Le convenienze e le inconvenienze teatrali
Dramma giocoso.

Libretto di Domenico Gilardoni.
Musica di Gaetano Donizetti.

Prima esecuzione: 21 novembre 1827, NapoliTeatro Nuovo.

Personaggi:

CORILLA Scortichini, primadonna soprano
PROCOLO Cornacchia, marito di Corilla baritono
LUIGIA Scannagalli, seconda donna soprano
AGATA madre di Luigia basso
DOROTEA Frescopane, primo musico contralto
GUGLIELMO Antolstoinoloff, tenore tedesco tenore
BISCROMA Strappaviscere, compositore baritono
PROSPERO Salsapariglia, poeta e droghiere basso
L’ IMPRESARIO baritono
L’ ISPETTORE del teatro basso

Coro d’Uomini addetti al teatro.

L’azione si svolge nel teatro di Brozzi.

Atto primo

Scena prima
La scena: sala di prova di un teatro.
Sono in scena Corilla, Procolo, Luigia, Dorotea, Don Prospero, Guglielmo, l’Impresario, Biscroma e vari Coristi, tutti seduti intorno ad un pianoforte, in procinto di concertare l’opera.

[Introduzione]

BISCROMA
Cori, attenti e a tempo entrate;
siate pronti a far l’inchino;
raccomando le volate
coi trilletti in Elafà.
Dunque a noi! attenti!

TUTTI
Ma che si prova?

BISCROMA
La sortita dell’Ersilia
che smarrita, sbigottita,
poveretta, fa pietà.

Insieme

CORILLA
Sentite la mia voce
come ben gorgheggerà!

PROCOLO
Sentite la sua voce
come ben gorgheggerà!

DOROTEA
(Farmi far da comodino!…
quest’è troppo in verità.)

LUIGIA
(Darmi un sol recitativo?
Che dirà la mia mammà?)

BISCROMA
Su, proviamo, via silenzio
badi ognun a quel che fa.

TUTTI
Su, proviamo, via silenzio,
qui nessun si muoverà.

CORILLA
«E puoi goder, tiranno,
d’un cor che pena e geme;
trema d’un tanto affanno
vendetta, sì, il ciel farà.»

GUGLIELMO
«Frena quel pianto e spera.»

CORILLA
«E il caro bene?»

GUGLIELMO
«Vedrai.»

CORILLA
«Non più crudel sarai?»

GUGLIELMO
«Mi vinse alfin la pietà.»

CORILLA
«Ah! vicino è il bel momento
che a bearmi in lui ritorno.
Della gioia è questo il giorno
più non deggio palpitar.
A me vola, o bel momento
e rinnova nel mio petto
quel piacere e quel diletto
che fa l’alma inebriar.»

PROCOLO
Brava!

CORILLA
«A lei vola, o bel momento
e rinnova nel suo petto
quel piacere e quel diletto
che fa l’alma inebriar.»

DOROTEA
Dica un po’ signor maestro
vi sarà per me il rondò?

GUGLIELMO
Per me l’aria con trompette?

LUIGIA
La «Romance» v’è, sì o no?

BISCROMA
Si dirigano al poeta.

GUGLIELMO, LUIGIA E DOROTEA
(rivolti a Prospero)
C’è?

PROSPERO
(indicando Biscroma)
Al maestro, io non lo so.

BISCROMA
Ma il libretto?…

PROSPERO
Lo spartito?…

BISCROMA
Or vi spiego…

PROSPERO
Or vi dirò…

GUGLIELMO, LUIGIA E DOROTEA
Basta, basta ho già capito:
il poeta ed il maestro
han perduto per me l’estro,
(indicando Corilla)
perché lei già l’intrigò.
D’avvilirmi in questo modo,
se madama ha nel pensier,
qui fra poco, a suo dispetto,
chi son io farò veder.

IMPRESARIO
Il poeta ed il maestro
san pur quel che han da far.
Meno inchieste inopportune.

TUTTI
Su allegri prepariamoci
per la gran prova in scena,
che sento già gli applausi
dell’opera echeggiar.

GUGLIELMO E DOROTEA
(Appena il ciel imbruna
non mi farò trovar.)
(tutti pianissimo)

Insieme

PROSPERO
(Alle care mie parole
tutti estatici saranno,
né frenare si potranno
nel sentirle articolar.)

BISCROMA
(Alle note mie soavi
tutti in estasi andranno,
né frenare si potranno
nel sentirle picchettar.)

GUGLIELMO, LUIGIA E DOROTEA
(Canto, musica e parole
tollerar non si potranno;
son cose, si diranno,
da far noia e sbadigliar.)

Insieme

PROSPERO
(Già in teatro parmi udire:
viva, bravo il buon poeta!
Già mi sembra di sentire
e gli evviva ad ascoltar.)

BISCROMA
(Già in orchestra parmi udire:
viva, bravo, fuor maestro!
Già mi sembra di sentire
e gli evviva ad ascoltar.)

CORILLA E PROCOLO
(A quei trilli, a quei passaggi
tutti in estasi ne andranno
né frenare si potranno
poi nel dolce gorgheggiar.)

IMPRESARIO
(Viva, bravo, fuori! sì,
scena, musica e parole
or risponde ai voli e al canto
e daranno un certo incanto
da far proprio spiritar.)

CORO
(Sì, sì già in scena parmi udire
un applauso trionfale;
viva, viva l’Impresario
che ci ha fatto divertir.)

BISCROMA
Bravi, bravi ragazzi!
Oh! son contento,
siete una manna, un balsamo, un portento.
Andate pur, andate.

Scena seconda
Il Coro esce.

BISCROMA
(all’Impresario)
Eh, che ne dite?

IMPRESARIO
La musica è divina,
grande la cavatina!…

BISCROMA
(Io l’ho rubata!)

CORILLA
Ma senza i miei gorgheggi,
gli smorzati, i crescendo,
i picchettati…

PROCOLO
Parrebbe una canzone
buona per colazione!

BISCROMA
Se lo dice il gran Procolo Cornacchia
sarà così, non replico.

CORILLA
Ed è vero, perché sono avvezzata al canto
degli autori oltramontani,
i quali dell’effetto e della novità,
non mai satolli,
in chiave mi ponean venti bemolli…

PROCOLO
Con trentasette diesis e bequadri
e una turba infinita di accidenti.

BISCROMA
(Che ti colgan tutti incontanenti.)

