La serva innamorata
Dramma giocoso in tre atti
Musica di Pietro Alessandro Guglielmi
Libretto di Giuseppe Palomba
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro dei Fiorentini, luglio 1790
Ruoli:
- Ottavio, mercante livornese ma decaduto che tradì in amore Rosa ed amante di Viola (tenore)
- Viola, serva astuta in casa di don Geronzio e amante segreta di Ottavio (soprano)
- Don Geronzio, uomo goffo e geloso amante di Viola (basso)
- Chiaretta, giardiniera in casa di don Geronzio e amica di Viola (soprano)
- Tordiglione, maestro di casa di don Geronzio (basso)
- Rosa, veneziana amante di Ottavio (soprano)
- Galoppino, cameriere di don Geronzio
Libretto – La serva innamorata
ATTO PRIMO
Scena prima.
Nobile Galleria.
Viola e Chiaretta, accomodando la stanza, Tordiglione, che sta applicato a scrivere, e Galoppino, che accomoda la parrucca di D. Geronzio.
Viola
La rondinella
Canora e bella,
Va svolazzando,
Dolce cantando
Il suo compagno
Per ritrovar.
Se avvien che il trova
Poi si consola,
E più allegretta
La sua vocetta
Fa risuonar.
Viola e Chiaretta
Ah se mai viene
L’amato bene
L’alma più pene
Non proverà.
Galoppino
Ve’ questo buccolo
Se mai si accomoda!
Ed io più polvere
Vo’ caricar.
Tordiglione
Tredeci, e otto
Quindici e sette
Anzi ventotto . . .
Oh maledette!
L’esito supera
Ma in quantità!
Viola e Chiaretta
La rondinella
Canora e bella,
Va svolazzando,
Dolce cantando
Il suo compagno
Per ritrovar.
Tordiglione e Galoppino
Ma io travaglio,
Voi mi seccate
Rabbia mi fate
Con quel cantar.
Viola e Chiaretta
Chi canta gode,
Chi sente schiatta,
Vo’ far la matta
Come mi par.
Galoppino
Del capo puzza il pesce;
Quelli vezzettiche vi fa il padrone
Vi dà di stare allegra occasione.
Tordiglione
Solo il Padron? Sentisti il Rondinello?
E quel Forestierello
Che sta nella Locanda
K’ quello che . . . ma basta . . . .
Pagnotte siete della mala pasta.
Chiaretta
Se amanti abbiam segn’è che siamo belle.
Viola
Paghereste di averci per sorelle.
Galoppino
Smorfiatevi sì, ma vi prometto,
Ch’io guarirò la vista ai mio Padrone.
Tordiglione
Quel che vi crede buone.
Galoppino
Ma se un dì darà fede a quel ch’io dico
Riceverete dattero per fico.
Chiaretta
Ah, ah! Ti compatisco Galoppino
Vuoi far meco l’amor, ma speri ai vento.
Non ci mancano tozzole al Convento.
Galoppino
Tu sior Mastro di Casa tutto scrivi
Fuor che quello che rubbi, e poi ti stoni
Se senti Rondinella, canti, e suoni.
Tordiglione
Cospetto! sospetton . . basti, non sempra
A galla andar potrai per via d’mbrogli.
(Via.)
Viola
Non ridon sempre de’ ladron le mogli.
(Via.)
Scena seconda
Viola e Chiaretta.
Chiaretta
Viola riflettiam, il cameriero
Ed ii Mastro di Casa abbiam contrarj.
Viola
Io stimo men d’un zero
Il Maestro di Casa e il Cameriero.
Il mio Padron io muovo
Al par d’un burattin, e se non fosse,
Che Ottavio del mio cor tiene il posssesso
Z Sarei nel caso di sposarlo adesso.
Chiaretta
Ma Ottavio, a quel ch’io veggo,
E’ un giovin desolato,
Al sol si spassa l’ore,
E vive credo io, perchè non muore.
Viola
Lo so, che non ha un soldo,
E perciò spesse volte
Rubai nella dispensa
Per mandargli il formaggio in confidenza.
Chiaretta
Uh! Sento una carrozza nel cortile!
Viola
Certo è il Padron che viene
Dalli Bagni di Pisa!
Serra il balcone,
Ch’io per farli vedere,
Che son femina d’oro
Modestina di qua siedo al lavoro.
Scena terza
Don Geronzio tutto intabarrato come quelli che vengono dalle stufe, e dette.
Geronzio
Bella cosa aver al mondo,
Moglie bella e sanità,
Mangi, sciali, ti fai tondo
Se mi tocca per mia sorte
Una moglie graziosina,
La più bella medicina
Per sto corpo affé sarà.
Su Viola, Chiaretta,
Rasciugatemi ben questo sudore
Ah! torna a pizzicarmi il mio dolore.
Viola
Padron? come vi portano li bagni?
Geronzio
Sett’altri almeno ne dovrò pigliare,
Ne fò di questo corpo uno stufato,
Esce il cattivo umore, e son sanato.
Chiaretta
Non state però mal.
Viola
Dirò una cosa
Siete sano e più fresco d’una rosa.
Geronzio
Si cara Violetta
Lamentar non mi posso
Ed in breve io spero risanarmi.
Viola
Vi risanerà la futura sposa.
Vostro fratel sapete,
Vuol che vi maritiate
Con una moglie nobil.
Geronzio
Cara Viola,
Mio fratello è un cavolo torzuto
La tua bellezza è quella che m’incappa
E se tu non mi vuoi corro alla Trappa.
Viola
(Sentilo.)
Chiaretta
(Secondiamolo.)
Felice te Viola,
Hai chi pena per te, chi ti consola!
(Via.)
Scena quarta
- Geronzio, Viola, poi Ottavio.
Geronzio
Or che siam soli adesso,
Carina senti a me?
Viola
Dite .. .
Ottavio
E’ permesso?
Geronzio
(Piano a Viola.)
(Oh malora! va ritirati.)
Viola
(Ottavio! Oh me felice!)
Geronzio
(Verso dentro.)
Sedie qua. (Oh che imbroglio.)
Ottavio
(Guardando Viola.)
(Ecco per chi Venezia
Da me fu abbandonata,
Una fiamma più, fida, e più pregiata.)
(Siedono.)
Geronzio
E così che favori inaspettati.
Ottavio
M’obbliga l’amicizia
A fidarmi di voi. Non ho denaro.
Geronzio
Questo è un male corrente amico caro.
Viola
Ah!
Geronzio
E qui tu sei ancora?
Viola
Non trovo la calzetta.
Geronzio
Eccola là.
Ottavio
Mon sono i casi miei
Disperati, in Livorno ho varj crediti,
Potrei tornarvi quella somma onesta,
Che la vostra aimcizia ora mi presta.
Geronzio
Amico in mia scarsella non ho un soldo
Medici, malattie, medicamenti
E le case infelici
Fa ii Medico, e il legal dalle radici.
Viola
Oh Dio!
Geronzio
E un’altra volta?
Viola
La calzetta ho trovata
Ma ii panierino no.
Geronzio
Ma che sei cieca?
Il panierino eccolo là.
Or vattene ti prego in carità.
Ottavio
Oh che disperazione!
Farei cose da pazzo.
Geronzio
Dica, signore, lei con chi l’ha?
Ottavio
So io con chi.
Viola
(All’arte.)
L’ha con me, l’ha con me, dieci zecchini
Quel signor mi prestò. Li chiede a voi,
Ma coprirsi del credito pretende,
E contro me di collera si accende.
Ottavio
(Menzogna.)
Viola
Il mio padrone
Per me li pagherà, ma non ardite,
Di più mettere piè in questa stanza,
Uom senza civiltà, senza creanza.
Geronzio
Favorisca.
Ottavio
(Oh che donna, oh che portento.)
Viola
(Ho soccorso il mio ben, quest’è contento!)
(Ottavio e Viola si pongono D. Geronzio in mezzo, e fingendo ringraziarlo amoreggiano tra essi e cosi cantano il seguente.)
