Statira
Dramma per musica.

Libretto di Apostolo Zeno, Pietro Pariati.
Musica di Francesco Gasparini.

Prima esecuzione: 2 febbraio 1705, VeneziaTeatro San Cassiano.

Personaggi:

Nel campo de’ persiani
STATIRA figliuola di Artaserse già re della Persia, destinata sposa ad Arsace soprano
BARSINA figliuola di Ciro altro re della Persia, amante in segreto di Arsace soprano
DARIO general de’ persiani, amante di Barsina sconosciuto
ARSACE uno de’ grandi e capitani del regno, amante di Statira tenore
ORIBASIO uno pur de’ grandi e capitani del regno, amante di Barsina sconosciuto
Nel campo degli sciti
ORONTE re di Scitia tenore
Idreno, principe d’Issedon nella Scitia, sotto nome d’ IDASPE basso

La scena si rappresenta nella città o nelle vicinanze di Tauris, poste a’ confini della Persia e della Scitia.

Eccellenza
Uscendo dalla pubblica vista il presente nostro dramma, ci addomanda che almeno rimanga felicitata la sua comparsa con alcun fregio che ne asconda le imperfezioni, ed impegni la censura a diventare compatimento. Stando noi in questo pensiero, ci vien suggerito dal nostro comune ossequio il nome di vostra eccellenza, ed essendo questo per tanti capi incomparabile, e’ ci pare l’unico mezzo per conseguire il fine desiderato; essendo cosa certa, che rapita la mente di ognuno dall’ammirazione dovuta alle vostre onorate prerogative, o crederà che il libro sia degno di lode, perché da voi favorito lo vede, o in grazia del vostro patrocinio ci assolverà da quel biasimo che meritano i suoi difetti. Per singolar ventura di quest’ingegnoso interesse sappiamo che fra le altre cospicue doti, che adornano l’e. v. risplende in particolare una magnanima benignità, la quale può considerare come voto di umilissima speranza ciò che presso all’altre sarebbe giustamente stimato per un atto di temerario ardimento. E per verità, tralasciando le ragioni della vostra grandezza, ed i fasti antichissimi del vostro chiarissimo sangue, non è che una presunzione il consacrare un componimento a Voi, che con tanto decoro del vostro sesso, e con tanta invidia del nostro, non solo possedete le scienze, e l’arti più nobili, ma col possesso vantate pur anche l’autorità di darne sicuro giudicio sovra l’altrui talento. Voi, madama, oltre l’esser lo stupore, e la pompa della vostra patria, giungeste ad esser la meraviglia del mondo erudito, qualificando le più fiorite accademie, e specialmente quella degli arcadi, nella quale si propongono, come norme ed esemplari all’ingegno degli altri, i parti del vostro; e dove per avervi compagna sotto il nome di Nosside Ecalia, tanti Letterati di primo grido hanno il loro principale ornamento. Questi sono gli argomenti che potrieno spaventare la nostra intrapresa, se non ci fosse noto che uguale al sapere avete il zelo di promuover le belle lettere, onde quando appunto vi confessiamo, che non vi è proporzione tra la debolezza di questa nostra offerta, e la forza sublime del vostro spirito, supplichiamo l’e. v. a voler accoglierla cortesemente, affinché da un così gran beneficio, qual è quello del vostro gradimento, conosca il mondo che per nostro vantaggio abbiamo saputo ben consacrar questo dramma, se per nostra confusione non abbiamo saputo ben comporlo. Degnatevi, così vi supplica il nostro rispetto, che unita a tale speranza ne sia lecito di umiliarvi quella venerazione con la quale in voi si onora da tutti la viva tutela della virtù, e con profonda riverenza ci protestiamo,

di vostra eccellenza,
Venezia li 2 febbraio 1705
Umilissimi, devotissimi ed obbligatissimi servitori
N. N.

Argomento
Arsace, il primo della illustre famiglia degli Arsacidi che giungesse ad esser re nella Persia, pervenne a questa grandezza, portatovi dalla sua virtù, vie più che dalla sua nascita: Vir, sicut incerta originis, ita virtutis experta, così ce ‘l descrisse Giustino (L. XLI. c.4) Da questo dramma si ha, ch’egli fosse destinato in sposo a STATIRA, unica erede del regno, da Artaserse re di Persia, e padre di questa principessa; ma che le nozze gliene fossero frastornate e da Barsina, figliuola di Ciro già re parimente, ma crudelissimo di questo impero, e però scacciatone da’ suoi sudditi, e da ORONTE re della Scitia, il quale avendo richiesta in moglie Statira al re Artaserse, per la negativa che gliene fu data, mossegli la guerra, ed in una battaglia lo uccise. Questa morte diede motivo ad una guerra civil nella Persia, sostenendovi altri le ragioni di Statira, altri quelle di Barsina per la successione reale, conforme apparirà chiaramente dalla lettura di questo dramma.

Atto primo

Scena prima
Campo de’ persiani.
Statira con Séguito di armati, e Barsina pure con altro Séguito.

BARSINA
A me figlia di Ciro, a me di tanti
gloriosi monarchi unica erede
v’è chi ‘l trono contenda?

STATIRA
A te figlia di Ciro,
io figlia di Artaserse, io lo contendo.

BARSINA
Statira, il re mio padre,
prima del tuo cinse il diadema.

STATIRA
E i vizi
tolsero a lui ciò che gli diede il sangue.

BARSINA
Ei nacque re.

STATIRA
Ma da tiranno è morto.

BARSINA
Re non nacque Artaserse.

STATIRA
Chi re muore, è più re di chi vi nasce.

BARSINA
I diritti sovrani
né orgogli tuo, né altrui livor può tormi.

STATIRA
Già te li tolse… Eh! Queste
sono inutili gare. Abbiam conteso
da femmine finor, non da regine.
Le ragioni al comando
più che sul labbro, hanno vigor sul brando.

Scena seconda
Oribasio, poi Arsace, e le suddette.

ORIBASIO
Scioperato e codardo
saria, Barsina, l’amor mio, quand’egli
non ti recasse al maggior uopo aita.

BARSINA
Assicura già il cielo
teco, invitto Oribasio, i miei trionfi.

ARSACE
Statira, orché si tratta
la tua causa con l’armi, anch’io ne vengo,
teco a pugnar.

BARSINA
Cieli, a’ miei danni Arsace?

STATIRA
E vincerò; che dove
combatte Arsace, al suo valor si gloria
ubbidir la fortuna e la vittoria.

ARSACE
Fuor della mischia il piè ritira, o bella.
Da’ tuoi lumi abbastanza
già tutte appresi del ferir le vie.

ORIBASIO
Tu pure esci del campo, e ugual prometto
il coraggio all’affetto.

STATIRA
(Se Arsace è mio campion, regina io sono.)

BARSINA
(Se Arsace è mio nemico, io perdo il trono.)

Scena terza
Dario, e li suddetti.

DARIO
Qual nume avverso oggi cospira a’ danni
del perso impero? Onde tant’ire? È
d’odi privati il miglior tempo? A fronte questo
abbiam quel, che va tinto
del regio sangue, il fiero Scita, Oronte.
Là s’impieghi l’acciaro, e là trionfi.
Diasi e per voi, gran donne,
alle risse funeste
tregua almen, se non fine.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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