PROSPERO
Ma niuno a’ versi miei
niun plauso arreca?
Gente di senno cieca!

BISCROMA
Ed hai ragione
perché se avanzerai di questo passo
dovrai finir dove ha finito il Tasso.

PROSPERO
A questa gloria aspiro.

GUGLIELMO
(a Biscroma)
Si lei vuol suono per mia cavatina,
io canto.

BISCROMA
Vuol provarla?

GUGLIELMO
Da… da… Provar.

BISCROMA
Via incominciamo.

[Aria]

GUGLIELMO
«Ah! tu mi vuoihi? che brahami? Che più sperar t’avanza?
Ertzilia! Ertzilia mia, la costanza sempre nel cor
maggior si fa, sì!
Un file io non sono! Credi ch’io t’abbandoni?
T’amo, sì, t’amo mio ben, né mai lontan da te sarò.»

BISCROMA
Ottimamente!

IMPRESARIO
Bravo!

PROCOLO
Non c’è male.

CORILLA
(a Prospero)
Dica un po’, signor mio
al rondò ci ha pensato?
Sarà ben situato?

PROSPERO
Egregiamente!

CORILLA
Badi bene, poeta,
che se il rondò non ha catene
è inutile, non canto.

PROSPERO
Ella è curiosa!
Se Romolo è trionfatore e vien sul foro
in mezzo ad un concistoro
di popolo accorrente
e tripudiante,
mi sembran le catene fuor di luogo.
Facciam così: vi metterò a cavallo
e invece del rondò con le catene
lo avrete con le staffe… eh?…

CORILLA
Non va bene. Fate che il signor Romolo
venga trionfante in carcere
e le catene andranno a meraviglia.

PROSPERO
Ma lei per chi mi piglia?

CORILLA
Per quel che siete…

PROSPERO
A dir?…

CORILLA
Un ciabattino che fa da letterato;
ma in sostanza una bestia, un disperato.

PROSPERO
Chi rattoppa ciabatte
può rattoppare ancora il Metastasio:
eccone qui la prova aperta e chiara:
(eroicamente)
leggi i miei versi e a rispettarmi impara.

IMPRESARIO
Via, via provvederemo. Il nostro vate
vedrà di contentarla, la servirà.
Frattanto leggiamo il cartellone.

PROSPERO
E spicciamoci presto.

GUGLIELMO
Cosa faciute?

LUIGIA
Il cartellon si legge.

GUGLIELMO
Ah! cartellonie? Cavasciò!

AGATA
(internamente, con accento napoletano)
A me simile affronto? A me cospetto!
Mamm’Agata, briccone,
te la farà pagare.

LUIGIA
È qui la mamma!

IMPRESARIO
Agata arriva? Cartellone, addio!

Scena terza
Agata, con tutti gli Attori precedenti.

AGATA
Di questa azion devi pagare il fio.

[Cavatina di Agata]
(entrando)
Mascalzoni! sfaccendati! più creanza, più rispetto
miei signori, dove mai finor s’è visto
che non può venir la mamma a trovar la sua figlia,
quintessenza di bontà?

BISCROMA
Agatina datti pace…

AGATA
Giusto a te voglio parlà!
Hai pensato per Luigia?
L’hai già scritto il rondò?
Statte attento che se manchi
la città rivolterò.
Hai pensato?… dico a te.

BISCROMA
Si vedrà… ci penserò…

AGATA
Che vedrò… che penserò…
Anzi senti in abrégé
per far fare eruzione, che bellissima invenzione,
la mia mente escogitò: fa un cantabile a note trillanti,
poi l’allegro con gran sincopate e mia figlia,
scommetto la testa, un gran chiasso, maestro, farà.
Il violino col zicchetezicchete,
accompagni il clarino e l’oboe col piripipiripi,
il violone coi frunchetefrunchete;
poi va in terza col corno tutu,
e vedrai che nel l’orbe terracqueo pezzo eguale, maestro, non c’è.
Che invenzione sublime!… Eh? Che ne dici? Il celebre
maestro Paesanello non avria fatto una simile pensata.
Sarà di grande effetto sorprendente quel zicchete,
frunchetetutu

BISCROMA
(interrompendo)
Sì, sì più tardi parlerem di ciò.
Siedi fra me ed il tenor.

AGATA
Che si combina?

BISCROMA
Si legge il cartellone.

AGATA
A meraviglia!…
(a Guglielmo)
monsièr Stolonoff, votre servente.

GUGLIELMO
Oh!…
(con un inchino)
Io per voi, signora!

LUIGIA
(alla madre)
…Così tardi?

AGATA
Sono stata da quello… mi capisci?…
dall’amico dello scialle e a tutti i costi
m’ha trattenuta a far seco il supé…

BISCROMA
(rivolto a Corilla, in segreto)
…ed è ubriaca. Oh, poveretto me!

CORILLA
(rispondendogli)
…Sì, è ubriaca!…

IMPRESARIO
(leggendo il cartellone)
«A Campi per la solita fiera s’aprirà la stagione
con il primo famosissimo spettacolo intitolato:
Romolo ed Ersilia»…

PROCOLO
Fermi! La prima donna ha sempre la mandritta
sul cartello: dunque il dramma deve essere intitolato,
e il voglio, Ersilia e Mommolo; diversamente noi
non cantiamo.

DOROTEA
(arrabbiata)
Il titolo è stampato e non si cambia.

PROCOLO
(rispondendo)
Se Metastasio ha fatto un fallimento…

BISCROMA
Lui risponde di tutto.

DOROTEA
Io mi protesto.

BISCROMA
Ma lei signor poeta cosa fa?

PROSPERO
Dirò:
la legge antica di natura, vuol che sia
la donna avanti all’uomo e qui
ha torto Metastasio, ed ha sbagliato.

DOROTEA
Pur se così è stampato si deve dir così.

PROCOLO
(arrabbiato)
Né vuoi tacer ipsilonne di tutte le cantanti?

DOROTEA
A me?

BISCROMA
(trattenendo Procolo)
Prudenza!

PROCOLO
(all’Impresario)
Inseguitate.

BISCROMA
Avanti.

IMPRESARIO
(riprendendo la lettura)
…«intitolato Romolo ed Ersilia del cesareo
poeta Metastasio, accompagnata per questa
circostanza da Prospero Zampogna fra arcadi
Melampo Stivalonico con musica del classico
Biscroma Strappaviscere. Prima donna assoluta»…

PROCOLO
(interrompendo)
Zitti!… e ciascun si levi.