Ottavio
Rendo grazie a tal favore.
Viola
Sarò grata a tanto amore.
Ottavio
Io per voi quasi deliro.
Viola
Io per voi sempre sospiro.
A due
Si consola l’alma afflitta
Nel mirar tanta beltà.
Geronzio
Viene a me la soprascritta
La Lettera a chi va!
Ottavio
Sempre al core ho quel sembiante
Viola
Vi ho presente in ogni istante
Ottavio
Che bellezza!
Viola
Che dolcezza!
Ottavio
Che godere?
Viola
Che piacere!
A due
Due pupille più dilette
No che il mondo, e il ciel non ha!
Geronzio
Ed io in mezzo alle cornette
Come un matto resto qua.
(Via tutti.)
Scena quinta
Galoppino e Tordiglione.
Galoppino
Vedesti Tordiglion, che bei zecchini
Si andava per le scale
Contando il Sior Ottavio?
Tordiglione
L’ho veduti.
Galoppino
E il Padron . . . .
Tordiglione
E il Padron
Ambula nell’insania, e poi chi rubba
Il Maestro di Casa!
Galoppino
E la Chiaretta
Che pria mi dava retta,
Or perchè fa di me tanto disprezzo.
Trdiglione
Crepiam: noi ci colpiamo.
Le Donne, e ciò l’ho letto in più d’un libro,
Son tutte d’un medesimo calibro.
Donne mie con vostra pace
Converrà vel dica schietto,
Ha ciascuna il suo difetto
Sotto il manto di bontà.
Son le belle superbette,
Le galanti civettine,
Le bizzarre stravaganti,
Le brillanti pazzarelie,
Infelice chi tra quelle
Le cervella a perder va.
(Via.)
Scena sesta
Rosa da viaggio e detti, poi D. Geronzio in abito proprio.
Rosa
Serva sua caro Sior.
Galoppino
Cosa comanda?
Rosa
Ho Lettera di raccomandazione
Da dare a D. Geronzio.
Galoppino
Faccia grazia di darla.
Rosa
E’ qua.
Galoppino
Caratter par di suo fratello?
Rosa
Me l’ha data in Venezia appunto quello.
Galoppino
Fermatevi un momento,
Ch’io la passo al Padron.
Rosa
Ma siate attento.
Ah Ottavio mal creato!
Ah Ottavio traditor! per te girai
L’Italia tutta, la tua infedeltade
Vagabonda mi rende, ah! se un pochetto
Mi torni per le man . . . ma un Sior si appressa
Don Geronzio sarà: starò rimessa.
Geronzio
Chi ha portato sta lettera?
Rosa
Io caro sior garbio
Geronzio
Mi scrive mio fratello
Che mi manda una Putta.
Questa dunque dovete consegnarmi.
Rosa
Eccola son io: son quella appunto,
Che in questo foglio lui vi raccomanda.
Geronzio
Come tu sei la Putta?
Rosa
Per servirla.
Geronzio
(Ora vedi)
Eppure lei,
Mi pare buona figlia.
Rosa
Tal son, sto malinconica,
Perché un zerto bricon, di cui vo in traccia,
Oltre avermi in amore
Fatta la baronada: nella gola
Mi lasciò ancor la pillola indorà
Di trezento zecchin che mi ha frappà.
Geronzio
Mi dispiace! Or a noi: io vi consegno
A Viola, la mia factotum di casa,
Lei vi darà ricetto
Cibo, spassi, vestito, e strame e letto.
Rosa
Tropp’onor: troppe grazie!
Geronzio
E che si burla?
Le lettere fraterne
Carte non son da metterci caviale;
E poi la Signora Venezia
Porta in volto un merito coi fiocchi,
Che veder non lo può chi non ha gli occhi . . .
Rosa
Ah perchè questa grazia, e questo core
Pur anche non avea quel traditore!
(Via con Geronzio.)
Scena settima
Galoppino, e poi Viola, e Chiaretta.
Galoppino
Al giardin sono andato
Per cercar di Chiaretta,
Ma non ve la trovai: vien con Viola.
(Si ritira in ascolto.)
Viola
Si cara mia Chiaretta,
Fammi questo piacer: vammi a chiamare
Ottavio nel Caffè.
Chiaretta
Ma sai quanti occhi
Abbiam sopra di noi?
No: ho paura! . . .
Viola
Giusto per questo io vo che venga Ottavio.
Chiaretta
A tutta fretta vò: tu qui m’aspetta.
(Via.)
Viola
A tutta fretta anch’io volo al balcone.
Galoppino
E a tutta fretta il dico a Tordiglione.
Scena ottava
Tordiglione, Rosa e detta.
Tordiglione
Signora Segretaria
Dama di onore eccetera. Il Padrone
Manda codesta sua raccomandata
Sotto la vostra gran direzione.
(Via.)
Viola
E così, Signorina,
Veniste dunque a noi raccomandata.
Rosa
A voi? cioè al Padrone.
Viola
Ed il Padrone, ed io, io, e il Padrone
Formiamo un sol comando in due persone.
Rosa
(Oh capito) di casa
Quest’é la salimistra.
Viola
Dite un poco
Girate per piacere, oppur per guai?
Rosa
Giro per ritrovare un traditore,
Che si prese del mio, denaro, e cuore.
Viola
Siam nell’istesso caso, un altro caro
Pur si prende da me cuore e denaro.
Rosa
Egli era un forestiero.
Viola
E forestiero è il mio.
Rosa
Era alquanto spiantato.
Viola
Più spiantato del mio non sarà stato.
Scena nona
Chiaretta e dette, poi Ottavio.
Chiaretta
L’amico, sta salendo
Viola
Vi prego a ritirarvi in altra camera:
Sale il mio innamorato,
Non vuol soggezione.
Rosa
Sì, sì, son ragionevole,
E se amor mi rendesse
Quel briccon, che fa starmi in mezzo al foco,
Farei simile a voi l’istesso gioco.
(Parte.)
Viola
Va Chiara a far la scorta
Se alcun giungesse mai.
Chiaretta
Sarò alla porta.
(Via.)
Ottavio
Cara la mia Viola.
Eccomi sono a te, cosa comandi?
Viola
Ottavio, prova voglio
Del tuo tenero amor, se con chi t’ama
Merito brami farti
Dieci anni di galera hai da comprarti.
Ottavio
Cosa mi dici?
Viola
Tira due stoccate
L”una al Mastro di Casa,
E l’altra ai Camerier: questo desidero,
E poi nulla mi preme, o mio tesoro,
Se appiccato vedessi il ben che adoro.
Ottavio
Tanto vuoi, tanto avrai,
Contradire il mio ben non saprò mai.
Quel vezzoso labro amato
Leggi impone a questo core,
E costante al dolce amore
E più amante ognor lo fa.
Troppo amabile è quel volto,
Troppo tenero lo sguardo
Già mi accendo, smanio, ed ardo
Nel mirar la sua beltà.
Scena decima
Chiaretta e detti, poi Rosa.
Chiaretta
Viola? serra Ottavio in quella stanza.
Viola
Oimé! perchè?
Chiaretta
Il Padrone
Vien col Mastro di Casa.
Viola
Entra . . . .
Chiaretta
Fa presto.
Ottavio
Già perdendo mi vo: che imbroglio è questo!
Rosa
Cos’è tanto sussurro contro di te?
Viola
Amica? ora ho bisogno,
Che tu mi sii, fedel, seconda un mio
Spiritoso pensier: anch’io farei per te l’istessa cosa.
Rosa
Ecco comandami,
Avessi il traditor, che sol desio,
E foss’io nel tuo caso, e tu nel mio.
Chiaretta
Eccoli.
Scena undicesima
- Geronzio, Tordiglione e Servi tutti con bastone in mano.
Geronzio
Botte ferme nessun di qua si parta
Scannate quella porta
Ah donna ingrata, falsa, e scelerata.
Viola
A me? ed io che ci entro.
