Marino Faliero
Tragedia lirica.

Libretto di Giovanni Bidera.
Musica di Gaetano Donizetti.

Prima esecuzione: 12 marzo 1835, ParigiThéatre Italien.

Personaggi:

Marin FALIERO doge basso
ISRAELE Bertucci, capo dell’arsenale baritono
FERNANDO nipote del doge tenore
STENO giovine patrizio, uno dei quaranta baritono
LEONI patrizio, uno dei dieci tenore
ELENA moglie del doge soprano
IRENE damigella d’Elena soprano
VINCENZO servo del doge tenore
Un GONDOLIERE tenore
BELTRAME scultore, congiurato basso
PIETRO gondoliere, congiurato basso
STROZZI pescatore, congiurato basso
MARCO figlio d’Israele, congiurato altro
ARRIGO figlio d’Israele, congiurato altro
GIOVANNI figlio d’Israele, congiurato altro

I Signori della notte, i Dieci, Cavalieri, Dame, Artigiani, Pescatori, Servitori, Soldati.

L’azione è in Venezia. L’epoca è nel nel 1355.

Atto primo

[Preludio]
Larghetto, poi maestoso

Scena prima
Arsenale.
Coro di artigiani che lavorano.

[N. 1 – Introduzione]
Coro – andante

CORO
Issa, issa, issa, là,
bene sta.

Ed è ver?
IIº
È ver, lo narrano
su Rialto, e v’ha chi giura
d’aver letto sulle mura
scritto il turpe vitupero;
proprio il nome di Faliero,
proprio il nome della moglie.

Lei ch’è esempio di virtù?
IIº
Bada, tira, tira, là,
bene sta.

Ma chi dicono che fu?
IIº
Hanno detto ch’è un patrizio.

Un patrizio! Amici, zitto:
i quaranta faran dritto.
IIº
Essi? Aborron doge e nui
perché amici siamo a lui:
vedrem morto un uom del popolo…

Su prudenza, vuoi tacer?
Spingi ancora verso qua,
bene sta.
IIº
Cantiam l’inno di Falier.
Coro – vivace
Zara audace, Zara infida!
Quattro assalti invan ti diero.
Pugna ancor, benché affamata,
e San Marco ancor disfida.
Oh pro’ Faliero!
Già la fossa è superata,
non v’è muro che sia intero;
Zara, trema; trema, o Zara,
ché l’estremo si prepara.
Oh pro’ Faliero!
Ma dall’Ostro ecco che un nero
polverio s’alza, e ognor cresce:
delle picche appar la vetta,
grida all’arme la vedetta.
Oh pro’ Faliero!
Gli Ungheresi! Gli Ungheresi!
Da ogni lato ecco siam presi.
Guai se Zara… guai se esce!
Sta dubbiando ogni guerriero.
Oh pro’ Faliero!
Ma Falier sorge, e il periglio
misurato ha d’uno sguardo;
dal gran cuor prende consiglio,
e assalisce egli primiero.
Oh pro’ Faliero!
Egli primo esce dai valli,
egli guida l’antiguardo,
sostan gli ungheri cavalli
allo scontro del guerriero.
Oh pro’ Faliero!

Scena seconda
Israele, che è entrato alla metà del canto, e detti.

ISRAELE
Oh, miei figli! oh dolce il canto
della forte età primiera!
Cantabile – maestoso
Era anch’io di quella schiera,
di Venezia anch’io guerrier.
V’era io pur, e gli era a lato
quando fiero, insanguinato,
sulla breccia fulminando,
entrò in Zara il gran Falier.

CORO
Oh, tua gloria! Oh, fausto dì.

ISRAELE
Sola or resta la memoria;
quella etade, quella gloria
era un sogno che sparì.

Scena terza
Steno e detti.
Tempo di mezzo – andante

PARTE DI CORO
Amici! dei patrizi!
Steno… è turbato… mira…
sinistro il vento spira.

STENO
(andando sopra ai lavori)
Che fassi? La mia gondola
non è finita ancor?

PARTE DI CORO
Signor…

STENO
Forz’è che agli ordini
io d’obbedir v’insegni,
o scioperati, indegni!
(a Israele)
Olà, cacciati vadano
dall’arsenal costor.

ISRAELE
Signor, scusarli piacciati,
nessuna colpa è in loro:
immenso è qui il lavoro;
trenta galere arrivano
disfatte all’arsenal.
Primo è il servir la patria…

STENO
(fa’ l’atto di batterlo)
Che osi tu, sciagurato!

ISRAELE
(fremendo)
Signor, io fui soldato…

STENO
Vil plebe agli altri simile,
avrai la pena egual.
(parte minaccioso)

Scena quarta
Israele e Coro.
Cabaletta – allegro vivace

ISRAELE
O patrizi scellerati,
vili voi, superbi ingrati!
Non vi basta un giogo indegno,
v’aggiungete la viltà.
Ah, se or tace il nostro sdegno,
dello sdegno il dì verrà.

CORO
Son crudeli, son tiranni,
tigri nate ai nostri danni.
Quest’ingiuria è iniqua, atroce…
vien, contiamla alla città.
Vieni, parla: alla tua voce
tutto il popol sorgerà.

Scena quinta
Sala nel palazzo del doge.
Fernando solo.

[N. 2 – Scena e cavatina]
Scena – andante
No, no, di abbandonarla
senza un addio core non ho che basti.
Partir mi è forza. Dell’iniquo Steno
l’oltraggiose al suo onor infami note
necessità l’han fatto.
D’un sfortunato amore,
addio, care speranze!
Case paterne, ov’io
vissi e crebbi con lei, per sempre addio.

Cantabile
Di mia patria bel soggiorno,
rivederti io più non spero;
sussurrar più a me d’intorno,
aure amiche, non v’udrò.
Cari luoghi, ore ridenti,
mi sarete ognor presenti:
né godervi, né scordarvi,
no, giammai io non potrò.
In terra straniera
mia tomba sarà;
non pianto o preghiera
giammai non avrà.
Cabaletta – allegro giusto
Un solo conforto
il cor mi sostiene,
pensar che gli affanni
rattempro al mio bene.
Se render m’è dato
men tristo il suo fato,
l’esiglio e la morte
fien dolci per me.

[N. 3 – Scena e duetto]
Scena – allegro
Ma giunge alcun?… È dessa!
Felice me!