DOROTEA
(gelosa)
A che proposito?…

PROCOLO
Madama, nostra moglie è nominata!…

AGATA
Che tu possa morir d’una stoccata.

IMPRESARIO
…la signora Corilla Fiorilla Petronilla
Scortichini…

AGATA
E con tutti questi illa
starebbe bene un po’ d’anguilla!…

DOROTEA
(ironica)
Graziosa!…

IMPRESARIO
…Primo musico Dorotea
Frescopane.

DOROTEA
Al servizio.
(fa un inchino)

IMPRESARIO
Di chi?

DOROTEA
Dell’«Accademia del Missipipì».

IMPRESARIO
A noi.
(legge)
«Primo tenore Guglielmo Antolonoff.»

GUGLIELMO
Nix cavasciò!… mi chiamo Antolstoinoloff.
(leva di tasca la tabacchiera)

AGATA
Che razza di cognome!…

IMPRESARIO
(a Prospero)
Scriva lei.

AGATA
(togliendo la tabacchiera di mano a Guglielmo)
Caro il mio Stoltoinoff, tiene tabacco?

GUGLIELMO
(tentando di riprendere la tabacchiera)
Dà… dà…

AGATA
Qua una presuccia. Oh, bella! bella!
(a Luigia)
Sembra la tabacchiera che ho perduto nel
Teatro del Gambero, ti pare?

LUIGIA
Sì, rassomiglia.

GUGLIELMO
Is vol ti?

LUIGIA
Mille grazie!…

AGATA
Che grazie, ignorantina! Quand’un cortesemente
offre una bagatella, non è buona creanza di rifiutar!
(a Guglielmo)
Donné muà…
(riprende la tabacchiera e dice)
gras, gras.

GUGLIELMO
(commentando)
Stata gripò la mamma.

DOROTEA
(all’Impresario)
Ditemi un po’, signor, chi canta il primo?

IMPRESARIO
Dopo le parti secondarie
(indicando il tenore)
è lui.

GUGLIELMO
Blagaderò, blagaderò.

AGATA
(Chi lo capisce?)
(forte)
Ehi, signor Stinoloff, che ora abbiamo?
Veda, veda per grazia!
(tentando di prendergli l’orologio)
Oh! caro!… che bell’orologio!

GUGLIELMO
(contrastando)
Vedo bello… star brutto.

AGATA
(Screanzato!)

CORILLA
(a Prospero)
Chi è l’ultimo?

PROSPERO
Il primo uomo.

PROCOLO
No, essere deve madama mia moglie o non cantiamo.

DOROTEA
(protestando)
In questo modo adunque ella mi tratta?
Le convenienze mie le voglio tutte.

GUGLIELMO
Io pur mie convenienze!…

IMPRESARIO
Oh, sì, le avrete!

CORILLA
Dopo le mie però.

DOROTEA
(stizzita)
Dopo le sue?
Io saprò terminar ogni questione.
(parte)

GUGLIELMO
Anche per me è finita.
(parte)

AGATA
Ah, cospettone! Non mi son mai trovata in tanti
impicci.
(rivolta a Corilla)
Non ti ricordi più quando vendevi,
or son quattr’anni, in piazza i pasticetti
che il Procol tuo faceva tanto perfetti?

BISCROMA
Brava la mamma, brava!

Scena quarta
Gli Attori rimanenti.

[Aria di Procolo]

PROCOLO
Noi pasticceri, noi?… Povera gente,
si vede ben che non sapete niente.
Che credete che mia moglie
sia di quelle canterine
mediocri, anzi a dozzine?
Che per farsi scritturare
a’ sensali soglion dare
su le paghe la metà?
No, signori, essa è una stella
dell’armonico emisfero
virtuosa quanto bella,
potpourri di rarità.
Fin nell’utero materno
fece spaccio di volate;
scale, poi, semitonate
si sentìan ne’ suoi vagiti
e sorpresi e sbalorditi,
dicean tutti i professori,
s’ella è tal ne’ primi albori,
nel suo giorno che sarà?
Annunziavan le gazzette
le sue doti portentose;
per le poste e le staffette
grandi offerte luminose
le spediva ogni impresario
per poterla scritturar.
Non di svanziche o quattrini
nei contratti si parlava,
di dobloni, di luigi, di zecchini, si trattava;
viaggio, alloggio, pranzo e cocchio
prometteangli a più non posso
e per lei s’era già mosso
tutto l’orbe sublunar.
Mille e mille signorine, potenti e milionari,
militari e negozianti, finanzieri e mezzo ceto,
gareggiavan tutti quanti
le sue grazie a meritar.
E osate, o vili insetti,
la mia moglie disprezzar?
A vendicar le ingiurie che fate a tal gioiello,
m’impresta Giove i fulmini, Vulcano il suo martello.
Ancor chi è il gran Procolo, non conoscete bene.
Tremate, enti vilissimi! Per voi non v’è difesa!
Se nella moglie offesa la fama mia sarà!
In Parigi, in Catalogna,
nella Scozia ed in Guascogna
la bandiera, anzi l’antenna,
sovr’ogni altra ci piantò!
Tremate, enti vilissimi! Per voi non v’è difesa!
Se nella moglie offesa la fama mia sarà!
(parte)

IMPRESARIO
(assai turbato)
Qui mi si vuol far perdere la vita,
ma la farò finita!
Io vado a ricorrere a chi si deve.
(parte)

AGATA
(rivolta a Biscroma)
Or s’è parlato di arie, di rondò;
ma il duetto di Corilla con mia figlia è
già pronto, con cori e ballo analogo?

LUIGIA
Lo voglio!

BISCROMA
(seccato)
Eh, andate al diavolo!
(parte)

AGATA
(consegna una moneta alla figlia)
Prendi… fattelo fare, dagli un paolo.
(Luigia esce)

Scena quinta
Agata e Corilla.

[Duetto]

CORILLA
Senti, madama squinzia: io non canto il duetto
con tua figlia!

AGATA
Metto allor tanto di baffi
e poi…

CORILLA
Che fai?

AGATA
Che fo?… ti prendo a schiaffi!

CORILLA
Ch’io canti un duetto; con chi?… con tua figlia?
Che tu lo pretenda non è meraviglia!
La sciocca son io
che tollero ancora
cotanta insolenza
che oltraggio mi fa.