Ve l’ho detto Signora forestiera?
Voi vi siete spassata,
Ed io ricevo poi la smostacciata.
Geronzio
Quella che c’entra qua.
Viola
Quella Signora,
In Venezia tradita
Fu da un certo spiantato forestiero;
Non è vero?
Rosa
Verissimo.
Viola
L’accidente ha portato,
Che passar l’ha veduto, e l’ha chiamato,
Non è vero?
Rosa
Verissimo.
Viola
Appena, ch’è salito
Nelle furie è montata,
L’è corsa addosso, batter il voleva,
Io per spezzar la briga
L’ho li dentro salvato a gran fatiga.
Non é vero?
Rosa
Verissimo.
Chiaretta
(Oh che scena!)
Geronzio
Presto fallo uscire.
Tordiglione
(Non ha torto costei quand’è cosi.)
Chiaretta
Apro?
Geronzio
(A Rosa.)
Apri, ma quieta colle mani
Esci via?
Ottavio
Posso andar pel fatto mio?
Rosa
Ottavio!
Ottavio
Rosa!
A due
Oimè dove son’io.
Ottavio
(Egli è ver quel che rimiro,
Sono in sensi si, o nò!)
Rosa
(Son per perdere il respiro,
Quasi moto io più non ho!)
Viola
(Hanno il volto impallidito,
Ma il perchè capir non so!)
Chiaretta
(Sembra ognuno già stordito;
Come crederla dovrò!)
Geronzio
Quella là si é fatta aceto,
Quello in faccia s’infiammò.
Tutti
(Sto leggendo in ogni aspetto,
Che una nube di sospetto,
Tutti gl’animi ingombrò!
Geronzio
Nè Viola a chi pensate? . . .
Viola
Non parlate, non parlate.
Geronzio
Ch’è successo, nè Chiaretta? . . .
Chiaretta
Di saperlo a voi non spetta.
Geronzio
Che Vi fe’ quel battllotto? . . .
Rosa
Ma che fiotto, ma che fiotto!
Donne (a tre)
Non più ciarle, non parlate,
Non ci state ad inquietar.
Geronzio
Vo solcando un mar crudele
Fra tre barche sconquassate,
E non so colle mie vele
Dove m’abbia da salvar.
Tutti
Già mi ronza nell’orecchio
Un bisbiglio, un mormorio,
E il cervel mi sento oh Dio!
Rotolando trabalzar.
Scena dodicesima
Camera.
Galoppino, poi Tordiglione.
Galoppino
Che ne sarà avvenuto?
Sento silenzio? Ottavio
Entrar in quella camera io vidi,
E il Maestro di casa n’avvisai.
Ma ecco Tordiglion.
Tordiglione
E’ andata male,
Si trovò il contrabando
E ne fu quella Veneta incolpata:
Talché in alto la cresta trionfante
Più sollevò l’inespugnabil fante.
Galoppino
O tomi veramente! Ma che pensi?
Tordiglione
Io disporrò il Padrone
A far l’amore colla Veneziana.
Tu quella persuadi
All’amor del padron: così gustando
Questi il novello nodo
La fante aborrirà.
Galoppino
Or si ti lodo.
A quella ragazza
Di poche parole
D’amore le scuole
Gli voglio insegnar.
Il pianto negli occhi
In bocca il risetto,
Prontezza d’aspetto
Li dico di usar.
Pur qualche bugia
Farolle inventar . . .
Ma inutile è il dire
Le forestierine
Gli amanti a dozzine
San ben corbellar.
(Via.)
Tordiglione
Ecco il padron: disposto
All’amor di colei sarà bentosto.
Scena tredicesima
- Geronzio e detti.
Geronzio
Mastro di casa? hai visto
Cosa fe’ quella putta?
Tordiglione
Ella per altro
Garantì, non agì,
Osservò, non tramò.
I panni tenne lei, l’altra nuotò.
Geronzio
Come mò?
Tordiglione
Di Viola
Fu l’arcisella scusa
Surrettizia, apocrifa ed intrusa?
Geronzio
Come apocrifa, e intrusa?
Mastro di casa m’imbrogli il cervello.
Giusto come m’imbrogli
Le note delle spese.
Toediglione
Erutterò più chiaro.
Viola vi corbella,
Ottavio per lei venne, e non per quella.
Geronzio
Possibile?
Tordiglione
Credete
Agli uomini d’inchiostro.
Geronzio
Ma che ho da far? consigliami?
Tordiglione
Un chiodo caccia l’altro.
Geronzio
Questo chiodo dove sta?
Tordiglione
La Ninfa dell’adriatiche lagune
Geronzio
Che hai tu detto?
Tordiglione
Incominciate
Ad amare la Rosa,
E Viola a disprezzar, se non per altro,
Per far veder a quella,
Che a un buon Cavallo non gli manca sella.
Geronzio
Tu pensi come un toro?
Tordiglione
Eccola coriam.
Scena quattordicesima
Galoppano conducendo a braccietto Rosa, quale uscirà guardando vezzosa e tenera Don Geronzio, Chiaretta che gli vien facendo la scorta, e detti.
Rosa
M’inchino al mio zojel: ah spesso il core
Per vu caro fradeo
Sospirando così, fa dirmi aseo.
Geronzio
Che ha detto? son babeo?
Tordiglione
Dice, che vi ama.
Galoppino
E zojel, seu amante suo vi chiama.
Geronzio
Ah si: grazie alla sua veneziaria.
Chiaretta
(Cne birbi stanno uniti
Tutti contro Viola!)
Galoppino
(Piano a Rosa.)
Seguitate.
Rosa
Io sono una fiola
Di senno, e più non amo
Quel vil cacadonao
Solo a voi dono il cor, dono il figao.
Geronzio
Figao, e dice bene (io non l’intendo.
Auh, venisse Viola acciò imparasse!)
Rosa
(Ah mi sentisse Ottavio, e ne crepasse!)
Chiaretta
(Guarda che tradimento!)
Rosa
Sarete il mio novizzo.
Geronzio
Novizio? . . . . no Signora.
Nell’arte son perito.
Rosa
O siestu benedeto!
Geronzio
Questa Venezia mi fa passare il tragheto!
Chiaretta?
Chiaretta
Comandate.
Geronzio
Vanne a chiamare Viola.
Chiaretta
Chiamatevela voi.
Io son giardiniera, e non mezzana.
Geronzio
No: ne? fammi il piacer tu Galoppino.
Galoppino
Mi guardi il Ciel: non batto l’accialino.
Geronzio
Neppur? e vacci tu mastro di Casa.
Tordiglione
Son galantuom, scusate.
Geronzio
Che sventura è la mia! son tutte piene
Di mezzani le case, e quando poi
Un mezzano vogl’io son tutti Eroi!
Chiaretta
Viola, eccola qua.
Scena quindicesima
Viola, e detti.
Viola
(Che cosa qui si fa?)
Chiaretta
(Fanno all’ amore.)
Tordiglione
(a Don Geronzio.)
(Or caricate.)
Galoppino
(Dacci)
Geronzio
(a Rosa.)
E così mia galeotta
Vuoi meco ire in gondola, o in peott.
Rosa
Figurè.
Geronzio
Noi vogliaro mangiar insieme
Un stuffato di creste e di zampette
Rosa
Ze meggio de pastizzi e de polpette
Tordiglione
Evviva.
Galoppino
Allegraman.
Rosa
Crepi l’invidia.
Geronzio
(a Tordiglione.)
Crepa . . . (né che fa?)
Tordiglione
(a Geronzio.)
(Le labbia si manduca.)
Chiaretta
(A te Viola,
Pigliala pei capelli)
Viola
(Questi fagian si prendono bel belli.)
Signor Padron?
Geronzio
Chi è?
Viola
Giacchè la sorte
Vi mandò nobiltà, bellezza e grazia,
Io che son brutta, ignobile, e proterva
Devo partir: trovatevi la serva.
Tordiglione
Vada pur.
Galoppino
Vada pur.