Scena sesta
Elena e detto.

ELENA
Fernando!
Ardisci ancor?
(in atto di partire)

FERNANDO
T’arresta.

ELENA
No.

FERNANDO
Per l’ultima volta…

ELENA
Fuggir ti debbo.

FERNANDO
Ah, per pietà m’ascolta!
Tempo d’attacco – moderato
Tu non sai, la nave è presta
che al mio cielo e a te mi toglie:
un istante appena resta
e le vele al vento scioglie.
Deh! che almeno io pianga teco
quest’istante ch’è l’estremo,
e pei mari io porti meco
un ricordo di pietà.

ELENA
Che mai chiedi? ahi, sventurata!
Dove sei tu non rammenti?
Quivi appena è cancellata
l’onta rea d’iniqui accenti.
Va’! l’istante in che t’intendo
divenir mi può tremendo:
da sciagura più funesta
va’, mi salva per pietà!

FERNANDO
Che ricordi? Oh, mio rossore!
Ahi, crudele!

ELENA
Parti, va’.
Cantabile – larghetto maestoso

FERNANDO
Strinsi un brando, e del suo sangue
presentar te ‘l volli io tinto,
o cader pugnando estinto
pe ‘l mio amor, per la mia fé.
Trattenesti tu il mio braccio,
la vendetta io cessi al pianto;
e un addio tu nieghi intanto,
una lagrima per me!

ELENA
Cessa, ahi cessa! Ogni tuo detto
è uno stral che m’apre il petto:
la mia vita è un pianger sempre,
ben, lo sai, e sol per te.
Ma per lui, per lui che t’ama,
che suoi figli ambi ci chiama,
ah va’, lasciami, rimembra
chi son io, crudel, chi se’!
Tempo di mezzo – allegro

FERNANDO
Ebben, io parto: addio!
Se dopo il mio partir
di me ti giunge un suono,
sarà del mio morir.

ELENA
(gli dà una sciarpa)
Ah, vivi! ~ E questo dono
di me ti parli ancor,
molle del pianto mio,
memoria di dolor!
Cabaletta – moderato

Insieme

ELENA
Vivi! la mia memoria
sempre ti resti in cor;
onor consoli e gloria
un infelice amor.

FERNANDO
Parto: la tua memoria
dolce mi resta in cor;
più caro della gloria
è caro a me l’amor!

Recitativo

FERNANDO
Il doge!

ELENA
Parti.

FERNANDO
O ciel!

ELENA
Se più qui resti…

Scena settima
Faliero e detti.

FALIERO
Elena… tu piangesti?

ELENA
Io? Sì. Finché tranquillo…

FALIERO
Sarò tranquillo quando…

ELENA
Ah, tu fremi?

FALIERO
Mi lascia or con Fernando.

ELENA
Che fia!
(parte)

Scena ottava
Faliero e Fernando.

FERNANDO
Nuove pavento
sventure, ohimè! Signor, qual turbamento?…

FALIERO
Leggi, o Fernando, eccesso
di nuova tirannia.

FERNANDO
Orrendo abuso di poter! Per Steno,
che la virtù di tua consorte e il doge
così vilmente offese,
la prigionia d’un mese,
e per un anno il bando!

FALIERO
Or va, l’insulto
conta all’Italia; di’ che restò inulto.
Godi, Venezia! O gondolier, che canti
le glorie mie, canta or su queste soglie:
Marin Faliero dall’infida moglie…

FERNANDO
E il soffri?

FALIERO
Anzi degg’io
questo foglio segnar; dir che di Steno
son vendicato appieno, i miei nemici
dissimulando ringraziar.

FERNANDO
Che dici?

FALIERO
Leoni: il buon Leoni
per più scherno alla danza osa invitarmi…
E noi sarem della festiva schiera
allor che bruna si farà la sera.

FERNANDO
Invece di punir un tanto orgoglio?
Invece…

FALIERO
A me quel foglio!
(va per sottoscriverlo, prende la penna, e resta immobile volto al cielo)
Oh, giustizia di dio!
(resta colpito da un truce pensiero, poi si scuote, getta la penna, rende la sentenza a Fernando credendo d’averla segnata)
Tieni.

FERNANDO
Tu no ‘l segnasti.

FALIERO
No ‘l segnai! ~
Altra sentenza in mente
fera stammi e tremenda…
Guai ai patrizi s’ella mai s’intenda!
(riprende il foglio e scrive)

FERNANDO
Fremer mi fai.

FALIERO
Di che? Fra il concepir
una sublime impresa ed eseguirla
passa immenso intervallo.
Riporta il foglio e t’apparecchia al ballo.

FERNANDO
Signor, me ne dispensa
la vicina partita…

FALIERO
Perché partir?…

FERNANDO
Tu il sai,
per servir la repubblica!

FALIERO
Troppo servimmo omai questa maligna
dei figli sua madre non già, matrigna.
Di settant’anni spesi
fra la polve di Marte e le vicende
ecco qual mi si rende
infame guiderdon! de’ Val-Marini
ultimo avanzo e ch’io
perderti debba? Ah no; resta, Fernando.

FERNANDO
(Quanto è dolce al mio cor questo comando!)
(parte)

Scena nona
Faliero solo.
Come l’onta lavar della mia fronte
disonorata? Come?…

Scena decima
Vincenzo e Faliero.

FALIERO
Ebben, che dici?

VINCENZO
Brama, se tu il concedi, un breve ascolto
Israele Bertucci.

FALIERO
(Colui ch’ebbe da Steno
oggi un novello insulto?)
(a Vincenzo)
Fa’ che a me venga.
(Vincenzo parte)

Scena undicesima
Faliero.
E fino a quando inulto
il perfido ne andrà di sua nequizia?

Scena dodicesima
Israele e Faliero.

[N. 4 – Scena e Duetto]
Scena – Recitativo

FALIERO
Israele, che vuoi?

ISRAELE
Chiedo giustizia
contro il patrizio Steno.

FALIERO
E a me vendetta
chiedi de’ torti tuoi?

ISRAELE
A te si spetta.

FALIERO
Ma le mie proprie offese
vanno impunite, e a me niegan giustizia.

