L’ajo nell’imbarazzo
Melo-dramma giocoso in due atti a sette voci.

Libretto di Jacopo Ferretti.
Musica di Gaetano Donizetti.

Prima esecuzione: 2 febbraio 1824, RomaTeatro Valle.

Personaggi:

Il marchese GIULIO Antiquati baritono
Il marchese ENRICO suo figlio tenore
Madama GILDA Tallemanni sposa di Enrico soprano
Il marchese PIPPETTO altro figlio del marchese Giulio tenore
Signor GREGORIO Cordebono ajo in casa del marchese Giulio basso
LEONARDA cameriera attempata mezzosoprano
SIMONE servo del marchese basso

Cori di quattro Servi, due Camerieri, due Lacchè del Marchese.

La scena è in Roma in casa del Marchese Antiquati.

Protesta e scusa del versificatore
Ho desunto l’argomento di questo melo-dramma giocoso da una fortunata commedia. Chi non la conosce? Chi non l’applaudì? Ma stretto dall’imponente, ed inevitabile legislazione del teatro musicale, mi è stato forza introdurvi qualche variazione, ed accorciare qua e là vari tratti vaghissimi. Di ciò dimando rispettosamente perdono a tutti coloro, che ignorano l’eculeo, cui sono condannati i poeti per opere in musica; ché da chi ne fece esperimento, o n’ebbe notizia, spero trovar pietà non che perdono. So, che il primo non sono a verseggiare questo argomento; ma ho fede d’esser fra tutti il più fedele allo spirito dell’autore della commedia; ché se pur questa fiducia è un sogno, solennemente protesto non avervi parte la volontà.

Atto primo

[Sinfonia]

Scena prima
Camera con quattro porte laterali, ed una in mezzo con bussole, e cortine. Tavolino con recapito da scrivere. Vari libri, quaderni, e quattro sedie.
Pippetto seduto al tavolino, e Gregorio in veste da camera passeggiando, dando lezione; indi Leonarda con cabarè d’argento, tazza di caffè al latte e biscottini, poi Simone e Servi ecc.

[Introduzione]

GREGORIO
Mi traduca dal volgare
questo breve latinuccio:
«Nasco solo per studiare.»

PIPPETTO
Ad amandum nascor

GREGORIO
Ciuccio!
Ma che razza di cervello
similissimo a un crivello!
Nulla mai si può restar!
Cosa c’entra il verbo «amar»?
«Studieremo.»

PIPPETTO
Nos amabimus.

GREGORIO
Siam da capo.

PIPPETTO
Ho poca pratica:
ma di tutta la grammatica,
amo amas solamente
nella testa mi restò!

GREGORIO
(Proprio il verbo più insolente
che la fisica inventò.)
Mi dia qua le sue facciate.
Ah! che lettere storpiate!
(siede, e si pone a correggere non vedendo Leonarda)
Sono sciabole, e rampini.

LEONARDA
Ecco qui co’ i biscottini
il tuo latte col caffè

PIPPETTO
Cara, cara Leonardella,
creperei senza di te.

LEONARDA
Mangia, mangia bocca bella,
ma poi sempre pensa a me.

GREGORIO
L’«I» più dritto, l’«S» più storto,
l’«A» più larga, l’«O» più tondo:
non si trova in tutto il mondo
un paziente più di me.

LEONARDA
Pippo mio…

PIPPETTO
Non farmi torto.

PIPPETTO E LEONARDA
Se si gira tutto il mondo
quanto è lungo, largo e tondo
più fedel di me non v’è.

GREGORIO
(accorgendosi che parlano sottovoce)
Alto là: qual confidenza?

LEONARDA
Gli portai la colazione.

GREGORIO
Ora è tempo di lezione,
e mi sembra impertinenza
il venirlo a divagar.

LEONARDA
Notte e giorno a tavolino!
Lo volete far schiattar?

GREGORIO
(Sta a veder che un polverino
su quel muso io fo volar.)

PIPPETTO
Io quest’altro biscottino
voglio intanto masticar.
(segue a mangiare avidamente stando a sedere)
(sottovoce fra loro, mentre Leonarda sta per partire col cabarè avendo inteso)
Addio cara.

LEONARDA
Core addio.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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