La Nascita del Redentore

Oratorio

Libretto di Gregorio Giacomo Terribilini
Musica di Pasquale Anfossi

Prima rappresentazione: 1780, Roma

 

P A R T E  P R I M A

Osea
Laban, che fai? Non senti
di festosi concenti
il bosco risuonar? Dai chiusi ovili
trasser le greggi fuori,
i vigili Pastori. Ai prati in seno
saltano le caprette,
per l’odorose erbette
van pascendo le agnelle.
Già fuggiron le stelle,
s’avanza il nuovo Sol, langue l’Aurora,
e ancor tu dormi, e non ti desti ancora?
Senti i garruli augelletti
salutare i rai nascenti;
mormorar i ruscelletti,
l’aure liete a sussurrar.

Labano
Osea, mi sgridi a torto. Io soglio, amico,
l’Aurora prevenir, ché un lungo sonno
alla nostra umil vita assai sconviene.

Osea
Ma l’alba questa volta
ti prevenne, o Laban …

Labano
Taci, e m’ascolta.
Fra i notturni silenzi
nella capanna mia posai le membra,
ma il sonno atteso invano
i lumi non mi chiude in dolce oblio:
passo desto la notte, infin che quella
nel mezzo giunta del suo corso appena,
una luce serena
entrar vegg’io, che stupido mi rese
e la capanna di splendore accese.
Confuso io balzo in piè; fuor del tugurio
esco all’aperto, e veggo (oh meraviglia !)
squarciato della notte il fosco velo,
di fulgore vestirsi e terra e cielo.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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