ISRAELE
Dunque partito altro non v’ha che l’armi. ~
Ho un core ed un pugnal per vendicarmi.
Tempo d’attacco – moderato

FALIERO
Se pur giungi a trucidarlo
un ne sveni, e mille pravi
sorgeranno a vendicarlo.
Chi di voi, frementi schiavi,
all’orrenda tirannia
chi resistere mai può?

ISRAELE
Sorgeranno in un baleno,
per punir l’iniquo Steno,
per salvar la patria oppressa,
mille brandi e mille eroi.
Sorgan pure a mille i pravi,
cadran tutti, o ch’io cadrò.

FALIERO
Mancheran tiranni e schiavi?

ISRAELE
Mancheran pugnali a noi?

FALIERO
Ne’ tuoi detti avvi un arcano.

ISRAELE
Al doge? od a Faliero?

FALIERO
Sparve il doge.

ISRAELE
E il gran mistero
a Faliero io svelerò. ~
Già l’astro de’ perversi
si offusca… una congiura…

FALIERO
Silenzio! In queste mura
v’è chi ascoltar ti può…
Una congiura? E i complici?

ISRAELE
Il brando e il mio coraggio,
e le private ingiurie,
ed il comun servaggio,
e della plebe il fremito,
i pianti ed il rancor.

FALIERO
Sono private smanie
represse in ogni cor,
ma a liberar Venezia
non son bastanti ancor.

ISRAELE
Non bastan le nequizie
de’ perfidi impuniti?
Le violate vergini?
I talami traditi?

FALIERO
Sono tremende furie
che sbranano ogni cor,
ma a sollevar la patria,
no, non è tutto ancor.

ISRAELE
La non mertata infamia
di tua consorte? e l’onta
del doge? e quell’obbrobrio
che ricoprì tua fronte?
Scosso da tante ingiurie
non ti risvegli ancor?
Cantabile – larghetto

FALIERO
(Ah, qual rampogna! Oh furie!
Oh Steno! Oh, mio rossor!)

ISRAELE
(Tace, pensa, in sé tutto raccolto,
meditando va stragi e vendetta:
cento affetti ravviso in quel volto,
odio, sdegno, furore e pietà.)

FALIERO
(Odio, sdegno, vi sento, v’ascolto;
non invano gridate vendetta:
l’ultim’ora per gl’empi s’affretta,
il potere de’ vili cadrà.)
Tempo di mezzo – allegro moderato

ISRAELE
Che risolvi?…

FALIERO
Al ballo vieni
nelle case di Leoni:
là mi svela i tuoi campioni,
quanti sono, e i nomi lor.

ISRAELE
Non sperar che un nome sveli
finché il tuo non è il primier.

FALIERO
Osi tanto?

ISRAELE
Osai più ancora
al tuo fianco un dì pugnando.
O Faliero, ov’è il tuo brando
che salvò la patria allor?
Anche adesso un brando implora…

FALIERO
Sì.
(con gran forza, ma subito dopo apparisce profondamente commosso)
Avrà quello di Falier.
Cabaletta – moderato

ISRAELE
Tremar tu sembri e fremere,
tu dubbi alzar la mano:
il sangue veneziano
gelar ti fa d’orror.
Ma se la patria opprimono
che geme tra gli affanni
periscano i tiranni,
salviam la patria ancor.

FALIERO
Fratelli, amici furono:
contr’essi armar la mano…
È sangue veneziano!
Rabbrivido d’orror.
Ma se la patria opprimono
che geme tra gli affanni
periscano i tiranni,
salviam la patria ancor.

Scena tredicesima
Gabinetto che mette in una gran sala da ballo.
Leoni e Servi.

[N. 5 – Scena e coro]

LEONI
(ai servi)
Le rose di Bisanzio
a piene man versate,
e le tazze di Cipro inghirlandate;
la luce uguagli il giorno,
brillino in ogni loco
l’oro e le gemme, e tutti i miei tesori.
Nulla manchi alla pompa.
Aspetto il doge, e basti. Ite.
(i servi partono)

Scena quattordicesima
Steno, in abito di maschera, e detto.

STENO
Leoni,
non ti stupir.

LEONI
Che veggio?
Stamane condannato
osi al ballo venir! Cieco ben sei
d’un amor sventurato!…

STENO
Sarò a tutti nascosto, ed anco a lei.
È ver, io l’amo, e tanto
io l’amo più quanto è crudel mia sorte…
ma l’odio dell’amor è ancor più forte.

LEONI
Fernando…

STENO
Quel superbo
che m’attraversa ovunque il mio cammino;
non gli bastò gli onori
dell’armi a me rapire;
anche del vecchio l’ire
contro il mio amore accese.
Perché m’ama il senato,
idolo della plebe ora s’è fatto.
Bada, Leoni, e forse…

LEONI
V’ha chi veglia su lui?

STENO
Veglio io, e mal mi fuggirà colui.

LEONI
Calmati, Steno. Qui gioia ed oblio…
Arriva il doge; sii prudente.

STENO
Addio.
(si pone la maschera, e va a confondersi coi cavalieri nella sala)

Scena quindicesima
Cavalieri e dame nella sala.
Mentre cantano il Coro, Faliero, Elena, Fernando traversano la sala.

CORO
(dentro alla sala)
Vieni, o dell’Adria
beltà divina,
vieni, o regina,
lieti ne fa’.
Rendi esultanti
i balli, i cantici,
gloria e delizia
di nostra età.

Scena sedicesima
Israele, che esce da una porta laterale, e Faliero.

[N. 6 – Scena e finale I]
Scena – larghetto

ISRAELE
Siam soli.

FALIERO
Attento veglia.

ISRAELE
Occhio non avvi
che qui ne osservi, e delle danze al suono
propizio è il cospirar.

FALIERO
Dimmi: quai sono
i compagni all’impresa?

ISRAELE
(dandogli un foglio)
Eccoli: leggi.

FALIERO
Oh, quanti nomi!

ISRAELE
Eterni
ne’ posteri vivran, se il tuo vi aggiungi.

FALIERO
(legge)
Un pescator?

ISRAELE
Povero d’oro e carco
d’odio pe’ rei.

FALIERO
Vero figliuol di Marco.
Un dalmata?

ISRAELE
Che viene
co’ suoi trecento a parteggiar.

FALIERO
Sta bene.
E un gondoliere ancora?

ISRAELE
Con altri cento assiso in sulla prora,
ei scioglierà primiero
un canto a libertade.