AGATA
Evviva la Pasta, la Storchio, la Patti! Si è posta
in superbia, ma, veh, quanto è trista!
L’altr’ieri a Milano
facea la corista
e poi da gran dama
vuol farla ora qua.

CORILLA
O modera i termini, mammaccia del diavolo,
o in pezzi la cuffia in aria andrà.

AGATA
Se un dito mi tocchi, io mando da Procolo
madama la moglie graffiata qual va.

CORILLA
Non canto il duetto
l’ho già stabilito.

AGATA
Biscroma lo vuole.

CORILLA
Gli hai fatto un vestito?

AGATA
Lo vuole il poeta…

CORILLA
Gli hai dato moneta?

AGATA
Madama, madama!

CORILLA
Tua figlia è seconda,
io donna sublime.
Io celebre artista maggior tra le prime,
con una donnetta che stona se canta,
mostrarmi sul palco sarebbe viltà.

AGATA
Mia figlia è seconda che batte le prime,
quand’era seconda nemmeno eri terza.

CORILLA
Orsù vanne fuori, non starmi a seccare
dai miei protettori ti faccio accoppare.

AGATA
Di questi a migliaia mia figlia ne tiene:
il duca dell’Aia, il conte d’Atene,
don Mario Panzotta, don Bartolo Arrischia,
il duca Pilotta, il principe d’Ischia.
Studenti a ventine, soldati a dozzine,
mia figlia se vuole sortendo in teatro
un melo granato gettare ti fa.

CORILLA
Ah, vecchia pettegola!…

AGATA
Sei gialla, sei brutta…

CORILLA
I fumi già salgono…

AGATA
…di fuoco son tutta…

CORILLA
…ti voglio graffiare…

AGATA
…ti voglio svisare…

CORILLA
…ti voglio imparare che sia civiltà.

AGATA
Guardate la gazza, ve’! quanto ne fa!

CORILLA
Ah, tutta convellere la rabbia mi fa,
divento una vipera che freno non ha.

AGATA
…ma crepa, ma schianta
l’avrai da cantar!
(partono inviperite)

Scena sesta
Rientra l’Impresario, con Prospero e Procolo.

IMPRESARIO
Siam minacciati da un grave pericolo:
il tenore vuol fuggire… e allora?…
che faremo?

PROSPERO
All’uso degli antichi:
di quel che non avevan facevan senza!

PROCOLO
Niente paura! Ci son io! Io lo rimpiazzo!

IMPRESARIO
Ma la parte è difficile, di grand’impegno!

PROCOLO
Sono uomo di grande ingegno.
Di parte io non ho d’uopo:
orchestra, suoni ed il suggeritor mi dia le parole,
il resto è fatto. Io compongo la musica da sé.

PROSPERO
(Sarà bellina, affé!)

PROCOLO
Mandami un pianoforte con i pedali
che io possa ricercare il do di petto
(ampolloso)
se il trovo ancora un gran furor m’aspetto!
(parte tutto impettito)

IMPRESARIO
(avvilito)
Cosa succederà, poeta mio!

PROSPERO
Ci ammazzano i fischi!

Scena settima
Entra Agata con i fogli in mano.

AGATA
(all’Impresario)
Io vengo a volo per dirti in pochi detti che Dorotea
fuggi; ma che Agatuccia vuol levarti d’impaccio.

IMPRESARIO
Come?…

AGATA
Una parte manca ed io la faccio.

PROSPERO
Misericordia!…

AGATA
Che credi? Se ho fatto
il supplimento sulla Scala, posso cantare a Campi.

IMPRESARIO
Ottimamente! Ed io vado a vedere
se accettati saran questi rimpiazzi.
(esce)

PROSPERO
Poveri noi, tutti diventeremo pazzi!…

AGATA
(risentita)
Voglio insegnare alla superba donna
come si canta e si gestisce in grande
e come in un palchetto
mamm’Agata sa fare anche l’occhietto!

Scena ottava
Entrano Guglielmo e Biscroma Strappaviscere. Agata va loro incontro.

AGATA
Maestro, anch’io sono impegnata!
(sventolando le carte)
So già il duetto ed ho scorso la cavallina.

BISCROMA
Brava, brava biondina!

AGATA
Dite, che son queste barchette?

BISCROMA
Son crome e semicrome.
Il duetto fa piangere.

GUGLIELMO
Jà, state tutte lacrime!

AGATA
Proviamolo insieme.

GUGLIELMO
(a Biscroma)
Si mammaccie non cantar péne
io faciuti subite fuggimente e lasciar
impresario et anche imprese.

[Terzetto]

GUGLIELMO
(canta caricato, pronunciando con difficoltà l’italiano)
«Per me non trovo calma,
per te non trovo pace,
per lei non trova l’alma
la sua felicità.»

AGATA
«Per me, per te, per lei,
pe’ tuoi, pe’ suoi, pe’ miei
deh, fate lume, o dèi…»

GUGLIELMO E AGATA
«…in tanta oscurità.»

GUGLIELMO
«Il bel piacer m’innonda.»

AGATA
«Ersilia tua sarà.»

BISCROMA
(mentre i due cantano si prodiga in suggerimenti)
Abbassa, lega, stacca,
manca, porta la voce.
Fa bene, basta qua.
Che musica profonda,
che maschia verità.

GUGLIELMO
Eh! maestre, nix duette,
mamme, state troppe cagne,
afer foce maledette,
non foler con lei cantar.

BISCROMA
Ma sentite…

GUGLIELMO
Nix sentire…

BISCROMA
Ma perché?…

GUGLIELMO
Foler partire,
far paule e cane e lepre
di qui, sviffete, scappar.

AGATA
Ehi! maestro, al caro lei,
dalla bocca che gli scappa?

BISCROMA
Disse a me che sei marmotta,
che non vuol con te cantar.

AGATA
Ah, la stridula trombetta!
Tanto è bestia quanto pesa,
quest’offesa fare a me?

GUGLIELMO
Pestione, pestione!

BISCROMA
(a Guglielmo)
Taci un po’.

AGATA
Rapa!

BISCROMA
(ad Agata)
Ah, ti vuoi frenar?

AGATA
No… no… no…
Ah… ah… ah…
(sta per cadere in deliquio)
Canfore… Colonia… Un po’ d’aceto…
Su, presto…

BISCROMA
Finiscila mamm’Agata.

