Xerse

Dramma per musica.

Libretto di Nicolò Minato.
Musica di Francesco Cavalli.

Prima esecuzione: 12 febbraio 1654, Venezia, Teatro Santi Giovanni e Paolo.

Intervenienti:

Nel prologo
GIOVE sconosciuto
MERCURIO sconosciuto
PALLADE sconosciuto
La VERITÀ sconosciuto
La VITTORIA sconosciuto
AMORE sconosciuto
[Nel prologo alternativo]
MOMO sconosciuto
APOLLO sconosciuto
[Nel dramma]
XERSE re di Persia contralto
AMASTRE al fine moglie di Xerse. Figlia del re di Susia in abito d’uomo soprano
ARSAMENE fratello di Xerse contralto
ROMILDA sorella di Adelanta, figlia d’Ariodate principe d’Abido soprano
ADELANTA sorella di Romilda, figlia d’Ariodate principe d’Abido soprano
ARIODATE principe d’Abido vassallo di Xerse tenore
EUMENE eunuco favorito di Xerse, e suo maestro di campo soprano
ARISTONE vecchio balio d’Amastre, nobile di Susa basso
PERIARCO ambasciator d’Ottane re di Susia contralto
ELVIRO servo di Arsamene contralto
CLITO paggio di Romilda soprano
SESOSTRE mago tenore
SCITALCE mago basso
CAPITANO della guardia di Xerse basso

Cori: Amorini, Persiani della guardia di Xerse, Damigelle di Romilda, Soldati di Ariodate, Paggi di Periarco, Spiriti alla custodia del platano, Marinari nelle navi sull’Ellesponto, Indiani e Greci delle milizie di Xerse.

L’opera si finge in Abido città sull’Ellesponto, dalla parte dell’Asia, in tempo, che Xerse vi fa piazza d’armi per la guerra, che ebbe contro li ateniesi.

Illustrissimo…
…ed eccellentissimo signore, e padron colendissimo.
Comparisce questo mio Xerse alla luce, e per non abbagliarsi ha voluto avezzarsi prima a gli splendori del nome di v. e. Solito come re della Persia a tener il sole per insegna non poteva meglio farsi vedere, che con l’impronta del nome dell’e. v. ch’è un sole di gloria: ed era dovere, che dell’ossequentissima servitù, ch’io tengo con la sua nobilissima casa mi facesse attestato soggetto, che ha per impresa il sole, ch’è padre della verità. S’aggiungerà per l’innanzi alle glorie di Xerse, l’essere stato sotto la protezione di v. e. mentre io pure mi pregio della fortune d’essere dell’e. v.
umilissimo, devotissimo, e obbligatissimo servo
N. M.
Di Venezia li 12 gennaio 1654.

Lettore
Talora son necessari, nonché geniali all’umanità I trattenimenti, né vidi mai pianta sì di frutti ferace, che non produca I suoi fiori. Io le poc’ore che mi avanzano dall’oratoria, e che altri forse spenderebbero in trattenimenti più liberi, le dono ad Apollo. Così appunto m’è sortito di comporre questo dramma nel quale avrei saputo adoprar frasi più sollevate, discorsi più allungati, figure, traslati, e altri fregi da me conosciuti per essenziali in altra forma di componimenti, ma come stimati, in quelli di tal sorte, dannosi, in questo a bello studio abbandonati: come che dall’esser stati usati ho veduto talvolta indebolirsi la forza degli affetti, e la naturalezza della rappresentazione, che vuol essere con frase più familiare essendo che in queste composizioni non si scrive per l’ingegno, ma per l’udito. Nel soggetto spero averti recato qualche accidente venuto dagli errari di famosissimo autore, che già scrisse in altra lingua; del quale forse potrai compiacerti. Tutto ho fatto per dilettarti: se l’ho incontrato ne godo, se mi sono ingannato compatiscimi, e sappi, che io non scrivo a altro fine, che del mio solo capriccio. Troverai le solite parole di fato, dèi, stelle, e simili: dichiaro però di averle adoperate per essere tale il costume; nel rimanente sono cristiano, scrivo come s’usa, e credo come si deve. Va’, vedi: e compatisci.