Geronzio
E vuo che resti senza la serva?
Lascia che io ne trovi un’altra, e poi vattene.
Viola
Di serve non ne mancano
A cosi bel Padron, si geniale,
Buondì . . . . .
Geronzio
Aspetta . . . . famni la consegna
De’ cenci rotti, testi, e de’ trepiè.
Viola
Nulla vi manca.
Tordiglione
Dunque che se ne vada.
Galoppino
A’ cenci, ed a’ trepiè non ci si bada.
Geronzio
Oh malora io mo piango!
Chiaretta
(E’ già avvilito)
Rosa
Geronzio?
Geronzio
Oh?
Rosa
(Lo veggo a mal partito.)
Geronzio
Dunque mi vuoi lasciar?
Viola
Sì, ma vi lascio
Colle lagrime agli occhj;
Voi mi avete cresciuta piccinina,
Voi mi avete voluto sempre bene.
Non ci vedremo più . . . ma . . . piango invano.
Vi bacio . . . si vi bacio . . . la . . . la . . . ma . . . no
Geronzio
Ah . . . ch’ora schiatto.
Galoppino
Che?
Rosa
Perchè ha gridato?
Geronzio
Niente . . . che fo . . . dirò . . mi son stuonato!
(a Rosa.)
Questa . . . qua . . . . vedete . . . io
Sarò vostro . . . non ti niego . . . .
Non partirti . . . . ma vi prego . . . .
Lei Signora fuoco attizza,
Questa in petto fiamma appizza.
Se ci fosse un sventurato
Da due femine infocato,
Che parlasse oh Dio per me!
Sì signor . . . sen vada via . . .
Non signor si resti qua
Ah dov’è la testa mia
Don Geronzio dove stà!
Lei è calda, già lo saccio . . . .
Sa sonare, e sa ballare . . .
Ma con quella come faccio
Se tormento al cor mi dà.
Col tamburo e con la diana
A martello una campana
Nel cervel battendo stà.
(partono.)
Chiaretta
Brava Viola con due lagrimette,
E poche parolette
Il contrario partito hai sconquassato.
Viola
Or Chiaretta, ho pensato
Di dare a quei birbanti
La cattiva giornata,
Fa tu di là la scorta,
Che di Ottavio ci voglio
Impegnar le pistole in quest’imbroglio.
(siede a scrivere.)
Chiaretta
Sollecita, che temo . . .
Mi spiaceria . . fa presto . . Uh, son chiamata?
Adesso . . . sei sbrigata? ho di partire,
Quanto per imbrogliare
Gli uomini, abbiam noi donne da sudare.
(via.)
Viola
Il foglio è fatto; ma per chi mandarlo,
Se Chiaretta non v’è, in ogni conto
Ottavio l’ha d’aver prima di pranzo.
Oh Dio! di chi fidarmi
Non so di che maniera regolarmi!
Scena sedicesima
- Geronzio, e detta.
Geronzio
Che bella congiuntura! Ehi Viola?
La collera ti passò.
Viola
Uh signoria,
Mi scusi ho d’andar via.
Geronzio
Vedi che sto pigliando
I bagni; di salute
Ne ho quanta ne ha un grillo.
Tengo ne lo stomaco
Mille affanni, e guai.
Se tu mi dai un’altra scossarella
Bell’idol mio ti giuro,
Che di campar doman non son sicuro.
Viola
No. no; in casa vostra
Non ci sto bene: Ottavio mi perseguita.
Geronzio
Ma che vuol?
Viola
E che ne so.
Mi ha mandato una lettera.
Geronzio
Una Lettera?
Viola
Eccola: non vi tengo
Da uom, se non andate
Ora a restituirgliela.
Geronzio
E da qua.
Viola
(Ho scelto un porta polli troppo bello.)
Geronzio
Birbo . . . ma entra in gabia già l’uccello.
Scena diciassettesima
Ottavio, e detti.
Ottavio
Amico, ho da parlarvi, circa il fatto
Della Veneziana.
Geronzio
Che parlarmi! Tien qua, e un’altra volta
Li denari, che spendi
In carta, calamaj, e penne
Na spanciata di fritole fatenne.
Ottavio
Cosa è questa?
Viola
Con me ci perdi il tempo
Signor sputa zibetto.
Geronzio
Questa per me va pazza, e tu c’inquieti?
Cospetto e non hai creanza, e non stai al dovere
A duellar venghiamo, e affé per bacco
Un cartoccio ti schiaffo, e qui ti spacco.
Ottavio
Ma io . . .
Viola
Che vuoi negar, lascia li pretesti,
Vedi i tuoi caratteri son questi.
Geronzio
In somma ma da te questi che vuole?
Viola
Eccolo; ve lo dico in due parole.
Vorrebbe il caro amico,
Vorrebbe . . . . basta qua . . .
No no: non ve lo dico,
Ci va dell’onesta.
Se il mio Padrone siete,
S’è ver che voi m’amate
Un’arme ahò piglate,
Svenate, si uccidete
Colui che m’insultó.
Andate mio carino,
Andate nel giardino,
Che meglio i sensi miei
Colà vi spiegherò.
Mora il crudel si mora
Adagio . . . non ancora
Ho un cor si dolce in petto
Che manco un uccelletto
Veder posso ammazzar.
(E’ un gusto, un bel diletto
Il gonzo a corbellar.
Gia il mio bene sta inteso del fatto,
Già bene burlato ho quel matto
Donzellette che fate all’amore
La mia scuola dovete imparar.)
(via.)
Geronzio
Udisti, o non udisti?
Ti sei capacitato
Che va pazza per me? Ergo t’avverto.
Che se ritorni qui sputa zibetto
Con una schioppettata, o con un ferro
T’ammazzo, e sotto un cavol ti sotterro.
(via.)
Ottavio
E’ matto il poverino,
Or Viola a ritrovar vò nel giardino.
Scena diciassettesima
Delizioso Giardino.
Viola, Rosa, e Chiaretta.
Viola
Io vi dissi Ottavio è mio,
Voi fingeste già per me.
Rosa
Non Signora, Ottavio è mio,
Se parlai, parlai per me.
Viola
Si ha pappati i miei contanti.
Rosa
Si ha pappati ancora i miei.
Chiaretta
Oggigiorno i Cicisbei
Son fedeli a chi più da.
A tre
Se un di questi mi vien sotto
Vo pelarlo qual merlotto,
Voglio prendere, e non dar.
(entrano.)
Scena dicianovesima
Ottavio, poi Viola, e Rosa che l’ascoltano, indi Chiaretta.
Ottavio
In fra voi aure serene
Fresche erbette, e piante amene
Quel bel fiore, che ho nel core
Mi venisse a consolar.
Viola
Chi è il bel fior che vi consola
E’ la Rosa, o la Viola?
Rosa
Chi è per voi la più odorosa
La Viola oppur la Rosa?
Ottavio
(Che tremendo affronto è questo?)
Viola
Perchè afflitto?
Rosa
Perchè mesto?
A due
Mi darete i miei zecchini,
E che v’abbia quella là.
Ottavio
(Quando l’uom non ha quattrini
Non si deve innamorar.}
Chiaretta
Ottavio? fuggi . . . salvati
Viene il padron di là.
Ottavio
Oimè . . . dietro a quest’alberi
Vedrò di me celar.
(si cela.)
Viola
Noi per non dar sospetti
Prendiamo gl’istromenti
E canzonette e frottole
Mettiamoci a cantar.
A tre
Per evitar disordini
Cosi bisogna far.
(entrano.)
Scena ventesima
- Geronzio, Tordiglione, Galoppino, ed Ottavio in ascolto.
Geronzio
Tordiglion mi dici il vero?
Tordiglione
Tordiglion mai non sbagliò.
Geronzio
Il vedesti Cameriero?
Galoppino
Con quest’occhj che qui ho.
A quattro
O che tarlo nel pensiero
Sordo sordo già m’entrò.
Geronzio
Era Ottavio veramente?