AGATA
Già gli occhi mi si oscurano…

BISCROMA
Mi sembri una ragazza… finiscila.

AGATA
Mi sento già svenir.

GUGLIELMO
(battendo sul cembalo tutto stizzito)
Foi non sapere musiche,
foi state stonatrice, lasciate mie soprabite…
non foler stare qui.

BISCROMA
Piano! Mi rompi il cembalo!…
Piano, pedala pian, pianin.

AGATA
Ah, bestione!

BISCROMA
Agata, piano non lo strappar.

AGATA
Teh, piglia, sono furia da femmena vestita.

GUGLIELMO
Mamma!… Cagne!…

AGATA
(strappando le carte e gettandole in faccia al tenore)
Teh, teh, teh, piglia…

BISCROMA
Deh, non stracciarmi o barbara!
Aspetta, che sei pazza?
Mammaccia del diavolo!

GUGLIELMO
Maestre, tu difendere
vecchiacce stonatrice?
Io far vostre cartofole
minuzzole così.
(strappa la parte)

BISCROMA
Non lacerarmi, o perfido,
i dotti miei sudor!
La partitura a me.

AGATA
A pezzi quel soprabito
ti voglio far così.
(tira la coda del soprabito al tenore e gliene resta un pezzo in mano mentre questi scappa via)

Scena nona
Biscroma Strappaviscere e Agata.
Poi l’Impresario, Procolo, Luigia e Prospero.

BISCROMA
Oh, povero me, povera la mia musica!
Anche il tenore se n’è andato, ed or che fare?

IMPRESARIO
(rientrando)
Maestro che avvenne? Perché il tenor se ne va via?

BISCROMA
Lasciami stare, non so dove mi sia.

IMPRESARIO
Allegro, allegro son permessi i rimpiazzi.
Mamm’Agata sarà il musico
e ser Procolo il tenore.
(entra Procolo)

PROCOLO
Cos’è?

AGATA
(riavendosi dallo choc)
Che fu?

IMPRESARIO
Siete accettati.

AGATA
Oh, bene!

PROCOLO
È fatta la tua sorte.

BISCROMA
(piuttosto accorato)
Ma chi fa i falsetti?…

PROCOLO
Sta zitto! Ho un’ottava falsificata,
sentirete certi acuti tutti nuovi.
(entrano Prospero e Luigia)

PROSPERO
Signori, questa posta è vostra.
L’avvisator l’ha data a me per voi.

LUIGIA
Ve n’ha per me?

AGATA
Per me?

PROCOLO
Per me?

PROSPERO
Un giornale per Procolo,
(a Luigia)
una lettera per voi.
(Agata si siede a destra con la figlia)

AGATA
Leggiamo insieme.

BISCROMA
(a Prospero che gli porge alcuni fogli)
Hai rifatto la scena?

PROSPERO
Vedi se ti piace.

PROCOLO
(siede con la moglie a sinistra e spiega il giornale)
Ora l’esito avrem degli ultimi spettacoli.

IMPRESARIO
Andiamo a vedere la scena.
(parte)

Scena decima
Biscroma, Agata, Procolo, Luigia e Prospero. Poi Corilla.

[Finale]

AGATA
(toglie di mano la lettera alla figlia e legge)
«Livorno 10 aprile,
Luigia mia carissima
al foglio tuo gentile
risponde l’impresario
che accetta la scrittura
qualora mandi al diavolo
quell’orrida figura…

AGATA E LUIGIA
(leggendo insieme)
…dell’empia tua mamm’Agata.»

PROSPERO
(declamando con enfasi)
«È vero… è vero…
vendetta un dì giurai…»

AGATA
(Che dice quel poeta?)

BISCROMA
Bravo, ma bravo, va benissimo
(declamando)
«…vendetta un dì giurai…»

LUIGIA
(toglie la lettera alla madre e legge)
«…dell’empia tua mamm’Agata.»

AGATA
(piano alla figlia)
Leggi in sordina.

LUIGIA
«…che sparge la discordia
in ogni compagnia…

AGATA E LUIGIA
(leggendo insieme)
…che spoglia vecchi e giovani
qual ladro in sulla via.»

PROSPERO
(sempre con enfasi)
E questo è pur certissimo;
ognor me ‘l rammentai.

AGATA
(Ed ora se continua gli spacco la vetrina!…)

BISCROMA
Bravo, bello, mi piace assai!…

LUIGIA
(continuando a leggere)
«…per cui v’ha gran pericolo…

AGATA E LUIGIA
(leggendo insieme)
…che appena qui arrivata
da padri, madri e coniugi
sia bene disossata…»

AGATA
…disossata?

PROSPERO
(non ricordando il verso)
«È poco… è poco…»

AGATA
Ma vedi il briccone che rabbia mi fa!

PROSPERO
«È poco svellere il core al traditor.»

BISCROMA
…Bello!

AGATA E LUIGIA
(leggendo insieme)
«Deciditi!
Risolviti, se ciò ti converrà;
in caso opposto subito
ad altra penserò.»

AGATA
(a Luigia mentre vanno più infondo della scena)
Senti come risponder Luigia devi qua.

PROSPERO
Maestro mio, quest’opera scommetto che farà…

PROCOLO
(leggendo il giornale)
«Fiascone decisissimo.»

BISCROMA
(guardando Procolo con rabbia)
Cascar ti possa l’ugola.

PROCOLO
(sempre leggendo il giornale)
«Cremona: il primo ballo…»

BISCROMA
(a Prospero)
E certo un gran furore!
Sai dove andrà quest’opera?…

PROCOLO
(leggendo)
«A terra, a terra! L’opera
è scritta da cavallo.»

PROSPERO
Puoi farti molto onore!

BISCROMA
Il libro e la mia musica
avran tanto successo,
che in coro tutto il pubblico
al certo acclamerà.

PROCOLO
(leggendo)
«S’impicchino, s’ammazzino
maestro e insiem poeta!
L’udienza più discreta
gridava or qua or là!…»

BISCROMA E PROSPERO
Non tarda questo Procolo
le mani mie provar!

CORILLA
(entrando)
Che succede senza Corilla?
È storia seria o buffa?

BISCROMA
(al poeta)
Non è poi necessaria
quella seconda zuffa.