FALIERO
Ed a Faliero.
Scena – recitativo
Il fiorentin scultore?
Cessa la musica del ballo.

FALIERO
Funesto nome è questo!

ISRAELE
Silenzio!

FALIERO
Chi s’avanza?

ISRAELE
Nessun. Finì la danza.

FALIERO
Lasciami sol con me, sta pronto e mira.
(allontanandosi alquanto)

ISRAELE
Genio dell’Adria, or quella mente ispira!

FALIERO
Un pescator? Un dalmata?
Trecento prodi ancora,
un gondolier con altri cento uniti:
ma quel Beltram scultor…
La musica comincia.

ISRAELE
Comincia il ballo.

FALIERO
(rimettendogli il foglio)
La notte scelta?

ISRAELE
È questa.

FALIERO
Questa che già si avanza
sì tenebrosa?

ISRAELE
Sua feral sembianza
l’opra somiglia che pensiam.

FALIERO
E il loco?

ISRAELE
Il pian che mette al tempio
remoto di Giovanni Evangelista.

FALIERO
Ahi, rimembranza trista!
Sepolti ivi vi stanno
i padri miei!

ISRAELE
Con noi congiureranno.
La musica cessa ad un tratto.

FALIERO
Taci, sospeso a mezzo
il ballo fu… va’, la cagion ne apprendi,
ma che lunghe non sian le tue dimore.

ISRAELE
(Amor di patria parla a quel core.)
(parte)

Scena diciassettesima
Faliero, indi Elena.
Scena – moderato

FALIERO
O superbo Faliero, a chi t’inchini
per ricercar vendetta?
A chi? Alla plebe, e grandi cose aspetta.
E i soli vili qui sono i patrizi,
e il vero schiavo è il doge: orrido ludo
comincerò del mio feretro accanto,
ove tutto finisce?…
Tempo d’attacco – allegro vivace
(Elena entra)
A che smarrita?

ELENA
Una maschera ardita
ogni mio passo spia, m’incalza ed osa…

FALIERO
In casa di Leoni, alla mia sposa!

ELENA
Partiam!

FALIERO
(Terribil lampo
agli occhi miei!)

ELENA
Partiam!

FALIERO
(Io d’ira avvampo!)

Scena diciottesima
Fernando e Israele parlando fra loro sul limitare del gabinetto e detti.
Tempo d’attacco – moderato

FERNANDO
Tu il vedesti?

ISRAELE
Io con questi occhi…

FERNANDO
Quella maschera sì altera?

ISRAELE
Era l’empio.

FERNANDO
L’empio chi?

ISRAELE
Era Steno.

ELENA E FERNANDO
Steno qui?

FALIERO E FERNANDO
Ah questa ingiuria estrema,
questo inatteso insulto,
perfido Steno, trema,
inulto non andrà.
(avviandosi alla sala)

ELENA
(a Fernando)
Fermati per pietà.

ISRAELE
(traendo Faliero da una parte)
Signor, usciam di qua.
Largo concertato – larghetto
Invitato all’empia festa
non invan te avrà Leoni,
altra offesa e più funesta,
se lo sdegno non sprigioni,
se raffreni l’ire ancora,
a soffrir ti resterà.

FALIERO
(a Israele)
Di vendetta batte l’ora,
tu mi scorgi, tu m’affretta,
la vendetta sol m’incora,
mi preceda la vendetta,
tante ingiurie, affanni ed ire
la vendetta finirà.

FERNANDO
(ad Elena)
No, del lungo mio soffrire
vendicare alfin mi voglio;
vo’ punir lo stolto ardire,
tanti oltraggi, il fiero orgoglio.
Prego o pianto del codardo
l’ira mia non tratterrà.

ELENA
(a Fernando)
Un mio detto, un solo sguardo
imperava sul tuo core.
Or non curi alcun riguardo
dominato dal furore.
Se non vuoi vedermi estinta
deh ti placa, per pietà.

Scena diciannovesima
Steno mascherato e detti.
Tempo di mezzo – moderato

ISRAELE
Eccolo: è desso.

TUTTI
Desso!

FALIERO
Audace! in queste soglie…

ISRAELE
Sotto mentite spoglie…

ELENA
Ciel!

FERNANDO
Scuopriti, se hai cor.
(fra loro)

STENO
Qual io mi sia non curo
la tua minaccia, o stolto;
se mi vedrai in volto
io ti farò terror.

FERNANDO
Basso parla: fra noi, Steno,
parlar più non dée che il brando.

STENO
Tu m’inviti? Oh gioia! quando?

FERNANDO
Questa notte istessa.

STENO
Il vo’!

FERNANDO
Dietro al tempio di Giovanni,
tra i sepolcri, al manco lato,
quando terza avrà sonato
sol a sol t’attenderò.

STENO
Guerra a morte!

FERNANDO
A morte guerra!
Un di noi doman sotterra.

STENO
Là m’attendi ed io verrò.

ELENA
(Fra lor parlan: tutta io tremo…)

ISRAELE
(Il fellone…)

FALIERO
(D’ira fremo…)

TUTTI
(E soffrir, tacer dovrò!)
Stretta – stesso tempo

FERNANDO
(Al mio brando or è fidata
la negata a noi giustizia;
ei cadrà e vendicata
l’innocenza alfin sarà.
Le codarde note il perfido
col suo sangue laverà.)

ELENA
(Han deciso! Il guardo torbido
spira sangue e morte spira:
implacabile nell’ira!
Oh, di lor chi perirà?
Non sia vero il mio presagio:
giusto cielo, abbi pietà!)

STENO
(Egli esulta, egli minaccia,
fremi pur, guardami altero;
il tuo nome di Faliero
solo a sol non gioverà.
Anche un’ora! e udrotti, o perfido,
steso al suol chieder pietà!)

ISRAELE
(a Faliero)
Tra le danze anche, e fra il giubilo
la pazienza tua s’insulta!
È giustizia è sempre inulta?
E di lor tu avrai pietà?
O i tiranni alfin periscano,
o Venezia perirà.

FALIERO
(a Israele)
Taci, amico, taci e frenati:
può tradirti qui il tuo sdegno:
serba l’ire al gran disegno
che i superbi punirà.
Anche un’ora! e avrà principio
la verace libertà.

