Sardanapalo
Dramma per musica.

Libretto di Carlo Maderni.
Musica di Domenico Freschi.

Prima esecuzione: 23 gennaio 1679, VeneziaTeatro Sant’Angelo.

Personaggi:

SARDANAPALO re degli Assiri soprano
ARMISIA principessa amante d’Arbace soprano
NICEA favorita di Sardanapalo soprano
ARBACE generale amante d’Armisia tenore
BELESO amante di Nicea soprano
DIRCE vecchia nutrice di Nicea contralto
TERSITE schiavo moro servo d’Arbace tenore

Due Amorini.

Coro di
Dame favorite di Sardanapalo, Arcieri di Sardanapalo, Guerrieri d’Arbace,
Soldati di Beleso, Paggi di Sardanapalo.

La scena si rappresenta in Babilonia.

Illustrissimo…
sig. mio sig. colendiss.
Se rinascesse Sardanapalo per vivere, non m’arrischierei di presentarlo a v. s. illustrissima, per non macchiare la di lei bontà con le di lui lascivie; ma essendo partorito da una penna, per farlo volare sovra una scena attorno il lume de’ spettatori, onde poscia ritorni alle sue ceneri, né di lui altra memoria rimanga, che la rappresentazione armonica delle di lui folli peripezie; in questa parte ardisco supplicare v. s. illustrissima di cortesemente accoglierlo affinché la poesia, e la musica, che dolcemente cuoprono le di lui colpe, non cadano con queste sotto la sferza degli Aristarchi. Basterà adunque, ch’ella n’intraprenda la protezione, perché si chiudano le trifauci a questi cerberi dell’ignoranza, mentre più, che dalla clava d’Alcide, dal lampo delle di lei glorie, e dovizie resteranno vinti, ed abbattuti.
Accolga dunque benignamente v. s. illustrissima questa dedicazione, accompagnata da un ossequio, che di gran tempo ispecchiandosi nei retaggi di sua illustre famiglia, negli Agnati Camauri, e nelle proprie doti, che la rendono eguale a più regii soggetti dell’orbe, ha sospirato una simile occasione di farmi ascrivere nel numero di quelli, che fortunatamente si vantano
di s. s. illustrissima divotiss. umilissimo, riverentissimo, servitore
Francesco Santorini

Argomento
Di quello si ha dall’istoria.
Sardanapalo ultimo re degli Assiri fu un mostro il più lascivo di sfrenata libidine, che vivesse al suo tempo. Non si vergognò di lasciarsi pubblicamente vedere in gonna femminile filar fra due donzelle le porpore, e trattar dissolutezze d’amore.
Non potendo gli Assiri tollerar più l’azioni d’un monarca sì indegno, sotto il capo, e guida d’Arbace generale de’ Medi, ch’a favor suo militava, e di Beleso duce assiro amico d’Arbace, si ribellarono al suo scettro. Vedutosi Sardanapalo vinto, e circondato dall’armi, de’ congiurati ribelli, disperando la propria salute, si racchiuse dentro una stanza reale, dove fatto un rogo de’ più preziosi tesori, si gettò coraggiosamente tra le fiamme, e morendo abbrucciato seppellì tra le proprie ceneri le lascivissime fiamme del suo cor dissoluto. Per lo che usurpata la monarchia degli Assiri fu dal medesimo Arbace in Media trasportata. Ita Giust. Hist.
Di quello si finge.
Che Sardanapalo fatta rapire Armisia nobilissima donzella d’Assiria, la violasse con promessa di farla sua sposa e regina.
Che Arbace già amante d’Armisia dopo il ratto della medesima vivesse lontano dalla corte, in un suo delizioso palazzo in villa procurando temprar l’amorose sue doglie col diletto della caccia.
Che Nicea favorita di Sardanapalo tentasse tutte l’arte possibili per divenire sua sposa, e regina ad esclusione d’Armisia.
Che di Nicea vivesse invaghito Beleso duce Assiro amico d’Arbace.
Su la base di questi supposti verosimili vien stabilito l’intreccio del dramma, a cui porge il nome Sardanapalo.

Al lettore
Mira leggi compatisci se ti diletta se ti piace, se scrivi. Bensi t’assicuro, che ad ogni difetto, che potesse essere nel dramma supplirà in tutto la virtù del molto reverendo sig. d. Domenico Freschi, il quale con la dolcezza delle sue note supererà ogni aspettazione.

Atto primo

Scena prima
Guardaroba regio.
Sardanapalo, che tra un coro d’assire Donzelle ricama.

SARDANAPALO
Veggo Amor, che di me ride
ma se Alcide
per un volto anco filò
ogni amante dir ben può
che tiranna è la beltà
per amor, che non si fa.
Ma già depongo e l’aureo velo, e l’ago
al regnator possente (gettando l’ago)
della vasta Babele
cessate omai, di tesser manti o belle.
Porpore assai più fine
di quelle che tessete
vaghe mie dèe, sui vostri labbri avete.
Su quegli ostri sì vivaci
mille baci
io vi vuò dar.
Per bear
un’alma, e un cuore
non si prova
in amor piacer maggiore,
che baciato ribaciar.
Su quegli ostri sì vivaci
mille baci
io vi vuò dar.

Scena seconda
Armisia, Sardanapalo, Dirce.

ARMISIA
Chi bacerai? Chi?

SARDANAPALO
Armisia.

DIRCE
O che sagace.

ARMISIA
Mio re, come ad Armisia
pensar mai puoi, se tra lascivi arnesi
qui tra assire donzelle
or ti ritrovo all’amor mio rubelle!

SARDANAPALO
Io rubelle al tuo amor? Bella t’inganni
con queste io scherzo, e te davvero adoro.

DIRCE
È ver tu sola sei
la sua vita, il suo ben, il suo tesoro.

ARMISIA
Crudel sovvengati,
che mi rapisti
il più bel fior,
ma ben raccordati,
che mi giurasti
costanza, e amor.
Crudel sovvengati,
che mi rapisti
il più bel fior.

DIRCE
Semplicetta è colei (teco non parlo)
che perdendo l’onor pensa acquistarlo.

SARDANAPALO
Mia sposa oggi sarai
donami un bacio.

ARMISIA
O questo no.

DIRCE
Che fai?
Lascia baciarti.

ARMISIA
Il bacio, è spurio, e reo,
dove non è Imeneo.

SARDANAPALO
Oggi ti stringerò sposa al mio petto.

ARMISIA
Oggi mio re baciarti anch’io prometto.

Scena terza
Nicea, Sardanapalo, Armisia, Dirce.

NICEA
Tu il mio nume baciar?

ARMISIA
Questi tuo nume!
Che favelli impudica?
Tuo nume è il dio della magione oscura
parti, che l’idol mio
olocausto non vuol d’alma impura.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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