Niobe, regina di Tebe
Dramma per musica.

Libretto di Luigi Orlandi.
Musica di Agostino Steffani.

Prima esecuzione: 5 gennaio 1688, Monaco di BavieraHoftheater.

Rappresentati:

NIOBE regina di tebe soprano
ANFIONE re basso
MANTO donzella tebana figlia di soprano
TIRESIA indovino, e sacerdote di Latona basso
CLEARTE principe tebano mezzosoprano
CREONTE figlio del re di Tessaglia tenore
POLIFERNO principe d’Attica, mago basso
TIBERINO figlio del re d’Alba tenore
NEREA nutrice di Niobe contralto

Di sei Figli, e sei Figlie di Niobe. Di Dame, Paggi, e Deità apparenti con Niobe. Di Cavalieri, Paggi, e Popolo con Anfione. Di Pastorelle con Manto. Di Servi con Tiresia. Di Nobili tebani con Clearte. Di Guerrieri con Creonte, e Poliferno. Di Cacciatori con Tiberino.

Serenissime altezze elettorali
Se l’oppressione del vizio è lo spettacolo più gradito dagli occhi eterni de’ numi, non poteva la mia ubbidiente devozione offrire divertimento più proprio a benignissimi sguardi dell’altezze seren.me elett.li quanto la prosternazione d’un vizio, e d’un vizio direttamente opposto alla virtù più pregiata dalle vostre grand’anime. Ecco per ciò dalla famosa reggia di Tebe risorto su la scena il gran mostro della superbia a provocare i fulmini nelle tremende destre de’ numi, perché servano di faci luminose nel sacro tempio de’ vostri regi lari, dove il nume d’una eccelsa umiltà magnanimamente si adora. All’immutabile gloria di così potente domatrice del vano fasto, che nel serenissimo cielo del vostro soglio bella più del sole risplende, innalza colossi di sé stesso l’orgoglio nella memorabile peripezia di quella infelice regnante, di cui va pubblicando con tromba maestra la fama:

Et felicissima matrum
dicta foret Niobe, si non sibi visa fuisset.
Quinci felicissime voi seren.me elett.li altezze appunto del vostro glorioso dominio quasi augelli di paradiso avete cent’occhi aperti sempre alla fortuna de’ vostri sudditi, ma coperti ad ogn’ora sotto l’ali d’un sapere ammirando, per non mirare gl’immensi pregi della propria sublime grandezza. Quando un mondo intero, benché abbagliato, si affissa a gli adorati raggi di vostre glorie, solo da voi rimangono sconosciuti i vostri splendori; e parmi, che per degno applauso di virtù così rara, e rara dote de’ vostri generosissimi cuori, vada oggi di voi decantando il mondo ciò, che del sole fu detto:
Quae omnes in ipso mirantur, ipse solus non videt.
Ed ecco il maggior luminare oggi come simbolo de’ vostri supremi attributi abbattere con fulminante destra la tebana alterezza, rappresentando non meno all’ombre atterrite dell’asiana superbia i lampi vittoriosi della vostra acclamata possanza. Ma dove a fronte di voi, che siete i due vivi soli del gran cielo della Baviera, ardisco con ali d’Icaro seguire il volo, che spiega trionfante la vostra fama? Intraprendano l’aquile sì eccelsa meta, ed alla tarpata mia penna solo sia meta fortunata il pubblicarmi con profonda venerazione.
Dell’altezze vostre seren.me elett.li
Monaco primo gennaio 1688
Umilissimo, devotissimo, ubbidientissimo servo.
Luigi Orlandi.

Argomento
Niobe, e Anfione due grandi regnanti di Tebe celebrati per massimi da gli applausi di tutta Grecia; l’uno per esser nato di Giove potentissimo re di Creta; l’altra per esser figlia di Tantalo famosissimo re di Frigia. Questa per esser dotata d’animo così grande, e virile, che superando l’ordinaria condizione del sesso, s’acquistò nome più che di donna, di dèa. Quello per avere con larga vena d’ingegno, e prerogative di senno così legate l’intelligenze delle sfere nella sua musica, siccome negli affari politici resa umana, e civile l’incivile barbarie de’ popoli, che meritò gl’attributi non che di uomo, di nume. Ma avvenendo, che gran fortuna conduce sovente a gran fato, resa Niobe per tante glorie superba, diviene de gli dèi sprezzatrice, e togliendo il culto a Latona dèa da’ Tebani adorata, vilipende Manto figlia di Tiresia indovino, e sacerdote della medesima dèa, mentre da Manto si procurano a Latona gl’olocausti dovuti. Vendicano gli dèi con la morte i disprezzi, e colti da improvvisa parca tutti i figli di Niobe, Anfione disperato s’uccide, e Niobe da gran dolore oppressa perde la vita. Manto poscia condotta dalla sorte in Italia fu da Tiberino re d’Alba ricevuta in consorte.
Gran campo ebbe la favolosa Grecia di finger menzogne nel poetico racconto di tali successi, onde attribuendo altri al canto, altri al suono di Anfione l’erezione delle mura di Tebe, fece vedere con l’armi in mano Latona, ed i suoi figli Apolline, e Diana a saettare dal cielo la Tebana superbia, e convertir Niobe in sasso.
Interpr. Histor. Metamor.
Ovid. De Niobe.
Si aggiungono li seguenti verisimili.
Anfione impossessatosi del regno di Tebe con la debellazione di Lico re suo antecessore, si finge, che dal re di Tessaglia congiunto con Lico, dopo molti anni, per vendicare lo scempio del medesimo, sia all’impensata mandato Creonte suo figlio all’assedio di Tebe, e che Creonte sii allettato a tal guerra dalla speranza fattagli concepire da Poliferno principe mago d’Attica, di godere il possesso delle bellezze di Niobe, interessato Poliferno a tale vendetta per la consanguineità di Dirce, seconda consorte di Lico, fatta ancora morire da Anfione.
Che bramando Anfione viver al riposo, libero dal peso del regno, dichiari Niobe assoluta regolatrice del soglio, e le dia Clearte per esecutore de’ suoi decreti, richiamandolo alla regia dalle selve, ov’egli da molto tempo vivea, lontano da quella, per non morir vicino a Niobe, di cui fortemente s’era già invaghito, ma senza concepire speranza alcuna di corrispondenza.
Che Tiberino non avendo ancora ereditato il regno d’Alba dal padre, portatosi in Grecia per desiderio di propagare le glorie del suo valore in giostre, in cacce, in lotte, ed in altri esercizi militari usati in quei tempi da’ Greci, finalmente in Tebe s’innamori di Manto, e la conduca sua sposa nel Lazio.

Macchine
Gran mostro, che si risolve in molti guerrieri.
Fantasma, che sorgendo di sotterra, forma grande voragine in aria.
Mura di Tebe, che s’innalzano a poco a poco.
Due draghi infernali, che di sotterra conducono sulla scena Creonte ed Poliferno.
Nube, che sorge in aria, e nasconde li suddetti.
Gran nuvolosa, che dall’alto scende con Creonte in apparenza di Marte.
Carro trionfale fulminato da Latona, Apolline, e Diana, che compariscono in aria con deità compagne.
Caduta di molti edifici ad un terremoto.

Atto primo

Scena prima
Regale con trono in cui Niobe, ed Anfione circondati da numerosa loro Prole in mostra guerriera, corteggio di Cavalieri, e Dame, e Nerea.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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