CORO
(nella sala)
Al ballo, al ballo, al ballo.

ISRAELE
(a Faliero)
Al ballo vadasi:
l’alta vendetta
d’alto silenzio
figlia sarà.

FERNANDO E STENO
Al ballo tornisi:
l’ira funesta
che il petto m’agita
vendetta avrà.

ELENA
Ahi! Qual preparasi
scena funesta!
Straziata l’anima
regger non sa.
Tutti entrano nella sala da ballo.

Scena ventesima
Leoni, Beltrame, Cavalieri, Dame e detti.

LEONI E CORO
Vieni a noi beltà dell’Adria
e di te lieti ne fa’;
tra le danze e il riso aspettano,
vieni a noi, vieni o beltà.

ELENA
(a Fernando)
Cedi, cedi alle mie lacrime,
del mio duol abbi pietà.
Un orribile presagio
conturbando il cor mi va.

FERNANDO
(ad Elena)
Nel valor, nel mio cor fidati
che l’amor raccenderà;
non temer! punito il perfido
a’ miei piedi alfin cadrà.

STENO
(a Leoni)
La tua festa m’è propizia
e vendetta mi darà.
Mi sfidò; t’allegra: il perfido
a’ miei piè morto cadrà.

ISRAELE
(a Faliero)
Fermo sta nel gran proposito
che delitto è la pietà.
Se i tiranni non periscono
la tua patria perirà.

FALIERO
(a Israele)
Periranno! Il mio proposito
come rupe immoto sta.
Anche un’ora, e avrà principio
la verace libertà.

Atto secondo

Scena prima
Piazza di S. Giovanni e S. Paolo. (È notte.)
Pietro, Strozzi, Beltrame; Marco, Arrigo, e Giovanni figli d’Israele, e Congiurati.
Coro di Congiurati da una gondola che si avvicina alla piazza suddetta.

[N. 7 – Coro di Gondolieri e Barcarola]
Preludio – melodia della barcarola – larghetto
Coro – allegro mosso
Siamo figli della notte
che voghiam per l’onda bruna:
l’eco sol dell’acque rotte
della torbida laguna
corrisponde al nostro canto,
che di pianto è messagger.
(dalla piazza)
Ah! son dessi! ognun risponda
il segnal di questa sponda.
Su, venite, alta è la notte,
in silenzio è la laguna.
(voce da lontano)
Presto… Zitto, un’importuna
d’altro estraneo gondolier…
Ma se n’ parte… Zitti… piano…
si dilegua… non temer
l’indiscreto passegger.
Barcarola – larghetto

GONDOLIERE
(che passa in barca)
Or che in ciel alta è la notte
senza stelle e senza luna,
te non sveglin le onde rotte
della placida laguna:
(allontanandosi)
dormi, o bella, mentre io canto
la canzone del piacer.

STROZZI
Un uom giunge ver noi:
ritiriamci.

BELTRAME
Si uccida.

STROZZI
No: frenati.

BELTRAME
E chi veglia?

STROZZI
In me t’affida.

Scena seconda
Fernando solo.

[N. 8 – Scena ed aria]
Scena – Preludio – andante
Scena – recitativo

Notte d’orrore!… Di tremendi auguri
fatto segno son io.
Freme il ciel, freme il mare,
voci cupe e lontane odo gridare…
Tombe degli avi miei quivi sepolti,
siete voi che chiamate?
E sia! Io morirò degno di voi. ~
Ma tu resti, o infelice,
fra sospetti funesti,
fra ingiurie, sola, a piangere tu resti!

Cantabile – larghetto cantabile
Io ti veggio; or vegli e tremi,
conti l’ore, o sventurata!
Ed ogni ora che è suonata
ti par l’ultima per me.
Ah! Se ver fia quel che temi,
trovi almen pietoso un core
che: felice, dica, ei muore,
se potea morir per te.

Battono tre ore.
Tempo di mezzo – allegro


Questa è l’ora. ~ una mano di fuoco
par che il core m’afferri e che m’arda:
a quel suon ogni pianto dia loco,
e lo sdegno sottentri al dolor.
(guardando dietro la chiesa)
Pur non giunge: cotanto egli tarda!
Egli? Il dubbio comincia agitarmi…
No! Alcun vien; forse è desso. Sì: parmi.
Egli è desso, e mi cerca. ~ Oh furor!
Mi tornano presenti
gli scellerati accenti:
vedrai qual dian risposta
le spose dei Falier’…
Vedrai che sangue costa
l’insulto al menzogner!
Per lei snudiam la spada,
ed a pugnar si vada.
Un vel, dolce memoria!
mi posa sovra il cor.
M’è pegno di vittoria,
Elena, e di valor.
(parte)

Scena terza
Pietro, Guido, Beltrame e Congiurati.

STROZZI
Venite: è già partito.

CORO
Ei s’allontana: osserva…

BELTRAME
(entra e ritorna)
È già sparito.
Oh, son dessi; ognun risponda
il segnal da questa sponda.
Su venite, alta è la notte,
in silenzio è la laguna.
Tutto tace, non temer,
non appare un passegger.

Scena quarta
Faliero e Israele, approdando da una gondola, e detti.

[N. 9 – Scena ed aria]
Scena – moderato

PIETRO
Finì la festa di Leoni?

ISRAELE
È a mezzo.
Guido e Beltram son qui?

PIETRO
Siamo qui tutti.

ISRAELE
(dando la mano al doge per discendere)
A che è la notte?

STROZZI
L’ore
toccar la terza.

PIETRO
(additando Faliero)
E questi?

ISRAELE
È un difensore
della plebe e di noi.

STROZZI
Patrizio parmi.

PIETRO
Una face!

Scena – allegro

BELTRAME
(di sotto al mantello cava una lanterna cieca, mentre Faliero si scopre del suo mantello)
Che veggio?…

STROZZI
(mette mano al pugnale)
Il doge?
(tutti i congiurati cacciano il pugnale)

CONGIURATI
All’armi.

ISRAELE
Fermate, o ch’io…
(facendo scudo a Faliero co’ suoi figli)

PIETRO
(per avvicinarsi)
Tu primiero…

ISRAELE
(snuda la spada)
Se ardite
muovere un passo ancor…

FALIERO
Prodi, ferite!

Cantabile
Bello ardir di congiurati!
Contro un veglio cento armati!
Cento ferri contro un solo,
belle prove di valor!

