delle nuove opere di questo anno. Me ne ha quindi la medesima affidato il malagevole incarico. Semplificare infatti le molte bellezze, i tanti momenti interessanti di un poema, per render regolare la condotta di un dramma e servire alle sue severe leggi non è facile impresa. Mi si è reso perciò indispensabile qualche arbitrio dall’originale poema, ed il suo rispettabile autore potrà essermi indulgente in grazia della ragione indicata.

Atto primo

Scena prima
La scena presenta la famosa rocca di Benledi, che, coverta alla vetta da folta boscaglia, e quindi allargandosi al basso, forma una spaziosa valle, nel centro della quale è il Lago Kattrine, originato dalle acque cadenti, cui sovrasta ardito ponte di tronchi di alberi.
Sorge l’aurora.
Pastori e pastorelle, che rendonsi a’ campestri lavori. Sull’alto Cacciatori, che inoltransi nel bosco.

[N. 1 – Introduzione]

PASTORELLE
Del dì la messaggera
già il crin di rose infiora.

PASTORI
Dal sen di lei che adora,
già fugge rapido ~ l’astro maggior.

TUTTI
Ed al suo lucido ~ brillante aspetto
ripiglia ogni essere ~ vita e vigor.

CACCIATORI
Figli di Morve! ~ Su su! Alle selve!
Le caledonie ~ temute belve
a noi preparano ~ novello allor.
(perdonsi di vista)

PASTORI
A’ nostri riedasi ~ lavori usati.

PASTORELLE
Come verdeggiano ~ ridenti i prati…

PASTORI
Al par che ombreggiano ~ le querce annose.

PASTORELLE
Come spontanee ~ sorgon le rose.

TUTTI
Così a’ sudori ~ del buon cultor,
grate rispondano ~ le piante, e i fior.
(s’incamminano per varie strade)

CACCIATORI
(di lontano)
Su su! Alle selve! ~ Le irsute belve
a noi preparano ~ novello allor.

Scena seconda
Elena in un battello nel lago; indi Uberto dalla rocca.

ELENA
Oh mattutini albori!
Vi ha preceduti Amor.
Da’ brevi miei sopori
a ridestarmi ognor
tu vieni, o dolce immagine
del caro mio tesor!
Fugge, ma riede il giorno;
si cela il rio talor,
ma rigorgoglia intorno
di più abbondante umor;
tu a me non torni, o amabile
oggetto del mio ardor!
(si ode il vicino suono di un corno, che viene ripetuto di lontano)
Qual suon! Sull’alta rocca
già le fiere a domar van di Fingallo
i ben degni nipoti. Oh! se fra quelli
si aggirasse Malcom! Vana speranza!
Rapido qual baleno
ei sarebbe volato a questo seno.
(giunta alla riva, scende dal battello, che attacca ad un tronco)

UBERTO
(Eccola! Alfin la rendi
all’avido mio sguardo, o ciel pietoso!
No, non mentì la fama,
anzi è minor di sua beltade il grido.)

ELENA
Di questo lago al solitario lido
chi ti guida? Chi sei?

UBERTO
Da’ miei compagni,
una cerva inseguendo,
mi allontanai. Fra queste
alpestri, incerte balze il piè inoltrai,
e, già la via smarrita,
a domandarti aita io mi volgea
a te, non donna, ma silvestre dèa.
(Fingasi.)

ELENA
Amico asilo
ti sia la mia capanna: all’altra sponda
meco, se il vuoi, signor, recar ti déi.

UBERTO
Ah sì, del mio destin l’arbitra sei.

ELENA
Scendi nel piccol legno,
al fianco mio ti assidi.

UBERTO
Oh del tuo cor ben degno
eccesso di pietà!

ELENA
Sei nella Scozia, e ancora
non sai che qui si onora
pura ospitalità?

UBERTO
Deh! mi perdona… (oh dio!
Confuso appien son io!)

ELENA
Ah sgombra omai l’affanno,
lieto respiri il cor.

UBERTO
(Un innocente inganno
deh tu proteggi, o amor!)
(guadando insieme il lago)

Scena terza
Da varie balze giungono al piano i Cacciatori anelanti in traccia d’Uberto.

CACCIATORI
(una parte)
Uberto! Ah! dove ti ascondi? Uberto!
(altra parte)
Donde tracciarlo? Come trovarlo?

I PRIMI
La fosca selva… l’alpestre, il piano
si è già percorso, ma tutto invano!

GLI ALTRI
Fiero periglio dal nostro ciglio
lo invola al certo…

TUTTI
Uberto! Uberto!
L’eco risponde! Speme non v’ha!
Veloci scorransi altri sentieri…

I PRIMI
Noi là… sul monte…

GLI ALTRI
Noi verso il fonte…

TUTTI
Chi a ravvisarlo primier sarà
agli altri segno dar ne potrà.
Tu, che ne leggi nel cor fedel,
al nostro sguardo lo addita, o ciel!
(si disperdono per diverse strade)

Scena quarta
Albergo di Douglas. Veggonsi sospese alle pareti le sue armi e quelle degli antenati.
Albina e Serano.

ALBINA
E in questo dì?

SERANO
Te ‘l dissi: atteso giunge
Rodrigo.

ALBINA
(Elena! Oh quanto
ti fia grave un tal dì!)

SERANO
Quei fidi amici,
cui spento ancor nel petto
non è l’avito ardor, raccoglie intorno
il belligero eroe. Sacro in quell’alma
di patria amor tutto l’investe, e ardito
l’impeto incauto ad arrestar lo spinge
di Giacomo, che queste
contra ogni legge invade
pacifiche contrade. Ah! regga il cielo
così nobil desìo, sì puro zelo!

ALBINA
E di Elena la destra?

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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