Tordiglione
E qui entrò nascostamente.
Geronzio
E Viola entrò soletta?
Galoppino
Colla Veneta, e Chiaretta.
Geronzio
Quest’Ottavio dove è mo.
Tordiglione e Galoppino
Io Padron lo troverò.
Scena ventunesima
- Geronzio, poi Viola e Chiaretta con due chitarre.
Viola
Delle mie corde armoniche
Sentite bella musica
Vedete com’è agile
La mano a tasteggiar.
Chiaretta
Unisco a quell’armonico
Suon più soave e tenero,
Le corde più dolcissime
Farò ben tintinnar.
Geronzio
Oh che magia, che incanto!
Che musica, che canto
Ma son chitarre galliche
Geronzio attento stà.
Viola
Padrone bello.
Geronzio
Servaccia non toccar.
Chiaretta
D’amor siete un martello
Geronzio
Briccona fatti in là.
Viola e Chiaretta
Il core in dolce giubilo
Per voi mi sento già.
Geronzio
Io scivolo . . . Io casco!
M’afferro qua e là.
Scena ventiduesima
Tordiglione, Galoppino e detti, Rosa, ed Otavio
Tordiglione
(L’hai veduto Galoppino?)
Galoppino
(L’ho veduto non parlar.)
Tordiglione
(Ah Padrone una parola!)
Geronzio
(Vengo subito che c’è.)
Viola
(Contro noi congiureranno.)
Ottavio
(Certo parlano di me.)
Tordiglione
(Li celato sta l’amico.)
Geronzio
(Zitto zitto non parlar.)
Viola, Rosa, Chiaretta e Ottavio
(Io prevedo un brutto intrico
Nero nero il cor mi stà.)
Geronzio
Porta qua quella schioppetta,
Quella canna lazzarina
Che mi vo questa mattina
Una quaglia qui mangiar.
Viola
Padroncino non sparate.
Rosa
Ho timor . . .
Geronzio
Non dubitate.
Non son palle da far male
Son pallin di prima età.
Ottavio
(Oh che di per me fatale!)
Geronzio
Or t’ammazzo in verità.
Chiaretta, Viola e Rosa
Ah Signor per carità.
Ottavio
Voi tirate, e tiro anch’io
E del par la cosa andrà.
Geronzio
Che paura mamma mia
Galoppin, Mastro di Ca?
Ottavio
Soverchiarmi in un periglio
Viola
Collo schioppo posto al ciglio.
Rosa
Minacciar far il Gradasso . . . .
Chiaretta
Adombrar la nostra stima . . . .
Ottavio, Viola, Rosa e Chiaretta
E padrone, e cortigiani
Siete birbi, siete cani
Ma l’avrete da pagar.
Geronzio, Tortiglione e Galoppino
Giù quei strepiti Villani
Che se viensi alle mani
Qui una guerra si vedrà.
Tutti
Si, si, si, si, tremate,
Più tregua non si spera
A suon di tromba altera
La guerra è rotta già.
Le marcie alor suonate
Avanti battaglioni
Sparate si . . . sparate . . . ,
Oimè . . . . che gran fracasso!
Che foco, che sconquasso,
Mi salvo . . . fuggo . . . scappo . . .
Ma dove . . . qua, e la!
Già più che dir non sanno!
Già impauriti stanno,
Storditi, e sbalorditi
Tremar li veggo già.
Fine dell’Atto Primo.
ATTO SECONDO
Scena prima
Camera.
Rosa, Tordiglione, e Galoppino.
Galoppino
Evviva Tordiglione,
La tua persuasiva fu bastante
A fare licenziar l’audace fante.
Tordiglione
Pera l’espulsa ancilla.
Rosa
Con una mia risata,
Se pianger vedo quella creatura,
Vo riverirla fino alla giuntura.
Galoppino
Viva il Padrone.
Tordiglione
Evviva
Del Maestro di casa il dotto ingegno,
Colpo per verità di me ben degno.
Rosa, Galoppino e Tordiglione
Ottimo ottimo non più l’Ottavio
Suo dolce Bambolo lo chiamerà.
Ecco un esempio ben memorabile,
Ch’ogni pettegola l’apprenderà.
Galoppino
Far la dospotica per via di trappole.
Tordiglione
In casa asser padrona, e Domina.
Rosa
Levar al prossimo gli oggetti amabili.
Galoppino, Torddiglione e Rosa
Fuori l’indoman, sfratti di qua.
Ottimo ottimo non più l’Ottavio
Suo dolce bambolo lo chiamerà.
(partono.)
Scena seconda
- Geronzio, poi Viola che porta il Caffè.
Geronzio
Ottavio ho sequestrato nel Giardino,
Or me la pagherà quel malandrino.
Viola ha da partir da questa casa.
Don Geronzio che fai? te l’hai cresciuta
Tra le braccia picciotta,
E con le calze, e brache
E tu, or che la quaglia è fatta grassa.
Vuoi che ci venga un terzo, e se la spassa?
Viola
(Eccolo, e sta pensando! buon che tutto
Chiaretta mi avvertì) Signore? Ecco
Il caffe, vi ci ho messo
La salvia, ed il zuccotto: ma non tanto,
Perchè so, che vi piace,
E non dolce, e non forte.
Geronzio
O zuccotto, o caffè! o salvia! o morte!
Viola
Ma perche tanto affanno!
Nol volete Padron dalle mie mani?
Portar ve lo farò d’altra persona.
Se ho fatto mal battetemi,
Che la man bacierò chi mi bastona.
Geronzio
(Ah perchè a’ sensi tanto penetranti
Non sta tutta la Turba a noi d’avanti!)
Viola
Che pensate Padron?
Geronzio
Senti Viola,
La Plebe ti vuol fuora.
E sfrattarti convien; é ver ti dissi,
Che sposar ti volea, ma poi vedendo,
Che la salute mia non lo comporta,
Se voglio Eredi, ammogiio mio fratello,
Che di salute è un Toro.
Dunque vanne.
Viola
Io sfrattare! e che v’ho fatto?
Geronzio
Come! nulla facesti?
Questi occhi miei ti viddero
Parlare con Ottavio.
Viola
Se mai Ottavio ho amato,
Il Ciel, che ha tutto visto, e tutto udito,
Che mi mandi vecchiaja, e non marito.
Geronzio
Zitta, non bestemmiar, ch’hai perso il credito
E per esser creduta,
Testimonio ci vuol.
Viola
Io so, che ho mille
Nemici sulle spalle,
E senza altra ragione.
Perchè amo, e son fedele al mio Padrone.
Ma si contenteranno . . . .
Si, si sodisfaranno . . . .
Me n’andrò: nè aspettate
Di veder mai quel giorno,
Che amorosa qual parto, a voi ritorno.
Geronzio
Vien qua: tu mi solletichi, che so . . .
Vorria . . . dimmi una cosa . . .
Sarai buonina?
Viola
Non voglio dirvi nulla,
Giacché quest’azione ho meritata,
Segno è, che per il mondo io non son nata.
Vi abbandono: Vado via
Monachella mi farò.
Geronzio
Statti ferma! figlia mia
Che il vestito pesa un po.
Viola
Me ne vo . . . ma no, ma no.
Ho perduto.
Geronzio
Ch’hai perduto
Viola
L’ho trovato . . .
Geronzio
Ch’hai trovato?
Viola
Qui mi cadde.
Geronzio
Ch’è caduto?
Viola
No no lì . . .
Geronzio
Che t’è successo?
Viola
Se rubato me l’ha lei
Or da lei lo bramo qua.
Geronzio
O è impazzita, o pur costei
Cercherò quel, cne non ha.
Viola
Il mio Cor, si ladroncello
In quegli occhi messo avete,
Or chiamar mi vuoi belbello
Pis, pis, a far mi sta.
Geronzio
Ti capisco bricconcella;
Vuoi pigliarmi alla tua rete,
Già quell’occhio mi martella
Giubilar tutto mi fa.
Viola
Furbacchione.