CORO
Ah, tal vista inaspettata
ci ricolma di stupor!

ISRAELE
Un fantasma vi atterrisce
d’un poter che più non è.

CORO
Di Venezia il doge ardisce
qui venire?

FALIERO
E il doge ov’è?
Questa larva è già sparita,
sol Falier vedete in me.
Quello schiavo coronato
che spezzò la sua corona,
che dal trono dispregiato
verso voi rivolge il piè.
Di cento isole soggette
resse il fren; or reca a voi
l’odio suo, le sue vendette
contro i perfidi oppressor.

CORO
Del più grande degli eroi
chi non fidasi all’onor?

Tempo di mezzo – allegro

ISRAELE
Dunque all’opra.

FALIERO
Un’alba ancora
e una notte…

STROZZI
Ah! quell’aurora
quanto è tarda a comparir!

ISRAELE
(a Faliero)
Danne il segno del ferir.

FALIERO
Quando tocca il primo squillo
di San Marco il maggior bronzo,
la rivolta alzi il vessillo.
Accorrete: il punto è quello.

TUTTI
E per l’Adria il dì più bello
mai dall’onde non uscì!
(sguainando le spade)
Or giuriam su queste spade
morte ai dieci…
Tuona. Pausa.

ISRAELE
Il fulmin cade.
Anche il ciel minaccia irato
i patrizii… immoti qui
noi giuriam…
Si sente un fragore di spade.

FALIERO
Che avvenne mai!
Un cozzar di brandi io sento…

ISRAELE
Parmi… Oh! sì… Ah!

FALIERO
(sorpreso e intenerito)
Qual lamento
scese all’alma e mi atterrì?

Tempo di mezzo – allegro

ISRAELE
(indicando ai congiurati che partono)
Gente! olà, correte: un fugge?

FALIERO
Freme il vento e l’Adria mugge…

ISRAELE
Che fatal presentimento!

FALIERO
(spaventato)
Quel lamento mi colpì!

ISRAELE
Quel lamento di spavento
come un fulmin mi atterrì!

Scena quinta
Congiurati e Fernando moribondo.

 

Tempo di mezzo – maestoso

PIETRO
Là trafitto, nel sangue ravvolto
ritrovammo quest’uomo che muor.

FALIERO
Una face! Ch’io scopra quel volto…

ISRAELE
(fa cenno che dalla barca esca una face)
Balena.
Ecco un lampo che rompe l’orror.

FALIERO
(riconosce il nipote e si precipita per abbracciarlo)
Ah! Fernando!

ISRAELE
Fernando… oh, sventura!

FALIERO
Ah! mio figlio…

TUTTI
Qual nuovo terror!

FERNANDO
Io vendicarti!… ~ Steno…
mi ha morto… ~ Ahimè! Che un gelo…
m’investe… ah, questo velo
(consegna il velo di Elena a Faliero)
copra… il mio… volto…

FALIERO
Ah no!
Vivi.

FERNANDO
Trafitto a morte!
Vendica tua consorte…
ch’io moro…

TUTTI
Egli spirò.

FALIERO
Ah! Fernando!
(per abbracciarlo)

ISRAELE
(opponendosi)
Ahimè! Faliero!

FALIERO
Ove son? ~ Chi piange qui?…
Mio nipote?… Ov’è? Morì?…
Voi chi siete? ~ Che piangete?
E Fernando? Ov’è?

TUTTI
Morì!

Cabaletta – moderato

FALIERO
Notte atroce, notte orrenda,
tante colpe invan tu celi.
L’ira mia sarà tremenda,
morte ovunque spargerà.
Esci, o brando: distruggiamo
questa stirpe maledetta!
Memoranda la vendetta
da quel sangue nascerà.

CORO
Trista notte, il corso affretta:
cedi il campo alla vendetta.
Ogni stilla di quel sangue
mille vite spegnerà.
Noi giuriam sul corpo esangue
la vendetta, ed ei l’avrà.

FALIERO
Non un’alba, non un’ora
più rimanga ai scellerati.
Questo scoglio di pirati
ferro e foco struggerà.

Atto terzo

Scena prima
Appartamenti del Doge.
Irene, Elena che dorme, coro di Damigelle.

[N. 10 – Coro – larghetto]

CORO
La notte inoltrasi
più tenebrosa:
in sopor languido
ella riposa.
Ah, non la destino
tristi pensier!

IRENE
D’augelli lugubri
odo un lamento;
è questo il fremito
del cupo vento,
o il mar che frangesi
dal gondolier?

[N. 11 – Scena ed aria]

Scena lunga – recitativo

IRENE
Ma già si desta…

ELENA
Ah!

IRENE
Quale spavento?

ELENA
Qual terribile sogno!

IRENE
E che sognasti?

ELENA
Rifugge il mio pensiero…
Né giunse ancor?

IRENE
(alle damigelle)
Chi viene?

CORO
Ecco Faliero.

Scena seconda
Faliero ed Elena.

FALIERO
(entra turbato)
Vegli… o sposa?

ELENA
Per te…

FALIERO
Dona per poco
alle membra riposo…

ELENA
È ghiaccio la tua mano…

FALIERO
E il core è foco.

ELENA
Fra l’ombre in si tard’ora?

FALIERO
Era dover.

ELENA
(Che fia?) Tu mi nascondi
qualche orrendo pensier.

FALIERO
Io?…

ELENA
Tu lungi da me?

FALIERO
Era dovere.

ELENA
Dover? Fra tanti amici
nessun t’accompagnò?

FALIERO
Fuorché l’onor e il brando.

ELENA
E in tal notte Fernando
anch’ei t’abbandonò?

FALIERO
L’accusi a torto
Fernando! Ah!

ELENA
Taci! Ohimè!

FALIERO
Fernando è morto.

ELENA
Egli cadde per me!

FALIERO
Degno degli avi.

ELENA
Il sol che sorge ed io
non vedrem che un sepolcro!

FALIERO
(con ira)
E mille ancora
ne scorgerà l’aurora. Il ferro pende
sulle altere cervici
de’ patrizi e de’ dieci.

ELENA
(spaventata)
Oh dio! Che dici?

FALIERO
(come sopra)
La plebe e il ciel congiura
per vendicarmi appieno.