PROCOLO
Ma aperto il sotterraneo
che mette sul fondale…

AGATA
(ritorna al proscenio con Luigia)
Scrivi che è un grand’asino,
sozzissimo animale.

BISCROMA
(ad Agata infuriato)
Ma questo è troppo, cattera!…

PROCOLO
È poco ad un insolente!

BISCROMA
Io parlo con quest’Agata,
mammaccia impertinente.

AGATA
Maestro, statti buono,
od io te le suono!

CORILLA
Ma questa è un’increanza,
è troppo inciviltà.

PROSPERO
Io leggo i versi miei.

BISCROMA
Fu fiasco non è vero?

AGATA
Ma cos’ha mai costui?

CORILLA
(al maestro)
Sono io uno zero?

LUIGIA
(alla madre)
Lasciate quel poetucolo…

PROSPERO
Ah! figlia impasticciata!

PROCOLO
(a Corilla)
Disprezza quel maestruccio.

BISCROMA
Ah, coppia diffamata!

TUTTI
Se perdo la pazienza qui male finirà!

Scena undicesima
Appare sulla porta l’Ispettore.

ISPETTORE
Alla prova signori, alla prova.
Doccia fredda su tutti.

PROCOLO
È indisposta madama mia moglie.

LUIGIA
Non sto comoda.

AGATA
Io tengo le doglie.

ISPETTORE
Non volete?

TUTTI
No!

ISPETTORE
No? Dunque, olà! V’avanzate.
Entrano Soldati con portantine.

LUIGIA, AGATA E CORILLA
Ma questa è violenza!

BISCROMA E PROSPERO
(ridono)
Ah, ah, ah, che gusto…

ISPETTORE
(al musico e al poeta)
Tacete e prudenza…
(agli altri)
Non volete? Ah, no?
(ai soldati)
Presto, su, cominciate da Procolo.
(i soldati mettono Procolo in portantina)

PROCOLO
Che cos’è, ispettore, altolà!
(dalla portantina)
Moglie, scrivi al tuo principe amico.
Scrivi, moglie, che tremenda vendetta farà.

LUIGIA E CORILLA
(tra loro)
Non si scherza, qui fanno davvero.
Anche a me questo giuoco s’appresta,
per schivar qualche brutta tempesta,
a teatro d’andar converrà.

BISCROMA E PROSPERO
(all’Ispettore)
Grati a voi per sì bella vendetta,
il maestro, il poeta saran.
(ridono ironicamente)

ISPETTORE
Ci voleva una pronta saetta.
La violenza domarli saprà.

AGATA
(ai soldati che tentano di afferrarla)
Signor, no! Come quello rinchiusa?…
Non ci vado, non fo tal burletta!
Una donna qual me si rispetta,
d’insultarmi l’ardir non si avrà.
Se qui s’appressa qualcuno a me
dovrà pagar quest’offesa
qui ognun mi rispetti
o l’offesa pagar mi dovrà.

ISPETTORE
(indicando la portantina)
Là.
(i soldati prendono Agata e la mettono a forza in portantina)

BISCROMA E PROSPERO
Questa sì che è una bella scenetta,
dalle risa crepare mi fa. Ah, ah, ah!…

AGATA
Ispettore, te la faccio pagare.
Agata è portata via in portantina, il Poeta dà il braccio a Corilla, il Maestro lo dà a Luigia e tutti escono.

Atto secondo

Scena prima
Un palcoscenico al momento della prova: sono presenti l’Impresario e mamm’Agata.

[Duetto]

AGATA
Tu m’hai fatta violar, ma a tempo e luogo
di questa violatura ne parleremo.
Adesso di un’altra cosarella
voglio con te parlar.

IMPRESARIO
Mamma! per carità, lasciami stare.

AGATA
No, signore! vo’ parlare e vo’ sapere
di qual somma far deggio capitale,
prima di esporre al pubblico
questa mia faccia bella, o caro amico!

IMPRESARIO
Ed io te ‘l dico!
Senza tanti complimenti,
senza farti più mistero
ecco in breve il mio pensiero.
Se per sorte tu vai male,
stammi attenta ad ascoltar:
come cosa naturale,
te ‘l confido francamente
da me niente puoi sperar.

AGATA
A quattr’occhi in confidenza
sappi dunque, amico mio
che una donna qual sono io
non si lascia sopraffar.
Se la gente ha dei capricci
per me certo non vo’ impicci,
per lo men cinquanta scudi
tu mi devi anticipar.

IMPRESARIO
Non son pazzo a questo segno
e la mamma canterà.

AGATA
Se mi metto nell’impegno
anche il diavol non potrà…

IMPRESARIO
Via, che serve? Una persona
qual tu sei gentile e buona,
una lieve bagattella
non vorrà precipitar.

AGATA
Come a dire?

IMPRESARIO
Se non canti
la prigion è già sicura.

AGATA
Non fa nulla, vada avanti.

IMPRESARIO
Poco pane ed acqua pura…

AGATA
Mangio e bevo al venir fuori.

IMPRESARIO
E per giunta la tua figlia
lascio pure in libertà!

AGATA
Come, come? La mia figlia
lasceresti in libertà?

IMPRESARIO
Agatuccia, in conseguenza,
più la mamma non farà.

AGATA
No?…

IMPRESARIO
No!

AGATA
Insolentissimo, lingua di vipera,
cotanta audacia punita andrà!

IMPRESARIO
Tu puoi ben credere ch’io non so fingere,
ciò ch’è nell’animo sul labbro sta.
Far dell’ira tanta prova a che giova, di’, che fa?
Con lo sdegno non si vince e nel caso, si vedrà.

AGATA
Vo’ far parapiglia e sconvolger la città
e sarà gran meraviglia se tu vivo vai di qua.

IMPRESARIO
Ho fatto chiasso, questa è una
burla alfin d’accordo ci troverem.

AGATA
Così va bene, d’accordo andrem.

Scena seconda
Mentre esce Agata gridando «Burlone, burlone» entra Prospero.

PROSPERO
Impresario: una lite ho accomodata.

IMPRESARIO
Un’altra lite?

PROSPERO
Appena hanno i coristi saputo che il tenor
vien rimpiazzato da Procolo
a gridare han cominciato
invece di quel coro:
(recita in prosa)
«Viva il gran Romolo di schiere elette
di sue vendette trionfator.»
(indi canta con voce tenorile)
«Viva il gran Procolo di dolci a fette
buone polpette fabbricherà!»