Di quello che si ha dall’istoria
Xerse nacque di Dario, e di Atossa, che fu di Ciro figliola, ond’ereditò la corona di Persia. Ebbe molti fratelli, tra quali Arsamene, forse delli altri più caro. Si maritò ad Amastre figlia d’Ottane grande persiano, che aveva seguite le parti di Dario nelle guerre contro li magi. Successo alla corona in luogo del padre defunto proseguì l’espedizione contro li Ateniesi già destinata dal padre, perché uniti con Aristagora di Mileto servo fuggitivo de’ Persi abbruciassero Sardi città della Persia, per comodo di passare in Europa. A questa impresa fece fabricare sopra l’Ellesponto su le navi un lunghissimo ponte per cui passò con tutto l’esercito; ma prima da fierissimi venti e torbidissime procelle agitato l’Ellesponto si ruppero le navi, che sostenevano il ponte, onde rimasto disfatto gli convenne rifarlo. Occorse anco a Xerse di trovare un arbore di platano, e per la sua bellezza l’adornò di gioie concinte d’oro, e da quello dovendo partire lasciò in sua guardia un uomo immortale, Ita HERODOTUS HALICARNASS. lib. 7 Histor.

Di quello che si finge
Per condurre il dramma all’ultimo oggetto, che sono le nozze di Xerse con Amastre, e aver modo come tesser intreccio dilettevole, si fingono li seguenti verisimili.
Che Dario per gratitudine verso Ottane nobile persiano, che lo aveva seguìto contro li magi li facesse dono della corona di Susia constituendolo signore di quel regno.
Che li Mori avessero portate l’armi all’assedio di Susa metropoli della Susia, perché Ottane non avesse voluto concedere in moglie la figlia Amastre al loro re; e che Ottane avesse invocato in suo aiuto Xerse, il quale vi fosse andato in persona con buon esercito, e che si fosse innamorato di Amastre, e ella ardentemente di lui.
Che stimolato dal senato Persiano d’andar all’impresa contro li Ateniesi per vendicar l’ingiuria dell’incendio di Sardi, gli fosse convenuto lasciar a quell’impresa contro i Mori in aiuto d’Ottane un generale, che fu Ariodate prencipe d’Abido con l’esercito, e che per l’affetto, che portava ad Amastre a fine di sicurezza avesse persuaso Ottane a mandarla in Aracea altra città di Susia, e che il padre così avesse eseguito. Che Xerse poi si fosse portato in Abido città su l’Ellesponto per ivi radunar l’esercito, e passare in Europa come luogo più commodo d’ogn’altro per l’opera del ponte, che faceva su le navi fabricar sopra l’Ellesponto.
Che in Abido fossero due sorelle figlie del prencipe Ariodate, da lui lasciato generale appresso Ottane; la maggiore nominata Romilda e la minore Adelanta: ambe innamorate di Arsamene fratello di Xerse, e che Arsamene alla maggiore corrispondesse. E che di Romilda Xerse pure s’innamorasse, giammai però corrisposto.
Che poi mentre Xerse, avendo eletto per mastro di campo Eumene eunuco suo confidente, stava in Abido raccogliendo le genti per l’impresa d’Europa, si fosse fatta intorno a Susa giornata, e scacciatone l’inimico, e che Ariodate se ne ritornasse in Abido.
Che tratanto d’Aracca si fosse partita Amastre in abito d’uomo con Aristone vecchio suo balio, e fosse venuta in Abido per vedere l’amato Xerse, dove giunta intende la vittoria a favore d’Ottane suo padre contro li Mori, e scopre Xerse innamorato di Romilda.
Che da Susa Ottane mandasse un ambasciatore a Xerse a renderli grazie, che col suo aiuto avesse scacciati li Mori, e ad offerirli il regno di Susia, e la figlia in consorte. Sopra questa istoria, con questi suppositi verisimili si finge il dramma.

Prologo

Scena unica
La scena rappresenta il palazzo di Giove.
Giove, Mercurio, Pallade, La Verità, La Vittoria, Amore.

CORO DI AMORINI
Vedete ciò, che fa
l’ingrata umanità,
e s’a l’occhio di voi, cause feconde,
quella nube l’asconde.
Da questo fulmine;
ch’or cadrà
squarciata, e lacera
se n’rimarrà.
Quante frodi (mirate,) e quanti inganni,
quanto l’odio trionfa, e quanto il lusso,
quanti il proprio fallir chiamano influsso,
corrotti sono, e depravati gl’anni.
Del tiran di Bisanzio, iniquo trace,
volgetevi a mirar gl’empi furori,
l’udite pur con bellici fragori

"Dimmi il mio nome prima dell'alba, e all'alba vincerò"
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