Lucrezia Borgia
Melodramma.

Libretto di Felice Romani.
Musica di Gaetano Donizetti.

Prima esecuzione: 26 dicembre 1833, MilanoTeatro alla Scala.

Personaggi:

Don ALFONSO duca di Ferrara basso
Donna LUCREZIA Borgia soprano
GENNARO tenore
Maffio ORSINI contralto
Jeppo LIVEROTTO tenore
Don Apostolo GAZELLA basso
Ascanio PETRUCCI basso
Oloferno VITELLOZZO tenore
GUBETTA basso
RUSTIGHELLO tenore
ASTOLFO basso
Principessa NEGRONI soprano

Cavalieri – Scudieri – Dame – Scherani – Paggi – Maschere – Soldati – Uscieri – Alabardieri. Coppieri – Gondolieri.

L’azione del prologo è in Venezia: quella del dramma in Ferrara L’epoca è sul cominciare del secolo XVI.

Avvertimento
Vittor Hugo, dal quale è imitato questo melodramma, in una tragedia assai nota aveva rappresentato la difformità fisica (son sue parole) santificata dalla paternità: nella Lucrezia Borgia volle significare la difformità morale purificata dalla maternità: il quale scopo, se ben si rifletta, rattempera la nerezza del soggetto, e non fa ributtante il protagonista. Era facile all’autore francese far risaltare il suo scopo, trattando l’argomento come gli dettava la fantasia, e sviluppandolo nello spazio che più gli cadeva in acconcio: difficilissimo a me che racchiudeva in poche pagine un volume, ed era inceppato dal metro e dall’orditura musicale: né vidi quanto scabrosa fosse l’impresa che dopo aver acconsentito di tentarla. Alla difficoltà del soggetto si aggiunga quella dello stile che, a mio credere, io doveva adoperare: stile di cui non ho modelli, almeno ch’io sappia; che tien l’indole della prosa in un lavoro in versi: che vuolsi adattare all’angustia del dialogo, alla tinta dei tempi, alla natura dell’azione, ai caratteri che la svolgono, più comici la maggior parte, che tragici; stile insomma conveniente in un’opera ove il poeta deve nascondersi, e lasciar parlare ai personaggi il loro proprio linguaggio. Per osservare in certo qual modo l’unità del luogo, intitolo prologo l’azione che succede in Venezia: e tale può veramente chiamarsi, se mal non mi appongo, poiché è questa la protasi del soggetto, e produce la catastrofe che si svolge in Ferrara.
Con questo avvertimento io non intendo por modo all’opinione del pubblico. Spetta ad esso il pronunciare, all’autore il rassegnarsi.
Felice Romani

Prologo

[Preludio]

Scena prima
Terrazzo nel palazzo Grimani in Venezia.
Festa di notte. Alcune Maschere attraversano di tratto in tratto il teatro. Dai due lati del terrazzo si vede il palazzo splendidamente illuminato: in fondo il canale della Giudecca, sul quale si veggono passare ad intervalli nelle tenebre alcune gondole; in lontano Venezia al chiaror della luna. All’alzar del sipario la musica esprime la festa, che ha luogo nel palazzo. Di quando in quando vanno e vengono Signori e Dame magnificamente vestiti co’ la loro maschera alla mano. Alcune altre Maschere s’intrattengono parlando fra loro.
Entrano in scena lietamente Gubetta, Gazella, Orsini, Petrucci, Vitellozzo e Liverotto. Quindi Gennaro che, com’uomo affaticato, si riposa sovra un sedile appartato dagli altri.

[N. 1 – Introduzione]

GAZELLA
Bella Venezia!

PETRUCCI
Amabile
d’ogni piacer soggiorno!

ORSINI
Men di sue notti è limpido
d’ogni altro cielo il giorno.

TUTTI
E l’orator Grimani
noi seguirem domani!
Tali avrem mai delizie,
tai feste in riva al Po?

GUBETTA
(inoltrandosi)
Le avrem. D’Alfonso è splendida,
lieta la corte assai.
Lucrezia Borgia…

ORSINI
(interrompendolo)
Acquetati:
non la nomar giammai.

VITELLOZZO
Nome esecrato è questo.

LIVEROTTO
La Borgia! Io la detesto…

TUTTI
Chi le sue colpe intendere,
e non odiar la può?

ORSINI
Io più di tutti. Uditemi. ~
(tutti si accostano)

ORSINI
Un vecchio… un indovino…

GENNARO
(interrompendolo)
Novellator perpetuo
esser vuoi dunque, Orsino?
Lascia la Borgia in pace:
udir di lei mi spiace…

TUTTI
Taci… non l’interrompere…
breve il suo dir sarà.

GENNARO
Io dormirò: destatemi,
quando cessato avrà.
(si adagia, e a poco a poco si addormenta)

ORSINI

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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