ELENA
Oh ria sventura!
Vaneggi o narri il vero?
Contro Venezia il doge?

FALIERO
Il sol Faliero.

ELENA
Ma qual fragore io sento!

FALIERO
Battono l’acqua cento remi e cento.
Pur non aggiorna… e l’alba
ancor lontana parmi…
Anzi tempo il segnal?
(per partire)

ELENA
T’arresta…

FALIERO
All’armi!

Scena terza
Leoni e detti.

LEONI
Gran periglio t’annunzio. Il popol sorge
e minaccia lo stato.
Te dimandano i dieci. Or vieni.

ELENA
Oh, dio!

LEONI
T’affretta.

FALIERO
Or di Venezia il re son io.

LEONI
È il doge che parlò?

FALIERO
(snuda la spada)
Empi, tremate!
Della congiura il capo in me tu vedi.

LEONI
(verso la porta)
Olà…
Si presentano i Signori della notte.

Scena quarta
I Signori della notte e detti.

FALIERO
Io fui tradito!

LEONI
Il ferro cedi.
Già confesso tu sei:
i tuoi complici rei
sono in carcer.

FALIERO
(freddamente)
Sta ben. Pronto son io.

LEONI
Mi segui.

ELENA
Ahimè, fermate.

FALIERO
(sempre freddamente)
Elena, addio.

Scena quinta
Elena, Irene e Damigelle.

ELENA
Ora di mia sventura,
è colma appieno la fatal misura.
Tutto perdo in un punto e sol mi resta
de’ falli miei la compagnia funesta.

Tempo d’attacco – allegro
Tutto or morte, oh dio, m’invola!
Sempre trista e sempre sola,
dai rimorsi lacerata,
fra due tombe io piangerò.
Or su me la sorte irata
tutti i fulmini scagliò!

CORO
Or su lei la sorte irata
tutti i fulmini scagliò!

Cantabile – larghetto

ELENA
Dio clemente, ah mi perdona,
rea son io, pregar non oso.
Ah, se il cielo mi abbandona,
senza madre e senza sposo,
io deserta, io sciagurata,
dove i passi volgerò?

Tempo di mezzo – allegro

IRENE
Deh ti placa, o sventurata.

ELENA
Son l’orror della natura!

CORO
L’infelice è disperata!

ELENA
Il tenor di ria ventura
giorno e notte piangerò!

IRENE
Nel tenor di tua sventura
sempre teco io resterò.

TUTTE
Deh, ti placa, o sventurata,
sempre teco io piangerò!

Cabaletta – moderato

ELENA
Fra due tombe, tra due spettri
i miei giorni passeranno;
una spada ed una scure
a me innanzi ognor staranno;
sotto i passi un mar di sangue
i suoi flutti innalzerà.
Solo a me spietato il fato
una tomba negherà.

CORO
Fia per lei la morte adesso
non supplizio, ma pietà!

Scena sesta
Sala del consiglio dei Dieci.
Leoni, Beltrame dal lato dei Dieci, Congiurati incatenati.
Fra loro Marco, Arrigo, Giovanni, figli d’Israele.

[N. 12 – Coro ed aria]

Scena – Coro dei Dieci – maestoso

LEONI
Il traditor Faliero
già in poter vostro sta.

CORO DEI DIECI
Lode a Leoni! È salva
dalla fatal rovina
de’ mari la regina,
dell’Adria la città.
Chini la fronte a terra
l’empio che a lei fé guerra:
la veneta giustizia
giammai perdonerà.

Scena – Coro dei Congiurati – allegro vivace

CORO DEI CONGIURATI
Oh sventurata terra
di crudeltà soggiorno,
che a’ figli tuoi fai guerra;
verrà il fatal tuo giorno
che segno a rea vendetta,
da’ strani maledetta,
e dell’Italia obbrobrio
la fama tua sarà.

CORO DEI DIECI
Degl’empi la bestemmia
la morte punirà.

Scena settima
Israele fra Guardie e detti.

 

Tempo d’attacco – maestoso

ISRAELE
Odo il suon di chi sprezza i perigli.
Viva! ai prodi miei liberi figli.
Grazie! al nume che premia il valor.
(a Beltrame)
Abbattute le fronti, prostràti
stanno a terra gli schiavi, gli ingrati.
A dio lode! de’ rei punitor.

Scena – recitativo
(quasi scagliandosi)
Vile Beltrame!

Scena ottava
Il Doge e detti.

LEONI
Ecco il doge.

CORO DEI DIECI
Silenzio.

FALIERO
Chi siete voi?… Qual legge?…
A voi chi diede il dritto
di giudicare il doge?

LEONI
Il tuo delitto.
Or ti discolpa.

FALIERO
Ogni discolpa è vana,
ove forza tiranna
fa leggi, accusa, giudica e condanna.

ISRAELE
Viva Faliero!

CORO DEI CONGIURATI
Viva!

FALIERO
Oh, chi vegg’io?

LEONI
Vedi i complici tuoi.

FALIERO
Voi fra ritorte!
Miseri!

ISRAELE
Oh, mio prence!

LEONI
I vili a morte.

Cantabile – larghetto

ISRAELE
Siamo vili e fummo prodi
quando in Zara e quando in Rodi
sulle torri e sulle porte
del Leone i rei stendardi,
pei codardi…

LEONI
A morte!

CORO DEI DIECI
A morte!

ISRAELE
Sì alla morte ed alla gloria!
Un addio, e a morte andrò.

FALIERO
Ah, Israele, un giorno in Zara
ti abbracciai fulmin di guerra.

ISRAELE
Ahi! ben altro sol rischiara
questa misera mia terra,
di quel sol che in Rodi e in Zara
la vittoria illuminò.
Per te gemo, o prence amato,
non per me, non per i figli;
delle tigri insanguinate
io ti spinsi infra gli artigli…

LEONI E CORO DEI DIECI
Alla morte!

ISRAELE
Alme spietate!
Un addio solo ai miei figli,
o crudeli, e a morte andrò.

Tempo di mezzo – allegro

ISRAELE
(ai figli)
Marco, Arrigo, o mio Giovanni,
non tremate in faccia a morte,
disfidate i rei tiranni
e il furor d’avversa sorte.
Non si dica che un mio figlio
una lagrima versò.
(Ma importuna sul mio ciglio
una lagrima spuntò.)