Geronzio
Zinganeila.
A due
La tua grazia quanto fa.
(partono.)
Scena terza
Chiaretta, poi Tordiglione e Galoppino.
Chiaretta
Or ve’, che belli grilli
Mi vanno svolazzando per il capo!
Viola risoluta
Sta di sposarsi Ottavio: ed io che aspetto,
Che non m’industrio un poco
Di sposarmi il Padron!
Galoppino
Gran burrattino.
Chiaretta
Che gusto il mio sarebbe,
Se andassi per le camere
Passeggiando, e facendo
i nodetti così!
Tordiglione
Ma quella è matta.
Galoppino
Chiaretta?
Chiaretta
Chi è Chiaretta?
Madama Chiara un dì mi chiamerete.
Galoppino
Vuoi dir Madama pazza.
Chiaretta
Eh via tacete.
Scena quarta
- Geronzio, Rosa e detti, Viola in disparte.
Rosa
Vu sè un poco de bon,
Sé un busiardasso.
Geronzio
Chi è busardazzo?
Rosa
Vu, che un’altra volta
Mascolo della Viola
Vi siete dichiarato.
Geronzio
E a lei che preme?
Sono in mia casa, e voglio
Far tutto quello che mi pare, e piace.
Tordiglione
(Senti fragilità!)
Viola
La mia rivale
Vuol vincerla coi strilli, e l’ha sbagliata.
Chiaretta
Or vedrò se sei vera innamorata.
Rosa
Se foste un uom d’onore,
Dovreste secondare il vivo impegno
Di suo fratello, e fare, ch’io la mano
Dassi ad Ottavio qua.
Geronzio
Adesso parli bene
Tutto m’impegnerò, ehi chi è di là?
Tordiglione
Illustre vi siam noi.
Geronzio
Dite ad Ottavio
Che non tema, e che qui venga di trotto.
Galoppino
Andiam?
Tordiglione
Li farem noi salvocondotto.
(partono.)
Rosa
Oh grande, oh dotto in ver!
Viola
(Freschi starete
Come vi ho da imbrogliar, ben lo vedrete.)
(parte.)
Geronzio
Anzi a questo Imeneo
Io ci voglio rimettere i confetti.
Chiaretta
(Se Ottavio sposa quella, addio nodetti.)
Scena quinta
Ottavio, Galoppino, Tordiglione e detti, pei Viola.
Tordiglione
Or entra il candidato.
(parte.)
Ottavio
Caro amico scusate.
Geronzio
Si, mi volevi veder ucciso? basta
Io son di buona tempra, e mi passa
Segga.
Ottavio
Che bramerà!
Geronzio
Ottavio, a noi.
Tu me n’hai fatte cento,
Ed io con questa mano,
Che ti dovria strozzare,
Di darti invece una sassata forte,
Rosa, che amasti un dì t’offro in consorte.
Ottavio
(Oime!)
Viola
(Ho già ordita
L’astuzia, or fingo pulizzar la camera.)
Chiaretta
(Che mal preparamento!)
Rosa
Non risponde? scusè quanto lo strozzo.
Geronzio
Venezia statti ferma.
Ottavio
(E per più pena
La Viola qui sta!}
Geronzio
Se mai per il capo
Ti passasse la Viola, amico è un segno;
Che tanto pensa questa a’ fatti tuoi,
Quanto pensano li Asini qui a noi;
E se sentir tu vuoi il fatto tuo
Ecco qua: né Viola?
Dispiace a te, se Ottavio
Si marita a Venezia?
Chiaretta
(a Viola.)
(Metti fuori le tue pretenzioni.)
Viola
Perchè spiacer mi deve? anzi ci ho gusto.
Basta che mi stia bene il mio Padrone;
Questo è quel che desidero.
Chiaretta
(Oh ammazzata!)
Ottavio
(Numi! come in un punto si è cambiata!)
Rosa
Cara! cagion de miei contenti.
Geronzio
E’ amara, e che vuoi far? stringi li denti.
Ottavio
Come ingrata, e a tal segno
Deluder fai la speme
Di chi t’ama fedel? si, ravveduto
Torno al primiero amor! l’empia ne gode?
E il duol, le smanie mie, nò, che non ode.
Ti lascio al caro bene,
Ti lascio in quella pace,
Che più non porto ai cor.
Fra tante, e tante pene
Giacché così ti piace,
Torno al primiero amor.
E in mezzo al mio contento
Mi scorderò di te.
In si fatal momento
Mi sento il cuor dividere
Affanno oh Dio più barbaro
Di questo no non v’è!
(via.)
Geronzio
Lasciamolo sfogare un pocolino.
Lei entri in stanza, e quando dico sorta,
Esca dal quarto, e prendasi la botta.
Rosa
Amica vi ringrazio assai assai.
(via.)
Geronzio
Ed ancor io ci penso, e mi ricreo.
Viola
(Or te ne accorgerai sciocco babbeo.)
Scena sesta
Chiaretta, e D. Geronzio.
Geronzio
E tu non te ne vai nel giardino?
Chiaretta
(Ah la potessi fare
Di mano alla Viola!)
Geronzio
Va, coglimi la malva
Pe’l solito decotto: e quella ride?
Ci senti, o no?
Chiaretta
A me dite?
Geronzio
E à chi? a Marzo.
Chiaretta
Ah!
Geronzio
Come?
Chiaretta
A Viola ch’è briccona
Tanto bene, e a me no, che sono buona.
Geronzio
Né giardiniera perchè fai la smorfiosa?
Chiaretta
Ditemi un poco, io,
Perchè me n’ho da andare?
Geronzio
Perché si ha da far sto matrimonio,
E non ci voglio te per testimonio.
Chiaretta
Perchè non farne due?
Geronzio
Come due?
Chiaretta
Uno Ottavio, e la Rosa . . . .
Geronzio
E l’altro?
Chiaretta
E l’altro . . .
Mi vergogno di dirlo! . . .
Geronzio
No no dillo (che scappeliotto gii ho da dare.)
Chiaretta
E l’altro io . . . .
Geronzio
E chi? via dillo, e io?
Chiaretta
Si lo diceste.
Geronzio
Ne? ora giusto appunto
Sbagliata in verità non hai la via,
Se andar più presto tu brami in pazzia.
Chiaretta
Pazzarella son chiamata,
Perchè sono innamorata,
Soffro tutto da chi amo
La disgrazia è sol per me.
Ma sentite! v’è nissuno.
Tante, e tante vanarelle,
Fan le matte, fan le belle,
Vuon gli amanti a tre, a tre.
Ed io poi che son fanciulla,
Che del mondo non so nulla
Sola sola ho da penar.
Padroncino graziosino
Mi fareste bestemmiar.
Scena settima
- Geronzio, e poi Tordiglione.
Geronzio
Per Bacco sono infermo, e fanno a pugni
Di questa maniera,
Per avermi le femmine!
Se seguita Cosi, ho in ver paura,
Che la mia vedovanza assai non dura.
Ma spicciam queste nozze,
Vengo a fare in un colpo due servizj
Marito Ottavio e Viola
Se ne resta Zitella,
E zitella ch’è allor più franco,
Tenermela potrò sicuro al fianco.
Tordiglione
Signor Padron?
Geronzio
Che c’è?
Tordiglione
Sta fuori un quidam
Spaventato non men, che frettoloso,
Con un papirio in mano, e vuol l’introito,
Dicendo, che quel foglio
E’ per la vostra vita necessario.
Geronzio
Fallo passar; vediamo:
Fosse qualche ricetta,
Segreto oltramontano o altro ancora!
Eccolo.
(entra una comparsa in fretta con un foglio e parte.)
Donde vien? chi ti manda?
Diavolo come scappa!
E’ d’ignoto carattere. Leggiamo.
Chi scrive non c’è. Un tradimento
Vi sta tramato, da chi meno credete.
Ammazzato sarete in quest’istante.
Guardatevi da tutti, siate accorto
Tremate . . . Don Geronzio siete morto!
