L’inganno felice
Farsa per musica.

Libretto di Giuseppe Maria Foppa.
Musica di Gioachino Rossini.

Prima esecuzione: 8 gennaio 1812, VeneziaTeatro Giustiniani di San Moisè.

Personaggi:

BERTRANDO duca tenore
ISABELLA sua moglie soprano
ORMONDO intimo del duca tenore
BATONE confidente d’Ormondo basso
TARABOTTO capo de’ minatori basso

Minatori di ferro, e Soldati che non parlano.

La scena è in Italia.

Atto unico

Scena prima
Il teatro rappresenta un vallone che ha in prospettiva una catena di montagne, per una delle quali si scende al piano dalla parte che indica la strada comune. Da un lato una roccia con alcune cavità che suppongono l’ingresso alle miniere. Accanto alla roccia, esterno della casa di Tarabotto con porta praticabile. Dirimpetto, un grand’arbore con una panca attacco al medesimo.
Tarabotto ch’esce da una delle cavità con Minatori, poi Isabella.

[N. 1 – Introduzione e recitativo]

TARABOTTO
(parlando ai minatori)
Cosa dite! il nostro Duca
qui vicino adesso a noi!
(ad uno)
Non ti sei di già ingannato!
(ad un altro)
Tu scorgesti i fidi suoi!
Qui dall’alto mi vo’ anch’io
or di tanto assicurar.
Ritornate alla miniera
voi frattanto a lavorar.
(sale una montagna e disperde, ed i minatori rientrano nella cavità)
Rimasta vuota la scena, esce Isabella con in mano un ritratto gioiellato che sta contemplando assorta in sé medesima.

ISABELLA
Perché dal tuo seno
bandire la sposa,
che fida e amorosa
vivea sol per te!
Fu un rio traditore!…
Fu un barbaro inganno!…
Eppure t’adoro,
benché mio tiranno!
Ah solo sospiro
provarti mia fé.
(resta concentrata in sé medesima come sopra)
Ricomparisce Tarabotto che parla scendendo. Isabella non s’avvede di lui.

TARABOTTO
Sì, gli è vero, è il Duca al certo…

ISABELLA
Di’, qual colpa è mai la mia!

TARABOTTO
(scende, s’avvede d’Isabella e si mette ad osservarla avvicinandosele a poco a poco senza ch’essa di lui s’accorga)
Prepariamci… (eccola. Sempre
colla sua malinconia!)

ISABELLA
Ma tant’odio e perché mai!…

TARABOTTO
(Cos’ha in man che luce assai?…
Ora vedo, egli è un ritratto…
Veh veh! Al Duca un po’ più giovane
ei somiglia affatto affatto.)

ISABELLA
Io son pur la tua consorte!
(nasconde il ritratto)

TARABOTTO
(Sua consorte!… Oh cos’ha detto?…)

ISABELLA
(cava un foglio)
Uno scritto al sommo oggetto
può condurmi…
(s’accorge di Tarabotto e nasconde il foglio)
O ciel!…

TARABOTTO
Che ascondi?

ISABELLA
(assai confusa)
Io…

TARABOTTO
Un ritratto.

ISABELLA
Come!

TARABOTTO
E un foglio,
Nisa, Nisa, a me rispondi
vo’ saper siffatto imbroglio.

Insieme

ISABELLA
Agitata… Mi confondo…
non so dir… parlar non oso…
ah mi tolga il ciel pietoso
colla morte il mio penar.

TARABOTTO
Tu mi fai restar di stucco!…
Parla pur liberamente.
Ah mi devi schiettamente
ogni arcano confidar.

TARABOTTO
Ebbene, che nascondi
a Tarabotto?

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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