MARCO, ARRIGO E GIOVANNI
Tu vedrai s’io ti assomigli.

ISRAELE
Prence addio… Per sempre… Ah figli!
Disfidate la fortuna.
(Ah! mai più non li vedrò!
Una lagrima importuna
già la gota mi bagnò.)

LEONI
Si eseguisca la condanna.

FALIERO
Voi morendo abbandonate
una terra di dolore,
e lasciate a chi vi danna
il timore e la viltà.
(Quanti eroi! Quanto valore
un sol giorno perderà!)

Cabaletta – moderato

ISRAELE E CORO DEI CONGIURATI
Il palco è a noi trionfo,
e l’ascendiam ridenti:
ma il sangue dei valenti
perduto non sarà.
Verran seguaci a noi
i martiri e gli eroi:
e s’anche avverso ed empio
il fato a lor sarà,
lasciamo ancor l’esempio
com’a morir si va.

Scena nona
I Dieci, Leoni, Faliero e Guardie.

LEONI
Perché, doge (che tal sei finché il serto
più che reale sul tuo crine è avvinto),
traditor farti?

FALIERO
È traditor chi è vinto
e tal son io. S’opprime
da voi popolo e prence. Alto guardai
la tirannia e di sfidarla osai.

LEONI
Avrai degna la pena.
(legge la sentenza)
«Falier già doge di Venezia e conte
di Val-Marino
condanniamo a morte
di fellonia convinto.
Dell’aula nel recinto ove dei dogi
stan l’effigie gloriose egli abbia un nero
vel, e queste d’infamia note»…

FALIERO
Ah! tristi!
Gli estinti anche insultate? E chi? Faliero!
E se Falier non era
sedereste voi qui? Voi… (d’ira io fremo!)
Schiavi de’ turchi alle catene e al remo.
A me note d’infamia?
Ma sulle torri dell’Europa ov’io
piantai le insegne del lione alato
ivi scritta si mostra,
stolti! non già l’infamia mia; la vostra.

LEONI
È troppo. Appiè del trono
deponi tosto la ducal corona.

FALIERO
A terra, a terra, abominata insegna
d’infamia: io ti calpesto. Iniqua
crudel città, non t’allegrar del fato
di questo vecchio. Già l’ore in silenzio
stan generando l’ultimo tuo giorno.
Muta sarà tua morte! Di signore
sarai vil mercenaria, infame serva,
vituperio d’Italia unqua non visto. ~
(ai giudici)
Finiste, o dieci. Al mio morir io presso
solo esser vo’. Lasciatemi a me stesso.
(partono i dieci)

Scena decima
Faliero solo.

[N. 13 – Preghiera]
Gran dio, che in tua virtù,
dal sen d’eternità,
quanto nel mondo sta
muovi col ciglio.
Dal soglio di pietà
volgi lo sguardo a me,
or ch’io ritorno a te
dal tristo esiglio.

Scena undicesima
Elena e detto.

[N. 14 – Scena e duetto finale]

Scena – recitativo

FALIERO
Elena mia!

ELENA
Faliero!

FALIERO
Oh, de’ miei mali
consolatrice, ah vieni! Or lieto appieno
fai l’infelice che ti stringe al seno.

ELENA
Che inaspettata calma!

FALIERO
Hanno gli sdegni e l’ire il lor confine.
Or per l’ultima volta…

ELENA
(Mi scoppia il cor!)

FALIERO
Il tuo Faliero ascolta.
De’ miei tesori a parte
vengan gli sventurati
figli de’ congiurati;
le vedove de’ rei!…

ELENA
E de’ tesori miei.

FALIERO
E che rimane allora alla mia sposa?

ELENA
Un voto ed una benda.

FALIERO
O generosa!
Chiuda una tomba sola
Fernando e me. E questo vel…
(mostra la sciarpa di Fernando)

ELENA
(Che vedo?)

FALIERO
Ricopra d’ambo il volto… Impallidisci?…

ELENA
(Oh rimorso!)

FALIERO
Tu fremi?

ELENA
Ah, mi punisci.

Tempo d’attacco – vivace
Di vergogna avvampo ed ardo…
Togli, ah, togli dal mio sguardo
questo vel!… Morte, o perdono!

FALIERO
Tu vaneggi.

ELENA
Un’empia io sono.
Rea consorte!

FALIERO
Oh morte! Morte!

ELENA
Sto prostrata innanzi a te.

FALIERO
Tu mancavi a me di fé?
Rea? Gran dio!

ELENA
Sì, rea son io.

FALIERO
Rea! Chi osava?

ELENA
Ei più non è.

FALIERO
Ei? che orror! va’, maledetta,
va’, rimani in questa terra
de’ rimorsi in fra la guerra…
sul tuo capo io scaglio…

ELENA
Ah!

FALIERO
No!

Cantabile – larghetto
(Santa voce al cuor mi suona:
se da dio brami pietà,
ai nemici tuoi perdona,
dio dal ciel ti assolverà.)

ELENA
Giusto dio, a lui tu dona
il perdon com’ei perdona,
alla sposa delinquente,
alla rea che si pentì!

FALIERO
Dio pietoso, dio clemente,
come or io perdono a lei,
dal tuo soglio i falli miei
tu perdona in questo dì!

Scena dodicesima
I Signori della notte e detti.

 

Tempo di mezzo – allegro

CORO
Vieni, Falier, già l’ultima
ora per te suonò.

FALIERO
Addio.

ELENA
Mi lasci in pianto?

FALIERO
In ciel sarai tu resa
per sempre all’amor mio…

ELENA
Ah, ch’io ti perdo intanto…

FALIERO
Per questa terra addio…
In ciel ti rivedrò!
(parte)

Scena ultima
Elena e Guardie.

ELENA
(immobile)
Sì. ~ Quaggiù tutto è finito. ~
Anche il pianto è inaridito…

VOCE DI DENTRO
Al signor alza la mente,
e pietà chiedi al signor.

ELENA
Tutto tacque?
(va verso la porta e si pone ascoltando)
Il sacerdote
per lui prega e lo consola…
Egli ha detto una parola…
fu per me?
I tamburi annunziano l’esecuzione, Elena getta un grido e cade tramortita.

VOCE DI DENTRO
S’apra alla gente;
vegga il fin del traditor.

Fine del libretto.