Poro, re dell’Indie
Opera seria.

Libretto di Pietro Metastasio, Anonimo.
Musica di Georg Friedrich Händel.

Prima esecuzione: 2 febbraio 1731, LondraKing’s Theatre in the Haymarket.

Personaggi:

PORO re di una parte dell’Indie, amante di Cleofide contralto
CLEOFIDE regina d’altra parte dell’Indie, amante di Poro soprano
ERISSENA sorella di Poro contralto
GANDARTE generale dell’armi di Poro, amante di Erissena contralto
ALESSANDRO il grande tenore
TIMAGENE confidente di Alessandro, e nemico occulto del medesimo basso


Atto primo

[Ouverture]

Scena prima
Campo di battaglia sulle rive dell’Idaspe. Tende e carri rovesciati; soldati, disperse armi, insegne, ed altri avanzi dell’esercito di Poro di Ptio disfatto da Alessandro.

[N. 1 – Recitativo accompagnato]

PORO
Fermatevi, compagni! Ah! con la fuga
mai si compra una vita. A chi ragiono?
Sorte, m’abbandonasti!
È dunque in cielo
sì temuto Alessandro,
che a suo favor può far ingiusti i numi?
Ah! si mora, e si scemi
il trionfo a costui! Già visse assai,
chi libero morì.
(in atto d’uccidersi)
Gandarte entra.

Recitativo

GANDARTE
Mio re, che fai?

PORO
All’ira degli dèi involo un infelice.

GANDARTE
Serbati alla vendetta. E a Cleofide vivi!

PORO
Oh dèi, quel nome d’amor
di gelosia mi strugge il core!
Alessandro l’adora.

GANDARTE
E puoi lasciarla?

PORO
No! Si contenda ancora quel tesoro al rivale.

GANDARTE
Ma stuol nemico s’avanza.
Oh dèi! fuggi, mio re nascondi!

PORO
Io fuggir?

GANDARTE
Ah! Signore,
dammi il regal tuo serto,
almen s’inganni il nemico così.
(si cava il cimiero)

PORO
Ma il tuo periglio?

GANDARTE
Pensa al tuo scampo!
(si scambiano i cimieri)

PORO
Oh dèi!
Per tanta fedeltade
esaurite pietosi i voti miei!

[N. 2 – Aria]

GANDARTE
È prezzo leggero
d’un suddito il sangue,
se all’indico impero
conserva il suo re.
Oh inganni infelici,
se al par dei nemici
restasse ingannato
il fato da me.
(parte)

Scena seconda
Timagene con spada nuda, séguito di Macedoni.

Recitativo

TIMAGENE
Guerrier, t’arresta, e cedi
quell’inutile acciaro.

PORO
Pria di vincermi, oh! quanto
e di periglio e di sudor ti resta.

TIMAGENE
Su, macedoni, forza…

PORO
(volendosi difendere gli cade la spada)
Ah! ferro ingrato!

ALESSANDRO
(giungendo)
Olà, fermate! Io chiedo
virtute in voi alla fortuna eguale.

TIMAGENE
Il cenno eseguirò.
(parte)

PORO
(Questi è il rivale.)

ALESSANDRO
Guerrier, chi sei?

PORO
Mi chiamo Asbite, il Gange mi diè il natale;
e per un genio antico
son di Poro seguace e tuo nemico.

ALESSANDRO
(Come ardito ragiona!) E quali offese
tu soffristi da me?

PORO
Queste che soffre tutto il mondo
sconvolto dal tuo vasto desio di dominarlo.

ALESSANDRO
T’inganni, Asbite;
io cerco, per dar lustro a miei fasti,
un’emula virtù che mi contrasti.

PORO
Forse in Poro l’avrai.

ALESSANDRO
Qual è di Poro
l’indole, il genio?

PORO
È degno
d’un guerriero e d’un re.

ALESSANDRO
(Oh coraggio sublime!)
Asbite, vanne libero al tuo signore,
digli che vinto solo da me si chiami;
poi torni ai regni suoi.

PORO
Male scegliesti tuo ambasciator Asbite.

ALESSANDRO
Generoso però tu parmi;
il passo abbia libero, Asbite,
e al fianco illustre prendi questa
ch’io cingo, ricca di Dario e preziosa spoglia.
(si leva la spada dal fianco e la dà a Poro)

PORO
Il dono accetto; e ti diran tra poco
mille e mille ferite,
qual uso a danni tuoi ne faccia Asbite.

[N. 3 – Aria]
Vedrai con tuo periglio
di questa spada il lampo
come baleni in campo
sul ciglio al donator.
Conoscerai chi sono,
ti pentirai del dono,
ma sarà tardi allor.
(parte)

Scena terza
Alessandro.

Recitativo

ALESSANDRO
Oh sublime ardimento!
Timagene entra con Erissena incatenata.

TIMAGENE
La germana di Poro t’offre la sorte.

ERISSENA
Oh dèi! D’Erissena che fia?

ALESSANDRO
Chi di quei lacci l’innocenza aggravò?

TIMAGENE
Questi di Poro sudditi per piacerti.

ALESSANDRO
Indegni, i ceppi sian raddoppiati
a questi vili, e a Poro si scorti.
Tu real donzella intanto libera sei;
sta’ lieta e asciuga il pianto!

[N. 4 – Aria]
Vil trofeo d’un alma imbelle
è quel ciglio allorché piange;
io non venni infino al Gange
le donzelle a debellar.
Ho rossor di quegli allori
che non han fra’ miei sudori
cominciato a germogliar.
(parte)

Scena quarta
Erissena e Timagene.

ERISSENA
Questo è Alessandro?

TIMAGENE
È questo.

ERISSENA
Io mi credea che avessero li Greci
più rigido l’aspetto, Più fiero il care.

TIMAGENE
Se le greche sembianze
ti sono grate così,
son greco anch’io; t’offro gli affetti miei.

ERISSENA
Non è greco Alessandro, O tu no ‘l sei.

TIMAGENE
(Alessandro m’offende
sino nell’amor mio. Mio padre uccise,
farò vendetta, è Poro, Poro istesso…)
Ma dimmi, già per lui
tra gl’amorosi affanni
dunque vive Erissena.

ERISSENA
Io?

TIMAGENE
Si.

ERISSENA
T’inganni.

[N. 5 – Aria]
Chi vive amante sai che delira,
spesso si lagna, sempre sospira
né d’altro parla che di morir.
Io non m’affanno, non mi querelo,
giammai tiranno non chiamo il cielo,
dunque il mio core d’amor non pena
o pur l’amore non è martir.
(partono)

Scena quinta
Nella reggia di Cleofide.
Cleofide con séguito.

Recitativo

CLEOFIDE
Perfidi! Ite di Poro a ricercar nel campo.
Poro entra.

PORO
(Ecco l’infida!) Io vengo
apportator di fortunati eventi.

CLEOFIDE
Respira, oh cor! Che arrechi?

PORO
Per Alessandro al fine

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