La Statira
Dramma per musica.

Libretto di Pietro Ottoboni.
Musica di Alessandro Scarlatti.

Prima esecuzione: 5 gennaio 1690, RomaTeatro Tor di Nona.

Interlocutori:

Macedoni
ALESSANDRO Magno, re dei macedoni soprano
CAMPASPE favorita d’Alessandro soprano
APELLE amante di Campaspe tenore
DEMETRIO general de’ Macedoni amante di Campaspe basso
PERINTO servo di corte sconosciuto
Persiani
STATIRA figlia di Dario re de’ Persiani amante di Oronte poi moglie d’ Alessandro contralto
ORONTE principe persiano amante di Statira sotto nome di Elvio mercante armeno tenore

La scena si finge in Damasco.

Alle dame di Roma
Alessandro il Grande; stima più d’ogni suo trionfo il poter comparire alla vostra presenza per darvi di se un trattenimento degno del vostro spirito, e della vostra generosità; Si presenta pertanto in scena prima amante di Campaspe, poi di Statira, sacrifica la prima all’amico, alla seconda sé stesso, ed espone a vostri sguardi le sue piaghe, ed al vostro giudicio i motivi della sua incostanza, che essendo ricoperti di gloria, si assicura, che non potranno dispiacervi non è senza vostro onore, che il più generoso di tutti gli eroi tema del vostro giudicio, ed aspiri alla vostra protezione; confido, che averà ancora questa vittoria, della quale per mezzo delle mie stampe vi supplica il vincitor del mondo.

Argomento
Fra le più celebri vittorie d’Alessandro è famosa quella che riportò di sé stesso, allor che innamoratosi di Campaspe, e facendola dipingere da Apelle con tutte quelle circostanze che racconta Plinio al lib. 35. cap. X vedendo che il pittore si era invaghito dell’originale generosamente glielo donò.
Sul fondamento di questa storia è tessuto il presente dramma nel quale, si rappresenta Alessandro in atto di dar la terza battaglia a Dario, che vi restò e sconfitto, e morto, ed essendosi trovata tra le prede Statira figliola del medesimo Dario ne resta invaghito Alessandro, che viene stimolato a questo Amore da Apelle, e da Demetrio con dispiacer di Campaspe: la quale, aspirando solo all’amore d’Alessandro corrisponde con odio ad Apelle. Statira intanto ottiene in grazia da Alessandro di ritirarsi in un deserto dove viene in sogno ammonita dal padre di tornare alla corte, e prendere il consorte destinatole dal cielo, in esecuzione di che mentre ella si dichiara sposa d’Oronte generale de’ Persiani con l’assenso d’Alessandro, che per non mancare alla sua parola, vi condescendeva in pregiudizio del suo amore, sorpreso Oronte dalla generosità d’Alessandro si ritira volontariamente dall’impegno, onde resta (dopo vari accidenti) sposata Statira ad Alessandro, e Campaspe ad Apelle.

Atto primo

Scena prima
Campagna con veduta in lontananza di collinette, e padiglioni, sotto de’ quali sta dormendo l’esercito persiano; cielo stellato con luna piena.
Oronte.
Notte notte serena
tesoriera di pace
quante brillano in ciel lucide stelle
son custodi discrete
dalla permessa quiete
ma per me sol non hanno
il solito poter, se il cor amante
non conosce riposo un solo istante.
Ho di selce la costanza
son di marmo fra martiri
mi dà vita la speranza
e respiro con sospiri.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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