Me meschin, questo cos’è!
Che risolvo oh Dio che fo!
Me ne fuggo . . . ma come ohimè!
Il nemico chi farà.
Rosa
Don Geronzio son con voi.
Geronzio
Me l’ha data già la botta
Traditora fatti in là.
Rosa
Lei che dice, che borbotta
Sarà matto, in verità.
Ottavio
Io Signor la riverisco.
Geronzio
Ah malnato basilisco,
Statti fermo, non mi dar.
Ottavio
Cosa dite non capisco,
Che vuol dir tal novità?
Viola
Sior Padron perche strillate?
Chiaretta
Sior Padron che v’e accaduto?
Geronzio
Ah Sbiresse vi ho capito
Scosta tu non mi toccar.
Rosa e Ottavio
Par che il senno abbia perduto
Che gli è dato non si sa.
Viola e Chiaretta
Palpitando in tante guise
Spaventar ci fate già.
Geronzio
Ah Sicarj maledetti
la mia vita per pietà,
Spadaccino, bricconaccia
Taditore leggi quà.
Ottavio
Cosa leggo . . . Tradimento!
Donne
Tradimento!
Geronzio
Tradimento!
Ottavio
Ammazzato!
Donne
Ammazzato!
Geronzio
Ammazzato, che vi par?
Ottavio
Siate accorto . . . siete morto . . .
Donne
Siete morto!
Geronzio
Sono morto
E una spada feminina
Ho timor che me la fa.
A quattro
(Tal crudel carnificina
Chi fra noi vi può tramar.)
Geronzio
Traditor crudel marmotta
Non mi dar, non ti far sotta!
Voi avete una figura,
Che paura, orror mi fa.
A quattro
(Quel visaccio spaventato
Quell’occhiaccio spaurato
Tetra tetra, scura scura
Fa che l’alma oh Dio mi stà.)
Scena ottava
Galoppino, poi Tordiglione, e D. Geronzio, indi Rosa, ed Ottavio.
Galoppino
Cospetto! quanto machina Viola!
Di là tutto ho sentito,
E l’inganno del foglio ho ben capito.
Geronzio
Mastro di Casa, é vero ciò che dici?
Tordiglione
Verissimo, arciver, d’aliena mano
Si fe scriver il foglio nel Giardino,
E lei si scelse il Messo,
E segui ciò, che n’è seguito appresso.
Geronzio
Poter del Mondo che Galeotta!
Rosa
Sior D. Geronzio, il tutto s’e saputo.
Ottavio
Colui che scrisse il foglio,
Di Viola palesò tutto l’imbroglio.
Geronzio
Oh che briccona!
E si può dar di peggio! ah scellerata!
Ma sposatevi voi;
Indi sfrattar farò la serva ingrata.
Rosa
Ecco la mano e qua?
Ottavio
Son tuo mio bene.
Rosa
Giunse il termine al fin delle mie pene.
Or che sei mio marito
Gran spassi da me avrai
E matta più che mai
Per te diventerò.
Allor che l’aria imbruna
Andrem per la Laguna
Ed allegretta in Gondola
Le frottole dirò.
Mio Barcariol, mio zucchero
Si sì ti chiamerò,
Che bel piacer, che giubilo
Provar mi fai nel cor.
(partono.)
Scena nona
- Geronzio, e Tordiglione.
Geronzio
Ah Tordiglione, invano or mi rammento
La felice memoria, Della fu mia Consorte!
Oh fortunati tempi!
Allora no, non ero in tanti guai;
E benché molte volte
Nascesser dei litigi,
La cagione non era,
Che un pò di gelosia,
E cangiavansi allora in allegria.
Tordiglione
Ed aveva ragione
La quondam Moglie, d’essere gelosa,
Perchè, per dire il vero,
Eravate un pochino scapestrato.
Geronzio
E’ ver Mastro di Casa.
Se avessi dato retta
Della moglie ai consigli,
In simil circostanza non sarei;
E te lo giuro amico,
Che ho sempre avanti agli occhi,
Benché pochi non siano,
I torti ch’io faccia,
La perduta mia moglie Dorotea.
Perchè mai qui vedovell0
Moglie mia tu m’hai lasciato,
Io ti stava sempre allato,
Tu venivi ognor con me?
Ah! se piango una tal moglie
N’ho ragione per mia fe!
La mia bella Dorotea
Qualche volta borbottava,
Mi sgridava, strepitava,
Ed a dirla in confidenza
Avea bene il suo perché.
La gioventù . . . gli amici
E se tal volta, ma!
Son uomo prudentissimo,
Di più non dico già.
Un tantin s’avea bevuto,
Che facessi non sapea,
Ed intanto Dorotea
Mi guardava, sospirava,
E faceva in ver pietà.
Il caldo . . . l’occasione
E se tal volta, ma!
Son uomo prudentissimo,
Di più non dico già.
Ma pensar altro conviene
Non vo più malinconia,
E con suoni, danze, e cene
Sempre stare in allegria.
Se salute ho da gustare,
Mi convien ciò praticare
Questo è il modo, amico caro
Di goderla come va.
Scena undicesima
Tordiglione, Viola, Chiaretta, e Galoppino.
Viola
Come il Padrone mi ha licenziata?
Tordiglione
Certo che si, con ordine preciso
Di uscir statim, vel subito, o in difetto
Etiam con la mazza,
Mi autorizzò di accompagnarti in piazza.
Galoppino
E per te Giardiniera anche ve n’è.
Chiaretta
Mio bello Galoppino,
Impegnati, proteggimi.
Galoppino
E mi vuoi per marito?
Chiaretta
Che so, vedremo poi . . .
Galoppino
Basta basta cosi. Vedremo, e poi
Vuol dir che quando stiamo
Da sola a sol, ci aggiusterem tra noi.
Tordiglione
Addio nostra Padrona.
Galoppino
Addio nostra Compagna.
Tordiglione
Col sfrattetur fini la tua cuccagna.
(partono.)
Scena dodicesima
Viola, e Chiaretta, poi Ottavio.
Chiaretta
Viola mi dispiace!
Viola
Ed a me no: se tu fedel mi sei,
Il padron mio sarà.
Chiaretta
Come? Son tua; parla
Viola
Sai già la burla
Che ambe di far pensassimo
Lo scorso carneval a Don Geronzio?
Chiaretta
Si, che poi non si fece, e ancor lo sfondo
Di quell’insellatura
Nella sua stanza stà, coll’altre macchine.
Viola
Dunque a noi, ti prometto
Per questa finzione
Di sposar questa notte il mio padrone
Secondami e stà zitta,
Se ancor mi vedi far qualche figura.
Chiaretta
Per quel che spetta a me state sicura.
(parte.)
Viola
Di lei non so temer. Mi resta adesso
Di prevenire Ottavio, e il mio disegno
Spero che andrà a finire in breve e bene,
Appunto a questa volta ecco ch’ei viene,
Scena tredicesima
Ottavio e detta.
Viola
Ottavio?
Ottavio
Tu qui sola? Don Geronzio,
Dallo spavento avuto
Delia lettera, ancor s’è riavuto?
Viola
Credo, che sappia tutto, ma per ora
Non ci debbo pensar. Poss’io, mio caro
Ottenere un favor?
Ottavio
Parla. Che vuoi?
Viola
Macchino un gran disegno, e per compirlo
Uopo appunto ho di te.
Ottavio
Ed io non meno
Ho bisogno di te.
Viola
Ti spiega, e tutta
Sperami in tuo favor.
Ottavio
Giuriamo entrambi
Di conservar costanti in ogni evento,
E a fronte d’ogni rischio il giuramento.
Viola
Io per me pronta sono.
Ottavio
(Io mi confondo.) Ah qual tu sia prometti.
Giurami fedeltà, giacché nel seno
Sì profondo racchiudi il gran segreto
Giura di non tradir. Viver poss’io sicuro?
Parla, no, non temer, fede ti giuro.