IMPRESARIO
E Procolo?

PROSPERO
Pensate…
ma l’ho calmato.

IMPRESARIO
Meno male!…

PROSPERO
Ah! viene Agata con sua figlia!

Scena terza
Entrano Agata e Luigia.

AGATA
(guardando crucciata l’Impresario)
Addio, screanzato!

IMPRESARIO
Addio!

AGATA
Ma come, in sì piccol teatro cantar dovrò,
io che fui sulla Scala?

IMPRESARIO
Sieda e stia cheta, o chiamo l’ispettore!

LUIGIA
(alla madre)
Ma tu fai sempre liti!…

AGATA
Le faccio sol perché mi dian rispetto.

LUIGIA
Mamma, mamma!

AGATA
Che c’è?

LUIGIA
I suonatori ci guardan ridendo.

AGATA
I suonatori? In ogni tempo
fur la mia passione:
un corno ed un trombone
mi correvan dietro come gatti
nel principiar della mia carriera.

LUIGIA
Mi par che in quel palchetto vi sia quel collegiale…

AGATA
Non guardar, non guardar perché sta male.
Lo guarderai così languidamente
allorché canterai la cavallina.
Ad uno studente è troppo un’occhiatina.

Scena quarta
Entra Biscroma seguìto da Procolo. Poi Corilla.

BISCROMA
Amici, vi saluto!

IMPRESARIO
Oh! Maestro, ben venga.

PROCOLO
Domando scusa a lor signori.

BISCROMA
Istrutto è già ciascun di tutto,
ed il primo violino è tanto buono
che facilmente accorderà perdono.

PROCOLO
(annunciando l’entrata della moglie)
La prima donna!

IMPRESARIO
Oh, madamina!
Mettiamoci, amici miei, di buon umore.
E tu, Procolo mio,
dimentica il passato ed avrai lode.

PROCOLO
(con intonazione enfatica)
«Cesare udì, risolverà da prode.»
Ma fiorettar non posso e gestire,
se non sono vestito.

BISCROMA
(indicando Corilla)
Ed or frattanto proveremo l’aria tua.

CORILLA
Prima di tutto vo’ fare i gargherismi.

PROCOLO
(chiamando)
Petruccio! L’ampollina.
(entra un servo a portar l’ampolla)
Ecco.
(consegna l’ampollina)
Vado a vestirmi; addio, regina!
(esce)
(Corilla esce)

Scena quinta
Gli Attori precedenti meno Procolo e Corilla.

BISCROMA
Mamm’Agata, se vuoi,
proviam la tua romanza.

AGATA
Sono pronta, mi spiace che otturato
tengo il fa acuto.

BISCROMA
Lo sturerai.
(rivolto all’orchestra)
Signori! eccomi a loro sono a pregarli…

AGATA
…e anch’io: è la mia voce un campanel d’argento,
e se loro signori mi suonan forte, è fatta.
Non posso far sentire le smorzature.

BISCROMA
(rivolto all’orchestra)
Si metta la sordina agli strumenti.
(ad Agata)
A lei mi raccomando…

AGATA
(entrando prima del tempo)
«Assisa…»

BISCROMA
È presto ancora!

AGATA
Or, or la canto:

[Romanza]
«Assisa a’ piè d’un sacco
in mezzo del furore
gemeano fritti i sardi
nel più crudel rumore.
L’acqua tra i rami trepidi
ne percuoteva il suon,
i broccoletti limpidi
a’ freddi suoi sospiri
ed i cancelli soffiano
nei lor tremendi giri,
l’acqua tra i rami trepidi
ne percuoteva il suon.»
(con gesto drammatico)
Ah, che dissi?…

BISCROMA
Agata mia, tu stoni!

AGATA
E chi ne ha colpa? Egli è il suggeritore che
sbagliare mi fa.

LUIGIA
Viva la mamma!

IMPRESARIO
Agata evviva!

PROSPERO
Evviva!

Scena sesta
Torna Corilla.

AGATA
Grazie!
(guardando Corilla che entra in scena)
A Corilla è caduto il rossetto.
Devo vestirmi da vittima?

BISCROMA
(a Corilla)
Se vuole, possiamo provare l’aria.

CORILLA
Andiamo pure. Di farvi questa grazia
io non ricuso.

BISCROMA
(all’orchestra)
Numero trentacinque.

PROSPERO
(a Corilla)
No, prego, mia signora,
attitudin romantica… espressiva…

CORILLA
Così?…

PROSPERO
No, no così!…

CORILLA
Ah!…

PROSPERO
Brava, evviva!
Qui Corilla canta un’aria di bravura a suo piacere.

BISCROMA
Bene, bene, benissimo!

IMPRESARIO
Che voce!

PROSPERO
Che espressione!

BISCROMA
Che forza!

IMPRESARIO
Che passaggi!

AGATA
Dovria sortir peraltro una comparsa
con un bel cestolino
a raccoglier le note, tutte quante,
che le sono cadute.
(alla figlia)
Andiam, vieni a vestirmi.
(esce con la figlia)

Scena settima
Biscroma, l’Impresario, Prospero e Corilla. Poi Procolo.

BISCROMA
A noi, da bravi, la marcia trionfale!

PROSPERO
Aspetta, aspetta, si sono bruciate
a Procolo le penne del cimiero.

BISCROMA
Che serve? Fa lo stesso, andiamo, andiamo.

PROCOLO
(internamente)
Sono pronto maestro!

BISCROMA
Incominciamo.

[Marcia trionfale]

CORO
(entra inneggiando a Procolo che è portato in trionfo)
«Viva il gran Romolo di schiera eletta
di sua vendetta trionfator!»

PROCOLO
«Son guerriero e sono amante…»

BISCROMA
(gridando con voce naturale)
No, no, non senti che sei indietro?
Eppoi cali!…

PROCOLO
Domani verrò coi tacchi
così crescerò un dito.

BISCROMA
(parlato)
Da capo!

PROCOLO
(riprendendo il canto)
«Son guerriero…»

BISCROMA
Cali!

PROCOLO
«Son guerriero…»

BISCROMA
Cresci!

PROCOLO
(con voce profonda)
«…e sono amante.»

BISCROMA
(ancora gridando forte)
No, no, oh, poveretto me!

PROCOLO
(incollerito)
«Son guerriero!…»

BISCROMA
Tu sei un asino!

