La Galatea
Favola marittima.

Libretto di Gabriello Chiabrera.
Musica di Sante Orlandi.

Prima esecuzione: anno 1614, MantovaTeatro di corte.

Interlocutori:

IRIDE che fa il prologo sconosciuto
ACI sconosciuto
GALATEA sconosciuto
POLIFEMO sconosciuto
IDRILLO sconosciuto
EURILLO nunzio sconosciuto
PROTEO sconosciuto
ANFITRITE sconosciuto
In “Gli amori di Aci e Galatea”
VENERE sconosciuto
AMORE sconosciuto
PIETÀ sconosciuto
MERCURIO sconosciuto
APOLLO sconosciuto

Cori di Pescatori, Pescatrici, Nereidi.


Prologo

Prologo
Iride.
Scesa dal ciel del folgorante Giove
eterna messaggiera a voi ne vegno,
di Teti poi nel fluttuoso seno
ratta mi ascondo e ‘l piè rivolgo altrove.
Tra queste, ch’or mirate, onde spumanti
vedrete Galatea pianger d’amore,
e dell’egro suo cor l’aspro dolore
volto (pietà del cielo) in dolci canti.

[vedi variante dell’edizione 1617]
Dunque, mentre io vi lascio, irati venti
non conturbino ‘l sen del mare infido,
onda non franga e non percota ‘l lido,
ferminsi i pesci alle sue note intenti.
Variante al prologo del 1617
Fra la seconda e la terza strofa.
Tu, Caterina, a le tirrene sponde
sol che t’involi, e fai dolente or l’Arno,
ond’ei la tua beltà piangendo indarno
volte all’irato mar torbide l’onde.
Co ‘l sereno splendor de’ raggi tuoi
fa lieta Manto e di Benaco il figlio,
onde tosto in mirar gioisca il ciglio,
nati del sangue suo novelli eroi.

Atto unico

Scena prima
Aci. Idrillo. Coro di Pescatori e di Pescatrici.

ACI
Questi, nati nel mar, perle e coralli
onde s’ornano il crin l’eterne dive,
oggi del mio bel sole
faran ghirlanda all’aurea chioma e bionda
di rose in vece e pallide viole.

PRIMO PESCATORE
Aci, tutto giocondo
a’ tuoi dolci diletti
par che s’allegri il ciel, gioisca il mondo.

IDRILLO
Così de’ nostri petti
mira la gioia sfavillar nel volto,
e qual diletto abbiam nel seno accolto
leggilo in fronte a quest’amica schiera;
per te lieto il mattin, lieta la sera.

ACI
Come all’altrui martire
si raddoppia il tormento in gentil core,
tale al vostro gioire
maggior contento in me dispensa amore,
ma del mio caro ardore
non scorgo in questo loco
i dolci amati lampi
ond’io son tutto foco.

PRIMA PESCATRICE
Forse ne’ fondi algosi
in grembo al sonno ella n’avvien che pose:
ché laggiù non traspare
sì tosto com’a noi l’alba di rose.
Sciogliam la voce al canto,
invitiamla co’ prieghi,
oggi è propizio alle tue voglie il Fato,
nulla al tuo desiar fia che si nieghi.

CORO
Vieni, deh vieni, o Galatea vezzosa,
rida al seren de’ tuoi soavi lumi
sovra l’arena d’or l’onda amorosa.

SECONDA PESCATRICE
Vieni, deh vieni, or che più chiaro splende
Febo nell’alto ciel di luce adorno,
tra le sals’onde a noi, deh, fa’ ritorno
con quel vago splendor ch’ogn’alma accende:
vieni al nostro pregar, vieni festosa.

CORO
Vieni, deh vieni, o Galatea vezzosa,
rida al seren de’ tuoi soavi lumi
sovra l’arena d’or l’onda amorosa.

LE DUE PESCATRICI
Vieni, deh vieni, ove tra dolci canti
sovra il tranquillo suol d’instabil mare
attende tua beltà, che può beare
schiera fedel d’avventurosi amanti;
vieni, e ‘n grembo al tuo ben dolce riposa.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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