Giura, se tutto sai,
Che l’alto mio disegno
Seconderà quel cor.
Viola
Sempre fedel m’avrai
All’alto tuo disegno
Lo giura li labro, e il cor.
Ottavio
Lo giuri?
Viola
Il giuro.
A due
Ah che il sospetto ancora
Tiene agitata l’alma,
Alla vicina calma
Fidarsi ancor non sa.
Ottavio
Pensa?
Viola
Pensai.
Ottavio
Prometti?
Viola
Prometto.
A due
Sempre tacer saprò.
Faccia tra noi ritorno
La tenera amistà;
Sia questo il fausto giorno
Di mia / Di sua felicità.
(partono.)
Scena quattordicesima
Camera di D. Geronzio con lettino, ed altri mobili.
D. Geronzio in veste da camera con berretta, ed una tazza in mano, e Chiaretta.
Geronzio
Lumi qua, ora mi piglio
Questo decotto, e poi mi metto
Nel mio morbido letto vedovile
Donne veder più voglio
Perchè la donna all’uom sempre è d’imbroglio.
Chiaretta
Che, m’avete chiamata?
Geronzio
Oh schiavo camerata!
Tu, che con Viola sempre
Andasti di conserva,
Unita a corbellarmi
Va, porta una candela.
Chiaretta
Scusate:
I lumi non vi porto, che ho paura
Di entrar qui, quando l’aria si fa oscura.
Geronzio
Tu che dici?
Chiaretta
Jer l’altro
Andai a rimirarmi in quello specchio,
E in cambio del mio volto
Indovinate che ci vidi?
Geronzio
Una scimmia?
Chiaretta
A guardare mi stava cogli occhiaci
Un Gatto nero nero coi mustacci.
Geronzio
Tu che diavolo dici?
Vuoi farmi spiritar.
Chiaretta
(Già sta in timore,
Oh che matto!)
Geronzio
Va Figlia
Portami il lume.
Chiaretta
Un gran freddor mi piglia.
(parte.)
Geronzio
In verità sta stanza, quando è scura
Dà qualche apprensione! Auf mi passa
Per la mente Viola!
Ah s’era fatta grassa, e grossa.
E’ briccona sì, ma amore
Quando dà una stoccata
Fa una piaga, che più non è sanata.
Chiaretta
E’ pronta la candela. Ah!
Geronzio
Ah! che cosa è stato?
Chiaretta
Un brutt’uomo m’ha il lume oimè smorzato.
Geronzio
Un uomo! dove sta? malora!
S’ha serrata la porta,
E m’ha sol con un uomo qua lasciato!
Uom dove stai? l’ho preso . . . .
Fermo sa . . questa è sedia! oimè che suono!
Un’ombra brutta pelosa che cammina,
E con orrenda faccia
Mi guarda, mi favella e mi minaccia.
(al suono di breve sinfonia s’apre l’intelatura e si vede in lontananza un giardino.)
Ch’e questo! e donde uscì questo giardino!
O questo è incanto, o Don Gcronzio è pazzo.
Ma quella mi fa cenno che mi accosti,
E’ proprio ammantecata . . . ma pensiamo . . .
Vado . . . resto . . . che fo? ora abbordiamo.
Scena quindicesima
Viola capricciosmente vestita, figurandosi una Fata domestica, e detto.
Viola
Da che ho veduto un certo bricconcello.
Mi par d’avere una fornace al core,
Domando la cagione a questo, e quello,
Ognun ridendo mi risonde è amore.
Che cosa è quest’amor, vorrei sapere?
Per grazia chi lo sa, che me lo dica,
Sento, che è dolce, e che mi dà piacere.
Caro amor, se dolce sei
Più non farmi delirar,
Io per me più non vorrei
Le tue pene sopportar.
Geronzio
Questa è pazza infallibil! Domandiamo.
Nè voi chi siete?
Viola
Quella,
Che a farti sol del bene è persuasa,
Son la bella Imbriana nella casa.
Geronzio
Ma voi (non vorrei prender un sbaglio)
Puzzate troppo di stufato, ed aglio . . .
Viola
So che vuoi dir. Di quella che tu amasti
Artatamente la sua sembianza io presi
E in guisa tal d’innamorarti intesi.
Accostati . . .
Geronzio
Vedete . . . io stò dubbioso . . ed ho paura . . .
Viola
E di che cosa? io rido,
Ballo, scherzo: sto allegra, e fo la matta,
E di brillanti umor lei così tratta?
Geronzio
E’ ver l’esteriore
Non vi si può negar, siete bellina,
Ma ho timore che lei
Sia Ninfa di cucina.
Viola
Ecco che or ti paleso
Tutti gli arcani miei: io di te amante
Vissi molt’anni occulta,
E mai mi palesai: ma poi che fuori
La mia rivale andò, colgo il momento,
Ed a te qual consorte or mi presento.
Geronzio
Consorte! perdonate,
Non vo’ rimaritarmi.
Viola
Eppur, se vuoi sortir da’ tuoi malanni
Non v’è altro rimedio
Che sposarmi sul fatto.
Geronzio
Eh che sei pazza!
Viola
A me pazza? A me che in un istante
Posso con un sol cenno
Atterrar questa casa, e darti morte?
Risolvi, o ch’io ti uccido.
Geronzio
(Pensa ben Don Geronzio! il punto è forte.)
Viola
E Cosi?
Geronzio
Fata mia bella
Tu mi fai spiritar.
Viola
Presto la mano?
Geronzio
Ma io per maritarmi
Non ho troppa salute;
E appunto in quest’istante
Si accrescon le mie doglie.
Viola
Presto, dammi la man. Marito . .
Geronzio
E moglie.
Scena ultima
Galoppino, e poi Tutti.
Tordiglione
Cos’è il gran rumore
Cos’è quel sussurro
Che in tacite ore
Qui dentro si fa?
Rosa
Nessuno qua veggo
Chiaretta
Ma più bella scena.
Rosa
Mi par che traveggo.
Chiaretta
Dal riso non reggo
No no in verità.
Ottavio
Dov’è on Geronzio?
Gran cose: sospetto.
Chiaretta, Tordiglione e Ottavio
Or si che la scena
Più vaga ed amena
Adesso si fa.
Rosa e Galoppino
Mi ammazza il sospetto
Per tal novità.
Geronzio
Chi mi cerca, chi mi chiama?
St’increanza non mi piace,
Presi moglie, andate in pace
Deh lasciatemi scialar.
(via.)
Tordiglione
Prese moglie!
Ottavio
Andate in pace.
Galoppino
St’increanza non mi piace.
Rosa
Deh lasciatemi scialar!
Ottavio
Oh che scena.
Rosa
Affé che matto.
Chiaretta
(La Viola il colpo ha fatto
Oh che rider ci farà)
Rosa
Io capito non l’ho affatto
Che si torni a domandar.
Rosa e Galoppino
Ma di grazia come va?
Tordiglione, Chiaretta e Ottavio
(Zitti zitti per pietà.)
Viola
Che volete? che cercate?
In quest’ora di riposo.
Moglie sono, e col mio sposo
Deh lasciatemi scialar.
Rosa
Ma Viola non è quella?
Geronzio
Che Viola questa è Stella
Tordiglione
Voi costei prendeste in moglie?
Geronzio
Io costei per moglie presi
Ed in capo di due mesi,
La vedrete ancora mammà.
Ottavio e Tordiglione
Lei l’ha fatta proprio grassa.
Rosa, Galoppino e Chiaretta
La sua serva la vajassa
La Viola è quella là.
Geronzio
Oh malora me l’ha fatta!
Chiaretta
Nemmen io son stata matta
Il Marito anch’io l’ho qua.
Donne
(Senza collera godiamo,
La comun felicità.)
Uomini
(Io più collera non bramo
Bramo sol felicità.)
Tutti
Su si preparino
Festin, e balli
Pompe bellissime
Divertimenti
Fuori i tormenti
Sempre auguriamoci
Feliciià.
FINE DEL DRAMMA.
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