PROCOLO
A me simile insulto?

CORILLA
Io ti vendicherò.

BISCROMA
Suvvia, la marcia lugubre.

PROSPERO
Attenti… a che ridete? Asini! Sciocchi!…
Esser mesti dovete… Abbasso gli occhi.

Scena ottava
Mentre l’orchestra suona la marcia lugubre viene condotta davanti a Procolo come trofeo di vittoria Agata vestita da schiava per essere da lui stesso immolata agli dèi.
Entra anche Luigia.

[Marcia lugubre]

PROCOLO
«Vergine sventurata, giunto è l’estremo istante
de’ tuoi teneri dì. La bionda chioma, quell’innocente
viso…»
(parlando al suggeritore)
Le parole…
(canta)
«Quel placido sorriso
mi muove a pietà…
Ma vuole il fato che…»
(fa l’atto di pugnalare la vittima)

AGATA
(urlando)
Aiuto!…

LUIGIA
«Romolo non ferir!… Giove è placato!»

AGATA
Oh, meno male!… A questo signor Giove vo’
mandare un regalo, ma…

PROCOLO
(ampollosamente)
Silenzio!
Parla madama mia moglie.

TUTTI
(meno Corilla)
Zitti, ascoltiam!

CORILLA
Signor maestro… ascolti.

BISCROMA
Ascolto.

CORILLA
Io vorrei cantar per ultima…

BISCROMA
Come?…

CORILLA
…perché desidero riposarmi.

BISCROMA
Come, come tal pretesa
si concilia con l’entrata del rondò?

CORILLA
Si modifica la parte; io mi voglio riposar.

LUIGIA, AGATA E PROSPERO
È fissata la tua parte.
Non la puoi ormai cambiar!

PROCOLO
Ehi! che modi?…

CORILLA
Ascoltate: con un tocco da maestro,
s’introduce una corona,
una coda che prepari la mia entrata trionfal.

BISCROMA
Ma che coda, ma che coda?…
Qui non siam fra cani e gatti,
se ci prendono per matti
si va tutti all’ospedal.

CORILLA
Non sento niente, una corona chiedo sol, che dia respiro.
Caro maestro, non c’è rimedio
voi mi dovete accontentar.

BISCROMA
Né corona, né coda si può far.
Esegua la sua parte,
rispetti quel che è scritto,
è questo il mio diritto,
il maestro io son qua.

CORILLA
State calmi, non gridate!
Troverem la soluzione.

BISCROMA
Sta bene!

[Finale II]

PROCOLO
A proposito: come si sorte?

CORO
Sortiremo tutti insieme.

PROCOLO
No, non sta bene!… uno alla volta!…

PROSPERO
Si sorte a piedi.

PROCOLO
…o in carrozza, o in landò!…

CORO
…e perché non a cavallo?

IMPRESARIO
Sì, in una slitta o in un splendida lettiga!…

AGATA
Piuttosto, io direi, usciamo tutti in una diligenza.

CORO
S’esce a cavallo, in carrozza oppure in landò?…

PROSPERO E BISCROMA
Ma che dite, ma che dite!…

LUIGIA
La scelta farem poi.

IMPRESARIO
Ecco nato un altro intoppo
che girar ci fa la testa.
Se con calma penseremo,
ponderando le ragioni,
troverem le soluzioni
ed a posto tutto andrà.

TUTTI
Sì, dice bene, dice bene,
a posto tutto andrà.

PROSPERO
È già pronta una quadriga
al passaggio sulla scena,
che trainata da cavalli
grande effetto produrrà.

TUTTI
Bravo, bravo! Oh, che trovata fenomenale!
(entrando produce uno sgomento generale)

ISPETTORE
Signori, udite:
questa mane il gran consiglio
riunito ha il podestà…
e… saputo… della fuga inaspettata…
del contralto e del tenore…
ha sospeso all’impresario
ogni aiuto finanziario…

IMPRESARIO
Misero me!

LUIGIA E CORILLA
Come fare a rimediare?

PROSPERO E BISCROMA
Questo è uno stral a ciel sereno.

CORO
Nell’aria s’avanza
una nera tempesta.
Or tutto s’arresta
sorpresi noi siam.

ISPETTORE
…è infuriato, è indignato…
non un soldo vi darà.
Non permette che domani
noi si vada in sulla scena.

IMPRESARIO
Come far?… che contrattempo!…
Qual rimedio escogitar…

PROCOLO
Come pago il caffettiere,
come saldo il locandiere?…

IMPRESARIO
Queste sono le più fiere
inconvenienze del mestiere!…

PROSPERO
Se ci arresta il brigadiere
si fan tristi i nostri dì.

IMPRESARIO
Se interviene il brigadiere
per noi sol c’è la prigion.

LUIGIA E CORILLA
Or chi mai ci pagherà?

PROCOLO
La modista, la scuffiara,
come saldar?…

LUIGIA, CORILLA E AGATA
I creditori ci assaliranno
nessuna tregua ci daranno!…
Un tal pensier impazzire ci fa!…

IMPRESARIO
Ahimè, che far?…

PROSPERO
Gli abbonati han pagato due rate…

IMPRESARIO
…già divorate dagli artisti
con ingorda avidità!

TUTTI
Chi si salva da una tal calamità?

BISCROMA
(che alla notizia era rimasto pensoso)
Ascoltate!…
È sorto a me un pensiero;
non è nuovo, a dir il vero,
ma in un caso come questo
no, di meglio non si dà.

LUIGIA, CORILLA, AGATA E PROCOLO
Quale?… Parla.

CORO
Sentiam, sentiam…

BISCROMA
Attenti qua!
(tutti gli si affollano intorno; poi continua con aria di mistero)
La notte aiuta…
Facciam fagotto
e col cappotto
tentiam scappar.
Via di galoppo
senza indugiar.

LUIGIA E CORILLA
Oh, che trovata singolar!
Ciascun di qua
oppur di là
se n’ fuggirà.

TUTTI
Idea genial!… Suvvia fuggiam.
Chi per di là
chi per di qua
se n’ fuggirà
scomparirà.
La scena è comica in verità!
Oh, quanto ridere se ne farà!…
…per la città!… Ah, ah, ah, ah…
Tutti cautamente se ne vanno.

IMPRESARIO
(rimasto solo ed accasciato sopra una sedia)
Sono perduto… Son rovinato!…

Fine del libretto.