Tito Manlio
Dramma per musica.

Libretto di Matteo Noris.
Musica di Antonio Lucio Vivaldi.

Prima esecuzione: carnevale 1719, MantovaTeatro arciducale.

Personaggi:

TITO Manlio, console romano basso
MANLIO soldato, suo figlio soprano
VITELLIA figlia di Tito, amante di Geminio contralto
DECIO capitano delle falangi contralto
SERVILIA sorella di Geminio, destinata sposa a Manlio contralto
LUCIO latino, amante di Vitellia soprano
GEMINIO capitano de’ latini, e amante di Vitellia tenore
LINDO servo di Vitellia basso

Soldati, Popolo, Cavalieri romani, Ufficiali, Littori, Falangi.

Argomento del dramma
I latini compagni, e confederati de’ romani, facendo tutto un corpo con loro, ed essendo a parte delle fatiche, volevano essere ancora a parte degli onori; e che un console fosse romano, e uno latino. Non fu questa loro pretensione nel senato romano accettata; onde sdegnati i latini per questa repulsa, si ribellarono de’ romani, dichiarando loro la guerra; non volendo, che le fatiche, e i patimenti fossero comuni, e non comune poi il premio, e l’onore. Tito Manlio console, d’ordine del senato comandò a Tito Manlio figlio, che passasse nel campo latino, ad esplorarne le forze, e la positura. E perché male si discernevano i latini dai romani, essendo tutti come un sol popolo, e le medesime armi, e vestitura usando; pronunziò egli al proprio figlio la legge del senato, e ‘l comando d’esso console, che non ardisse combattere fuori dalle schiere, e delle militari ordinanze, a fine di sfuggire con ciò le confusioni. Portossi dunque al campo de’ latini il giovane Tito Manlio, con un drappello di cavalieri romani, quando incontrato da Geminio Mezio latino, e capo de’ cavalieri tuscolani, giovine cavaliere anch’esso, con dure, ed oltraggiose parole fu provocato, e sfidato a duellar seco. Manlio, fatti ritirare gli altri cavalieri compagni, come spettatori della battaglia, entrò in campo, uccise geminio, e coll’armi insanguinate, tolte di dosso al nemico, volò colla sua truppa tutta festosa in sembianza di trionfante al padre; il quale acerbamente ripresolo della violata legge, per mantenere illesa l’autorità del senato, per sostener le leggi nella sua forza, e per ristabilire ne’ soldati la disciplina, ch’era trascorsa, scordatosi d’esser padre, volle ricordarsi solo d’esser romano, e condannollo ad esser decapitato.

Atto primo

Scena prima
Luogo pubblico in Roma, per li solenni giuramenti, con statua di Plutone, e Proserpina.
Al suono di sinfonia di vari strumenti vengono Tito Manlio, Manlio, Vitellia, Lucio, Servilia, Decio, Soldati e Popolo.

TITO
Popoli, chi è Romano e chi di Roma
sostien la fede e il divin culto adora,
or che a Dite profondo, del mondo la regina
su gl’altari consacra ostie e profumi,
giuri d’abisso ai numi,
aborrir de’ latini,
gente ch’a noi rubella oggi si scopre,
il nome ancora e lo dimostrin l’opre.
Primo io vado all’altare;
voi del mio cor seguite
l’opra divota, e ‘l giuramento udite.
A voi del basso Averno deità riverite,
a te di tre sembianti Ecate stigia,
a te o tartareo Giove,
giuro di chi è latino
aborrir sino il nome.
Giuro l’odio, la guerra, e sovra questa
lapida che il mio piede
sacra preme e calpesta,
giuro votar del sangue de’ rubelli
con labbra sitibonde, a voi dinante,
colma tazza spumante.
Tito giura: io son Tito, e son romano;
pegno del cor che giura ecco la mano.

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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